More stories

  • in

    Charles Michel è a Kiev, “nel cuore di un’Europa libera e democratica”

    Bruxelles – Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, è in missione a Kiev, in Ucraina, “nel cuore di un’Europa libera e democratica”. Lo fa sapere Michel stesso in un tweet pubblicato questa mattina (20 aprile), senza fornire ulteriori dettagli sulla visita, di cui non erano fuoriscite indiscrezioni fino a questo momento.
    Michel è l’ultimo dei tre presidenti delle istituzioni comunitarie a recarsi nella capitale ucraina da quando è iniziata la guerra della Russia di Vladimir Putin: ad aprire la strada è stata a inizio aprile la presidente dell’Europarlamento, Roberta Metsola, a cui è seguita la visita della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, accompagnata dall’alto rappresentante UE per la politica estera e di sicurezza, Josep Borrell. 

    Lo rende noto il presidente del Consiglio europeo in un tweet. Michel è l’ultimo dei tre presidenti delle istituzioni comunitarie a recarsi nella capitale ucraina da quando è iniziata l’invasione da parte della Russia a fine febbraio

  • in

    Difesa comune e sanzioni “a maglie strette” contro la Russia. La guerra in Ucraina compatta i Ventisette in politica estera

    Bruxelles – Un Consiglio Europeo che lascia la sensazione che, almeno sul piano della politica estera, l’Unione si stia incamminando su un sentiero da cui difficilmente si potrà tornare indietro. Un mese di guerra della Russia in Ucraina ha dimostrato che i leader UE sembrano pronti a esorcizzare una chimera che non ha mai fatto dormire sonni tranquilli al progetto comunitario, dal giorno della sua nascita: una politica estera e di difesa comune. Il via libera alla Bussola Strategica per la difesa comune 2030, combinato con “l’adozione entro la fine del 2022 di misure per promuovere e facilitare l’accesso ai finanziamenti privati per l’industria della difesa“, come si legge nelle dichiarazioni conclusive della due-giorni di vertice UE, vanno in questa direzione.
    Sarà proprio il Consiglio a tenere “regolarmente controllata” l’attuazione del nuovo strumento che rappresenta “un grande passo in avanti nella definizione di una politica di sicurezza comune dell’Unione”, come l’aveva definito l’alto rappresentante UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, e “se necessario, fornirà ulteriori orientamenti”. Che il colpo di grazia all’implementazione di questo progetto comune sia arrivato dall’offensiva militare della Russia, lo evidenziano gli stessi 27 leader dell’UE: “Dobbiamo tenere conto della nuova situazione della sicurezza in Europa, che rappresenta un cambiamento importante nel suo ambiente strategico“. La Bussola strategica – il primo embrione di una difesa comune – è un insieme “coerente” di azioni, mezzi e obiettivi “per questo nuovo slancio”.
    Se bisogna seguire i soldi per capire in che direzione vanno i progetti politici, si può scendere dalle dichiarazioni di principio al piano concreto: “Vanno stimolati gli investimenti e l’innovazione per sviluppare insieme le capacità e le tecnologie necessarie” e allo stesso tempo “deve essere sfruttato tutto il potenziale degli strumenti e delle iniziative di finanziamento dell’Unione Europea”, in particolare il Fondo europeo per la difesa e la cooperazione strutturata permanente, il piano di sviluppo delle capacità e la revisione annuale coordinata sulla difesa. Prossimo appuntamento a metà maggio, quando la Commissione UE avrà elaborato un’analisi sulle lacune di investimenti e proporrà “ulteriori iniziative per rafforzare la base industriale e tecnologica della difesa europea“.
    Il premier, Mario Draghi (25 marzo 2022)
    Il capitolo della difesa comune è pregnante anche nell’impegno del governo guidato da Mario Draghi per aumentare la spesa militare al 2 per cento del PIL. “Questo avviene all’interno della difesa europea, che è fondamentale per l’integrazione politica“. Un concetto che affonda le radici agli albori del progetto comunitario: “Chi volle la difesa europea, bloccata poi dal veto francese, fu Alcide De Gasperi“, ha sottolineato il premier italiano in conferenza stampa al termine del vertice di Bruxelles. “Avere la difesa europea vuol dire che non ci faremo più guerra tra di noi e dobbiamo impegnarci per coordinarci meglio, anche con una maggiore spesa”, come “tutti gli esperti dicono che è necessario e urgente”. Un’urgenza e una necessità che l’UE avverte da quando la Russia ha invaso l’Ucraina “con logiche che appartenevano ad altre epoche”, ha insistito Draghi.
