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    L’escalation della guerra russa in Ucraina tocca la Polonia. Un missile cade sul territorio Nato: condanna Ue e G7

    Bruxelles – Quasi nove mesi di guerra e alle 15:40 del 15 novembre la guerra russa in Ucraina ha toccato il punto più delicato, quasi di non ritorno. Perché, per la prima volta dal 24 febbraio, l’aggressione armata del Cremlino ha sconfinato in Polonia, un Paese membro dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (Nato), con un missile che ha causato la morte di due persone nel villaggio di Przewodów (a un centinaio di chilometri da Leopoli).
    Un frammento del missile russo caduto in Polonia
    La notizia è arrivata nella serata di ieri, quando il governo guidato da Mateusz Morawiecki ha convocato urgentemente una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale. Da subito si è respirata cautela – in particolare a Bruxelles, dove hanno sede non solo le istituzioni comunitarie, ma anche la Nato – nella condanna alla Russia. Tutti i leader hanno voluto aspettare l’esito della valutazione della Polonia, perché, se confermato un attacco russo, questo significherebbe un’escalation inedita della guerra, con il coinvolgimento dell’Alleanza Atlantica. La linea rossa è l’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico: quello che afferma che “un attacco contro un alleato è un attacco contro ogni componente dell’Alleanza” e che permette a ciascuna di esse, “nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva”, di assistere la parte attaccata “intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata“.
    Da subito però questo scenario è apparso il meno probabile, considerati gli scenari di malfunzionamento del missile in questione o delle conseguenze dell’impatto con la contraerea ucraina a Leopoli, o addirittura di missili anticarro di Kiev su una trattoria sbagliata. Per tutto il pomeriggio di ieri sono state bombardate le città e le infrastrutture ucraine con una novantina di missili e droni e – come reso noto in nottata dai portavoce del governo della Polonia – in questo contesto “un missile di fabbricazione russa” è caduto sul villaggio di Przewodów. Di qui la decisione di convocare l’ambasciatore della Federazione Russa in Polonia per “immediate spiegazioni dettagliate”. A questo si aggiunge la possibilità di attivare l’articolo 4 del Trattato del Nord Atlantico, ovvero il processo per consultazioni di emergenza se un membro dell’Alleanza teme un’aggressione esterna (l’ultima volta era stato attivato da Estonia, Lettonia e Lituania nel giorno dell’invasione russa dell’Ucraina).

    Due missili 🇷🇺 avrebbero ucciso due civili in #Polonia nella città di città di Przewodów, al confine con l’#Ucraina. Ci sarebbero due morti. pic.twitter.com/g2ycVP61ZG
    — OSINT-I (@OSINTI1) November 15, 2022

    La reazione al missile russo in Polonia
    Mentre oggi (mercoledì 16 novembre) a Bruxelles il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, presiederà una riunione d’emergenza degli ambasciatori dell’Alleanza Atlantica, da Bali (Indonesia) – dove si sta svolgendo il summit dei leader del G20 – arriva la prima reazione dei partner Nato e G7, compresa l’Ue. “Condanniamo i barbari attacchi missilistici che la Russia ha perpetrato su città e infrastrutture civili ucraine”, si legge in una dichiarazione congiunta al termine della riunione Nato-G7. I leader hanno anche discusso dell’esplosione oltre il confine ucraino e hanno offerto “pieno sostegno e assistenza alle indagini in corso in Polonia“, rimanendo “in stretto contatto per determinare i passi successivi appropriati”. Si tenta così di smorzare la tensione fino a quando la dinamica dell’episodio non sarà chiarita definitivamente, anche se rimane ferma la condanna al Cremlino per gli “sfacciati attacchi alle comunità ucraine, anche mentre il G20 si riunisce per affrontare le più ampie conseguenze della guerra”.
    La riunione straordinaria dei leader Nato e G7 a Bali, Indonesia (16 novembre 2022)
    Dopo un confronto con il premier della Polonia Morawiecki, il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, ha fatto sapere che proporrà “una riunione di coordinamento con i leader dell’Ue che partecipano al G20 qui a Bali”, nel corso della giornata di oggi. L’alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, è rimasto in contatto “durante la notte” con il ministro degli Esteri polacco, Zbigniew Rau, assicurandogli il “pieno sostegno del Consiglio Affari Esteri” (al momento non sono previste riunioni straordinarie dei ministri degli Esteri o della Difesa a Bruxelles). Da parte della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, sono arrivate le condoglianze e un “forte messaggio di sostegno e solidarietà” alla Polonia, mentre Bruxelles monitora “attentamente” la situazione nel Paese membro Ue coinvolto – probabilmente in modo accidentale – nella guerra in Ucraina.

