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    Bielorussia, l’UE denuncia pratiche “disumane” di segretezza del sistema penale e di condanne a morte

    Bruxelles – Si continua a parlare di Bielorussia a Bruxelles, dopo settimane in cui la questione del dirottamento del volo Ryanair Atene-Vilnius su Minsk è stata al centro della scena internazionale. Nonostante le variazioni sul tema, il nodo cruciale rimane sempre lo stesso: le violazioni dei diritti umani da parte del regime del presidente Alexander Lukashenko.
    Con una nota del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), sono state denunciate oggi (giovedì 17 giugno) le pratiche di segretezza del sistema penale bielorusso e soprattutto il persistere della pena di morte. La Bielorussia è l’unico Paese europeo in cui vige tuttora la pena capitale. “L’Unione Europea ricorda la sua irrevocabile opposizione all’uso della pena di morte in qualsiasi circostanza”, si legge nella nota: “È una punizione crudele e disumana, che non agisce da deterrente contro il crimine e rappresenta un’inaccettabile negazione della dignità e dell’integrità umana”.
    L’accusa delle istituzioni europee è stata sollevata dal caso di Viktar Paulau, detenuto nel braccio della morte della prigione pre-processuale n. 1 di Minsk. Il 31 luglio dello scorso anno l’uomo 50enne è stato riconosciuto colpevole di un duplice omicidio commesso il 30 dicembre 2018 nel villaggio di Prysushyna, nella regione di Vitsebsk (nel Nord-Est del Paese).
    Nonostante l’effettiva esecuzione non sia stata ancora confermata ufficialmente, come riporta l’organizzazione per i diritti umani Viasna, la sorella del condannato a morte non riceve notizie da Paulau da più di sei settimane e da qualche giorno le viene negato l’accesso alla struttura. Inoltre, il personale della prigione ha comunicato in maniera generica all’avvocato difensore che il detenuto non si trova più nella struttura. “La negazione di informazioni tempestive ai parenti è stata un’indicazione in precedenti occasioni di un’esecuzione segreta eseguita dal regime autoritario in Bielorussia”, ha commentato il Servizio europeo per l’azione esterna, facendo riferimento proprio alle informazioni fornite dalla da Viasna.
    Nel frattempo, l’Unione Europea è pronta ad adottare il quarto pacchetto di sanzioni contro il regime di Lukashenko che, come anticipato dall’alto rappresentante UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, in plenaria al Parlamento Europeo lo scorso 8 giugno, “peseranno sui settori economici-chiave, oltre a coinvolgere i responsabili del dirottamento del volo” su cui viaggiavano il giornalista e oppositore politico Roman Protasevich, e la compagna Sofia Sapega (poi arrestati).
    Secondo quanto confermano fonti di Bruxelles a Reuters, il Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper) degli Stati membri UE ha deciso ieri (mercoledì 16 giugno) di imporre nuove sanzioni per la duplice violazione del diritto internazionale e dei diritti umani lo scorso 23 maggio. Dovrebbe essere compreso il congelamento dei beni e il divieto di viaggio nell’UE contro circa 70 persone, oltre alle 88 già inserite nella lista nera dai precedenti pacchetti di misure restrittive, tra cui compaiono Lukashenko e suo figlio Viktor, consigliere per la Sicurezza.
    Le sanzioni approvate dagli ambasciatori dell’UE dovrebbero essere adottate nel corso della riunione dei ministri degli Esteri UE lunedì prossimo (21 giugno). Già dal 4 giugno il Consiglio dell’UE ha rafforzato le misure restrittive nei confronti di Minsk, introducendo il divieto di sorvolo dello spazio aereo dell’Unione e di accesso agli aeroporti europei per tutti i vettori e le compagnie aeree bielorusse.

