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    Michel all’Onu: “Sospensione automatica della Russia dal consiglio di sicurezza”

    Bruxelles – “Quando un membro permanente del Consiglio di Sicurezza scatena una guerra non provocata e ingiustificata, condannata dall’Assemblea Generale, la sua sospensione dal Consiglio di Sicurezza dovrebbe essere automatica“. Charles Michel, présidente del Consiglio Europeo, ‘mette al bando’ la Russia dall’Organizzazione delle nazioni Unite, e ne chiede un ridimensionamento interno. Il presidente del Consiglio europeo, di fronte all’aggressione russa dell’Ucraina, invita a un’altra risposta senza precedenti, oltre a quelle adottate sin qui. Esorta tutti gli Stati membri dell’ONU a isolare ancora di più Mosca, e privarla dello strumento giuridico internazionale che può permettere di evitare e aggirare decisioni contrarie ai suoi interessi.
    Nell’avanzare questa richiesta, Michel chiede all’Assemblea generale del palazzo di Vetro una riforma di più ampio respiro. “L’uso del diritto di veto dovrebbe essere l’eccezione, ma sta diventando la regola“, lamenta, chiedendo correzioni nelle prassi e nel funzionamento tanto audaci quanto difficili. Perché non è chiaro fino a che punto gli altri membri del Consiglio di sicurezza con diritto di ultima parola – Stati Uniti, Francia, Cina e Regno Unito – possano essere disponibili a concessioni in materia. Per questo, intanto, per il presidente del Consiglio europeo si dovrebbe procedere alla sospensione della Russia dall’organismo. Ma ciò non toglie che “la riforma è necessaria e urgente“, insiste il belga.
    Michel per ora attende. “Sosteniamo le proposte del Segretario Generale sull’Agenda Comune”, spiega alle delegazioni riunite in consesso. Ma intanto stimola il dibattito e offre il suo contributo. “Il Vertice Futuro del 2024 deve essere l’occasione storica per apportare questi miglioramenti radicali”. Perché, sostiene, così com’è e così come funziona “l‘attuale sistema non è sufficientemente inclusivo e rappresentativo”.

    Il presidente del Consiglio europeo chiede anche di rivedere l’utilizzo del diritto di veto. “Riforma necessaria e urgente”

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    A New York si delineano le sette priorità contro l’insicurezza alimentare globale. Michel: “Test dell’ordine internazionale”

    Bruxelles – È tempo di passare ai fatti per contrastare l’insicurezza che sta mettendo a rischio i sistemi alimentari in tutto il mondo. E a New York, a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu, si cerca una soluzione mediata da Unione Europea, Stati Uniti e Unione Africana: “Possiamo superare l’insicurezza alimentare globale solo lavorando insieme per creare partenariati innovativi“, è il messaggio-chiave della Dichiarazione firmata nella nottata europea tra martedì 20 e mercoledì 21 settembre dai leader del Summit sulla Sicurezza Alimentare Globale.
    Con oltre cento Stati membri delle Nazioni Unite che hanno approvato la Roadmap per la sicurezza alimentare globale, la Dichiarazione fissa l’obiettivo di contrastare “l’impatto combinato di una pandemia globale, le crescenti pressioni dovute alla crisi climatica, gli alti prezzi dell’energia e dei fertilizzanti e i conflitti prolungati, tra cui l’invasione della Russia in Ucraina”, che hanno aumentato “drasticamente” l’insicurezza alimentare globale, “soprattutto per i più vulnerabili”. Lo scatto che porta dalle parole ai fatti si esplicita in sette linee d’azione specifiche “per rispondere ai bisogni umanitari immediati e costruire sistemi agricoli e alimentari più resilienti”.
    Il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, al Summit sulla Sicurezza Alimentare Globale (20 settembre 2022)
    Prima di tutto servono nuove donazioni finanziarie aggiuntive alle principali organizzazioni umanitarie per fornire più assistenza umanitaria “immediata e salvavita”, comprese donazioni in natura e costi associati per la consegna di prodotti alimentari di base “in base alle esigenze valutate”. Vanno poi mantenuti aperti i mercati alimentari, dei fertilizzanti e dell’agricoltura, evitando misure restrittive “ingiustificate” come i divieti di esportazione, che “aumentano la volatilità del mercato”. Al contrario, i leader del Summit sulla Sicurezza Alimentare Globale vogliono sostenere un aumento della produzione di fertilizzanti – “laddove possibile e necessario” – per compensare le carenze e accelerare le innovazioni, e allo stesso tempo accelerare l’agricoltura e i sistemi alimentari sostenibili, favorendo i Paesi più colpiti in loco sia a livello di produttività agricola sia di transizione energetica per gli agricoltori di qualsiasi dimensione. Di qui la necessità di aumentare gli investimenti in ricerca e tecnologia per “sviluppare e implementare innovazioni agricole basate sulla scienza e resistenti al clima, comprese le sementi”, ma anche di monitorare i mercati che influenzano i sistemi alimentari, garantendo la “piena trasparenza” e condividendo dati e informazioni “affidabili e tempestive”.
    “Questa crisi va ben oltre il cibo, stiamo affrontando una crisi del costo della vita, una crisi causata dalla ‘tempesta perfetta’ delle sfide alimentari, energetiche ed economiche”, ha sottolineato il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, nel suo intervento al Summit di New York. “Siamo qui per trovare soluzioni collettive per contrastare l’insicurezza alimentare, insieme all’Africa e insieme al resto del mondo“, ha aggiunto Michel, sottolineando la necessità di più coordinamento e più denaro”, come sta dimostrando lo sforzo dell’Unione Europea di mettere sul tavolo “quasi 8 miliardi di euro fino al 2024 per fornire aiuti umanitari e soluzioni a breve e lungo termine”.
    Se la guerra del Cremlino in Ucraina è “un test del nostro ordine internazionale basato sulle regole“, la risposta coordinata non può che passare dalle Nazioni Unite e da tutti i partner “che credono nella cooperazione globale”, ha esortato il presidente Michel all’azione. L’esportazione dei cereali dall’Ucraina è ancora una delle principali priorità, dopo mesi di blocco e di bombardamento dei porti del Mar Nero da parte della marina russa: “Le nostre corsie di solidarietà Ue-Ucraina hanno trasportato più di 10 milioni di tonnellate di prodotti alimentari e l’Iniziativa per il grano del Mar Nero, guidata dalle Nazioni Unite, sta facendo la differenza”. Contrariamente a quanto affermato dagli organi di propaganda di Putin, “questo cibo arriva in Africa, Medio Oriente e Asia” e “contribuisce a stabilizzare i mercati”, ha messo in chiaro infine il numero uno del Consiglio Ue.

