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    L’ONU: “In Afghanistan imminente crisi umanitaria”. Per l’UE il rischio di nuove emergenze migranti

    Bruxelles – L’Afghanistan sta producendo nuovi sfollati che rischiano di mettersi in marcia verso l’Europa, a causa del ritorno dei talebani e dei signori della guerra, nuove forme di povertà e insicurezza. L’allarme di “imminente crisi umanitaria” nel Paese asiatico che lancia l’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu (UNHCR) fa paura all’Europa, che vede riaprirsi una crisi migratoria che si considerata e sperava circoscritta.
    Gli afghani sono una delle principali nazionalità tra quelle che percorrono la rotta dei Balcani occidentali. Frontex, l’agenzia di guardia costiera e di frontiera europea, lo riporta costantemente nei suoi monitoraggi periodici. Ora l’Europa di pagare a caro prezzo il disimpegno degli Stati Uniti e le incertezze che già ne stanno derivando.
    Tanto più che la Bielorussia sta aprendo un nuovo canale di immigrazione. Il leader Alexander Lukashenko è intenzionato a inviare richiedenti asilo, soprattutto iracheni, alla frontiera con la Bielorussia.
    L’organismo delle Nazioni Unite rileva che da gennaio sarebbero circa 260mila i nuovi sfollati all’interno del paese, “principalmente a causa dell’insicurezza e della violenza”, e la situazione potrebbe precipitare ulteriormente. “Il fallimento nel raggiungere un accordo di pace in Afghanistan e arginare l’attuale violenza porterebbe anche a ulteriori spostamenti all’interno del paese, oltre che attraverso i confini internazionali verso i paesi vicini e oltre”, il monito dell’UNHCR, che esorta la comunità internazionale “a rafforzare il sostegno al governo e al popolo afghano in questo momento critico”. Critico soprattutto per l’Ue, dato il contesto e le prospettive.

    L’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite denuncia il deterioramento nel Paese. Gli afghani sono una delle principali nazionalità tra quelle che percorrono la rotta dei Balcani occidentali

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    Migranti, è sempre più l’Europa dei muri: la Lituania pronta a spendere 41 milioni lungo il confine con la Bielorussia