    La nuova accusa al regime di Lukashenko è arrivata a seguito della negazione di “informazioni tempestive” alla famiglia e all’avvocato di un condannato a Minsk. Intanto i Ventisette sono pronti ad adottare il quarto pacchetto di sanzioni

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    Stati Uniti, il Parlamento UE plaude all’inizio della “rotta democratica per il futuro digitale” dopo il summit con Biden

    Bruxelles – Si apre una “rotta democratica per il futuro digitale del pianeta” dopo il summit UE-Stati Uniti di martedì (15 giugno). Ne sono convinti gli eurodeputati del comitato speciale sull’Intelligenza artificiale in un’era digitale (AIDA) che, attraverso le parole del presidente Dragoș Tudorache, hanno espresso la propria soddisfazione in particolare per l’istituzione del Consiglio per il commercio e la tecnologia (TTC).
    Da sinistra: il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, il presidente del Consiglio UE, Charles Michel, e la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen (15 giugno 2021)L’incontro tra la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, del Consiglio Europeo, Charles Michel, e degli Stati Uniti, Joe Biden, ha costituito “nientemeno che un reset” nelle relazioni tra Bruxelles e Washington, ma anche un “passo storico del pianeta” per le prospettive democratiche della digitalizzazione. Con l’agenda comune per la cooperazione UE-USA nell’era post-COVID, i tre leader hanno dato anche vita all’organismo che avrà l’obiettivo di coordinare e rafforzare la cooperazione globale nell’ambito tecnologico e digitale. “Aumenterà la nostra collaborazione sulle tecnologie critiche e la convergenza su standard comuni”, aveva spiegato in conferenza stampa il commissario europeo per il Commercio, Valdis Dombrovskis.
    Il Consiglio per il commercio e la tecnologia includerà gruppi di lavoro che lavoreranno su intelligenza artificiale, Internet delle cose e tecnologie emergenti. “Saluto l’istituzione di questo Consiglio non solo per la sua importanza strategica per le nostre economie e relazioni commerciali, ma anche per la sua ampiezza e visione”, ha sottolineato il presidente del comitato AIDA. “Lavorando a stretto contatto, spingeremo i limiti dell’innovazione e manterremo la nostra leadership tecnologica globale congiunta“, con un occhio di riguardo a “riequilibrare le catene di approvvigionamento critiche per ridurre le vulnerabilità e aumentare la resilienza”.
    Il presidente del comitato speciale sull’Intelligenza artificiale del Parlamento UE, Dragoș Tudorache
    L’eurodeputato rumeno del gruppo di Renew Europe ha poi ribadito l’importanza del Parlamento Europeo per il futuro: “L’azione esecutiva deve essere rafforzata da una dimensione parlamentare forte e coerente“, attraverso un impegno “sempre più strutturato” del comitato AIDA con il Congresso statunitense. “Poiché l’intelligenza artificiale è un elemento fondamentale del futuro, sono sicuro che avrà un ruolo di primo piano nella nascente alleanza delle nostre democrazie digitali”.
    Rimane centrale il rapporto tra valori democratici e sviluppo tecnologico, come ha tratteggiato Tudorache: “Il Consiglio per il commercio e la tecnologia consentirà all’Unione Europea e agli Stati Uniti di stabilire standard globali secondo i nostri valori condivisi“. A partire da “democrazia, Stato di diritto, diritti umani e libertà individuale”, che contraddistinguono i due “alleati più longevi e significativi del mondo moderno”. Il “nucleo democratico del futuro digitale” che si è creato a Bruxelles questa settimana avrà un impatto significativo nel contrastare “le visioni alternative del mondo che incombono minacciose e che hanno messo sotto assedio negli ultimi anni i nostri valori”: dal punteggio sociale statale alla sorveglianza di massa, fino agli attacchi informatici e ibridi sempre più potenti e sofisticati.

    Il presidente del comitato speciale per l’Intelligenza artificiale, Dragoș Tudorache, ha accolto l’istituzione del Consiglio per il commercio e la tecnologia che rafforzerà la cooperazione sugli standard comuni: “Ora serve una dimensione parlamentare forte e coerente”

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    Privacy, Commissione UE avvia il processo per libero trasferimento dei dati con la Corea del Sud