    Donazioni finanziarie aggiuntive, stop a misure restrittive ingiustificate, aumento della produzione di fertilizzanti e monitoraggio dei mercati. Il presidente del Consiglio Ue spinge su una “risposta coordinata” che passi dalle Nazioni Unite e dai partner “che credono nella cooperazione globale”

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    L’Ue avverte Armenia e Azerbaigian sugli scontri di confine: “Imperativo cessare ostilità e tornare al tavolo dei negoziati”

    Bruxelles – Il fronte di guerra congelato nel Caucaso rischia ancora una volta di diventare caldissimo. Nella notte tra lunedì 12 e martedì 13 settembre si sono registrati nuovi scontri armati tra Armenia e Azerbaigian nella regione del Nagorno-Karabakh, in una replica delle violazioni del cessate il fuoco e sparatorie alla frontiera tra i due Paesi di fine maggio. Questa volta però Erevan e Baku si accusano a vicenda di bombardamenti alle postazioni e alle infrastrutture militari, spezzando davvero per la prima volta il cessate il fuoco negoziato nel novembre del 2020.
    “È imperativo che le ostilità cessino e che si torni al tavolo dei negoziati, tutte le forze dovrebbero tornare alle posizioni occupate prima di questa escalation e il cessate il fuoco dovrebbe essere pienamente rispettato”, ha avvertito l’alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, in una nota. Come ha reso noto lo stesso Borrell, il rappresentante speciale dell’Ue per il Caucaso meridionale, Toivo Klaar, si recherà “immediatamente” nelle due capitali “per sostenere la necessaria distensione e per discutere le prossime tappe del processo di dialogo di Bruxelles tra i leader armeni e azeri”.
    Mentre l’alto rappresentante Borrell si è messo in contatto con i due ministri degli Esteri, il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, ha telefonato al presidente dell’Azerbaijan, Ilham Aliyev, e al premier dell’Armenia, Nikol Pashinyan, per ribadire alle due parti che “non c’è alternativa alla pace e alla stabilità, e non c’è alternativa alla diplomazia per garantirle”. La soluzione è sempre la stessa – “serve un cessate il fuoco completo e sostenibile” – che superi la soluzione temporanea negoziata due anni fa dalla Russia e che, con le vicende sul fronte ucraino, non rendono più Mosca un partner affidabile per il rispetto dell’ordine internazionale nel Caucaso. “L’Ue si impegna a continuare ad agire come onesto mediatore tra Armenia e Azerbaigian“, ha ribadito senza mezzi termini Borrell, con l’obiettivo di rendere la regione del Caucaso meridionale “sicura, prospera e in pace”.