    Il governo polacco ha confermato che il missile caduto nel villaggio di Przewodów (uccidendo due persone) “è di fabbricazione russa”. A margine del G20 a Bali i leader puntano il dito contro gli “attacchi massicci sulle città ucraine”, ma c’è cautela sulla dinamica dello sconfinamento

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    Firmato il protocollo di adesione, Svezia e Finlandia più vicine alla NATO

    Bruxelles – Svezia e Finlandia nella NATO, il passo “storico” è compiuto. Firmato il protocollo di adesione che può permettere all’Alleanza di espandersi ancora e divenire a 32 Stati, Turchia permettendo. Perché per poter essere membro a pieno titolo occorre che tutti i Parlamenti nazionali ratifichino il protocollo di adesione, e questo concede ancora ad Ankara libertà di manovra e di pressione nella sua lotta al separatismo curdo. Estonia e Paesi Bassi i primi ad attivarsi. I partner UE, prima ancora che NATO, hanno convocato i rispettivi organismi legislativi per iniziare sin da subito il procedimento di discussione e voto, rispondendo all’invito del segretario generale della stessa Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, di “fare in fretta”.

    Allies signed the Accession Protocols for #Finland & #Sweden in the presence of 🇫🇮 FM @Haavisto & 🇸🇪 FM @AnnLinde.
    SG @jensstoltenberg said: “This is truly an historic moment. For Finland, for Sweden, for #NATO & for our shared security.”
    Read: https://t.co/J1C1vuapiJ pic.twitter.com/GVjQGQVpw4
    — Oana Lungescu (@NATOpress) July 5, 2022

    Il processo di allargamento della NATO è una delle conseguenze dell’aggressione russa in Ucraina, che ha indotto i due Paesi scandinavi a infrangere la politica della neutralità. La prossimità geografica e la condotta del Cremlino hanno spazzato via decenni di dibattiti e convinzioni, portando politica ed opinione pubblica verso tutt’altra collocazione. Ma il passo storico è stato possibile grazie alla decisione della Turchia di rimuovere il veto, dopo il protocollo d’intesa raggiunto con Ankara sulla lotta al terrorismo declinata in senso anti-curdo.
    Proprio qui rischiano di annidarsi le possibili, nuove, insidie al percorso di avvicinamento alla NATO per Svezia e Finlandia. Soprattutto dopo che la ministra degli Esteri  del regno scandinavo, Anna Linde, ha chiarito che non ci saranno concessioni né scappatoie. “Onoreremo il protocollo”, ma “non ci possono essere vie legali aggiuntive, rispetteremo la legge svedese e il diritto internazionale“. Il che vuol dire che “le autorità preposte all’estradizione ricevono le richieste e le processano secondo le procedure, poi è l’Alta corte a prendere la decisione“.
    La Turchia sta a guardare e certamente, a differenza di Estonia e Paesi Bassi, non accelererà le procedure parlamentari. Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, già ha anticipato che Anakra bloccherà l’adesione di Svezia e Finlandia se non dovessero rispettare il memorandum tripartito di Madrid. Firmato il protocollo di adesione, tutto può ancora succedere.

    Ora occorre la ratifica parlamentare di tutti i membri dell’Alleanza atlantica. Estonia e Paesi Bassi si attivano, la Turchia osserva ed è pronta a bloccare tutto

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    La più significativa svolta strategica della NATO dalla fine della Guerra Fredda