    Bruxelles – Con la pubblicazione da parte della Commissione UE del suo progetto di adozione della decisione di adeguatezza, è iniziato oggi (mercoledì 16 giugno) il processo per il trasferimento dei dati personali con la Repubblica di Corea. Se adottata, la decisione di adeguatezza proteggerà i cittadini europei quando le informazioni personali saranno trasferite verso gli operatori commerciali e le autorità pubbliche di Seul, integrando l’accordo di libero scambio UE-Corea del Sud e sostenendo una relazione commerciale dal valore di quasi 90 miliardi di euro.
    La legislazione e le pratiche della Corea del Sud in materia di protezione dei dati personali sono state valutate “attentamente” negli ultimi mesi dalla Commissione Europea, per accertare che garantiscano un livello di protezione “sostanzialmente equivalente” a quello del Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR). Criteri soddisfatti, secondo l’esecutivo UE, grazie alla riforma dell’agosto del 2020 che ha rafforzato i poteri di indagine e di esecuzione della Commissione per la protezione delle informazioni personali (autorità coreana indipendente per la privacy).
    “Nell’economia digitalizzata, flussi di dati liberi e sicuri non sono un lusso, ma una necessità“, ha sottolineato con forza la vicepresidente della Commissione UE per i Valori e la trasparenza, Věra Jourová. “Questo accordo migliorerà la protezione dei dati personali per i nostri cittadini e sosterrà le imprese in relazioni commerciali dinamiche”. Il commissario per la Giustizia, Didier Reynders, ha voluto ricordare che “due anni fa abbiamo creato con il Giappone la più grande area al mondo di flussi di dati liberi e sicuri” e “presto dovrebbe seguire la Repubblica di Corea, un altro importante partner in Asia orientale“.
    Dopo il progetto di adozione della Commissione Europea, si attende il parere del Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB) e l’approvazione di un comitato composto dai rappresentanti degli Stati membri UE. Solo una volta completati questi due passaggi, il gabinetto von der Leyen potrà procedere all’adozione della decisione di adeguatezza. 

    La decisione di adeguatezza da parte dell’esecutivo UE è arrivata dopo la valutazione degli standard del partner. Ora servirà il parere positivo del Comitato europeo per la protezione dei dati e dei Ventisette

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    Russia, l’UE lancia il nuovo approccio di deterrenza e dialogo verso Mosca sullo sfondo del vertice Biden-Putin a Ginevra

    Bruxelles – Sono ore calde per i rapporti tra la Russia e l’Occidente, sull’asse Bruxelles-Ginevra. Mentre il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e l’omologo russo, Vladimir Putin, sono impegnati nel vertice di Villa La Grange per tentare di dare un impulso positivo alle relazioni tra Mosca e Washington, la Commissione Europea non è rimasta a guardare e ha presentato il suo nuovo approccio nelle relazioni con la Russia.