    Reports about fighting on the #Armenia – #Azerbaijan border are extremely worrying.
    Need a complete and sustainable ceasefire.
    There is no alternative to peace and stability – and there is no alternative to diplomacy to ensure that.
    — Charles Michel (@CharlesMichel) September 13, 2022

    Così come era successo a fine maggio, gli scontri di frontiera tra i soldati di Erevan e Baku rischiano di rappresentare un grosso problema non solo per i rapporti tra i due Paesi, ma anche per i tentativi di mediazione di Bruxelles. Dallo scorso 22 maggio sono iniziati i contatti di alto livello tra il numero uno del Consiglio Ue, il presidente azero Aliyev e il premier armeno Pashinyan, per tentare di raggiungere un accordo di pace definitivo nel Nagorno-Karabakh. Si cerca di andare oltre le tregue temporanee finora negoziate, per porre fine a un conflitto congelato che si protrae dal 1992, con scoppi di violenze armate come quello dell’ottobre del 2020. In sei settimane di conflitto erano morti quasi 7 mila civili, prima del cessate il fuoco che ha imposto all’Armenia la cessione di ampie porzioni di territorio nell’enclave a maggioranza cristiana nel sud-ovest dell’Azerbaijan (che invece è a maggioranza musulmana).
    In particolare da quest’anno l’Ue è subentrata alla Russia come mediatrice tra le due parti, ponendo come priorità dei colloqui di alto livello la delimitazione degli oltre mille chilometri di confine tra i due Paesi. Il 24 maggio si era tenuta la prima “storica” riunione delle due commissioni di frontiera, il cui compito è quello di trovare una soluzione definitiva e condivisa per garantire la stabilità e la sicurezza lungo il confine. Ma proprio questa notte l’Armenia si è appellata alla Russia – in virtù del Trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza tra i due Paesi – per affrontare l’aggravarsi della crisi con l’Azerbaigian. Uno scenario che, sommato all’assenza di una vera volontà politica da parte dei due governi per cercare una soluzione sostenibile, potrebbe riabilitare la Russia come attore sullo scacchiere internazionale e mettere la parola ‘fine’ sui complessi sforzi diplomatici dell’Unione Europea.

    Dopo la ripresa degli scontri tra Erevan e Baku nella regione contesa del Nagorno-Karabakh, l’alto rappresentante Ue, Josep Borrell, ha ribadito la posizione di Bruxelles come “onesto mediatore”. Contatti del presidente del Consiglio, Charles Michel, con i leader di entrambi i Paesi

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    Tutta l’Ue piange la morte di “Elisabetta la Grande”. Si farà sentire l’assenza di una leader dai “valori duraturi”

    Bruxelles – “Elisabetta la Grande”, una regina che “ha segnato la storia mondiale”, a cui l’Ue ha sempre guardato come un esempio di “valori duraturi in un mondo moderno“. A più di un anno dalla Brexit, tutta l’Unione a 27 piange la morte della regina Elisabetta II del Regno Unito di Gran Bretagna, Irlanda del Nord e del Commonwealth.
    “Pochi hanno segnato la storia mondiale come Sua Maestà la Regina Elisabetta II”, ha scritto in un commiato appassionato la presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola. “Il suo impegno incrollabile nel dovere e nel servizio è stato un esempio per tutti”, ecco perché “è stata davvero la Regina Elisabetta la Grande“. Dal numero uno del Consiglio, Charles Michel, arrivano le condoglianze “alla famiglia reale e a tutti coloro che piangono la regina Elisabetta II nel Regno Unito”. Non solo Elisabetta la Grande, ma anche “Elisabetta la Risoluta“, che “con il suo servizio e il suo impegno non ha mai mancato di dimostrarci l’importanza di valori duraturi in un mondo moderno”, ha aggiunto Michel.