    Bruxelles – Un terremoto geopolitico come quello del 2022 non si vedeva probabilmente dal 1991, con la fine della Guerra Fredda che aveva caratterizzato i quattro decenni dopo la Seconda Guerra Mondiale. A 30 anni di distanza stiamo assistendo probabilmente a una nuova era delle relazioni internazionali e della sicurezza sul continente europeo, con gli alleati dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (NATO) che tornano a confrontarsi con Mosca. Non più con l’Unione Sovietica, ma questa volta con la Federazione Russa autoritaria guidata da Vladimir Putin.
    L’intervento del presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, al Summit NATO di Madrid (29 giugno 2022)
    Dopo anni di tentativi di instaurare un dialogo costruttivo con Mosca – che nel concetto strategico del 2010 l’aveva classificata come “partner” – l’invasione russa dell’Ucraina ha chiuso i canali diplomatici e ora i 30 alleati (più  i due in arrivo, Helsinki e Stoccolma) si sono allineati al nuovo concetto strategico NATO 2022, quella che viene considerata a tutti gli effetti la più significativa svolta nella strategia di sicurezza e difesa dell’Alleanza Atlantica dalla fine della contrapposizione tra blocchi. Il via libera al documento che riassume la posizione della NATO è arrivato nel corso della prima giornata del Summit di Madrid, che ha portato con sé un’altra decisione storica per l’Alleanza: dopo la revoca del veto turco, tutti i leader hanno acconsentito all’avvio del processo di adesione di Svezia e Finlandia, i due Paesi scandinavi che hanno portato avanti per decenni, se non per secoli, una politica di non-allineamento militare, almeno fino al terremoto geopolitico sul continente europeo.
    “La guerra Putin ha scatenato la più grande questione sicurezza dalla seconda guerra mondiale”, ha attaccato il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, nel corso della conferenza stampa, spiegando il punto cardine del nuovo ambiente di sicurezza: “L’area euro-atlantica non è in pace” e dopo più di 30 anni “non possiamo escludere la possibilità di un attacco contro la sovranità e l’integrità territoriale degli alleati”. La Federazione Russa costituisce “la minaccia più significativa e diretta alla sicurezza degli alleati”, dal momento in cui “cerca di stabilire sfere di influenza e di controllo diretto attraverso la coercizione, la sovversione, l’aggressione e l’annessione”. La sfida per la NATO è rappresentata dal “potenziamento militare di Mosca, anche nelle regioni del Baltico, del Mar Nero e del Mediterraneo, insieme all’integrazione militare con la Bielorussia”, nell’ottica della sovversione dell’ordine interazione attraverso “la posizione militare coercitiva, la retorica e la comprovata volontà di usare la forza per perseguire i suoi obiettivi politici”. L’Alleanza Atlantica ribadisce di “non cercare il confronto e non rappresentare una minaccia” per Mosca, ma allo stesso tempo di “non poterla considerare un partner” a causa delle “politiche e azioni ostili”.
    Il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg (29 giugno 2022)
    Ma la Russia non è l’unico “attore autoritario che sfida i nostri interessi, i nostri valori e il nostro stile di vita democratico”, si legge nel documento. Lo fanno anche “le ambizioni dichiarate e le politiche coercitive della Repubblica Popolare Cinese“, che “impiega un’ampia gamma di strumenti politici, economici e militari per aumentare la sua impronta globale e proiettare potere, pur rimanendo poco trasparente riguardo alla sua strategia, alle sue intenzioni e al suo sviluppo militare”. È la prima volta che Pechino viene citata esplicitamente come una potenziale minaccia a livello globale per la sicurezza della NATO, anche considerato “l’approfondimento del partenariato strategico tra Cina e Russia” nei settori spaziale, cibernetico e marittimo e l’utilizzo della “leva economica per creare dipendenze strategiche e rafforzare la sua influenza”. Così come con Mosca, gli alleati si dicono “aperti a un impegno costruttivo” con Pechino, per “costruire una trasparenza reciproca” e “salvaguardare gli interessi di sicurezza dell’Alleanza”.
    Lo strumento per affrontare questo nuovo e più instabile ambiente di sicurezza è investire nella difesa e questo coinvolge tutti i membri con un impegno diretto. “Condivideremo equamente le responsabilità e i rischi per la nostra difesa e sicurezza“, ribadisce il documento sul nuovo concetto strategico della NATO: “Metteremo a disposizione tutte le risorse, le infrastrutture, le capacità e le forze necessarie per svolgere appieno i nostri compiti fondamentali e attuare le nostre decisioni”. In termini pratici significa un aumento delle spese nazionali per la difesa “commisurato alle sfide di un ordine di sicurezza più contestato”. Come ha messo in chiaro il segretario generale Stoltenberg in conferenza stampa, “rafforzeremo i battaglioni sul fianco orientale e dovremo aumentare le nostre capacità congiunte, anche a livello di addestramento”, ma “fare di più, costa di più”. In altre parole, “dobbiamo riallinearci completamente all’obiettivo di spesa di almeno il 2 per cento del prodotto interno lordo in materia di difesa e sicurezza“. Dopo le riduzioni di spesa generalizzate all’interno dell’Alleanza fino al 2014 – anno dell’annessione illegale della Crimea da parte della Russia e dell’inizio della guerra nel Donbass – anche questo significa “nuovo concetto strategico” secondo la NATO.

    Via libera al Summit di Madrid al nuovo concetto strategico dell’Alleanza Atlantica ed è stato avviato il processo di adesione di Svezia e Finlandia. La Russia viene considerata “la più significativa e diretta minaccia per la sicurezza”, la Cina “sfida interessi e valori” degli alleati

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    La Turchia toglie il veto sull’adesione NATO di Svezia e Finlandia: sosterrà l’invito al vertice di Madrid