    In vista della prossima riunione dei leader UE (24-25 giugno), che avrà come tema principale proprio l’attuazione e il rafforzamento della politica comunitaria nei confronti del Cremlino, l’alto rappresentante dell’UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ha illustrato i tre punti che caratterizzano la nuova strategia: “Respingere, contenere e interagire“. Un approccio “pragmatico”, lo ha definito Borrell, che riflette la “complessità” dei rapporti tra le due parti. Se da un lato c’è la volontà dell’esecutivo UE di “rinnovare la cooperazione con la Russia“, non bisogna dimenticare che “rimane una prospettiva lontana”.
    L’alto rappresentante dell’UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell
    Per questo motivo, riconoscendo il ruolo di “importante attore globale e nostro più grande vicino”, Mosca pone delle sfide “a cui dobbiamo rispondere con un approccio di difesa dei nostri valori e interessi”, ha sottolineato l’alto rappresentante UE. Esaminando lo stato di attuazione dei cinque principi che guidano le relazioni con la Russia (piena attuazione degli accordi di Minsk, relazioni rafforzate con i partner orientali, sostegno alla società civile russa, resilienza rafforzata e impegno selettivo su questioni di interesse per l’Unione), Borrell ha spiegato come rispondere ai tentativi del Cremlino di “interferire e destabilizzare i Paesi membri UE e i nostri partner”, ma anche alla “crescente repressione politica” all’interno del Paese.
    Prima di tutto bisogna “respingere le violazioni dei diritti umani“, con più impegno nel “denunciare le continue violazioni del diritto internazionale in Ucraina, Georgia e altrove”. Riaffermato nuovamente il “sostegno all’indipendenza, sovranità e integrità territoriale dell’Ucraina”. In secondo luogo è necessario “contenere i tentativi di minare gli interessi dell’Unione“, contrastando “in modo più sistematico e congiunto” le minacce ibride e attraverso un “coordinamento con i partner della NATO e del G7“. Infine, l’UE dovrà “interagire e impegnarsi con la Russia in diverse sfide chiave“, tra cui la lotta alla pandemia COVID-19 e ai cambiamenti climatici, la prevenzione dei conflitti nel Medio Oriente, l’antiterrorismo e la cooperazione nell’Artico.
    In questa visione complessa, “l’Unione è reticente nel fare ricorso all’arma delle sanzioni economiche, perché cerchiamo di fare un distinguo fra il governo e la popolazione”, ha spiegato Borrell in conferenza stampa. “Le sanzioni sono uno strumento a servizio di una politica da usare in modo selettivo e spero che non si vada verso un’escalation“, ha aggiunto. In caso contrario, “questo significherebbe un deterioramento delle relazioni”.
    La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, in una nota ha sottolineato che “le scelte deliberate e le azioni aggressive del governo russo negli ultimi anni hanno creato una spirale negativa” nei rapporti con Bruxelles e in quest’ottica “la gestione delle relazioni con la Russia continua a rappresentare una sfida strategica fondamentale per l’Unione”. Mentre “vanno colte le sfide e le opportunità”, i Ventisette devono “continuare ad agire in unità e con coerenza, difendendo i nostri valori e interessi fondamentali”, è stato l’invito di von der Leyen.