    Few have shaped global history like Her Majesty Queen Elizabeth II.
    Her unbreakable commitment to duty and service was an example to all.
    The world mourns with her people in the United Kingdom and beyond.
    She was truly Queen Elizabeth the Great.
    May she rest in peace.
    🇪🇺 🇬🇧 pic.twitter.com/4dUkdKMucb
    — Roberta Metsola (@EP_President) September 8, 2022

    La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha inviato una lettera di condoglianze direttamente al nuovo sovrano del Regno Unito di Gran Bretagna, Irlanda del Nord e del Commonwealth: Re Carlo III, figlio primogenito di Elisabetta II e Filippo di Edinburgo, di anni 73. “Vostra Maestà, ho appreso con profondo dolore la notizia della scomparsa della madre di Vostra Maestà, la defunta Regina Elisabetta II. Permettetemi di esprimere a Vostra Maestà, alla Famiglia Reale e al popolo britannico le mie più sincere condoglianze a nome dell’Unione Europea”, esordisce il messaggio formale della leader dell’esecutivo Ue. “Il suo coraggio e la sua devozione nel servire il suo Paese sono stati fonte di grande forza per molti e un’ancora di stabilità nei momenti più difficili“, ha sottolineato von der Leyen, senza dimenticare “l’amore per la famiglia e per il suo popolo”, “l’empatia e la sua capacità di entrare in contatto con ogni generazione che passa, pur rimanendo radicata nelle tradizioni che le stavano a cuore” e “l’esempio di vera leadership”.
    Come ricordato dalla numero uno della Commissione, “il suo regno ha definito la storia della vostra nazione e del nostro continente“, simboleggiando “il meglio del Regno Unito, del suo popolo e dei suoi valori”. Tutto questo “ha un significato per molti” ed è stata “una fonte di ispirazione per tutta la mia vita”, ha aggiunto con una nota personale von der Leyen. “Cuori e menti” di tutti i cittadini dell’Unione sono con Re Carlo III e con il popolo britannico, a cui viene augurata “forza e saggezza nel portare avanti il suo lavoro, sapendo che tutti noi continueremo a trovare ispirazione nell’eredità unica che ci ha lasciato”.

    She witnessed war and reconciliation in Europe and beyond, and deep transformations of our planet and societies.
    She was a beacon of continuity throughout these changes, never ceasing to display a calmness and dedication that gave strength to many.
    May she rest in peace. pic.twitter.com/q77q9o2KWp
    — Ursula von der Leyen (@vonderleyen) September 8, 2022

    Anche l’alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, si è soffermato sul fatto che “l’eccezionale regno della Regina Elisabetta Il ha supervisionato eventi-chiave del ventesimo e ventunesimo secolo”. Tutta l’Unione ora “rende omaggio al suo contributo unico alla costruzione della pace e della riconciliazione“. Anche la commissaria europea per l’Istruzione, Mariya Gabriel, ha parlato di “valori e azioni ispiratrici” della sovrana, per cui “il lungo regno ha fatto la storia”.
    Il premier ceco e presidente di turno del Consiglio dell’Ue, Petr Fiala, si è detto “profondamente addolorato per la morte di Sua Maestà la Regina, Elisabetta II”, inviando “sentite e sincere condoglianze alla famiglia reale, al popolo britannico e a quello del Commonwealth”.

    🇬🇧 Tonight, I express my sincere condolences to the British @RoyalFamily and the British people on the passing of Queen Elizabeth II.
    By serving with inspiring values and actions, the Queen’s long reign made history.
    May Queen Elizabeth II rest in peace. pic.twitter.com/i6n8V6OSfc
    — Mariya Gabriel (@GabrielMariya) September 8, 2022

    in aggiornamento

    L’ultimo saluto delle istituzioni comunitarie alla Regina Elisabetta II del Regno Unito: “Ha supervisionato eventi-chiave del ventesimo e ventunesimo secolo, rendiamo omaggio al suo contributo unico alla costruzione della pace e della riconciliazione”

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    Tutta l’Ue piange la morte di “Elisabetta la Risoluta”. Si farà sentire l’assenza di una leader dai “valori duraturi”

    Bruxelles – “Elisabetta la Grande”, una regina che “ha segnato la storia mondiale”, a cui l’Ue ha sempre guardato come un esempio di “valori duraturi in un mondo moderno“. A più di un anno dalla Brexit, tutta l’Unione a 27 piange la morte della regina Elisabetta II del Regno Unito di Gran Bretagna, Irlanda del Nord e del Commonwealth. E a Bruxelles sono a mezz’asta tutte le bandiere Ue davanti alle istituzioni comunitarie, a lutto per la scomparsa della regina più rispettata del continente.
    “Pochi hanno segnato la storia mondiale come Sua Maestà la Regina Elisabetta II”, ha scritto in un commiato appassionato la presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola. “Il suo impegno incrollabile nel dovere e nel servizio è stato un esempio per tutti”, ecco perché “è stata davvero la Regina Elisabetta la Grande“. Dal numero uno del Consiglio, Charles Michel, arrivano le condoglianze “alla famiglia reale e a tutti coloro che piangono la regina Elisabetta II nel Regno Unito”. Non solo Elisabetta la Grande, ma anche “Elisabetta la Risoluta“, che “con il suo servizio e il suo impegno non ha mai mancato di dimostrarci l’importanza di valori duraturi in un mondo moderno”, ha aggiunto Michel.