    Bruxelles – Il più importante vertice dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord dalla fine della Guerra Fredda si apre con una decisione che è a tutti gli effetti storica. La Turchia ha annunciato che toglierà il veto alla richiesta di adesione NATO di Svezia e Finlandia, sostenendo l’invito durante il vertice di Madrid (29-30 giugno) a diventare nuovi membri dell’Alleanza.
    La firma del memorandum d’intesa NATO tra Turchia, Svezia e Finlandia a Madrid (28 giugno 2022)
    “Sono lieto di annunciare che abbiamo raggiunto un accordo che apre la strada all’adesione di Svezia e Finlandia alla NATO”, ha annunciato ieri sera (martedì 28 giugno) il segretario generale, Jens Stoltenberg, dopo il vertice a quattro con il presidente della Finlandia, Sauli Niinistö, la prima ministra svedese, Magdalena Andersson, e il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdoğan: “La politica delle porte aperte della NATO è un successo, abbiamo mostrato di saper risolvere i problemi attraverso le negoziazioni”. Con il memorandum d’intesa firmato dai ministri degli Esteri di Helsinki, Stoccolma e Ankara, si apre la strada per l’invito ai due Paesi scandinavi a diventare nuovi membri della NATO. La decisione formale sarà presa oggi dai 30 alleati – Turchia compresa – nel corso della prima giornata di Summit a Madrid.
    La decisione assume una particolare rilevanza nel contesto del nuovo concetto strategico dell’Alleanza Atlantica, che considera la Russia “la più significativa e diretta minaccia” per la sicurezza degli alleati. La svolta nei due Paesi scandinavi tradizionalmente non-allineati militarmente è arrivata dopo l’aggressione militare della Russia all’Ucraina, un attacco non giustificato a uno Stato indipendente e sovrano che ha fatto temere il peggio anche a Helsinki e Stoccolma. “Inviamo un messaggio molto chiaro a Vladimir Putin“, ha sottolineato con forza il segretario generale Stoltenberg. “La nostra porta è aperta, e ha ottenuto l’opposto di quello che chiedeva” prima di invadere il territorio ucraino: “Voleva meno NATO, ora si trova con più NATO ai suoi confini“. Anche da Bruxelles è stata accolta positivamente l’intesa tra Finlandia, Svezia e Turchia per aprire le porte dell’Alleanza Atlantica ai due Paesi scandinavi: “Una NATO unita manterrà i nostri cittadini al sicuro e faciliterà una maggiore cooperazione con l’UE“, ha commentato il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel.
    La questione turca
    Dopo la firma del memorandum d’intesa tra Svezia, Finlandia e Turchia a livello NATO, si attende ora la definizione dei dettagli dell’accordo sulle “minacce alla sicurezza reciproca”, estradizioni verso Ankara comprese (che “rispetteranno gli standard europei”). Tutte questioni che, ancora prima che il segretario generale Stoltenberg ricevesse le richieste di adesione da Helsinki e Stoccolma, avevano spinto la Turchia di Erdoğan a mettersi di traverso, a causa delle tensioni diplomatiche con i due Paesi scandinavi.
    Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdoğan, e il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg
    La prima questione che ha tenuto in stallo per più di un mese l’adesione NATO di Finlandia e Svezia è legata al presunto sostegno al movimento politico-militare curdo del PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) da parte dei due Paesi europei. In realtà, l’organizzazione è bollata come terroristica non solo dalla Turchia, ma anche dall’Unione Europea (di cui Finlandia e Svezia fanno parte), anche se questa attribuzione è controversa: a causa delle persecuzioni a cui è sottoposta la popolazione curda in Turchia, in particolare Stoccolma si è rifiutata di estradare diversi membri del PKK, considerandoli rifugiati politici. La seconda ragione si spiega con le sanzioni imposte nel 2019 contro la Turchia per l’intervento militare in Siria, che hanno portato al divieto di vendita di armi ad Ankara.
    Il testo firmato ieri sera dai tre leader specifica che Finlandia e Svezia “estenderanno il loro pieno sostegno” alla Turchia in materia di sicurezza nazionale, facendo concessioni risolutorie: la promessa è di “non fornire sostegno” ai gruppi curdi siriani PYD/YPG, attivi nella lotta contro lo Stato Islamico (IS) in Siria e di aprire a possibili estradizioni di membri del PKK (al momento non c’è nulla di vincolante per i due Paesi scandinavi), mentre è stata ribadita l’assenza di embarghi nazionali sulle vendite di armi alla Turchia. Infine, Helsinki e Stoccolma hanno confermato il sostegno alla “più ampia inclusione possibile” di Ankara e di altri alleati extra-UE alle “iniziative attuali e future” dei quadri di difesa dell’Unione Europea.

    Il processo di adesione alla NATO
    Per diventare membro della NATO, un Paese deve inviare una richiesta formale, precedentemente approvata dal proprio Parlamento nazionale. A questo punto si aprono due fasi di discussioni con l’Alleanza, che non necessariamente aprono la strada all’adesione: la prima, l’Intensified Dialogue, approfondisce le motivazioni che hanno spinto il Paese a fare richiesta (come nel caso dell’Ucraina), la seconda, il Membership Action Plan, prepara il potenziale candidato a soddisfare i requisiti politici, economici, militari e legali necessari (sistema democratico, economia di mercato, rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, standard di intelligence e di contributo alle operazioni militari, attitudine alla risoluzione pacifica dei conflitti). Questa seconda fase di discussioni è stata introdotta nel 1999 dopo l’ingresso nella NATO di Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca, per affrontare il processo con aspiranti membri con sistemi politici diversi da quelli dei Paesi fondatori dell’Alleanza, come quelli ex-sovietici.
    La procedura di adesione alla NATO inizia formalmente con l’applicazione dell’articolo 10 del Trattato dell’Atlantico del Nord, che prevede che “le parti possono, con accordo unanime, invitare ad aderire ogni altro Stato europeo in grado di favorire lo sviluppo dei principi del presente Trattato e di contribuire alla sicurezza della regione dell’Atlantico settentrionale”. La risoluzione deve essere votata all’unanimità da tutti i Paesi membri NATO, che attualmente sono 30 (oggi dovrebbe succedere questo al vertice di Madrid, con l’allineamento della Turchia). A questo punto si aprono nel quartier generale dell’Alleanza a Bruxelles gli accession talks, per confermare la volontà e la capacità del candidato di rispettare gli obblighi previsti dall’adesione: questioni politiche e militari prima, di sicurezza ed economiche poi. Dopo gli accession talks, che sono a tutti gli effetti una fase di negoziati, il ministro degli Esteri del Paese candidato invia una lettera d’intenti al segretario generale della NATO.
    Il processo di adesione si conclude con il Protocollo di adesione, che viene preparato dalla NATO con un emendamento del Trattato di Washington, il testo fondante dell’Alleanza. Questo Protocollo deve essere ratificato da tutti i membri, con procedure che variano a seconda del Paese: in Italia è richiesto il voto del Parlamento riunito in seduta comune, per autorizzare il presidente della Repubblica a ratificare il trattato internazionale. Una volta emendato il Protocollo di adesione, il segretario generale della NATO invita formalmente il Paese candidato a entrare nell’Alleanza e l’accordo viene depositato alla sede del dipartimento di Stato americano a Washington. Al termine di questo processo, il candidato è ufficialmente membro dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord.