    Nella strategia presentata dall’alto rappresentante Borrell, “respingere, contenere e interagire” sono le tre parole chiave per “rinnovare la cooperazione” con il Cremlino, a partire dalle “minacce e sfide” a cui Bruxelles deve rispondere

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    Dialogo Serbia-Kosovo: l’UE prende tempo, ma tra Vucic e Kurti è scontro aperto. Tutto rimandato al vertice di luglio

    Bruxelles – Non sono servite nemmeno sei ore per spegnere ogni entusiasmo europeo sul nuovo round di alto livello del dialogo tra Serbia e Kosovo mediato dall’UE, svoltosi questa mattina (martedì 15 giugno) a Bruxelles. Se erano grandi le speranze dell’alto rappresentante UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, e del rappresentante speciale per il dialogo Belgrado-Pristina, Miroslav Lajčák, sui risultati da “iniziare a produrre” nel corso del quarto confronto dal 12 luglio dello scorso anno, ci hanno pensato proprio i leader dei due Paesi balcanici a mettere tutto in soffitta. Se ne riparlerà “entro la fine di luglio, quando il processo proseguirà“, ha dichiarato Lajčák al termine dell’incontro.
    Il rappresentante speciale per il dialogo Belgrado-Pristina, Miroslav Lajčák
    La Commissione Europea prende tempo: il rappresentante speciale UE parla di un “nuovo capitolo”, uno “scambio molto aperto e franco su ciò che ciascuno desidera” e che “entrambi i leader hanno confermato che non c’è altra via da seguire se non quella di normalizzare le relazioni tra Kosovo e Serbia”. Ma così non basta più, di sicuro non dopo la promessa di Borrell (che risale ormai al 12 ottobre 2020) che “l’accordo è una questione di mesi, non anni”.
    Anche perché tra le due parti – se già non correva buon sangue prima – ora è scontro aperto. Il presidente della Serbia, Aleksandar Vučić, si è detto “deluso” dall’incontro con il premier kosovaro, Albin Kurti, e che “l’unica cosa positiva della riunione è stata l’intesa a proseguire i negoziati entro fine luglio”. Il leader serbo ha parlato di posizioni “irresponsabili e fuori dalla realtà” da parte di Kurti, dal momento in cui “si rifiuta di parlare della creazione della Comunità delle municipalità serbe in Kosovo”, ma allo stesso tempo “vuole sapere quando riconosceremo l’indipendenza di Pristina”. A questa “provocazione”, Vučić ha precisato ai giornalisti con una punta di orgoglio che non lo farà “mai”.
    Piovono critiche su Belgrado, invece, dal fronte kosovaro: “Da parte nostra l’incontro è stato costruttivo”, ha spiegato il premier Kurti alla stampa, ma “dall’altra parte si riproponevano vecchie idee”. Parlando dei quattro punti proposti durante l’incontro, Kurti ha accusato Vučić di averne respinti tre e di non aver dato “nemmeno una risposta sul quarto”, ovvero la revisione dell’Accordo centro-europeo di libero scambio (CEFTA). Stando a quanto riportato dal governo di Pristina, Belgrado ha rispedito al mittente i progetti di firma di un accordo di pace tra le due parti, di istituzione in Kosovo di un Consiglio nazionale per la minoranza serba (sul modello di quello già esistente in Serbia per le minoranze albanesi e bosniache) e la rimozione del capo della Commissione serba per le persone scomparse durante il conflitto, Veljko Odalović.
    Non proprio la descrizione di un incontro soddisfacente – o “non facile”, come lo ha definito Lajčák. Ma se c’è una sola cosa incoraggiante da portare a casa in vista del nuovo vertice a Bruxelles del prossimo luglio è che entrambi i leader sembrano ormai guardare alle istituzioni europee e statunitensi come un solo attore geopolitico, una duplice garanzia sul presente e sul futuro per la stabilizzazione della regione. Il presidente serbo ha confessato di essere “fiducioso” sul fatto che l’alto rappresentante UE Borrell riferirà “in modo preciso e minuzioso” l’esito dell’incontro di oggi al presidente USA, Joe Biden. Il premier kosovaro ha invece affermato che “l’accordo con Belgrado andrà raggiunto entro la fine dei mandati di Borrell e Biden“.
    Considerando la fine naturale dei rispettivi mandati, si parla della fine del 2024 (per l’alto rappresentante UE) e dell’inizio del 2025 (per il presidente statunitense). Per allora, la dichiarazione di indipendenza del Kosovo avrà compiuto quasi 17 anni e l’inizio del dialogo Pristina-Belgrado mediato dall’UE quasi 14 anni. Ma intanto c’è da pensare al breve termine, al quinto vertice dalla ripresa del 12 luglio dello scorso anno (il confronto si era precedentemente fermato nel novembre 2018). Se arriverà davvero entro fine luglio, cadrà allo scadere del primo anniversario. E già si inizia a parlare di anni, non mesi.

    Tradisce le aspettative delle istituzioni europee il vertice a Bruxelles tra il presidente serbo Vucic e il premier kosovaro Kurti. Entrambi i leader guardano a UE e Stati Uniti come unico attore geopolitico nella regione

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    Riforma dell’OMS, clima, tecnologia: i nuovi tavoli di lavoro UE-USA che rilanciano l’alleanza