    The European Parliament joins the world in mourning the passing of Her Majesty Queen Elizabeth II.
    She will be remembered as one of history’s great leaders. Our flags will fly at half-mast in honour of her life and legacy. pic.twitter.com/AbRzpRq035
    — Roberta Metsola (@EP_President) September 8, 2022

    La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha inviato una lettera di condoglianze direttamente al nuovo sovrano del Regno Unito di Gran Bretagna, Irlanda del Nord e del Commonwealth: Re Carlo III, figlio primogenito di Elisabetta II e Filippo di Edinburgo, di anni 73. “Vostra Maestà, ho appreso con profondo dolore la notizia della scomparsa della madre di Vostra Maestà, la defunta Regina Elisabetta II. Permettetemi di esprimere a Vostra Maestà, alla Famiglia Reale e al popolo britannico le mie più sincere condoglianze a nome dell’Unione Europea”, esordisce il messaggio formale della leader dell’esecutivo Ue. “Il suo coraggio e la sua devozione nel servire il suo Paese sono stati fonte di grande forza per molti e un’ancora di stabilità nei momenti più difficili“, ha sottolineato von der Leyen, senza dimenticare “l’amore per la famiglia e per il suo popolo”, “l’empatia e la sua capacità di entrare in contatto con ogni generazione che passa, pur rimanendo radicata nelle tradizioni che le stavano a cuore” e “l’esempio di vera leadership”.
    Come ricordato dalla numero uno della Commissione, “il suo regno ha definito la storia della vostra nazione e del nostro continente“, simboleggiando “il meglio del Regno Unito, del suo popolo e dei suoi valori”. Tutto questo “ha un significato per molti” ed è stata “una fonte di ispirazione per tutta la mia vita”, ha aggiunto con una nota personale von der Leyen. “Cuori e menti” di tutti i cittadini dell’Unione sono con Re Carlo III e con il popolo britannico, a cui viene augurata “forza e saggezza nel portare avanti il suo lavoro, sapendo che tutti noi continueremo a trovare ispirazione nell’eredità unica che ci ha lasciato”.

    She witnessed war and reconciliation in Europe and beyond, and deep transformations of our planet and societies.
    She was a beacon of continuity throughout these changes, never ceasing to display a calmness and dedication that gave strength to many.
    May she rest in peace. pic.twitter.com/q77q9o2KWp
    — Ursula von der Leyen (@vonderleyen) September 8, 2022

    Anche l’alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, si è soffermato sul fatto che “l’eccezionale regno della Regina Elisabetta Il ha supervisionato eventi-chiave del ventesimo e ventunesimo secolo”. Tutta l’Unione ora “rende omaggio al suo contributo unico alla costruzione della pace e della riconciliazione“. Anche la commissaria europea per l’Istruzione, Mariya Gabriel, ha parlato di “valori e azioni ispiratrici” della sovrana, per cui “il lungo regno ha fatto la storia”.
    Il premier ceco e presidente di turno del Consiglio dell’Ue, Petr Fiala, si è detto “profondamente addolorato per la morte di Sua Maestà la Regina, Elisabetta II”, inviando “sentite e sincere condoglianze alla famiglia reale, al popolo britannico e a quello del Commonwealth”.

    🇬🇧 Tonight, I express my sincere condolences to the British @RoyalFamily and the British people on the passing of Queen Elizabeth II.
    By serving with inspiring values and actions, the Queen’s long reign made history.
    May Queen Elizabeth II rest in peace. pic.twitter.com/i6n8V6OSfc
    — Mariya Gabriel (@GabrielMariya) September 8, 2022

    L’ultimo saluto delle istituzioni comunitarie alla Regina Elisabetta II del Regno Unito: “Ha supervisionato eventi-chiave del ventesimo e ventunesimo secolo, rendiamo omaggio al suo contributo unico alla costruzione della pace e della riconciliazione”

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    Dalla Turchia all’Ucraina, passando dai Balcani Occidentali. Gli inviti Ue per il summit della Comunità politica europea

