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    Allargamento UE, intesa tra Parlamento e Consiglio su fondi a sostegno dell’adesione di Balcani occidentali e Turchia

    Bruxelles – Era stato chiesto con urgenza durante la sessione plenaria del Parlamento Europeo di maggio dallo stesso commissario per la Politica di vicinato e l’allargamento, Olivér Várhelyi, e dopo due settimane l’accordo sullo strumento di assistenza pre-adesione IPA III è stato raggiunto dai negoziatori di Consiglio e Parlamento UE.
    Un’intesa politica sulle priorità, gli obiettivi e la governance di questo strumento modernizzato, che andrà a disciplinare i finanziamenti 2021-2027 e metterà in campo 14,2 miliardi di euro a sostegno dell’attuazione delle riforme nei sette Paesi candidati all’adesione all’UE: i sei dei Balcani occidentali (Albania, Bosnia ed Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia) e la Turchia.
    Attraverso l’accordo raggiunto ieri sera (mercoledì 2 giugno) – che dovrà essere ora convertito in Regolamento e approvato da Parlamento e Consiglio, verosimilmente entro l’inizio del prossimo autunno – i co-legislatori hanno deciso di rafforzare le condizionalità relative alla democrazia, ai diritti umani e allo Stato di diritto. L’assistenza prevista dallo strumento IPA III sarà sospesa in caso di “regresso democratico”, vale a dire di passi indietro dei rispettivi governi su questi settori-chiave nell’ambito delle riforme strutturali per l’accesso all’Unione.
    Il nuovo aggiornamento dello strumento di assistenza pre-adesione (istituito per la prima volta nel 2007 e seguito poi da IPA II nel 2014) si pone anche gli obiettivi di intensificare la lotta alla disinformazione e contribuire alla protezione dell’ambiente, dei diritti umani e della parità di genere, con un maggiore coordinamento con le organizzazioni della società civile e le autorità locali. Rafforzato anche il ruolo del Parlamento Europeo, che attraverso un dialogo geopolitico con la Commissione, sarà in grado di definire i principali orientamenti strategici e di controllare le decisioni prese nell’ambito dello strumento.
    È stato proprio il commissario Várhelyi ad accogliere con ottimismo l’intesa tra Consiglio e Parlamento: “È un segnale benvenuto, positivo e forte per i Balcani occidentali e la Turchia“. Il commissario ha definito l’aggiornamento dello strumento come “un solido investimento nel futuro della regione e dell’allargamento dell’Unione”, il cui punto di forza è proprio sostenere “l’attuazione delle principali riforme politiche, istituzionali, sociali ed economiche” per conformarsi agli standard comunitari. Non solo: “La sua programmazione si basa su priorità tematiche piuttosto che su dotazioni nazionali“, caratteristica fondamentale per “premiare le prestazioni e i progressi” e “dare maggiore flessibilità” alle esigenze in evoluzione.
    In ultima battuta, il commissario per l’Allargamento ha anche sottolineato che lo strumento IPA III “fornirà finanziamenti per il Piano economico e di investimenti per i Balcani occidentali“, presentato il 6 ottobre dello scorso anno dalla Commissione per sostenere la ripresa economica di questa “regione prioritaria” nell’ottica geo-strategica dell’Unione Europea.

    Il nuovo strumento di assistenza pre-adesione IPA III che regola i finanziamenti 2021-2027 avrà un valore di 14,2 miliardi di euro. Agevolerà l’attuazione delle riforme nei sette Paesi candidati, ma sarà sospeso in caso di “regresso democratico”

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    Accordo con la Turchia sui migranti. L’UE pronta ad aprire un nuovo capitolo durante l’estate