    Dopo la firma del memorandum d’intesa con Helsinki e Stoccolma, al Summit di Madrid Ankara si allineerà agli altri 29 membri dell’Alleanza Atlantica. Decisive le concessioni dei due Paesi scandinavi su estradizioni ed embargo di armi, ma si attendono i dettagli dell’accordo

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    La Russia è la “principale minaccia diretta” della NATO. Ma per la prima volta si considera anche quella cinese

    Bruxelles – È tutto pronto per il Summit NATO di Madrid del 29-30 giugno e per il nuovo concetto strategico dell’Alleanza Atlantica. “Prenderemo molte decisioni importanti, a partire dalla svolta nel considerare il nuovo contesto della sicurezza globale”, ha anticipato in conferenza stampa il segretario generale dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (NATO), Jens Stoltenberg, spiegando le decisioni su Russia, Cina, rafforzamento e allargamento dell’Alleanza.
    Il nuovo concetto strategico della NATO “risponderà a un’era di competizione strategica” in cui “la Russia è la più significativa e diretta minaccia” per la sicurezza degli alleati. L’accusa a Mosca è di aver “rifiutato il tentativo di dialogo portato avanti per anni e aver scelto piuttosto il confronto” con l’Alleanza: “Dobbiamo prenderne atto, non abbiamo avuto successo per colpa delle scelte del Cremlino”. Ma il segretario generale Stoltenberg ha sottolineato che “per la prima volta consideriamo anche la Cina“, a causa delle “sfide che Pechino porta ai nostri valori”. Non è un caso se Australia, Nuova Zelanda, Giappone e Corea del Sud “si uniranno alla nostra riunione come partner per la prima volta” a Madrid.
    Di fronte alla minaccia portata dalla Russia in Ucraina e ai Paesi del fianco orientale della NATO, “dobbiamo rafforzare la nostra capacità di difesa”, anche e soprattutto a partire dal “rafforzamento della spesa militare” dei singoli Paesi, oltre la soglia del 2 per cento del prodotto interno lordo. Una difesa che coinvolge anche gli alleati nella regione baltica, considerate le nuove tensioni con il Cremlino per la questione del divieto di transito sul territorio della Lituania per le merci russe sottoposte a sanzioni e dirette verso l’exclave di Kaliningrad. “Qualsiasi territorio dell’Alleanza deve essere difeso, deterrenza significa prevenire un conflitto, non provocarlo“, ha messo in chiaro Stoltenberg, facendo riferimento alle “oltre 400 mila truppe stanziate nell’Europa orientale, buona parte delle quali nel Baltico”. Per quanto riguarda l’Ucraina, invece, “ogni giorno sul campo si dimostra quanto è stato sostanziale il nostro supporto a livello di addestramento dell’esercito ucraino”, che riceverà “ulteriori forniture militari e di equipaggiamenti”, tra cui sistemi anti-droni.
    Altra questione cruciale sarà la candidatura di Svezia e Finlandia alla NATO. Anticipando l’incontro di domani (martedì 28 giugno) a Madrid con il presidente della Finlandia, Sauli Niinistö, la prima ministra svedese, Magdalena Andersson, e il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdoğan, Stoltenberg ha messo in guardia che “non posso fare promesse, ma servono progressi, perché sono candidature storiche che rafforzerebbero la NATO e la stabilità dell’area euro-atlantica”. Rispondendo alle domande sul blocco imposto dalla Turchia, il segretario generale ha ribadito diplomaticamente che “dobbiamo considerare le preoccupazioni di tutti gli alleati, ma stiamo lavorando duro perché i due Paesi scandinavi possano unirsi a noi il prima possibile”.