    Bruxelles – I preparativi per la nascita della Comunità politica europea non si sono fermati per tutta l’estate e ora è tempo di raccoglierne i frutti. Basterà attendere solo un altro mese per capire come si configurerà e a quali ambizioni potrà ambire il progetto politico – a suo modo storico – la cui paternità è condivisa tra il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, e quello della Francia, Emmanuel Macron. In concomitanza con il primo giorno del prossimo vertice informale dei leader Ue in Repubblica Ceca, si terrà il 6 ottobre a Praga la prima riunione della Comunità politica europea, la piattaforma di coordinamento tra i Paesi di tutto il continente sulle questioni di importanza strategica comune.
    A meno di un mese dalla convocazione della riunione nella sede della presidenza di turno ceca del Consiglio dell’Ue, è ora tempo degli inviti. Come fanno sapere funzionari europei, da Bruxelles e da Praga “dovrebbero essere spedite” le partecipazioni a tutti i 27 Paesi membri dell’Unione, i sei dei Balcani Occidentali, Norvegia, Svizzera, Islanda, Lichstenstein, Regno Unito, Ucraina, Moldova, Georgia, Turchia, Armenia e Azerbaigian (eventuali sorprese o rifiuti dell’ultimo minuto saranno comunicati “presto”). Nel corso di un incontro informale con il Comitato dei rappresentanti permanenti del Consiglio (Coreper II) il capo di gabinetto del presidente Michel ha riferito ai Ventisette che tra le questioni principali sul tavolo “ci saranno la guerra della Russia contro l’Ucraina, la crisi energetica e la situazione economica“, rendono noto le stesse fonti.
    La coreografia dell’incontro di Praga prevederà una sessione plenaria di apertura, tavole rotonde “su stabilità della sicurezza, energia, mobilità, economia”, incontri bilaterali e una cena plenaria di chiusura. Il tutto riservato esclusivamente ai leader dei Paesi invitati. È interessante notare che da Bruxelles arrivano precisazioni sul fatto che la Comunità politica europea (che ha già un acronimo, Cpe) “non si sostituisce all’allargamento” dell’Unione o alle sue politiche, in risposta ad alcune perplessità emerse nel momento della presentazione ufficiosa del format ai Paesi balcanici, che attendono da anni – se non da decenni – di diventare membri Ue: “Il Cpe sarà un processo inclusivo e garantirà la partecipazione dei leader dell’Unione e dei Paesi terzi”.
    Gli ultimi sviluppi a proposito della Comunità politica europea si fondano sulle conclusioni del vertice dei leader Ue di fine giugno, quando i Ventisette avevano messo nero su bianco la volontà di percorrere una strada che ridisegni la politica di integrazione sul continente, superando l’attuale visione binaria dentro/fuori l’Unione. La proposta era stata avanzata con tutta una serie di dettagli dal leader francese Macron (allora presidente di turno del Consiglio dell’Ue), all’evento conclusivo della Conferenza sul Futuro dell’Europa del 9 maggio. A dimostrazione che il progetto stava prendendo piede a Bruxelles, pochi giorni più tardi il numero uno del Consiglio Michel aveva parlato del bisogno di una nuova cooperazione sul continente attraverso una “comunità geopolitica europea“. In quell’occasione era stata presentata anche la possibilità di riformare il processo di adesione all’Ue – un tema a cui guardano con attenzione i Balcani Occidentali – per renderlo “più rapido, graduale e reversibile”. Ma su questo fronte ancora tutto tace.

    Si terrà il 6 ottobre a Praga la prima riunione del format voluto dal presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, e francese, Emmanuel Macron, per chiudere i ranghi dei leader del continente su questioni strategiche comuni: “Ma non sostituisce la politica di allargamento dell’Unione”

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    L’Ue piange Michail Gorbačëv, ultimo presidente dell’Urss: “Ha svolto un ruolo cruciale nel porre fine alla Guerra Fredda”

    Bruxelles – Il politico che con le sue scelte ha consegnato l’Unione Sovietica alla storia, un uomo che “ha aperto la strada a un’Europa libera“. Arriva da Bruxelles il cordoglio dei leader Ue per la morte di Michail Gorbačëv, l’ultimo presidente dell’Urss, venuto a mancare ieri sera (martedì 30 agosto) all’età di 91 anni. “Era un leader fidato e rispettato”, ha scritto nel suo tweet la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen: “Ha svolto un ruolo cruciale nel porre fine alla Guerra Fredda e nell’abbattere la cortina di ferro, è un’eredità che non dimenticheremo”. Di eredità ha parlato anche il numero uno del Consiglio Ue, Charles Michel (“Un uomo che ha dedicato la sua vita al servizio pubblico con un profondo impegno per la pace e la libertà“), e la leader dell’Eurocamera, Roberta Metsola, ricordando l’incontro “nella tempestosa Malta” del 1989 con George Bush senior “per sancire la fine della Guerra Fredda”. Un summit che “ha ispirato la speranza di un mondo migliore e più libero”, con “l’abbattimento di muri e la riunificazione dell’Europa“.