    Ma l’unità in politica estera si stringe in modo sempre più coordinato insieme allo sforzo dei leader UE di “chiudere le maglie larghe delle sanzioni” contro la Russia. La condanna unanime all’aggressione russa non è una novità e nemmeno lo è l’impegno a rafforzare il regime di misure restrittive. Ma quello che davvero spicca nell’atteggiamento su questo fronte è il tentativo di parlare a una sola voce, mettendosi a capo di una coalizione che “ormai conta già 40 Paesi in tutto il mondo, la metà del PIL globale”, come ha sottolineato la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, dopo la fine delle quasi dieci ore di discussioni con i 27 capi di Stato e di governo dell’Unione. Una leadership che va incontro anche alle aspettative del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, presente fisicamente in queste due giornate di incontri di alto livello a Bruxelles. A oggi sono quattro i pacchetti di sanzioni che “prosciugano le risorse a cui attinge l’economia russa”. Tuttavia, “ancora non sono riuscite alla perfezione”, ha avvertito la leader dell’esecutivo comunitario: “Abbiamo sistemi diversi, ma un obiettivo comune, e questo ci permetterà di chiudere le scappatoie e gli aggiramenti delle sanzioni“.
    La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e quello del Consiglio Europeo, Charles Michel (25 marzo 2022)
    Insomma, i leader UE sanno che per “chiudere i buchi” serve un lavoro coordinato tra i Ventisette e un “supporto della Commissione Europea”, ma anche che è necessario applicarle meglio e impedirne l’elusione: non si potrà prescindere dal “lavoro con Paesi terzi per sensibilizzarli a seguire la nostra stessa impostazione contro la Russia“, ha aggiunto il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel. Fonti europee fanno però sapere che sarà necessario uno sforzo diplomatico e una prova di unità in politica estera non indifferente da parte dell’Unione: in Europa “preoccupa soprattutto il non allineamento della Serbia“, che al momento né Bruxelles né Washington sono riusciti a convincere. I leader UE “continuano a provarci”, per non rischiare di lasciare alla mercé di Mosca un avamposto per la destabilizzazione della regione balcanica.
    A proposito di Balcani Occidentali, “la Bosnia ed Erzegovina ha richiesto una discussione più lunga e complessa del previsto“, spiegano le stesse fonti, che sottolineano come “la situazione era già complessa, e ora si intensificano le destabilizzazioni russe”. Le conclusioni del Consiglio dedicano uno degli ultimi punti alla questione bosniaca, chiamando i leader del Paese – in particolare il serbo-bosniaco, Milorad Dodik – alla dimostrazione di “un forte impegno a portare a termine rapidamente la riforma costituzionale ed elettorale” e a “sostenere tutte le altre riforme prioritarie indicate nel parere della Commissione per ottenere lo status di Paese candidato all’adesione UE”. Timido invece il passaggio sulla Cina, a differenza dell’appello arrivato ieri dalla NATO: uno “scambio di opinioni” sulle relazioni con Pechino “nel nuovo contesto globale”, con riferimento sia alla guerra in Ucraina sia al vertice UE-Cina di venerdì prossimo (primo aprile). Sul nuovo sentiero della politica estera comune i Ventisette sono chiamati a fare passi più decisi.

    Nella due giorni di vertice è emersa l’unità sul coinvolgimento di Paesi terzi nelle misure contro Mosca e sul progetto della Bussola Strategica 2030. “L’aumento della spesa militare è all’interno del progetto di difesa europea, fondamentale per l’integrazione politica”, ha chiarito Draghi

  • in

    Da Washington a Bruxelles, il presidente statunitense Biden vuole “unità tra le democrazie mondiali e in Europa”