    Bruxelles – Da parte della Commissione europea c’è piena disponibilità ad aprire un nuovo capitolo con la Turchia per rinegoziare i termini dell’accordo sui migranti firmato nel 2016. Lo ha confermato il commissario europeo competente in materia di immigrazione Margaritis Schinas durante il suo intervento al Global Solutions Summit.
    Il vicepresidente dell’esecutivo europeo ha annunciato la possibilità che ci possano essere delle novità sull’argomento già prima della pausa estiva di agosto. La condizione però è che il nuovo accordo sia “più pragmatico e meno massimalista rispetto a quello firmato cinque anni fa”. Nel complesso Schinas ha definito “un successo” quanto raggiunto dall’Unione Europea con Ankara sulla partnership in campo migratorio finora. “Non direi che è un modello a cui ispirarsi, ma è stato un successo, perché ha coinvolto il governo turco, le comunità locali e le ONG a fornire ai rifugiati un alloggio, l’istruzione, l’assistenza sanitaria. Sono stati soldi ben spesi per i contribuenti europei”, ha continuato il politico greco.
    Durante il suo intervento il vicepresidente della Commissione ha rimarcato quanto la Turchia sia un partner essenziale nell’accoglienza dei migranti per l’UE: “Dobbiamo dare credito ai nostri amici turchi, che si sono fatti carico di ospitare 3 milioni di rifugiati siriani”. I punti su cui intervenire sono quelli dove l’accordo non ha funzionato rispetto alle aspettative iniziali e tra questi Schinas ha menzionato la mancata modifica della legislazione antiterroristica da parte di Ankara, che ancora pone un freno a un’agevolazione della politica dei visti fra la Turchia e l’UE. “Ma anche da parte nostra ci sono stati compiti non portati a termine”, ha continuato il commissario.
    Allo stesso tempo però la Commissione non sarà disposta ad accettare che la Turchia utilizzi i migranti ospitati al confine con la frontiera europea come provocazione per fare pressione politica su Bruxelles come successo nei primi mesi del 2020. “Questo atteggiamento non aiuta nessuno; al contrario è utile solo a galvanizzare l’unità europea”, ha commentato seccamente Schinas.
    Insieme alle partnership sulla dimensione esterna, la sostenibilità della politica migratoria europea necessiterà anche di un accordo sul Nuovo Patto per l’immigrazione e l’asilo proposto da Bruxelles. Schinas è ottimista, nonostante i mancati progressi fatti a causa della pandemia di COVID-19. “C’è una convergenza tra le differenti sensibilità, guardiamo con fiducia alla presidenza francese del Consiglio UE (che partirà il 1° gennaio 2022, ndr)”, ha aggiunto. “E sono convinto che le elezioni federali in Germania del prossimo settembre saranno d’aiuto più che un ostacolo”.

    Il commissario europeo Margaritis Schinas ha definito “un successo” la partnership stipulata nel 2016. Ora l’obiettivo è rendere lo strumento “più pragmatico”

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    Turchia: per il Parlamento europeo i rapporti con l’UE sono “al minimo storico”