    My lasting memory of Mikhail Gorbachev is watching him meet George HW Bush in stormy Malta to signal the end of the Cold War.
    It inspired hope of a better, freer world. It meant walls torn down & led to Europe’s reunification.
    His legacy will be remembered.May he rest in peace pic.twitter.com/wTjNUUrCRw
    — Roberta Metsola (@EP_President) August 30, 2022

    Gorbačëv nacque il 2 marzo 1931 a Privolnoye, nel Caucaso del Nord. Studiò legge all’Università Statale di Mosca e, dopo essersi laureato a pieni voti, decise di intraprendere la carriera politica, entrando nel Komsomol (l’Unione della Gioventù Comunista Leninista). Scalò velocemente i ranghi amministrativi della regione di Stavropol e a 39 anni era già a capo della sezione locale del partito. Nei dieci anni successivi si guadagnò la stima del presidente dell’Urss, Leonid Bréžnev, e nel 1978 fu nominato segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista. Dopo la morte di Bréžnev quattro anni più tardi, si alternarono Jurij Andropov e Konstantin Černenko, restando in carica solo per pochi mesi ciascuno: nel 1985 il Politburo (il Comitato centrale ristretto) appoggiò la proposta dell’allora ministro degli Esteri, Andrej Gromyko, e nominò all’unanimità Gorbačëv presidente dell’Unione Sovietica. Fu il leader più giovane della storia dell’Urss, eletto a 54 anni.
    Dopo un ventennio di immobilismo politico che aveva messo in ginocchio la spinta verso la crescita dell’economia della Federazione, le tensioni interne nelle Repubbliche Socialiste iniziarono a rendersi sempre più manifeste, con la richiesta di maggiore autonomia o d’indipendenza. La riposta di Gorbačëv alla crisi dell’Urss fu un piano strutturale basato su tre concetti: glasnost (trasparenza sui problemi da risolvere e maggiore libertà d’espressione), perestrojka (riforme economiche per modernizzare il sistema sovietico con alcuni elementi dell’economia di mercato) e uskorenie (accelerazione della produzione per non perdere terreno sul blocco occidentale). Ma la glasnost e la perestrojka ebbero effetti collaterali inaspettati per il sistema sovietico, dal momento in cui la maggiore libertà d’espressione aumentò la spinta indipendentista di alcune Repubbliche Socialiste, mentre le riforme economiche rimasero a metà via tra un sistema di economia pianificata e di mercato. Fu così che tra il 1990 e il 1991 la Georgia e i Baltici dichiararono la propria sovranità, mentre a Mosca si consumò l’ultimo tentativo dei vertici sovietici di mantenere il potere, con il colpo di stato fallito nell’agosto 1991 (per l’opposizione popolare e il mancato appoggio dell’esercito). Ne derivò la fine politica di Gorbačëv e l’accelerazione del processo di disgregazione dell’Urss, con la stabilizzazione del potere del presidente della Federazione Russa, Borís Él’cin.

    Mikhail Gorbachev in Pizza Hut commercial, 1997. pic.twitter.com/lzDpNYn9Zs
    — Soviet Visuals (@sovietvisuals) August 31, 2022

    “Michail Gorbačëv ha portato con glasnost e perestrojka un vento di libertà nel blocco sovietico”, ha commentato l’alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ricordando il suo contributo a “cambiare radicalmente la sicurezza globale, inaugurando un’era di cooperazione reciprocamente vantaggiosa”. Il richiamo al presente e ai rapporti tra Bruxelles e Mosca è evidente: “Un’era che è svanita e di cui c’è urgente bisogno di nuovo“, ha esortato l’alto rappresentante Ue. Anche il commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni, ha posto l’accento sul fatto che Gorbačëv “ha cambiato la Storia”, perché “osannato, poi sconfitto e oggi in patria deriso, con le sue riforme ha accompagnato il crollo delle dittature comuniste e ha acceso la speranza di democrazia in Russia e di disarmo nel mondo“. Una speranza “che deve tornare”, ha aggiunto Gentiloni. “Della sua eredità politica si discuterà ancora molto, la guerra di aggressione di Putin ci ha mostrato che c’è da fare ancora moltissimo per la convivenza fra i popoli e per un’Europa di pace”, gli ha fatto eco il capo-delegazione del Partito Democratico al Parlamento Ue, Brando Benifei.