    Bruxelles – Unità, unità, unità. È un Joe Biden arrivato a Bruxelles con le idee chiare sulle prospettive sul lungo periodo dell’Europa. In cui gli Stati Uniti sono sì presenti, anche se deve diventare sempre maggiore l’assunzione di responsabilità da parte dell’UE per la stabilità del continente. Washington vuole pensare alla corsa per la leadership globale con la Cina, ma la guerra della Russia in Ucraina costringe l’amministrazione Biden a tenere alta la concentrazione e l’impegno militare sul fronte oriente, come ha dimostrato una giornata di vertici non-stop: incontro tra i leader NATO, a ruota quello del G7 e poi confronto con il Consiglio UE. “Il mio obiettivo è vedere completa unità tra le democrazie mondiali e ringrazio i leader UE per avere a cuore l’unità dell’Europa“, ha sottolineato il presidente statunitense.
    Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, con il presidente del Consiglio UE, Charles Michel (24 marzo 2022)
    “Stiamo continuando gli sforzi transatlantici coordinati per sostenere il popolo ucraino, imporre costi severi alla Russia per le sue azioni ingiustificabili e rafforzare la resistenza delle nostre democrazie, economie e società”, si legge nella dichiarazione congiunta tra Biden e la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen. Washington e Bruxelles sono allineati sul piano delle sanzioni contro Mosca, che potranno essere potenziate con “ulteriori misure restrittive”. Parallelamente, insieme ai 27 leader dell’Unione è stata riconosciuta la necessità di “fermare qualsiasi tentativo di aggirare le sanzioni“. Pechino è avvertita: “La Cina conosce le conseguenze di un supporto alle azioni barbariche della Russia”, ha messo in chiaro il presidente statunitense in conferenza stampa.
    Rimane forte anche l’impegno comune sull’aiuto umanitario a sostegno degli ucraini, con oltre un miliardo di dollari sbloccati dagli Stati Uniti e 550 milioni dall’Unione Europea. Biden e von der Leyen hanno annunciato “nuove azioni UE-Stati Uniti per sostenere la resistenza democratica e difendere i diritti umani in Ucraina”, secondo le linee tracciate nel vertice NATO, con un nuovo invio di armi e munizioni a Kiev, mentre, per quello che riguarda il conflitto in atto, Washington e Bruxelles sostengono il lavoro sul campo degli esperti per la “documentazione sui crimini di guerra” da parte della Corte Penale Internazionale. Come emerso nel corso del vertice G7, c’è unità anche sulla cooperazione energetica – “per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili russi” – e sulla risposta alla potenziale crisi alimentare: “Intendiamo raddoppiare i nostri sforzi congiunti per aumentare la sicurezza alimentare globale e fornire aiuti alimentari diretti, dove giustificato”.
    Prima dell’ingresso all’ultimo vertice, Biden ha ringraziato il presidente del Consiglio UE, Charles Michel, per la risposta a una sola voce dell’Unione “per cercare di fermare un uomo che ha già commesso gravi crimini contro umanità”. Vladimir Putin aveva “come unico obiettivo rompere la nostra alleanza, ma è riuscito a ottenere l’esatto opposto, non siamo mai stati uniti come ora”, ha rimarcato il presidente statunitense, ricordando quanto accaduto nell’incontro bilaterale dello scorso anno in Svizzera: “Era chiaro che le sue intenzioni erano completamente diverse dalle nostre e quello che ha cercato di dimostrare è che la democrazia nel ventunesimo secolo non può funzionare“. Durissime le risposte da Washington in caso di aggressione dell’Ucraina con le armi chimiche: “La NATO risponderà e la natura della risposta dipenderà dalla natura dell’uso di queste armi”. E altrettanto dura è la richiesta agli altri leader europei: “La Russia dovrebbe essere rimossa dal G20”.

    Nel confronto con i leader UE, l’inquilino della Casa Bianca ha ribadito la necessità di un completo allineamento sulle sanzioni contro la Russia e sul sostegno all’Ucraina. Risposta unitaria anche su energia e sicurezza alimentare

  • in

    I premier di Slovenia, Polonia e Repubblica Ceca in visita a Kiev con il benestare dei leader UE