    Bruxelles – L’annuncio era nell’aria da una settimana, dal giorno della visita del presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, al valico di frontiera di Padvaronys, in Lituania. Si attendeva solo la conferma. Vilnius costruirà un muro al confine con la Bielorussia per contenere la nuova ondata migratoria favorita dal regime del presidente Alexander Lukashenko, come ricatto nei confronti delle sanzioni economiche imposte al Paese dall’Unione Europea.
    È un nuovo, pressoché inevitabile, mattoncino della fortezza Europa. Un’Unione che non sa come affrontare la gestione delle migrazioni sul Vecchio Continente, se non militarizzando ed ergendo barriere alle frontiere (dall’Ungheria alla Bulgaria, fino alle enclave spagnole di Ceuta e Melilla), stringendo accordi con regimi quantomeno discutibili per il rispetto dei diritti umani (vedi Turchia e Libia) e litigando per anni in seno al Consiglio Europeo sull’impostazione di una politica comune sull’asilo.
    In questo quadro non può stupire la decisione del governo lituano di innalzare una barriera di filo spinato e una recinzione parallela per evitare l’ingresso irregolare di centinaia di persone in transito dal territorio bielorusso. L’annuncio è arrivato dalla ministra degli Interni, Agnė Bilotaitė, che ha poi precisato che “saranno spesi circa 41 milioni di euro” per questa doppia recinzione da costruire “nel più breve tempo possibile”. In totale sono 678,8 i chilometri di confine con la Bielorussia da coprire, per un piano articolato in due fasi: prima la barriera di filo spinato costruita dall’esercito, poi il muro vero e proprio.
    Tutto questo per impedire l’accesso al territorio lituano – e di rimando a quello dell’Unione – se non dai valichi regolari  di frontiera. I numeri non lasciano spazio a dubbi: se solo 10 giorni fa la guardia di frontiera della Lituania riportava l’arrivo di 672 migranti nei primi sei mesi del 2021 (più del doppio rispetto ai quattro anni precedenti messi insieme), nella prima settimana di luglio sono stati registrati più di 800 attraversamenti illegali. Nella prima metà dell’anno la maggior parte delle persone extra-comunitarie arrivate alla frontiera lituana provenivano da Iraq, Iran e Siria, mentre più di recente sembra essere cambiata la composizione dei flussi migratori: a luglio la maggioranza degli arrivi era di cittadini della Repubblica del Congo, del Gambia, della Guinea, del Mali e del Senegal.
    La commissaria europea per gli Affari interni, Ylva Johansson, durante l’audizione in commissione LIBE (12 luglio 2021)
    Nel corso di un’audizione alla commissione per le Libertà civili (LIBE) del Parlamento Europeo, in cui sono stati ascoltati anche la ministra lituana Bilotaitė e il direttore esecutivo dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex), Fabrice Leggeri, la commissaria europea per gli Affari interni, Ylva Johansson, ha avvertito che “la situazione peggiora di settimana in settimana”. Ma per l’Unione Europea l’unica cosa che importa adesso è bloccare il flusso e denunciare la complicità di Minsk. Dura l’accusa nei confronti delle autorità bielorusse, che “sembrano facilitare la migrazione irregolare come rappresaglia alle nostre misure”. Nonostante non sia ancora chiaro il modo in cui opererebbero, “sembra ci siano dei voli commerciali che arrivano da Istanbul e da Baghdad ogni giorno” e in un secondo momento “i migranti vengono portati alla frontiera, dopo aver pagato circa 15 mila euro”, ha spiegato Johansson. Il tentativo di attraversamento avviene poi a piedi, “ma ci sono stati casi in cui è stato utilizzato addirittura il servizio Uber” per arrivare a Vilnius.
    È pronto il supporto da parte di Bruxelles al Paese baltico che sabato scorso (10 luglio) ha richiesto l’attivazione del meccanismo d’emergenza per la creazione di squadre Frontex di intervento rapido. Il direttore esecutivo Leggeri ha confermato che “sarà sostenuta la crescente pressione migratoria e rafforzato il confine esterno dell’UE”. Questo tipo di intervento di Frontex è progettato per fornire assistenza immediata a uno Stato membro sottoposto a pressioni urgenti ed eccezionali alle sue frontiere esterne. “Nei prossimi giorni dispiegheremo le nostre guardie di frontiera, insieme a funzionari degli Stati membri”, ha garantito Leggeri. Ma non è tutto. La commissaria Johansson ha anticipato che “supporteremo la sfida sproporzionata per il governo lituano con 10 milioni di euro già ad agosto“, che dovrebbero essere resi disponibili dal Fondo asilo migrazione e integrazione.

    The Executive Director of #Frontex has agreed to launch a rapid border intervention at Lithuania’s border with Belarus to assist with the growing migration pressure https://t.co/Aw0l30TV4i pic.twitter.com/MVW9dSSYdn
    — Frontex (@Frontex) July 12, 2021

    Lo ha annunciato la ministra degli Interni, Agnė Bilotaitė. Frontex ha accettato di attivare squadre di intervento rapido sulla nuova frontiera calda dell’UE, mentre la commissaria Johansson garantisce supporto economico al Paese “entro agosto”

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    Bielorussia, alta tensione sul confine della Lituania. Michel: “Questa è la frontiera dell’Unione Europea”

    Bruxelles – È entrata nel vivo la sfida diplomatica tra Unione Europea e Bielorussia e per la prima volta Bruxelles si trova a dover rispondere ad azioni di ritorsione da parte del regime del presidente Alexander Lukashenko. Dopo l’imposizione delle sanzioni nei confronti dell’economia bielorussa, Minsk ha deciso di giocare la carta della migrazione irregolare verso la Lituania per far pressione sui Ventisette e spingerli a ritirare le misure restrittive. Ma proprio da Vilnius è arrivata la secca risposta del presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel: “I confini lituani sono i confini europei“. Tradotto: ogni tentativo di “strumentalizzare la migrazione illegale per esercitare pressione” sugli Stati membri UE sono un attacco all’Unione nel suo insieme. E come tali saranno affrontati dalle istituzioni europee.
    Il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, al valico di frontiera di Padvaronys, Lituania (6 luglio 2021)
    “Sono impegnato in prima persona per garantire la solidarietà degli Stati membri verso la Lituania“, ha confermato Michel durante la sua visita nel Paese (in programma tra ieri e oggi). “È questo il senso della reazione rapida di Frontex”, che da giovedì scorso (primo luglio) ha iniziato a mobilitare personale e mezzi “a sostegno delle autorità lituane e lettoni per prevenire il rischio di un aumento della pressione migratoria” sui due Paesi. Solo nel mese di giugno le autorità di Vilnius hanno registrato 412 ingressi irregolari sul territorio nazionale dalla Bielorussia, più di cinque volte il numero totale del 2020. Durante la conferenza stampa congiunta con il presidente lituano, Gitanas Nauseda, Michel ha ribadito che “l’Unione Europea ha attuato sanzioni contro la Bielorussia e continua a lottare per promuovere i nostri valori”.
    Proprio in merito alle sanzioni europee, non si è fatta attendere la risposta del presidente bielorusso Lukashenko, che ha incaricato il governo di limitare il transito delle merci in risposta alle sanzioni occidentali. “Sappiamo chi negli Stati Uniti, in Germania e in altri Paesi europei non vuole fornire componenti e materiali base alle nostre imprese”, tra cui “Skoda e Nivea“, ha attaccato, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa russa Interfax. “Prima di tutto, sono esclusi dal mercato bielorusso e, in secondo luogo, è vietato il transito attraverso la Bielorussia”.