    Bruxelles – Sullo stato di diritto, sui diritti fondamentali e in politica estera il governo turco “mostra chiare divergenze con le politiche e gli interessi dell’Unione Europea”. In una risoluzione adottata a fronte 480 voti a favore, 64 contrari e 150 astensioni il Parlamento europeo traccia un bilancio il più possibile oggettivo d quanto accaduto alle relazioni tra Ankara e Bruxelles negli ultimi due anni.
    Nel constatare le scelte del partner turco la relazione presentata dall’eurodeputato socialista Nacho Sánchez Amor (S&D) passa in rassegna progressi e passi indietro rispetto allo stato dei rapporti tra il Paese e l’UE. Secondo il documento il dialogo con Ankara ha raggiunto “il suo minimo storico” in virtù delle tendenze autoritarie che si registrano soprattutto sul fronte interno. Ciò che spaventa maggiormente è l’accentramento del potere nelle mani del governo di Recep Tayyip Erdogan, accusato di aver abusato dei poteri a lui affidati dalla legge in quanto presidente del Paese per restringere l’indipendenza della magistratura e reprimere l’attività di avvocati, difensori dei diritti umani, giornalisti e accademici.
    Una situazione ritenuta intollerabile dall’Eurocamera, che invita il Consiglio UE e la Commissione europea a fare leva sullo strumento della sospensione formale dei negoziati di adesione del Paese all’Unione Europea in corso dal 2005 per costringere il governo di Erdogan a rimettersi in carreggiata sul rispetto dei principi democratici. “La porta resta aperta, ma socchiusa”, ha dichiarato il relatore della relazione Sánchez Amor, che ha messo in guardia anche sul possibile progetto di potenziamento dei rapporti commerciali con Ankara. “Un aggiornamento dell’unione doganale con la Turchia è auspicabile, ma non lo appoggeremo se non ci sarà una condizionalità democratica”, ha continuato il socialista spagnolo.
    L’Europarlamento non dimentica le ultime scelte fatte da Ankara in politica estera. Partendo dalle tensioni dell’estate 2020 nel Mediterraneo orientale e ricordando le ingerenze nel conflitto del Nagorno-Karabakh, gli eurodeputati hanno definito le iniziative del governo inaccettabili per i valori dell’Unione Europea. E pur identificando nella Turchia come “un partner strategico per la stabilità nella regione”, soprattutto per gli sforzi legati all’accoglienza di 3,6 milioni di rifugiati siriani sul proprio territorio nazionale, il documento ribadisce che proprio “l’uso di migranti e rifugiati come strumento di ricatto non può essere accettato”.
    Ma la mano è tesa alla società civile. “Non dobbiamo commettere l’errore di confondere la Turchia ed il suo popolo, crogiolo di tradizioni e culture, con il governo sempre più autoritario di Erdogan che sta trascinando il Paese in un vortice pericoloso di nazionalismo e revanscismo”, ha affermato nel suo intervento durante il dibattito parlamentare l’eurodeputato 5 stelle Fabio Massimo Castaldo. “Dobbiamo rimanere al fianco della società civile turca dimostrando una buona volta determinazione, coesione e visione politica, perché sono gli unici aspetti che questa Turchia potrà comprendere”, ha continuato il vicepresidente del Parlamento europeo.
    La posizione del Parlamento è stata supportata quasi all’unanimità da popolari, socialisti, verdi e liberali, ma non dalle forze politiche poste agli estremi dell’emiciclo, più favorevoli alla continuazione del dialogo. Il Parlamento europeo si aspetta che possa influenzare la discussione della riunione del Consiglio europeo di giugno, che avrà la Turchia tra i suoi punti all’ordine del giorno. Il commissario europeo per la politica di vicinato Olivér Várhelyi ha già presentato i temi che saranno toccati relativi alle relazioni con Ankara: : commercio, immigrazione, dialoghi di alto livello sulla salute e sui cambiamenti climatici e mobilità delle persone. “Se la Turchia dovesse girarci le spalle, la Commissione utilizzerà tutti gli strumenti a sua disposizione per tutelare i suoi interessi”, ha detto Várhelyi.

    Nella plenaria gli eurodeputati approvano a larga maggioranza una relazione critica su quanto osservato da Ankara negli ultimi anni. L’Eurocamera spinge Consiglio e Commissione a usare l’arma della sospensione formale dei negoziati di adesione all’Unione Europea in corso dal 2005 per ottenere da Erdogan maggiori garanzie sui diritti

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    Ucraina, cresce la tensione al confine con la Russia, che ammassa nuove truppe

    Bruxelles – In un tweet pubblicato domenica 11 aprile il ministro degli Affari esteri ucraino Kuleba Dmytro ha espresso gratitudine a diciannove Paesi e a tre organizzazioni internazionali per i loro messaggi di supporto e di ferma condanna alle iniziative messe in campo dalla Russia negli ultimi giorni. “Sedici conversazioni telefoniche in undici giorni”, si legge nel post pubblicato sul profilo ufficiale del Ministero. Tra i soggetti ringraziati USA, Germania, Francia e Gran Bretagna, i Paesi baltici, quelli che si affacciano sul Mar Nero, ma anche la NATO, l’UE e l’OSCE, organizzazione che si occupa della sicurezza e cooperazione europea.