    Bruxelles – Si iniziano a muovere i leader dell’Unione Europea per spingere il canale diplomatico nella risoluzione del conflitto tra Russia e Ucraina. Anche sfidando le bombe di una Kiev sempre più sotto assedio. I primi ministri di Slovenia, Janez Janša, Polonia, Mateusz Morawiecki, e Repubblica Ceca, Petr Fiala, hanno iniziato oggi (martedì 15 marzo) la propria visita nella capitale ucraina per incontrare il presidente, Volodymyr Zelensky, e il primo ministro, Denys Šmihal’.
    La visita in Ucraina è stata organizzata in consultazione con il presidente del Consiglio UE, Charles Michel, e della Commissione, Ursula von der Leyen, a margine del vertice informale di Versailles della scorsa settimana e la comunicazione è stata finalizzata ieri sera. I tre leader hanno qualificato la loro presenza a Kiev come “rappresentanti del Consiglio Europeo”, con l’obiettivo sia di “confermare il sostegno inequivocabile di tutta l’Unione Europea alla sovranità e all’indipendenza dell’Ucraina”, sia di “presentare un ampio pacchetto di sostegno del popolo ucraino”.
    Fonti del Consiglio precisano però che “non c’è un mandato dei leader UE, perché nessuna conclusione è stata formalmente adottata dai 27 Stati membri” a Versailles, a proposito di una visita in Ucraina. In ogni caso è stato ribadito il “pieno sostegno” all’iniziativa da parte dei presidenti di Commissione e Consiglio, che hanno sottolineato i “rischi per la sicurezza di un tale viaggio”. Questo potrebbe essere il motivo principale per cui i due leader non si sono ancora esposti su un possibile viaggio in Ucraina per portare un messaggio di sostegno concreto al presidente Zelensky, anche se le fonti non si sono esposte sulla spiegazione.
    Il portavoce dell’esecutivo comunitario, Eric Mamer, ha voluto però tenere la porta aperta: “Al momento non abbiamo commenti su una visita della presidente von der Leyen, siamo coscienti dei rischi in un Paese dove è in atto una brutale aggressione“. Durante il punto quotidiano con la stampa di Bruxelles, Mamer ha ricordato che “nonostante supportiamo tutti i contatti con Zelensky, la Commissione non può decidere quali canali gli Stati membri devono usare”, rimbalzando al Consiglio la responsabilità di decidere una futura azione collettiva dei Ventisette nel Paese sotto assedio russo.

    Today, we are going together with PM of Poland Mateusz Morawiecki, deputy PM Jarosław Kaczyński and PM of Slovenia Janez Janša to Kiev as representatives of the European Council to meet with president Zelensky and PM Shmyhal.https://t.co/Q52Ur8hybu
    — Petr Fiala (@P_Fiala) March 15, 2022

    I primi ministri Janša, Morawiecki e Fiala sono partiti per portare il sostegno al presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nella Kiev assediata: “Pieno sostegno dal Consiglio UE, ma non c’è nessun mandato dei Ventisette”

  • in

    Aumento coordinato della spesa militare e investimenti nella filiera industriale: a Versailles i semi della difesa comune europea