    Durante il Summit a Madrid sarà presentato il nuovo concetto strategico dell’Alleanza Atlantica, che considera il fallimento del dialogo degli ultimi anni con Mosca. Il segretario generale Stoltenberg: “Dobbiamo prendere atto del nuovo contesto di sicurezza globale”

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    Più investimenti e complementarietà con la NATO. I leader UE confermano l’impegno nella difesa comune dell’Unione

    Bruxelles – Dalle parole alle dichiarazioni d’intenti, dalle dichiarazioni d’intenti allo studio delle soluzioni pratiche per un coordinamento sempre più stretto a livello UE in materia di difesa e sicurezza, una tra le materie di più esclusiva competenza dei Paesi membri. Secondo quanto emerge dalle conclusioni del Consiglio Europeo (30-31 maggio), i 27 leader dell’Unione hanno dato il via libera al rafforzamento della base industriale e tecnologica europea e soprattutto all’analisi della possibilità di investimenti, appalti, approvvigionamenti militari e infrastrutture comuni.
    Il 27 capi di Stato e di governo UE al Consiglio Europeo (31 maggio 2022)
    La base di partenza, che ha stravolto il modo di guardare a un’idea che circola da almeno nove mesi a Bruxelles (insieme a quella delle unità di dispiegamento rapido, dopo la presa di potere dei talebani in Afghanistan), è il “cambiamento nell’ambiente strategico dell’Unione Europea” determinato dalla guerra d’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina. Dopo il riconoscimento della necessità di un’Unione europea più forte nel campo della sicurezza e della difesa già al vertice di Versailles di marzo, i Ventisette stanno intensificando gli sforzi per l’attuazione della Bussola strategica e per la messa a terra di investimenti “migliori” che si concentrino sulle carenze strategiche individuate dalla comunicazione della Commissione di due settimane fa.
    Più nello specifico, il testo apre la strada al Consiglio dell’UE per l’esame di diverse opzioni, “in linea con le rispettive competenze conferite dai Trattati”. Prima di tutto, risalta “l’urgenza” di un coordinamento sulle esigenze di approvvigionamento di difesa “a brevissimo termine”, determinato dalla ricostituzione delle scorte negli arsenali bellici dopo il sostegno fornito all’Ucraina. Di qui si potrà lavorare per uno strumento di corto raggio temporale per “rafforzare le capacità industriali” e per “acquisti congiunti volontari”. In secondo luogo si dovranno “mappare le attuali e necessarie capacità produttive aggiuntive”, oltre a considerare “l’accelerazione dell’attuazione dei progetti di infrastrutture per la mobilità militare” e “un ruolo rafforzato della Banca europea per gli investimenti a sostegno della sicurezza e della difesa europea”. I leader UE seguono anche “con interesse” la possibilità di un’esenzione dall’imposta sul valore aggiunto per progetti “di elevato interesse comune” in questo settore.
    “La guerra in Ucraina era ed è un campanello di allarme per i Ventisette per rafforzare le capacità di difesa“, ha commentato in conferenza stampa la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen. Secondo la numero uno dell’esecutivo comunitario, le sfide da affrontare riguardano “la mancanza di investimenti e la frammentazione dell’industria”. Ecco perché entro fine giugno arriverà la proposta della Commissione per appalti pubblici comuni costituiti da almeno 3 Paesi membri, mentre entro fine anno sarà presentato il programma europeo per la difesa. Ma l’intero progetto mantiene la matrice della “complementarietà con la NATO“, come ha fatto notare il presidente del Consiglio UE, Charles Michel: “Il vertice di Madrid [in programma il 29 e 30 giugno, ndr] sarà un’occasione per ribadirlo”, anche a partire dalle richieste di adesione all’Alleanza Atlantica di Svezia e Finlandia, i due tradizionali Stati membri UE non-allineato militarmente. Per quanto riguarda l’Unione nel suo insieme, la “complementarietà” si dovrebbe realizzare in ambito di programmazione strategica, di approvvigionamento e di coordinamento: “Un’Unione Europea più forte e più capace nel campo della sicurezza e della difesa contribuirà positivamente alla sicurezza globale e transatlantica“, puntualizza il testo siglato dai 27 capi di Stato e di governo dell’UE.

    Nelle conclusioni del Consiglio Europeo è stata ribadita la necessità di rafforzare la base industriale e tecnologica per ricostituire le scorte militari, evitando le lacune e la frammentarietà del passato. Entro giugno la proposta della Commissione per appalti congiunti

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    La Finlandia sulla strada della NATO: “Non è vero che siamo neutrali. Ma serve una riflessione sui tempi dell’adesione”