    Ukraine highly appreciates strong messages of support against the background of Russia’s escalation. pic.twitter.com/vxdNKDDtx5
    — MFA of Ukraine 🇺🇦 (@MFA_Ukraine) April 11, 2021

    La solidarietà internazionale nei confronti dell’Ucraina si è intensificata da quando Kiev ha denunciato a fine marzo una nuova ondata di tensioni nel Donbass, l’area orientale del Paese occupata dalla Russia dal 2014. L’ultimo episodio venerdì 26 marzo, quando l’uccisione di altri quattro uomini dell’esercito ucraino per mano dei cecchini russi ha portato a ventisei il bilancio delle perdite umane subite da Kiev dall’inizio del 2021 (in sette anni di conflitto il bilancio è di 13 mila vittime).
    Ciò che più spaventa è il rafforzamento della presenza militare russa nella regione. Attualmente Mosca può disporre di oltre 32 mila militari nell’annessa Crimea e di un esercito di 28 mila separatisti nei territori occupati a Est del Paese. Da sempre la Russia è accusata di sostenere i ribelli con rifornimenti militari e personale militare di supporto, ma il Cremlino si è sempre difeso dichiarando di adempiere ai suoi obblighi umanitari e negando qualsiasi interferenza con le iniziative dei separatisti ucraini.
    Senza dimostrarne la fondatezza diversi funzionari e media russi hanno annunciato nelle ultime settimane possibili  offensive da parte di Kiev, un movente che è alla base del dislocamento di carri armati, razzi e uomini da parte di Mosca. Il vice primo ministro russo Dmitry Kozak ha dichiarato che la Russia è pronta a difendere la popolazione russofona in Ucraina, che secondo il Cremlino sarebbe a rischio di subire un massacro simile a quello verificatosi nel 1995 a Srebrenica durante la guerra in Bosnia. Seppure non esistano prove a sostegno delle affermazioni di Mosca, secondo le parole del comandante dell’esercito ucraino Ruslan Khomchak, con questo pretesto la Russia starebbe dispiegando altri venticinque gruppi tattici nell’area a confine con il Paese.
    Da quando il rafforzamento delle capacità militari nell’area è stato confermato l’EUCOM, il Comando delle forze americane in Europa, ha innalzato il livello di allerta al massimo e si sono moltiplicate le reazioni a livello internazionale. Washington, Londra e Bruxelles hanno espresso “sostegno incondizionato” a Kiev e dopo l’uccisione di altro soldato ucraino giovedì 8 aprile la cancelliera tedesca Angela Merkel ha sollecitato il presidente russo Vladimir Putin in un colloquio telefonico a fare un passo indietro ritirando le truppe schierate in Ucraina. Ma Mosca ribadisce dietro le ultime mosse non c’è la volontà di innescare una guerra e che a provocare è piuttosto Kiev. “Nessuno deve sentirsi disturbato o minacciato”, ha dichiarato un portavoce del Cremlino.
    Secondo l’ex ambasciatore americano in Ucraina John Herbst, ora direttore dell’Eurasia Center dell’Atlantic Council di Washington, al di là delle sue reali intenzioni militari (legate all’approvvigionamento idrico della Crimea), l’azione di Putin mira a istigare il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj e soprattutto il nuovo presidente americano Joe Biden per sfidarli sul piano diplomatico e ottenere nuove concessioni. Non va neanche sottovalutata l’esigenza del presidente russo di dare un nuovo impulso al suo consenso interno in vista delle elezioni parlamentari di settembre 2021. Le accuse rivolte a Kiev su una nuova escalation militare nella regione vanno di pari passo con la crescita dell’aggressività della propaganda filogovernativa dei giornali di Stato registrata negli ultimi mesi in Russia.
    A questo si aggiunge la resistenza di Zelenskyj a retrocedere sui fondamentali della sovranità territoriale di Kiev sui territori del Donbass. Per il presidente ucraino la scelta ottimale sarebbe quella di accelerare l’adesione dell’Ucraina alla NATO, scelta che chiamerebbe i Paesi dell’alleanza atlantica all’intervento in caso di attacco militare sul suolo ucraino. Un portavoce della presidenza russa ha affermato che tale ipotesi aggraverebbe pericolosamente le relazioni tra Mosca e Kiev. Zelenskyj ha annunciato intanto lo svolgimento di un’esercitazione militare a Sud del Paese che punta a preparare la difesa sul confine con la Crimea e a proteggere i punti di atterraggio degli aerei lungo la costa del Mar Nero.
    Nella sua politica di difesa Kiev sarà appoggiata anche da Ankara. In un incontro bilaterale Zelenskyj e il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan hanno inaugurato l’avvio di nuove negoziazioni per il rafforzamento della cooperazione nell’industria della difesa. Proprio Ankara ha comunicato che il 14 aprile accederanno al Mar Nero attraverso gli stretti del Bosforo e del Dardanelli due navi da guerra americane. La questione preoccupa Mosca dato che la presenza militare di Washington e della NATO sembra essere tornata ai livelli del 2014-2015, come riporta Reuters.