    Bruxelles – Tra le innumerevoli reazioni che ha scatenato l’invasione russa dell’Ucraina, una ha un significato di portata storica per l’Unione Europea. Per la prima volta nella storia dell’UE, tutti i Paesi membri sono allineati sulla prospettiva di stringere sempre di più la cooperazione in ambito di difesa. È un passo in più rispetto al “tabù” venuto a cadere quasi due settimane fa (era domenica 27 febbraio) sul finanziamento di uno Stato in guerra – l’Ucraina contro l’invasione russa – da parte dell’UE e si è concretizzato con la Dichiarazione di Versailles, firmata dai 27 leader al Consiglio informale di ieri e oggi (10-11 marzo). L’Unione è pronta per una difesa comune europea, i primi semi sono stati piantati proprio là dove più di 100 anni fa si assisteva a un fallimento per l’unità europea.
    La difesa comune europea, nello specifico, è uno dei tre pilastri della Dichiarazione e del “nuovo modello di crescita e di investimento per il 2030”, come illustrato dal presidente francese, Emmanuel Macron, padrone di casa a Versailles. “Si tratta di una svolta storica importante nel progetto dell’Unione Europea“, ha dichiarato senza mezzi termini in conferenza stampa il presidente di turno del Consiglio dell’UE: “Paesi tradizionalmente neutrali come la Svezia hanno sostenuto l’Ucraina, la Germania ha deciso investimenti storici nell’ambito militare e la Danimarca ha presentato al popolo la possibilità di ritornare nel progetto europeo di sicurezza e difesa”. A questo punto vanno delineate le direttrici del rafforzamento delle capacità di difesa e gli appuntamenti decisivi saranno a fine marzo e a metà maggio.
    I presidenti di Consiglio, Charles Michel, Commissione, Ursula von der Leyen, e Consiglio dell’UE, Emmanuel Macron, a Versailles (11 marzo 2022)
    “L’imminente Bussola Strategica fornirà una guida per l’azione nelle dimensioni di sicurezza e difesa”, si legge nel testo della Dichiarazione. Il progetto è in fase di elaborazione da mesi, da quando è scoppiata la crisi in Afghanistan e l’Unione Europea si è scoperta fragile e disorganizzata di fronte agli scenari globali più instabili. La presentazione è prevista al Consiglio Europeo del 23-24 marzo e dopo l’invasione russa dell’Ucraina non ci sono più dubbi che la scadenza sarà rispettata. Ma sarà a maggio che si dovrà trovare una quadra sull’intero progetto di difesa comune europea, prima del vertice NATO di Madrid a fine giugno: al Consiglio UE straordinario si metteranno a punto “gli investimenti necessari coordinati, gli obiettivi di bilancio, le necessità a livello spaziale, informatico e marittimo, e i bisogni delle filiere industriali di difesa europee”, ha precisato Macron.
    Nello specifico, con la Dichiarazione di Versailles i 27 capi di Stato e di governo dell’Unione Europea hanno deciso di “investire di più e meglio nelle capacità di difesa comune e nelle tecnologie innovative”. Spazio allora per un “aumento sostanziale delle spese per la difesa“, in linea con quel 2 per cento del PIL approvato anche dalla Germania la settimana scorsa. La presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, ha spiegato ai giornalisti che “nelle prossime settimane prepareremo un’analisi dei gap di investimenti tra Stati membri, per avere un piano chiaro entro metà maggio”. Stando a quanto si legge nella Dichiarazione, ci si dovrà concentrare sulle “carenze strategiche” e sugli investimenti “in modo collaborativo” tra i Ventisette, anche sul fronte degli acquisti dai partner e delle sinergie di ricerca e innovazione sulle tecnologie critiche ed emergenti. A questo si riferisce il presidente Macron quando parla di “rafforzamento della filiera industriale di difesa“, piccole e medie imprese comprese.
    Come ha evidenziato il presidente del Consiglio UE, Charles Michel, “è innegabile che ci siamo svegliati due settimane fa in un’Europa nuova e in un mondo diverso” e che “le azioni di guerra della Russia evidenziano la necessità di una difesa comune europea con una strategia operativa e una base industriale”. I leader dell’Unione hanno ribadito senza ambiguità che il rapporto con la NATO potrà solo che rafforzarsi: “Un’Unione Europea più capace nel campo della sicurezza e della difesa comune contribuirà positivamente alla sicurezza globale e transatlantica, che rimane il fondamento della difesa collettiva per i suoi membri”. A livello comunitario bisognerà però aumentare gli sforzi per “proteggerci dalla sempre crescente guerra ibrida, proteggendo le nostre infrastrutture e combattendo la disinformazione”. Ma anche “accelerare gli sforzi in corso per migliorare la mobilità militare in tutta l’UE“. Ci si aspetta che entro un paio di mesi i semi della difesa comune europea piantati a Versailles diventino un progetto concreto in crescita.

    Al Consiglio UEinformale è stata trovata un’intesa tra i Ventisette per stringere sempre di più la cooperazione in ambito militare e di difesa. Gli appuntamenti decisivi a fine marzo e al vertice straordinario di maggio

  • in

    I leader UE pronti a nuove sanzioni contro la Russia di Putin. L’Ucraina sempre più vicina “politicamente”