    È morto Mikhail #Gorbacev, l’ultimo Presidente dell’URSS e Premio Nobel. Della sua eredità politica si discuterà ancora molto, la guerra di aggressione di #Putin ci ha mostrato che c’è da fare ancora moltissimo per la convivenza fra i popoli e per un’#Europa di pace. pic.twitter.com/1x8JJnDOl6
    — Brando Benifei (@brandobenifei) August 30, 2022

    Si è spento a 91 anni uno dei leader più influenti del Novecento, le cui politiche contribuirono alla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Il cordoglio dei leader dell’Unione: “Ha aperto la strada a un’Europa libera, è un’eredità che non dimenticheremo”

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    L’Ue celebra il Giorno dell’Indipendenza dell’Ucraina e della “lotta per difendere i valori e principi europei”

    Bruxelles – Una bandiera di 30 metri giallo-blu, per unire Kiev all’Unione Europea nel Giorno dell’Indipendenza dell’Ucraina. A presenziare alla cerimonia alla Grand-Place di Bruxelles, la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, vestita con la camicia blu e la giacca gialla – i colori nazionali ucraini – che già aveva indossato in occasione dell’annuncio sul parere favorevole per la concessione dello status di Paese candidato all’adesione Ue. In occasione del 24 agosto, festività nazionale ucraina che commemora la dichiarazione di indipendenza dall’Unione Sovietica del 1991, le istituzioni comunitarie hanno fatto sentire la propria vicinanza a Kiev, impegnata in una nuova lotta per la sovranità contro la Russia – questa volta non sovietica, ma del regime di Putin.
    La sede della Commissione Europea a Bruxelles illuminata con i colori della bandiera dell’Ucraina
    “State combattendo per difendere la vostra sovranità e per proteggere la vostra libertà di fronte a un’aggressione, noi non potremo mai eguagliare i sacrifici che fate ogni giorno, ma possiamo e saremo al vostro fianco“, è stato il messaggio inviato dalla stessa presidente von der Leyen al popolo ucraino prima della sua partecipazione alla manifestazione. L’Ue ha dimostrato questo impegno “fin dall’inizio” attraverso sostegno economico, militare e umanitario: “Sosteniamo i vostri coraggiosi soldati in prima linea, i vostri funzionari e la società civile sul fronte interno”, ma anche attraverso l’accoglienza delle famiglie “che hanno cercato rifugio” nell’Unione e degli “oltre 3 milioni di bambini ucraini” nelle scuole europee. La promessa – che ricalca quella fatta a maggio al Parlamento Ue e all’impegno in sede G7 della Germania di Olaf Scholz annunciato ieri (martedì 23 agosto) al summit della Piattaforma per la Crimea – è di “ricostruire le vostre città, mattone dopo mattone, e ripiantare i vostri campi, seme per seme“, all’interno di una prospettiva che vede Ucraina e Unione Europea “insieme”.
    Tutte le istituzioni comunitarie si sono illuminate di giallo e blu per il Giorno dell’Indipendenza dell’Ucraina e un messaggio di sostegno è arrivato da ciascun presidente. “State combattendo per difendere la vostra patria e il futuro del vostro Paese, ma anche per difendere i nostri valori e i principi europei“, ha dichiarato il numero uno del Consiglio Ue, Charles Michel. È per questo motivo che “il vostro futuro è il nostro futuro comune” e l’Unione è pronta a “sostenervi il più possibile per proteggere la vostra indipendenza, la vostra sovranità e la vostra integrità territoriale”. La presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola, ha sottolineato che “il significato del Giorno dell’Indipendenza di quest’anno è più che mai convincente”, perché i cittadini dell’Ucraina “combattono per le loro vite, le loro famiglie, il loro Paese, i loro valori, le loro scelte e la loro libertà. Per la loro indipendenza”. Con l’hashtag #StandWithUkraine, lanciato dall’Eurocamera e dalla Verkhovna Rada (il Parlamento ucraino), la presidente Metsola ha assicurato che “il nostro sostegno non si fermerà qui” e andrà avanti “per tutto il tempo necessario”, come le ha fatto eco Michel.

    The significance of this year’s 🇺🇦 Independence Day is more compelling than ever before.
    Strong & brave Ukrainians fighting for their lives, families, country, values, choices & freedom.
    For their independence.
    🇪🇺 will always #StandWithUkraine. Our support will not stop here. pic.twitter.com/QLy2H44s1H
    — Roberta Metsola (@EP_President) August 24, 2022

    In occasione del 24 agosto le istituzioni comunitarie hanno inviato un messaggio di supporto alla difesa di Kiev dall’invasione russa. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, presente alla cerimonia alla Grand-Place di Bruxelles con una bandiera giallo-blu di 30 metri