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    Mattarella ricorda la strage di Stazzema: 'Oltraggio disumano'

    “Il 12 agosto di 76 anni fa le frazioni di Stazzema divennero teatro dell’oltraggio più disumano: l’eccidio di centinaia e centinaia di civili inermi. Fu una delle stragi più efferate compiute nel nostro Paese durante l’occupazione nazista per i numeri spaventosi del massacro, per la crudeltà con cui gli uomini delle SS si accanirono sui corpi privi di vita, per lo scempio del rogo nella piazza di Sant’Anna”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nell’anniversario della strage, invitando a “non ignorare rigurgiti di intolleranza, di odio razziale, di fanatismo che pure si manifestano nelle nostre società e nel mondo”. 

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    Chi sono Dara e Murelli i leghisti sospesi

       Un piccolo imprenditore del tessile e una consulente di finanziamenti europei, entrambi con un reddito dichiarato oltre i centomila euro. Ecco chi sono i due deputati leghisti col bonus: Andrea Dara, 41 anni di Mantova, Elena Murelli, 45 anni di Piacenza. Il loro nome circolava da giorni, senza che da loro giungessero smentite né ammissioni. E’ una nota del capogruppo della Lega Riccardo Molinari, che ne comunica la sospensione, a dare la conferma: sì, sono Dara e Murelli due dei tre parlamentari (il terzo sarebbe un Cinque stelle) che hanno chiesto e ottenuto il bonus da 600 euro riconosciuto dal governo alle partite Iva per far fronte all’emergenza Coronavirus.    ANDREA DARA (LEGA): nato a Castel Goffredo in provincia di Mantova il 7 gennaio 1979, è un piccolo imprenditore nel settore tessile e abbigliamento. Eletto nella circoscrizione Lombardia 4 nelle file della Lega, nel 2019 ha dichiarato – come si legge nella dichiarazione consegnata alla Camera – redditi per 109.324 euro. E’ stato consigliere comunale a Castiglione delle Stiviere (dove ha anche otto immobili, sempre secondo la sua dichiarazione dei redditi) dal 2007 al 2011, poi vicesindaco nel 2016 fino alla sua elezione alla Camera.    ELENA MURELLI (LEGA): piacentina, ha compiuto da poco 45 anni (è nata il 29 luglio 1975). Con una laurea in economia e commercio e un master in gestione dell’economia di rete, alterna l’attività di consulente in finanziamenti europei a quella di docente a contratto all’Università Cattolica della sua città.    Nella Lega dal 2001, politicamente si divide tra il consiglio comunale di Podenzano, nella pianura piacentina, e lo scranno alla Camera (dal 2018). Lo scorso anno ha dichiarato un reddito totale di 106.309 euro, nel 2018 di circa 62 mila. Tra i provvedimenti che ha proposto da prima firmataria spicca uno sulle modifiche alla struttura organizzativa di Inps e Inail e un altro per modificare il decreto del 2019 sull’esclusione dei condannati per gravi delitti dal beneficio del reddito di cittadinanza.    

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    Consulta, via libera all'election day

        Via libera all’election day del 20 e 21 settembre. Il semaforo verde arriva dalla Corte costituzionale che ha dichiarato inammissibili i 4 conflitti di attribuzione che erano stati sollevati sul taglio dei parlamentari e sul relativo referendum e sull’ abbinamento della consultazione con le elezioni per il rinnovo di sette Consigli regionali. A proporre i conflitti erano stati il Comitato promotore per il no, la Regione Basilicata , il senatore Gregorio De Falco ( Gruppo misto) e +Europa 
     Sarà depositata giovedì l’ordinanza della Consulta che ha dichiarato inammissibili i 4 conflitti. Intanto in una lunga nota l’ufficio stampa anticipa le ragioni della decisione.La Corte ha dichiarato inammissibile (relatore Giuliano Amato) il conflitto sollevato dal Comitato promotore del referendum sul “taglio dei parlamentari” sull’abbinamento delle due votazioni,perchè il Comitato non ha legittimazione soggettiva a sollevare questo conflitto dato che la Costituzione non gli attribuisce una funzione generale di tutela del miglior esercizio del diritto di voto da parte dell’intero corpo elettorale. Per quanto riguarda il ricorso della Regione Basilicata (relatore Giovanni Amoroso), la Corte ha dichiarato l’inammissibilità, perché in linea con la propria giurisprudenza, ha infatti escluso la legittimazione soggettiva degli enti territoriali, in generale, e della Regione, in particolare, perché non sono potere dello Stato ai sensi dell’articolo 134 della Costituzione.
    Quanto al ricorso presentato dal senatore De Falco nei confronti del Senato, del Governo e del Presidente della Repubblica, la Corte costituzionale (relatore Nicolò Zanon) ha ritenuto che esponesse, in modo confuso e incoerente, critiche alla legge elettorale, alla riforma costituzionale, all’accorpamento delle consultazioni, all’utilizzo dei decreti legge e, infine, al procedimento di conversione in legge degli stessi, sovrapponendo argomenti giuridico-costituzionali tra loro ben distinti. Inoltre, pur sostenendo la violazione di plurimi principi costituzionali inerenti sia il procedimento legislativo sia quello di revisione costituzionale, il ricorso non ha chiarito quali attribuzioni costituzionali del singolo parlamentare siano state in concreto lese nel corso di questi procedimenti.
    Perciò è stato giudicato inammissibile. Con il conflitto promosso dall’Associazione +Europa, nella sua veste di partito politico, veniva contestata in particolare la previsione (contenuta nel dl n. 26 del 2020) che riduce a un terzo il numero minimo di sottoscrizioni richiesto per presentare liste e candidature nelle elezioni regionali. Secondo +Europa, omettendo di prevedere, in favore dei partiti già presenti in Parlamento, una deroga all’obbligo della raccolta delle sottoscrizioni, il legislatore avrebbe leso le sue attribuzioni costituzionali in quanto partito politico. L’inammissibilità del conflitto (relatrice Daria De Pretis) deriva dal difetto di legittimazione della ricorrente in base alla costante giurisprudenza costituzionale che nega ai partiti politici la natura di potere dello Stato. 