    Lithuanian borders are European borders.
    The EU implemented sanctions against #Belarus and keeps fighting to promote our values.
    You can count on the EU to bring more support to #Lithuania and its people. @IngridaSimonyte pic.twitter.com/N0gwT72U7D
    — Charles Michel (@eucopresident) July 6, 2021

    Ma rimane caldo anche il fronte interno. Oggi la Corte suprema della Bielorussia ha condannato a 14 anni di prigione Viktor Babariko, ex-capo della banca Belgazprombank ed ex-candidato alle elezioni presidenziali del 2020, arrestato poche settimane prima del voto (insieme al figlio). È il primo avversario politico di Lukashenko ad essere condannato, con l’accusa di riciclare fondi ottenuti in modo criminale e di aver ricevuto una mega-tangente da 30,5 milioni di rubli bielorussi (più di 10 milioni di euro) quando era a capo di Belgazprombank.
    La difesa del banchiere ha bollato la sentenza come “politicamente motivata”, considerati anche l’arresto e la detenzione in un centro del KGB per impedirgli la corsa alla poltrona di presidente della Bielorussia. Anche l’Unione Europea ha chiesto il “rilascio immediato e incondizionato” di Babariko, “nonché di tutti i prigionieri politici, i giornalisti detenuti e le persone che si trovano dietro le sbarre per aver esercitato i loro diritti fondamentali”, ha reso noto il portavoce del Servizio europeo per l’azione esterna, Peter Stano. Viktor Babariko “voleva vedere la Bielorussia come un Paese giusto, equo e aperto. Il regime si vendica di lui in modo orribile”, ha commentato la leader dell’opposizione e presidente legittima riconosciuta dall’UE, Sviatlana Tsikhanouskaya.
    Proprio la legittimazione di Tsikhanouskaya da parte dell’Unione Europea sta diventando un elemento sempre più significativo nell’approccio dell’Occidente verso la Bielorussia. Ieri (5 luglio) il ministro degli Affari esteri lituano, Gabrielius Landsbergis, ha conferito lo status diplomatico all’ufficio di rappresentanza della democrazia bielorussa guidato da Tsikhanouskaya: “Sono profondamente grata per l’enorme sostegno e per essere stati i primi ad accoglierci. Insieme, dimostriamo che la Bielorussia non è Lukashenko”, ha rivendicato durante la cerimonia ufficiale. Nel corso della sua visita a Vilnius, anche il presidente del Consiglio UE Michel ha incontrato la leader dell’opposizione, per ribadire che i Ventisette sono “fermamente con il popolo della Bielorussia” e che “il legittimo appello a un futuro democratico e al rispetto delle libertà fondamentali e dei diritti umani deve essere finalmente ascoltato”.

    The #EU stands firmly with the people of #Belarus and will continue to do so.
    The legitimate call for a democratic future and respect for fundamental freedoms and human rights must finally be heeded. pic.twitter.com/DyTB6iBfUw
    — Charles Michel (@eucopresident) July 6, 2021

    Visita del presidente del Consiglio UE a Vilnius per denunciare la strumentalizzazione della migrazione illegale da parte del regime di Lukashenko. Intanto è stato condannato a 14 anni di prigione l’ex-candidato alle elezioni presidenziali 2020, Viktor Babariko

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    Bielorussia sospende il Partenariato orientale con l’UE, e gioca la carta del ricatto attraverso l’immigrazione irregolare