    Bruxelles – Un processo che sembra apparentemente irreversibile. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, la Finlandia si sta spingendo sulla strada dell’adesione all’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (NATO), una decisione che sarebbe epocale, ancor più se accompagnata dall’allineamento anche della vicina Svezia, e che fino a due mesi fa non sembrava nemmeno lontanamente plausibile. Per la prima volta dal secondo dopoguerra a oggi Helsinki potrebbe abbandonare il tradizionale non allineamento militare, che emergerà con più certezza dal confronto tra le forze politiche attualmente in corso all’Eduskunta (il Parlamento monocamerale) sul rapporto strategico sulla sicurezza del Paese, presentato due settimane fa dall’esecutivo guidato da Sanna Marin.
    Un dibattito che si imposta su un cambiamento di percezione del pericolo russo e di priorità sulle questioni della difesa da parte dei cittadini finlandesi e sulle riflessioni sul breve e medio periodo da parte del mondo accademico. Come confermato a Eunews da Juha Jokela, direttore del programma di ricerca sull’Unione Europea al Finnish Institute of International Affairs, nel corso di un’intervista sul bivio presente per la storia del Paese e sugli scenari futuri di una possibile adesione della Finlandia – e della Svezia – sullo scacchiere geopolitico baltico ed europeo.
    Eunews: Dottor Jokela, che idea si è fatto della svolta finlandese sulla questione NATO?
    Jokela: “Prima di tutto bisogna puntualizzare che non è corretto parlare di neutralità della Finlandia, come leggo spesso sugli organi di informazione. Piuttosto possiamo dire che non siamo schierati militarmente, anche se ci siamo legati all’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord con una cooperazione rafforzata e da decenni va avanti la politica di approfondimento dei rapporti con i partner. La Finlandia ha sempre concepito l’opzione di aderire alla NATO, se lo scenario internazionale di sicurezza fosse cambiato. E ora, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, vediamo chiaramente questa possibilità, ecco perché è possibile affrontare questo discorso a livello di dibattito pubblico nazionale”.
    E: A proposito, come viene percepita dalla popolazione questa possibile scelta?
    J: “Quello a cui stiamo assistendo è un vero cambiamento di posizione proprio a partire dalla popolazione finlandese, tra il prima e il dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Normalmente il supporto nei confronti della NATO si attestava attorno al 20 per cento dei cittadini, ma, secondo quanto emerge dai sondaggi, dopo due giorni dall’invasione russa è salito al 50 e ora è tra il 60 e il 70 per cento. La popolazione si sta interrogando ed esprimendo sulla questione, adesso è arrivato il momento della scelta della sfera politica, a livello governativo, parlamentare e presidenziale”.
    E: Proprio ora al Parlamento è in corso il dibattito tra le forze politiche. Cosa si aspetta ne possa emergere?
    J: “L’unica potenziale discussione non è tanto se aderire alla NATO, quanto piuttosto se questo processo si stia sviluppando troppo rapidamente. Dobbiamo considerare seriamente le conseguenze sul piano della sicurezza, i pro e i contro di questa scelta sugli affari esteri del Paese. Il dibattito in Parlamento è stato voluto dall’esecutivo stesso per avere l’appoggio del potere legislativo sulla scelta, il white paper del governo non offre nessun suggerimento sulla politica da adottare proprio perché chiede una riflessione aperta tra partiti e deputati. Penso che un accordo sull’opinione del Parlamento sia una questione di settimane, non di mesi, e poi sarà affidata la decisione finale al governo e al presidente”.
    Da sinistra: la prima ministra della Svezia, Magdalena Andersson, e della Finlandia, Sanna Marin (Stoccolma, 13 aprile 2022)
    E: In caso di richiesta di adesione alla NATO da parte della Finlandia, quanto è probabile che la Svezia faccia altrettanto?
    J: “È evidente che la tensione militare in atto, iniziata già nel 2014, ha cambiato gli scenari di sicurezza per tutta la penisola scandinava. In questo periodo si sono strette le relazioni bilaterali tra Svezia e Finlandia in materia di difesa, con una cooperazione intensa anche sulla questione NATO. Proprio per il forte legame che si è creato, i due Paesi hanno canali diplomatici diretti per evitare che un cambiamento improvviso di posizioni di un partner vada a destabilizzare l’altro. Basti solo ricordare che quando a inizio marzo il presidente della Finlandia, Sauli Niinistö, è stato ospite dell’omologo statunitense, Joe Biden, durante l’incontro c’è stata una telefonata anche con la prima ministra svedese, Magdalena Andersson. Questa relazione riflette l’importanza strategica della stabilità nel Baltico, che ha un impatto anche su quella della regione artica, e nonostante Finlandia e Svezia stiano pensando alle proprie questioni di sicurezza nazionale, la loro decisione avrà un impatto significativo sullo scacchiere di tutta l’Europa”.
    E: È preoccupato per una possibile reazione dura da parte della Russia? Cosa rischiano Finlandia ed Europa?
    J: “Da un certo punto di vista, Helsinki è preparata per una minaccia militare diretta, già vediamo movimenti di truppe russe lungo il confine con la Finlandia, lungo 1.340 chilometri. Ma siamo più preoccupati per l’area grigia di un conflitto che contempli minacce ibride, come gli attacchi informatici, o l’invio forzato di persone ai confini. Evidentemente, ci sono implicazioni dirette su una possibile escalation di tensione con la Russia, ma l’eventuale decisione di aderire alla NATO è uno strumento legittimo di cooperazione con gli alleati transatlantici contro l’approccio aggressivo della Russia. Perché se è vero che non siamo neutrali, ma solo militarmente non schierati e già radicati nell’Alleanza, non va nemmeno dimenticato che nel caso di aggressione esterna per noi non si applica l’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico. Quello che afferma che un attacco contro un alleato è un attacco contro ogni componente dell’Alleanza”.