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    Torna Grillo, sogno M5s era un movimento senza sedi né tesori

    “E’ parecchio tempo che sono in disparte perché si dicono un sacco di cose su cui preferisco non essere immischiato. Ma ci terrei a dire che io ho fatto parte di un sogno che si è realizzato del M5s che oggi governa, partendo da un’idea di rete e di un movimento senza sedi, senza tesori, senza soldi partendo proprio dall’idea che la rete è l’intelligenza condivisa”. Così Beppe Grillo sul suo blog in un post dal titolo :”Dite al treno che io passo una sola volta”. Un post per lanciare la sua idea di infrastrutturazione digitale dell’Italia ma in cui non manca di fare un cenno anche alle dinamiche interne del M5s dopo le indiscrezioni su una riunione dei 5 Stelle in cui si sarebbe tornati ad invocare la costituzione di un partito M5s.
     “Partivamo proprio dall’idea che la rete è l’intelligenza condivisa e la politica condivisa e che la società del futuro sarà condivisa con la rete: attraverso quello passerà qualsiasi cosa. Noi invece ci perdiamo in discorsi completamente inutili, vuoti e senza senso” premette Grillo che ricorda: “adesso, solo adesso, abbiamo l’opportunità di fare scelte coraggiose, sostenendo lo sviluppo digitale dell’Italia con una visione industriale e di lungo periodo. Infrastrutture e competenze digitali, infatti, sono un elemento imprescindibile per rendere il nostro Paese competitivo sui mercati internazionali e generatore di sviluppo. Lo sviluppo digitale dipende adesso da noi: è il momento giusto per fare un piano industriale, non un piano finanziario”. 
       

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    Roma: Fuortes, non sono interessato alla candidatura

    (ANSA) – ROMA, 12 AGO – ”Non sono interessato ad una candidatura a sindaco della Capitale nelle prossime amministrative”. Carlo Fuortes, sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma, risponde così alla proposta di Carlo Calenda, leader di Azione, di lanciarlo nella corsa per la guida del Campidoglio. ”Ringrazio Calenda per la stima nei miei confronti – dice Fuortes – ma continuerò il bellissimo lavoro che svolgo al Teatro dell’Opera di Roma”. (ANSA).   

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    Kamala Harris,'Obama donna' per vicepresidenza

    (ANSA) – NEW YORK, 11 AGO – La prima donna afroamericana essere candidata alla vice presidenza americana. Il suo soprannome e’ l'”Obama donna”, e infatti molto di lei ricorda l’ex presidente. La senatrice Kamala Harris, 54 anni, e’ stata scelta da Joe Biden come suo numero due nella corsa alla Casa Bianca.    Colta e trascinatrice di folle, Kamala Harris e’ l’ex procuratrice di San Francisco prima e della California poi, la prima donna afroamericana a ricoprire tali incarichi. Nel 2016, l’anno della vittoria di Donald Trump, conquista il senato americano e subito dichiara ‘guerra’ al tycoon, che a suo avviso non e’ l’America o almeno la sua America.    In senato il prestigio e la sua statura politica si affermano immediatamente: i suoi ‘interrogatori’ all’ex ministro della Giustizia Jeff Sessions durante varie audizioni diventano virali e la accreditano davanti a un pubblico democratico a caccia di un volto nuovo per il partito. Da qui la decisione di provare a correre per la Casa Bianca: nonostante ci metta tutta se stessa non ce la fa ed e’ costretta a ritirarsi, affermandosi pero’ come una delle rivali piu’ agguerrite di Biden nel corso delle primarie. E’ salito alle cronache l’aspro confronto fra i due nel corso di uno dei dibattiti, durante il quale ha rinfacciato a Biden di essersi compiaciuto della collaborazione con due senatori segregazionisti negli anni ’70.    Non contenta Harris aveva continuato raccontando di conoscere una ragazzina nera che per fortuna poteva andare in una scuola migliore grazie a servizio di scuolabus istituito per le minoranze che vivevano nei quartieri piu’ disagiati, servizio al quale – ricorda – il senatore Biden si era opposto: “Quella ragazzina ero io”.    Il soprannome ingombrante di “Obama donna” non sembra averla mai spaventata, anzi la senatrice si e’ sempre mostrata pronta a raccogliere le sfida. L’ex presidente non ha mai nascosto la sua ammirazione per Harris, ma nonostante questo lei ne ha preso le distanze sulla politica delle espulsioni degli immigrati illegali. “Non ero d’accordo con il mio presidente”, il cui ordine era procedere con le espulsioni di ogni immigrato senza documenti, a prescindere dai loro precedenti penali, ha detto durante il primo dibattito fra i candidati democratici al 2020.    La sua scalata alla Casa Bianca era sta annunciata nel giorno di Martin Luther King, facendo la storia. Una storia che potrebbe ripetersi: Harris puo’ diventare la prima donna afroamericana vice presidente. (ANSA).   