    Bruxelles – “Un eccellente incontro tra amici e alleati“. Così Ursula von der Leyen sintetizza il summit UE-Stati Uniti che produce un grande successo politico. La presidente della Commissione europea si riferisce all’intesa trovata dalla due parti sulla questione Airbus-Boeing, anche se in realtà il vertice con il nuovo inquilino della Casa Bianca segna passi in avanti su molti fronti. “L’america è tornata – ha scandito Joe Biden durante l’incontro, dopo aver ricordato di essere di origine irlandese – e la delegazione di ‘serie A’ che ho portato con me lo dimostra”.
    Nuovo corso su clima e intellgenza artificale
    Non ci sono solo i successi in politica commerciale. Stati Uniti e Unione europea hanno convenuto di rilanciare il loro legame sul fronte dell’innovazione e del clima, attraverso l’attivazione di nuovi canali di lavoro. Via libera quindi alla creazione di un consiglio UE-USA sulla tecnologia, volto a creare un partenariato tutto nuovo sulle nuove tecnologie, in particolare le intelligenze artificiali. D’accordo anche all’istituzione di un gruppo d’azione di alto livello per il clima per promuovere “la diplomazia climatica” e coinvolgere così i governi in politiche globali di sostenibilità, sotto la cabina di regia euro-americana. “Quando si parla di lotta ai cambiamenti climatici Unione europea e Stati Uniti sono partner naturali”, scandisce von der Leyen. Su tutto ciò che riguarda la sostenibilità, i leader si dicono disposti a “continuare e rafforzare” la cooperazione per affrontare il cambiamento climatico, il degrado ambientale e la perdita di biodiversità, promuovere la crescita verde, proteggere i nostri oceani e sollecitare un’azione ambiziosa da parte di tutti gli altri principali attori.
    Lotta al COVID, riforma dell’OMS e viaggi aerei il prima possibile
    La creazione di tavoli tecnici e organismi ad hoc non si esaurisce qui. Si è deciso di un raggiungere un accordo congiunto UE-USA attraverso il gruppo di lavoro di esperti per lo scambio di informazioni e competenze per rilanciare viaggi sicuri e sostenibili tra l’UE e gli Stati Uniti. Un passo che si colloca nel più ampio impegno comune di “porre fine alla pandemia di COVID attraverso la cooperazione globale”. In tal senso l’Unione europea ottiene da Biden il via libera all’istituzione, all’interno dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS),  di un gruppo di lavoro sul rafforzamento della preparazione e della risposta  alle emergenze sanitarie.
    Alleanza transatlantica in chiave anti-cinese e anti-russa
    La Commissione europea che dichiara le sue ambizioni geopolitiche ottiene un’alleanza euro-americana in senso anti-russo e anti-cinese. Ribadendo anche quanto già sancito nel corso del summit dei leader della Nato, Stati Uniti e Unione europea si dicono “uniti nell’approccio di principio” nei confronti di Mosca, e pertanto “pronti a rispondere con decisione” all’azione del Cremlino considerata come “negativa e dannosa”. Da qui l’esigenza di “stabilire un dialogo ad alto livello UE-USA sulla Russia“.
    Ma c’è anche lo scomodo interlocutore cinese a unire le due sponde dell’Atlantico. Biden, von der Leyen e Michel sono d’accordo a lavorare insieme per “sfidare e contrastare le pratiche non di mercato cinesi“. Ma più in generale la rinnovata alleanza agirà “in modi specifici che riflettano i nostri elevati standard, compresa la collaborazione sugli investimenti in entrata e in uscita e sul trasferimento di tecnologia”. 
    C’è poi l’attacco frontale su questioni assai sensibili per il regime di Pechino. Stati Uniti e Unione europea sono decisi a “coordinare” l’agenda politica per quanto riguarda “le continue violazioni dei diritti umani nello Xinjiang e in Tibet, l’erosione dell’autonomia e dei processi democratici a Hong Kong, le campagne di disinformazione”.
    Il summit UE-Stati Uniti è andato meglio di come si potesse pensare. “Il presidente Biden ha detto che gli Stati Uniti sono tornati sulla scena internazionale, e noi lo prendiamo in parola”, afferma il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, che porta a casa impegni e progressi reali di cui l’Ue aveva bisogno e che guarda già oltre. Quanto raggiunto a Bruxelles “è un punto di partenza, ovviamente”.

    Il summit bilaterale produce grandi risultati. Michel: “Biden dice che gli Stati Uniti sono tornati sulla scena internazionale e lo prendiamo in parola, ma è un punto di partenza”

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    Dialogo Serbia-Kosovo, dopo 9 mesi di stallo riprende a Bruxelles il confronto politico. Grandi speranze dall’UE