    Bruxelles – Sembra aver assunto ormai i tratti di un gioco al rialzo il confronto diplomatico tra Unione Europea e Bielorussia dopo le vicende dello scorso 23 maggio, tra dirottamenti di aerei di linea e imposizioni di sanzioni economiche. Il regime del presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, ha deciso oggi di sospendere la propria partecipazione all’iniziativa del partenariato orientale dell’UE, in risposta alle “azioni che minacciano la sicurezza nazionale e causano danni diretti alla sua economia e ai cittadini”, si legge in una nota del ministero degli Affari Esteri di Minsk (non ancora tradotta in inglese). In altre parole, una rappresaglia contro le sanzioni economiche imposte giovedì scorso dal Consiglio dell’UE, che hanno colpito il settore dei prodotti petroliferi, del cloruro di potassio, del tabacco e delle tecnologie civili e militari.
    La decisione è stata comunicata al capo della delegazione UE nella Repubblica di Bielorussia, Dirk Schuebel, al quale è stata riportata la “ferma posizione” del governo di Minsk riguardo “l’assoluta inaccettabilità dell’uso delle sanzioni come strumento di pressione su uno Stato sovrano e indipendente”. In questo quadro, è stata confermata anche l’attuazione della procedura di sospensione dell’Accordo di riammissione con l’UE (firmato il 27 maggio dello scorso anno), che stabilisce obblighi e procedure per i Ventisette e la Bielorussia in materia di riammissione di cittadini il cui soggiorno sul territorio dell’altra parte è irregolare.
    A conferma dei timori dei Paesi baltici, il regime Lukashenko è pronto a giocare la carta della migrazione irregolare per ricattare l’UE e costringerla a ritirare le sanzioni economiche imposte contro il Paese. “Non possiamo adempiere ai nostri obblighi, secondo le condizioni delle restrizioni imposte dall’Unione Europea”, mette in guardia il ministero degli Esteri bielorusso. “Affermiamo con profondo rammarico che la sospensione forzata dell’Accordo avrà un impatto negativo sull’interazione nel campo della lotta all’immigrazione illegale e alla criminalità organizzata“. La posizione di Minsk sarà riportata a Bruxelles da Schuebel, mentre il rappresentante permanente della Repubblica di Bielorussia presso l’UE, Aleksandr Mikhnevich, è stato richiamato nella capitale bielorussa “per consultazioni”.
    È stato inoltre comunicato il divieto di ingresso in Bielorussia “ai rappresentanti delle strutture europee e alle persone dei Paesi UE che hanno contribuito all’introduzione di misure restrittive”. Una promessa di sanzioni individuali nei confronti di politici di spicco europei – sulla falsariga di quelle imposte dalla Russia lo scorso 30 aprile, anche se non sono ancora trapelati possibili nomi di questo elenco. “Continuiamo a sviluppare misure di risposta, comprese quelle di natura economica”, ha minacciato ancora il governo bielorusso: “Ci auguriamo che i funzionari dell’UE e dei suoi Stati membri siano consapevoli dell’inutilità delle decisioni sull’uso di un approccio energico“.

    Belarus has taken another step backwards today by suspending its participation in the Eastern Partnership.
    This will escalate tensions further and have a clear negative impact on the people of Belarus by depriving them of opportunities provided by our cooperation.
    — Charles Michel (@eucopresident) June 28, 2021

    Immediata la risposta del presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel: “Oggi la Bielorussia ha fatto un altro passo indietro, sospendendo la sua partecipazione al Partenariato orientale”, ha commentato su Twitter. Questa decisione “aumenterà ulteriormente le tensioni“, ma soprattutto “avrà un chiaro impatto negativo sulla popolazione della Bielorussia, privandola delle opportunità fornite dalla nostra cooperazione”.

    In risposta alle sanzioni economiche di Bruxelles, il regime di Lukashenko ha attuato la procedura di sospensione dell’Accordo di riammissione di migranti irregolari. Annunciato anche il divieto di ingresso nel Paese per responsabili delle misure restrittive europee

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    L’allarme dei baltici: “Bielorussia pronta a inondare l’UE di migranti”