    .@RTErdogan, #Ukraine is pleased to have a reliable neighbor, even if our border is the sea. 🇺🇦 and 🇹🇷 are opening new horizons of cooperation: possible growth of investments in infrastructure, increase in trade turnover, partnership in energy and defense spheres. pic.twitter.com/HxCeN95EW0
    — Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) April 10, 2021

    Il Cremlino ha detto di essere in contatto anche con Berlino e Parigi per la preparazione di un vertice sotto lo schema del “Format Normandy” (che fu istituito nel 2014 a settant’anni dal D-Day anche per trovare una soluzione al conflitto in Ucraina). Mosca intende escludere Kiev dalle nuove negoziazioni, ma dalla capitale ucraina il messaggio è chiaro: “Nessuna decisione sull’Ucraina senza l’Ucraina”. Da parte sua l’Unione Europea potrebbe prendere una prima posizione sugli ultimi eventi nel Donbass lunedì 19 aprile, giorno in cui si terrà una nuova riunione dei ministri degli Esteri europei.

    Mosca sposta verso Sud-Ovest carri armati, razzi e uomini, e afferma: “Nessuno deve sentirsi minacciato”. Per Kiev l’unica via di uscita è l’adesione alla NATO

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    Michel sul caso della sedia ad Ankara: “Non mi sono alzato per creare un incidente più grande”

    Bruxelles – Assicura che non si dimette. Resta al suo posto, come fatto ad Ankara nel corso di una visita ufficiale fonte di polemiche e tensioni che difende e da cui si difende. Charles Michel decide di rompere il silenzio sulla vicenda “sofagate” negli studi dell’emittente belga francofona LN24. Qui il presidente del Consiglio europeo torna sull’episodio della sedia mancante nella sala delle riunioni con il presidente turco Recep Tayiip Erdogan e l’aver lasciato correre sul fatto che la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, sia rimasta dapprima in piedi e poi in disparte su un divanetto.
    “Probabilmente è stato un errore, ma non mi sono alzato dalla sedia per paura di creare un incidente ancor più grave” di quello appena venutosi a creare, e “compromettere mesi di attività diplomatica per una stabilità nelle nostre relazioni”, la difesa di Michel, criticato da più parti. “Le relazioni con la Turchia sono in crisi da anni“, insiste, e c’è la necessità di disinnescare le tensioni. Perché al di là di tutto l’Europa ha un disperato bisogno della Turchia. “Sull’immigrazione dobbiamo cooperare con i Paesi terzi, ed è per questo che bisogna dialogare con la Turchia“. Perché se Ankara toglie il tappo e inizia a far arrivare in Europa i profughi siriani allora l’Ue rischia di saltare, e questo lo sanno tutti, e non solo in Turchia.
    Dunque Michel sostiene di aver agito in nome del pragmatismo e degli interessi degli Stati membri. Ma riconosce anche il “peccato originale”, la fonte del problema. “E’ vero che ci sono state delle riunioni preparatorie, ma senza il dettaglio visuale”. Per disposizione di Erodgan “non è stato possibile accedere nella sala in questione, e quindi sono arrivate le informazioni sulle sedie e non sulla loro disposizione”. Si sapeva che c’erano tre posti a sedere, ma non la loro disposizione. E ciononostante si è deciso di procedere. “Forse è stato un errore”, riconosce per un attimo Michel, convinto però della necessità di non abbandonare il momento di confronto con il leader turco. Per questo tira dritto. Richiesta di dimissioni? “Non ci faccio caso, resto concentrato sul mio lavoro. Bisogna lavorare per un’Europa unita, diritti e prosperità”.