    Bruxelles – Si riparte, là da dove si era fermato tutto. A Bruxelles è ricominciato oggi (martedì 15 giugno) il dialogo tra Serbia e Kosovo mediato dall’Unione Europea, a nove mesi dall’ultimo confronto politico tra i rappresentanti di Belgrado e Pristina. Era il 7 settembre 2020: l’amministrazione statunitense di Donald Trump stava mettendo seriamente a rischio il processo decennale dell’UE, il presidente della Serbia, Aleksandar Vučić, aveva appena comunicato che avrebbe trasferito l’ambasciata in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme come segno di intesa con The Donald e l’ex-premier del Kosovo, Avdullah Hoti, ancora non era stato travolto dallo scandalo politico che ha fatto crollare il suo governo a gennaio 2021.
    Da sinistra, il premier del Kosovo, Albin Kurti, e l’alto rappresentante UE, Josep Borrell (15 giugno 2021)
    Un vero e proprio parto politico – sia per le tempistiche, sia per le complicazioni lungo il cammino – è quello che ha portato al quarto incontro dei leader dei due Paesi dei Balcani occidentali, dopo la ripresa del 12 luglio dello scorso anno (il confronto si era precedentemente fermato nel novembre 2018). Nel frattempo, se tutto sembra rimasto immutato in Serbia, il Kosovo ha vissuto uno dei periodi di più grande fermento sociale e istituzionale: il neo-premier, Albin Kurti, e la nuova presidente della Repubblica, Vjosa Osmani, hanno promesso una svolta radicale nel Paese, ma anche nelle relazioni con il vicino che non vuole riconoscere l’indipendenza di Pristina, dichiarata il 17 febbraio 2008.
    Con tutte queste premesse, l’alto rappresentante UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, e rappresentante speciale per il dialogo Belgrado-Pristina e le altre questioni regionali dei Balcani occidentali, Miroslav Lajčák, hanno dato questa mattina il benvenuto al presidente serbo Vučić e al premier kosovaro Kurti. In un’atmosfera che, per descriverla in modo incisivo, “non è facile“. Parola dell’alto rappresentante UE.
    Da sinistra, l’alto rappresentante UE, Josep Borrell, e il presidente della Serbia, Aleksandar Vučić (15 giugno 2021)
    “Questo processo e questo sincero impegno da entrambe le parti è necessario per il bene del popolo del Kosovo e della Serbia”, ha esortato Borrell prima dell’inizio del nuovo incontro con i due leader balcanici. Un invito che ricalca le parole utilizzate nel corso delle rispettive visite bilaterali del presidente serbo e del primo ministro kosovaro a Bruxelles alla fine di aprile: “Allora ho incoraggiato a proseguire senza indugio il dialogo, con l’obiettivo di produrre risultati, nonostante tutte le difficoltà esistenti”.
    Ma l’alto rappresentante Borrell ha voluto mettere in luce che “c’è un nuovo slancio e dobbiamo usarlo“. Prima di tutto il cambio di atteggiamento della nuova amministrazione statunitense di Joe Biden (non a caso Borrell ha sottolineato che l’appuntamento coincide con il vertice UE-Stati Uniti di oggi), che ha portato a un maggiore allineamento tra Bruxelles e Washington sulle modalità e le prospettive di stabilizzazione della penisola balcanica. Ma soprattutto per la nuova ondata di confronti dentro e fuori le istituzioni europee sul presente e il futuro dei Balcani occidentali nell’UE: “È un’importante opportunità per il progresso dell’intera regione“, ma “senza un accordo tra Kosovo e Serbia, sarà a rischio”, ha avvertito l’alto rappresentante.
    Ecco perché l’Unione Europea si aspetta un incontro “importante e proficuo”, che porti a “rapidi progressi per lasciarci finalmente alle spalle il passato” e “raggiungere un accordo completo e giuridicamente vincolante sulla normalizzazione delle relazioni tra Kosovo e Serbia”. Sono molti oggi i fattori di novità rispetto a quel 7 settembre 2020: la speranza a Bruxelles è che nel frattempo non sia cambiato tutto, perché tutto rimanesse come prima.