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    Bonus: Garante Privacy, nessun ostacolo a pubblicità dei beneficiari

    “La privacy non è d’ostacolo alla pubblicità dei dati relativi ai beneficiari del contributo laddove, come in questo caso, da ciò non possa evincersi, in particolare, una condizione di disagio economico-sociale dell’interessato”. Lo sottolinea, in relazione alla vicenda del bonus Covid, il Garante per la protezione dei dati personali. Ciò vale a maggior ragione rispetto a coloro che svolgono una “funzione pubblica”, aggiunge il Garante, che aprirà un’istruttoria sulla metodologia seguita dall’Inps.
    “In relazione alla vicenda del bonus Covid, il Garante per la protezione dei dati personali – si legge in una nota diffusa dall’Autorità – precisa che, sulla base della normativa vigente, la privacy non è d’ostacolo alla pubblicità dei dati relativi ai beneficiari del contributo laddove, come in questo caso, da ciò non possa evincersi, in particolare, una condizione di disagio economico-sociale dell’interessato (art. 26, comma 4, d.lgs. 33 del 2013)”. “Ciò vale, a maggior ragione, rispetto a coloro per i quali, a causa della funzione pubblica svolta, le aspettative di riservatezza si affievoliscono – spiega il Garante – anche per effetto dei più incisivi obblighi di pubblicità della condizione patrimoniale cui sono soggetti (cfr., ad es., artt. 9 L. 441/1982 e 5 d.l. 149/2013, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 13 del 2014)”. Il Garante contestualmente comunica che “sarà aperta una istruttoria in ordine alla metodologia seguita dall’Inps rispetto al trattamento dei dati dei beneficiari e alle notizie al riguardo diffuse”.
    “Come promesso, se qualcuno ha preso un bonus verrà sospeso, anche se quei soldi sono stati dati in beneficienza”. Lo dichiara il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari (Lega). 
    “Adesso non ci sono più scuse. Anche il garante della privacy ha detto che non ci sono ostacoli alla diffusione dei nomi dei deputati che hanno richiesto il bonus di 600 euro malgrado i loro stipendi da 13mila euro netti al mese. È giusto che gli italiani sappiano chi sono, che ne conoscano i volti, i nomi e i cognomi”. Lo scrive Luigi Di Maio su Fb, sottolineando che “non è una gogna mediatica, non è questione ideologica o di propaganda. È una questione di giustizia e trasparenza”.
    Ex sfidante Nardella,preso bonus per darlo beneficenza  – Anche Ubaldo Bocci, coordinatore del centrodestra in Palazzo Vecchio che nel 2019 sfidò Dario Nardella nella corsa a sindaco di Firenze, ha chiesto, e percepito, il bonus per i professionisti in difficoltà a causa dell’emergenza Covid. Bocci, ex dirigente Azimut, come riportano oggi i quotidiani locali, spiega di non aver problemi di finanze ma di averlo fatto “per dimostrare che il governo stava sbagliando non dando soldi ad hoc per disabili e tossicodipendenti” e di aver “dato tutto in beneficenza”. “E’ vero ho preso quei soldi ma non li ho tenuti per me – aggiunge Bocci -. Il commercialista mi disse che avrei potuto averli anche io visto che si trattava di denari a pioggia, dati in maniera sbagliatissima, senza distinguere reddito e posizione di ciascuno. E allora pensai che potevo richiederli per donarli a chi ne aveva davvero bisogno. E così ho fatto”. “Ho i bonifici che lo testimoniano – conclude -. Lo dichiarai anche in una riunione dei capigruppo in Palazzo Vecchio”.