    Bruxelles – Via libera a nuove sanzioni, ma nella sostanza ancora non si scende. Per il leader UE riuniti al Consiglio informale di Versailles “aumentare ulteriormente la nostra pressione sulla Russia e sulla Bielorussia” è una prima intesa sufficiente, che verrà approfondito nella seconda giornata di riunioni di oggi (venerdì 11 marzo) e nei prossimi giorni dai ministri competenti: “Restiamo pronti a muoverci rapidamente con ulteriori sanzioni”, recitano le prime righe delle conclusioni del Consiglio.
    Come scrivevamo ieri, tutte le decisioni senza precedenti sono state prese e ora ogni capitale inizia a fare i propri calcoli in termini di ricadute economiche. Tuttavia, il primo round di discussioni tra i leader UE sull’aggressione militare dell’Ucraina da parte della Russia di Putin è stata un’occasione per tirare le fila, due settimane dopo il Consiglio straordinario che aveva portato a quell’unità mai vista prima nell’Unione. “I responsabili di questa guerra di aggressione saranno chiamati a rispondere dei loro crimini, anche per aver colpito indiscriminatamente i civili”, si legge nel testo che condanna “la Russia e la sua complice Bielorussia”, con un endorsement all’apertura dell’indagine della Corte penale internazionale dell’Aja. In particolare, preoccupa la questione nucleare: “Chiediamo che la sicurezza degli impianti nucleari dell’Ucraina sia garantita immediatamente con l’assistenza dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica”.
    Ma è il capitolo strettamente legato al rapporto con l’Ucraina a offrire maggiori spunti di riflessione sull’approccio che sarà sviluppato nelle prossime settimane e nei prossimi mesi con Kiev. Sul breve periodo, “continueremo a fornire un sostegno politico, finanziario, materiale, medico e umanitario coordinato”, si legge nelle conclusioni. Riprendendo le iniziative degli ultimi giorni della Commissione UE, i 27 leader dell’Unione hanno sottolineato l’impegno per offrire protezione temporanea a tutti i rifugiati di guerra in fuga dall’Ucraina e hanno chiesto che “i fondi siano resi disponibili senza indugio”, attraverso una “rapida” adozione della proposta sull’azione di coesione per i rifugiati in Europa (CARE).
    Sul lungo periodo l’UE e gli Stati membri si impegnano a “fornire sostegno per la ricostruzione di un’Ucraina democratica, una volta che l’assalto russo sarà cessato“. Di che tipo e di quale entità ancora non è dato sapere, ma saranno discussioni che verranno portate avanti direttamente con la controparte ucraina. Uscendo dalla prima riunione sul conflitto Russia-Ucraina a Versailles, il presidente del Consiglio UE, Charles Michel, ha annunciato che “lavoreremo per rafforzare politicamente i legami con l’Ucraina, per esempio invitando regolarmente il presidente, Volodymyr Zelensky, a partecipare ai Consigli europei“. Nonostante il non perfetto allineamento dei Ventisette sulle modalità con cui il processo dovrà essere portato avanti, il Consiglio “ha riconosciuto le aspirazioni e la scelta europea dell’Ucraina” e, in attesa del parere della Commissione UE sulla richiesta presentata da Kiev, saranno “rafforzati ulteriormente i nostri legami e approfondito il nostro partenariato per sostenere l’Ucraina nel perseguire il suo cammino”. Significative le ultime righe delle conclusioni: “L’Ucraina appartiene alla nostra famiglia europea“, mentre è stato invitato l’esecutivo UE a “presentare i pareri sulle domande della Repubblica di Moldova e della Georgia“. Il nuovo processo di allargamento UE si è messo in moto a Versailles.

    Le conclusioni del Consiglio informale di Versailles sottolineano che gli Stati membri sono pronti ad “aumentare ulteriormente la pressione” su Mosca e Kiev. Il presidente ucraino Zelensky sarà invitato a “regolarmente” alle prossime riunioni

  • in

    L’Unione davanti alla Storia: dall’accoglienza dei profughi ucraini all’invio di armi a Kiev, le scelte inedite dell’UE

    Bruxelles – La storia, quella con la S maiuscola, è fatta di momenti ben riconoscibili e quello a cui ci troviamo di fronte da una settimana è proprio uno di quei momenti. Con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Vladimir Putin, l’UE ha reagito con una prova di unità quasi inattesa. Sicuramente non nella logica del dittatore russo, che probabilmente immaginava di inchiodare i Ventisette con le spalle al muro, facendo leva sulle ben note divisioni e difficoltà a trovare posizioni condivise in ambito di politica estera.
    Ma dalla prima tornata di sanzioni annunciata lunedì scorso (21 febbraio) ai successivi due pacchetti – che hanno portato al congelamento degli asset di Putin, all’esclusione russa dal circuito di pagamenti Swift e alla chiusura dello spazio aereo e dei canali di propaganda del Cremlino – l’Unione ha davvero parlato con una sola voce. Oggi l’UE ha fatto molto di più: ha annunciato due decisioni mai viste prima, una in ambito militare e una di migrazione e asilo.
    Per quello che riguarda l’aspetto militare, l’annuncio è arrivato direttamente dalla presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, nel pomeriggio: “Per la prima volta, l’UE finanzierà l’acquisto e la consegna di armi e attrezzature a un Paese sotto attacco“. Non era mai successo prima nella storia dell’Unione e questo segna un precedente di portata storica. Fino a questa mattina si parlava, secondo copione, dei finanziamenti e invii di materiale bellico all’Ucraina dei singoli Paesi membri UE (tra cui anche l’Italia, attraverso finanziamenti economici). Ma con quanto comunicato in conferenza stampa, è cambiato tutto: ora anche Bruxelles si fa carico di questo compito, coordinando i governi nazionali. “Un altro tabù è caduto, quello che voleva l’Unione Europea non finanziare una guerra“, ha sottolineato l’alto rappresentante, Josep Borrell, che domani (lunedì 28 febbraio) dovrebbe ricevere l’appoggio dei ministri UE della Difesa.
    “Stiamo organizzando la consegna d’emergenza di attrezzature militari difensive. Fucili, munizioni, razzi e carburante stanno arrivando alle truppe ucraine”, ha fatto sapere in serata il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel. Si tratta di 500 milioni di euro, di cui 450 per “armamenti letali”. Grazie al via libera degli ambasciatori dei Ventisette riuniti nel Comitato dei rappresentanti permanenti del Consiglio (Coreper), si attiverà la European Peace Facility, lo strumento fuori bilancio per la prevenzione dei conflitti, la costruzione della pace e il rafforzamento della sicurezza internazionale, attraverso il finanziamento di azioni operative nell’ambito della politica estera e di sicurezza comune (PESC) che hanno implicazioni nel settore militare o della difesa. Grazie al “pilastro Misure di assistenza”, l’UE può sostenere Paesi terzi (in questo caso l’Ucraina) a rafforzare le capacità belliche, secondo quanto concordato dal Consiglio Affari Esteri nel marzo dello scorso anno.