    Il presidente del Consiglio europeo torna sull’accaduto in Turchia. “Forse è stato un errore, ma non volevo compromettere mesi di lavoro” per rilanciare le relazioni bilaterali

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    Vertici UE ad Ankara per tendere la mano a Erdogan. Von der Leyen avverte: “Diritti umani non negoziabili”

    I presidenti di Commissione e Consiglio in visita in Turchia per discutere di come rilanciare un dialogo costruttivo. Michel: “Ora alla Turchia cogliere questa opportunità in modo solido e sostenibile”. Von der Leyen “molto preoccupata” che Ankara si sia chiamata fuori dalla Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne: “Segnale sbagliato”

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    L’UE organizza una visita in Turchia in pompa magna. Forse è troppo

    germanyintheeu RT @RegSprecher: Gleich live: Pressekonferenz von Kanzlerin #Merkel und Gesundheitsminister @jensspahn nach dem Gespräch mit den Ländern zu…Europarl_IT Dal coronavirus alla lotta ai tumori, fino alla tutela della qualità di aria, acqua e cibo.

    Scopri tutte le misure… https://t.co/JfMGXMwKKYMalosseHenri IRA de Bastia – IRA de Bastia était en direct. | Facebook https://t.co/BcEcO7wB03jwojc Ktoś mądry (zapomniałem nazwiska) powiedział, że troskę o bezpieczeństwo żywnościowe i stosunek do rolnictwa najbar… https://t.co/F6fVv9XMD7Antonio_Tajani Sui #vaccini nelle #farmacie passa la linea di @forza_italia. Sarà più facile vaccinare i cittadini. Soprattutto an… https://t.co/Ov8bqKrKyPlapopistelli Iceland. What else ? https://t.co/aK0TwpdHoGMajaEUspox RT @eu_near: The Brussels V Conference “Supporting the future of Syria and the region” kicks off today at 10:00 CET with the #DayofDialogue…eu_near RT @MariaHadjitheEU: #SyriaConf2021 pledges for #Syria & neighboring counties including 🇯🇴#Jordan https://t.co/uXGDl4KIOe

    @MoPIC_Jordan @F…CarloCalenda Dall’inizio della pandemia abbiamo sempre accettato senza discutere le misure di contenimento. Con Walter abbiamo l… https://t.co/gtjjk5qLnJeu_near At the #SyriaConf2021, the international community pledged €5.3 billion for 2021 & beyond for #Syria & the neighbou… https://t.co/gMgXLWIkowansaeuropa Gli enti locali europei chiedono un maggiore coinvolgimento nelle iniziative del @Europarl_IT in vista della… https://t.co/adDP4chaF1eu_eeas The international community has pledged a total of €5.3 billion to support the future of Syria and the region at th… https://t.co/LbAR8NjRUVJanezLenarcic https://t.co/pM1ywYIVi7JanezLenarcic At the #SyriaConf2021 the intl. community pledged €5.3 billion for 2021 and beyond for 🇸🇾 and the neighbouring coun… https://t.co/KiwN8J82LtRosaBalfour RT @Judy_Dempsey: As ever @PeterKellner1 has that special take on the @UKMisBrussels #EU relationship. The loud boasts of defiance by @10Do…EPPGroup 👏We welcome the European Commission’s efforts to restrict the distribution of vaccines 💉 leaving Europe to other va… https://t.co/8U0VfDxFEHEuroparl_IT Quali sono le funzioni e i compiti del Presidente del Parlamento europeo? Come viene eletto? Quanto dura il suo inc… https://t.co/ZeOn5btteHbrandobenifei Approvata delega per #AssegnoUnico per i figli, destinato a entrambi i genitori, che accompagnerà tutti i figli dal… https://t.co/0w6TJziWRz