    I am hosting a new meeting of the High Level Belgrade-Pristina Dialogue today with President @predsednikrs and Prime Minister @albinkurti.
    The Dialogue and its outcome is the path to the European future of both sides. Meanwhile, it brought important results for their citizens. pic.twitter.com/oZ3lOgxZTl
    — Josep Borrell Fontelles (@JosepBorrellF) June 15, 2021

    Il presidente serbo, Aleksandar Vucic, e il premier kosovaro, Albin Kurti, accolti dall’alto rappresentante Borrell per la nuova sessione di colloqui ad alto livello: “Sarà difficile, ma dobbiamo iniziare a produrre risultati”

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    Salute, blue economy e materie prime: UE e Canada danno nuove impulso alle loro relazioni

    Bruxelles – Salute, materie prime e commercio, sicurezza, clima. Unione europea e Canada rinsaldano il loro legame con un nuovo processo di cooperazione che le vede inaugurare nuove fasi su più fronti. Il summit bilaterale di Bruxelles vede la decisione di creare un nuovo dialogo per la salute, l’attivazione di un forum per sull’economia marittima per la protezione degli oceani e la promozione della blue economy, l’avvio di un partenariato strategico UE-Canada sulle materie prime al fine di diversificare le fonti di importanti input dell’economia verde e digitale lontano.
    “Dobbiamo essere uniti”, dice l’ospite d’onore, il primo ministro canadese Justin Trudeau, che lascia la capitale dell’UE tenendo fede a premesse e promesse. Prima di lasciare Bruxelles il leader canadese riafferma l’importanza dei “valori” che legano le due sponde dell’Atlantico, che si traduce nell’impegno a “lavorare stretto contatto per affrontare le preoccupazioni e le sfide comuni che affrontiamo nelle relazioni con Cina e Russia“, come messo nero su bianco nelle conclusioni di fine lavori.
    E’ un summit UE-Canada ricco di sostanza quello andato in scena a Bruxelles. C’è la voglia di “coordinare sforzi” di riforma dell’OMS, e non è poco. “Dobbiamo migliorare il sistema di allerta, perché abbiamo perso del tempo prezioso all’inizio” della pandemia, rileva la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Un lavoro necessario ma non scontato, poiché si intreccia col più delicato capitolo di riforma del WTO, l’Organizzazione mondiale per il commercio. Ma le due cose, quando si parla di salute, vanno di pari passo. UE e Canada intendono “lavorare insieme per facilitare il commercio di beni medici essenziali”, nell’ottica dell’alleanza per la salute.
    Trudeau propone un trattato internazionale sulle pandemie, nell’ambito di una nuova OMS. L’Unione europea trova il sostegno a lavorare per la creazione di un’Agenzia africana del farmaco e investimenti nel continente: è questa la strategia per superare le crisi. “La liberalizzazione dei brevetti dei vaccini non sono una bacchetta magica”, scandisce il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. “Preferiamo progetti concreti per l’aumento della capacità produttiva”. Avanti così, dunque.
    Si difende il CETA, il trattato di libero scambio UE-Canada. Da quando è stato introdotto in via provvisoria il commercio di beni è cresciuto del 25%, quello di servizi del 39%. Si intende lavorare per arrivare alla piena ratifica e applicazione dell’accordo, a cui si aggiunge l’alleanza sulle materia prime e non solo quella. “Condividiamo gli stessi valori, siamo per il multilateralismo”, ripetono i tre leader, e nel complesso, tiene a sottolineare Trudeau, “la partnership UE-Canada è più forte che mai”.
    Lo dimostra anche il nuovo impulso dato alla sicurezza cibernetica. UE e Canada approfondiranno la cooperazione digitale attraverso il dialogo digitale Canada-UE e il partenariato globale sull’intelligenza artificiale. Un esercizio che implica la collaborazione in materia di ricerca e sviluppo. Qui, sottolinea Michel, “continueremo a rafforzare la nostra cooperazione attraverso il programma Orizzonte Europa”, il programma quadro UE per la ricerca.
    Capitolo difesa. Per cortesia istituzionale Trudeau non risponde a chi chiede pareri su una maggiore integrazione europea in materia, ma il Canada è stato invitato a partecipare al progetto Mobilità Militare della PESCO, ed è von der Leyen a ricordare che la Cooperazione strutturata permanente in materia di sicurezza e difesa (PESCO) “è stata creata per garantire maggiore interoperabilità, e che la PESCO permette una maggiore complementarità con la Nato” e quindi è un bene anche per il Canada.

    Il summit bilaterale ospitato a Bruxelles rilancia un rapporto “più forte che mai”. Impegni per riformare l’Oms, proteggere gli oceani e rispondere alle minacce russo-cinesi