    Bruxelles – C’è un nuovo fronte migratorio che minaccia l’Europa, quello bielorusso. Alexander Lukashenko e il suo governo starebbero lavorando per inviare nell’UE richiedenti asilo, con il preciso scopo di far ripiombare i 27 in nuova crisi politica, prima ancora che umanitaria. E’ il presidente della Lituania, Gitanas Nauseda, a rivelare le intenzioni di Minsk. “Secondo le informazioni in mio possesso da Minsk ci sono almeno 1.500 iracheni pronti a varcare i confini dell’Unione europea”, dice il leader della repubblica baltica arrivando a Bruxelles per il vertice del Consiglio europeo, dove i capi di Stato e di governo dovranno discutere proprio di Bielorussia e immigrazione.
    Anche alla luce degli ultimi avvenimento “l’immigrazione è diventato un problema per tutti, con la Bielorussia disposta ad avere un ruolo in questo“, denuncia ancora Nauseda, che non è il solo ad affrontare il dossier bielorusso con rinnovate tensioni. “Ho parlato con il presidente lituano, e sono preoccupato”, ammette il primo ministro lettone, Krisjanis Karins.

    I baltici temono che Minsk stia diventando il centro di smistamento di fuoriusciti iracheni e iraniani, e che si stiano adoperando per aprire un nuovo corridoio migratorio, quello di nord-est. La Bielorussia confina proprio con Lituania e Lettonia, oltre che con la Polonia. Un problema da gestire a livello nazionale, ma sopratutto a livello europeo. Il fronte di quanti rifiutano l’idea di meccanismi di redistribuzione obbligatori di richiedenti asilo nei Paesi UE di primo arrivo continua a essere forte. Uno degli strenui oppositori è il primo ministro ungherese, Viktor Orban, che al momento è in conflitto con tutti gli Stati membri per le leggi in materia di omosessualità.
    La Bielorussia rischia di tenere in scacco l’Unione su un tema che ha già spaccato l’Unione stessa. I leader dovranno trovare il modo di tenere il punto, e non sarà facile.

    I leader di Lettonia e Lituania a Bruxelles per il summit dei capi di Stato e di governo avvertono i partner. Ora si complica il negoziato sui due dossier, che si intrecciano pericolosamente.

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    Libia, nuova visita della commissaria Johansson: migliorare le condizioni nei centri di detenzione

    Roma -“Migliorare le condizioni nei centri di detenzione nel pieno rispetto dei diritti umani”. La commissaria europea per gli affari interni Ylva Johansson è stata oggi (7 giugno) nuovamente in visita a Tripoli in Libia dove ha incontrato il premier del governo di unità nazionale, Adbul Hamid Dbeiba.

    1/3 An open and encouraging discussion with 🇱🇾 Prime Minister Dbeiba and his Government in Tripoli today. We stand ready to support the political process and step up our support to the Government of National Unity on state building, stabilisation, reconstruction…
    — Ylva Johansson (@YlvaJohansson) June 7, 2021

    Johansson ha confermato il sostegno dell’Unione europea al nuovo processo politico in corso: “È meglio intraprendere insieme misure concrete e pratiche per gestire la migrazione e le frontiere in modo completo e siamo ansiosi di intensificare i nostri sforzi congiunti” ha detto al termine della giornata di incontri con il capo del governo, il ministro dell’Interno Khaled al Tijani Mazen e il ministro responsabile per la migrazione Maatouk Jadeed.
    “Resta essenziale migliorare le condizioni nei centri di detenzione nel pieno rispetto dei diritti umani” ha sottolineato la Commissaria, aggiungendo che L’Unione ha “a disposizione diversi strumenti in un’ampia gamma di settori, che possiamo mobilitare dietro richiesta del governo libico”.
    La visita a Tripoli riveste una particolare importanza perché cade alla vigilia del Consiglio dell’Ue dei ministri degli affari interni a Lussemburgo, che tra gli altri temi dovrà riprendere la discussione sul nuovo ‘Patto Migrazione e asilo’.

    L’incontro con il premier Dbeiba: “L’UE sostiene il nuovo corso libico”. Lussemburgo, al Consiglio interni riparte il confronto sul nuovo patto di asilo

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    “La Libia non è un posto sicuro”. L’UNHCR critica la politica migratoria dell’UE

    Operatori dell’UNHCR in mezzo a richiedenti asilo provenienti dalla Libia [foto: UNCHR]

    Politica-estera, Tiscalinewsit – Emanuele Bonini
    @emanuelebonini

    29 luglio 2020

    L’alto commissariato per i rifugiati dell’ONU contesta il trattamento dei migranti bloccati in mare e riportati nel Paese nordafricano dalla guardia costiera di Tripoli, che l’Europa ha addestrato. La replica di Bruxelles: “Salviamo vite”

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