    LIVE NOW: Press Statement by HR/VP @JosepBorrellF and President Ursula @vonderleyen on further measures to respond to the Russian invasion of Ukraine https://t.co/KMRZPQZjy1
    — EUSecurityDefence (@EUSec_Defence) February 27, 2022

    Ma c’è anche l’aspetto migrazione e asilo da non sottovalutare. Nel corso del vertice di oggi dei ministri UE per la Giustizia e gli affari interni è stato deciso di mettere sul tavolo l’applicazione della Direttiva europea sulla protezione temporanea del 2001, quella che stabilisce uno status di protezione di gruppo, che può essere applicato in situazioni di crisi derivanti da un afflusso massiccio di persone in fuga da una situazione di grande pericolo. Lo ha fatto sapere la commissaria europea per gli Affari interni, Ylva Johansson, lasciando intendere che la data fissata per una (quasi sicura) applicazione sarà giovedì (3 marzo), nel corso del prossimo Consiglio Affari Generali.
    Con l’attivazione del meccanismo – che servirà ad accogliere un numero di persone in fuga dalla guerra che si attesterà presto a 400 mila (stando alle stime dell’alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Filippo Grandi) – l’UE sta mandando un altro segnale importante sia all’Ucraina, sia ai Paesi UE sulla frontiera orientale. La direttiva del 2001 prevede un principio di redistribuzione delle persone migranti tra i Paesi membri (la commissaria Johansson ha già fatto sapere che chi ha amici o parenti nell’UE si potrà dirigere verso di loro), un’assistenza speciale garantita di tre anni – 12 mesi mesi rinnovabili due volte – con il riconoscimento automatico del diritto di lavoro. Ma soprattutto per il via libera non serve l’unanimità dei Paesi membri, ma la maggioranza qualificata: “È già schiacciante al momento”, ha assicurato il ministro degli Interni francese e presidente di turno del Consiglio dell’UE, Gérald Darmanin.
    Nonostante da più di 20 anni esista questa base legislativa e normativa per l’applicazione dei corridoi umanitari, la direttiva non è mai stata usata da quando è entrata in vigore. Non senza polemiche, l’ultima volta che l’argomento si è presentato all’ordine del giorno a Bruxelles è stato esattamente sei mesi fa, con la crisi in Afghanistan dopo la presa di potere dei talebani. Nonostante l’appello di 76 eurodeputati, allora non era stato attivato il meccanismo per dare accoglienza ai cittadini afghani in fuga da quella che difficilmente non poteva non essere considerata “una crisi derivante da un afflusso massiccio di persone in fuga da una situazione di grande pericolo”. Questo momento unico per l’UE nel rispondere alla Storia passa anche dall’applicazione della direttiva che darà accoglienza ai profughi in arrivo dall’Ucraina. A patto che questo non costituisca un precedente per fare – come ha affermato un politico italiano che non si è mai distinto per umanità nella gestione delle politiche di accoglienza – un distinguo tra “i profughi veri che scappano da una guerra vera” e quelli esclusi per discriminazioni puramente etniche e razziali.