    Intervista a Juha Jokela, direttore del programma di ricerca sull’UE al Finnish Institute of International Affairs. “Stiamo assistendo a un cambiamento di posizione a partire dai cittadini. Ma la politica deve considerare seriamente le conseguenze sul piano della sicurezza del Paese”

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    La svolta militarista in Scandinavia: la minaccia russa spinge le neutrali Svezia e Finlandia verso l’adesione alla NATO

    Bruxelles – Forse solo Vladimir Putin poteva riuscire nell’impresa di spingere Svezia e Finlandia sulla strada dell’adesione all’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (NATO). L’aggressione militare della Russia ai danni dell’Ucraina ha provocato uno tsunami politico nei due Paesi, che per la prima volta dal secondo dopoguerra a oggi sono pronti ad abbandonare la tradizionale neutralità per confluire sotto l’ombrello di assistenza militare reciproca garantito dall’Alleanza.
    Da sinistra: la prima ministra della Svezia, Magdalena Andersson, e della Finlandia, Sanna Marin (Stoccolma, 13 aprile 2022)
    “La Finlandia deciderà entro poche settimane“, ha annunciato oggi (mercoledì 13 aprile) la premier, Sanna Marin, durante la conferenza stampa congiunta con l’omologa svedese, Magdalena Andersson, a Stoccolma. Proprio oggi è stato pubblicato il rapporto strategico sulla sicurezza della Finlandia – preambolo della posizione a favore dell’ingresso nella NATO – che il governo ha presentato all’Eduskunta (il Parlamento monocamerale) per il confronto tra forze politiche. Se emergerà una chiara maggioranza a favore dell’adesione all’Alleanza, Helsinki potrebbe presentare domanda già entro la metà di maggio, per ambire all’adesione un mese dopo, durante Summit di Madrid (29-30 giugno).
    Ma il governo Marin spinge perché la strada dell’ingresso nella NATO della Finlandia sia condivisa con le stesse tempistiche anche dalla Svezia. A inizio settimana, il ministro degli Esteri finlandese, Pekka Haavisto, aveva sottolineato a margine del Consiglio Affari Esteri a Lussemburgo che “è importante che Stoccolma segua un processo simile“, anche grazie al “continuo scambio di informazioni” che rende più probabile “prendere decisioni condivise nello stesso momento”. Nel corso della conferenza stampa di oggi a Stoccolma, la premier Andersson ha mostrato evidenti segnali di apertura: nonostante sia necessario “soppesare con molta attenzione tutti i pro e i contro”, la leader dell’esecutivo svedese ha sottolineato che “non vedo alcun motivo per rinviare la decisione“. In ogni caso, la premier ha confermato che “per la Svezia sarà importante la scelta della Finlandia sulla NATO: un cambio di rotta ovviamente ci influenzerà”.
    Finlandia e Svezia hanno perseguito per decenni le proprie politiche di non allineamento militare e fino allo scoppio della guerra in Ucraina sembrava tutt’altro che verosimile che potessero metterle in discussione. Solo sette settimane fa la possibilità di adesione alla NATO non era nemmeno in discussione, nonostante i due Paesi siano strettamente coinvolti in qualità di partner nel confronto sulla sicurezza dell’Alleanza. L’aggressione militare del Cremlino alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina ha fatto cambiare idea all’opinione pubblica finlandese e svedese, che ora sembra propendere verso l’integrazione nella NATO. La Finlandia condivide con la Russia un confine lungo 1.340 chilometri e nella sua storia ha già subito un’invasione (nel 1939), mentre le tensioni tra Mosca e Stoccolma si sono acuite negli ultimi anni, in particolare per le manovre militari del Cremlino nel Mar Baltico, attorno all’isola di Gotland (a metà strada tra la capitale svedese e l’enclave russa di Kaliningrad).
    Da Mosca sono già arrivate minacce all’indirizzo dei due Paesi scandinavi. “La NATO non è un’Alleanza che fornisce pace e un’ulteriore espansione non porterà più stabilità nel continente europeo“, ha avvertito in modo sibillino il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, facendo presagire “conseguenze” in caso di adesione da parte di Svezia e Finlandia. È opportuno sottolineare che un’eventuale decisione in questo senso – come per qualsiasi altro Paese libero e sovrano anche nelle scelte sulla propria sicurezza nazionale – sarà discussa nelle opportune sedi istituzionali e potrebbe anche passare da un referendum popolare (non obbligatorio né vincolante).
    Alla riunione del Consiglio Atlantico di una settimana fa, il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha ribadito che l’Alleanza accoglierebbe a braccia aperte Svezia e Finlandia se decidessero di trasformare la propria cooperazione rafforzata in un’adesione formale: “Spetta a loro decidere, naturalmente. Ma se fanno domanda, mi aspetto che i 30 alleati li accetteranno“.

    L’aggressione dell’Ucraina sta avendo un effetto non calcolato da parte del Cremlino: per la prima volta i due Paesi potrebbero decidere di iniziare il processo per entrare nell’Alleanza Atlantica. Lo hanno confermato le rispettive prime ministre, Magdalena Andersson e Sanna Marin