    Actions en matière d’accueil et de solidarité : nous avons évoqué la possibilité d’activer la directive “protection temporaire”, afin d’offrir une protection immédiate pour les Ukrainiens déplacés, le temps que la crise le nécessitera. https://t.co/9TlFN8zMBk
    — Gérald DARMANIN (@GDarmanin) February 27, 2022

    Con il finanziamento per l’acquisti e la consegna di armamenti a Kiev per la guerra contro la Russia e l’attivazione del meccanismo di accoglienza temporanea, l’Unione Europea oggi ha iniziato a tracciare una nuova strada in politica estera

  • in

    E ora l’UE prepara un nuovo pacchetto di sanzioni “per sopprimere la crescita della Russia e far salire l’inflazione”

    Bruxelles – “Saranno sanzioni durissime, che sopprimeranno la crescita economica e industriale della Russia”. Oltre le parole di condanna, la reazione dell’UE di fronte all’invasione dell’Ucraina di questa notte da parte delle forze armate di Mosca rimane sui binari delle sanzioni contro la Russia del presidente Vladimir Putin. Uno strumento da impiegare “in maniera massiccia”, con effetti “enormi” sull’economia, le finanze e l’industria, che “renderà al Cremlino impossibile continuare con la sua azione aggressiva in Ucraina“. A confermarlo è la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, nel corso della conferenza stampa congiunta con il presidente del Consiglio UE, Charles Michel, e il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg.
    A nemmeno 24 ore dall’approvazione del primo pacchetto di sanzioni, l’UE è pronta a mettere sul tavolo nuove misure restrittive contro la Russia, che “limiteranno l’accesso ai mercati dei capitali, eroderanno la base industriale, aumenteranno l’inflazione, intensificheranno i deflussi di capitale e aumenteranno i costi di prestito”. Secondo quanto anticipato dalla leader dell’esecutivo comunitario, le sanzioni “limiteranno anche l’acceso alle tecnologie critiche, per tagliare fuori l’industria russa da tutto ciò che può rispondere ai bisogni a livello high-tech e di software d’avanguardia”. Il coordinamento sulle misure restrittive sarà non solo con i partner degli Stati Uniti, Canada e Regno Unito, ma “anche con Norvegia, Giappone e Australia”, mentre con il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, è stato concordato un “supporto per l’organizzazione della difesa dall’attacco militare in corso“, ha aggiunto von der Leyen: “La Russia pagherà un prezzo pesante”.

    Spoke to President @ZelenskyyUa as he organises defence to the military attack from Russia.
    I reassured him that we are working non-stop to provide as much support as possible. Will discuss with other G7 leaders and at #EUCO later today.
    Russia will pay a heavy price.
    — Ursula von der Leyen (@vonderleyen) February 24, 2022

    Oltre alle sanzioni contro la Russia, come confermato da entrambi i leader UE, “eravamo pronti da settimane al peggio” e per questo motivo “abbiamo rafforzato la nostra preparazione” sul piano delle forniture di gas, della sicurezza informatica e per l’accoglienza “immediata” di rifugiati dall’Ucraina. L’attacco a Putin è unanime: “Dovrà spiegare tutte queste cose ai suoi cittadini, sappiamo che il popolo russo non ha mai voluto questa guerra“. Ma per l’UE e la NATO, “è un dovere morale scagliarci contro un atto di aggressione sul suolo europeo”, che “ha ottenuto l’effetto esattamente opposto a quello sperato: siamo ancora più uniti e determinati di prima, nelle volontà e nelle azioni”, hanno ribadito con forza von der Leyen, Michel e Stoltenberg.
    Una manifestazione davanti all’Ambasciata russa a Bruxelles (Foto: Sebastian Robustelli Balfour)
    Proprio Stoltenberg aveva poco prima sottolineato l’unità tra gli alleati NATO nella risposta all’invasione russa dell’Ucraina e nel rafforzamento del fianco orientale dell’Alleanza. Ricordando che “è nostro dovere difendere tutti gli alleati”, il segretario generale NATO ha confermato ai due leader UE che “le sanzioni contro la Russia sono un grande segnale di unità e dimostrano quanto Mosca sia isolata“. A questo proposito, una discussione sulla portata del nuovo pacchetto di misure restrittive sarà sul tavolo dei capi di Stato e di governo dell’Unione Europea questa sera a Bruxelles, insieme a un pacchetto a sostegno del popolo ucraino. Attenzionata speciale è anche la Bielorussia di Alexander Lukashenko, da cui è partita un’incursione russa su territorio ucraino: “Avete l’opportunità di non seguire la Russia e di non far parte di questa tragedia ai danni dei vostri vicini”, si è appellato Michel a Minsk.

    I presidenti del Consiglio, Charles Michel, e della Commissione UE, Ursula von del Leyen, annunciano nuove misure restrittive “durissime” che “renderà al Cremlino impossibile continuare con la sua azione aggressiva in Ucraina”