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    Disinformazione online, scontro al Parlamento UE tra PD e Lega su ingerenze di Mosca nelle democrazie europee

    Bruxelles – Il palcoscenico è quello di Strasburgo, l’emiciclo del Parlamento Europeo. Lo scenario, il dibattito odierno (martedì 6 luglio) in sessione plenaria sulle interferenze straniere nei processi democratici dell’Unione Europea. Ad affrontarsi, uno dopo l’altro sul podio al centro dell’Aula, Pierfrancesco Majorino, con la casacca del Partito Democratico, e Marco Dreosto, in verde Lega. Uno scontro verbale che dalla dimensione europea si è spostata a quella nazionale e viceversa, seguendo il filo della polemica sulle ingerenze di Mosca attraverso campagne di disinformazione online e finanziamenti a partiti e fondazioni nei Paesi membri UE.
    L’eurodeputato in quota PD, Pierfrancesco Majorino
    “Tanti sono gli strumenti messi in campo contro di noi, ma hanno tutti due cose in comune: tendono a favorire i sovranismi e hanno come obiettivi preferiti minoranze o soggetti più vulnerabili, come migranti, donne e comunità LGBT”, è stato il preambolo di Majorino, prima di lanciare la sua stoccata. “Vogliamo smascherare i complici presenti tra le forze di estrema destra europea, che sventolano ipocritamente bandiere nazionali, ma prendono ordini da Mosca”, ma anche quei “partiti che hanno intrattenuto relazioni ambigue con i vertici russi, come la Lega di Salvini“.
    Veemente la risposta di Dreosto, che si è scagliato contro la fonte stessa dell’accusa: “Sarebbe necessario collaborare tutti assieme per dare all’Europa gli strumenti necessari di contrasto, invece di venire a prendere lezioni da chi ha origini dal Partito comunista italiano, che per oltre 50 anni è stato finanziato da Mosca“. Il riferimento è alle antiche radici non solo di una parte del Partito Democratico, ma soprattutto a quelle dello stesso eurodeputato milanese, in politica dal 1998 con i Democratici di Sinistra (proveniente prevalentemente dalla cultura politico-sociale del PCI, poi confluito nel PD). Forse dimenticando le origini del leader del suo stesso partito – che con Majorino condivide l’anno di nascita, il 1973 – quel Matteo Salvini entrato nel Movimento dei comunisti padani all’età di 24 anni.
    L’eurodeputato in quota Lega, Marco Dreosto
    Ere geologiche fa, politicamente parlando, ma il filo rosso nell’intervento dell’europarlamentare leghista è proprio il comunismo: “Non vogliamo rimanere inermi contro le minacce alle nostre democrazie”, soprattutto contro quelle “portate dallo Stato gestito dal più grande partito comunista al mondo, che massacra gli iuguri, perseguita i cristiani, minaccia militarmente Taiwan e calpesta libertà civili a Hong Kong”. Per rispondere alla Cina e a “chi viola i nostri principi democratici”, la posizione della Lega “è molto chiara: noi stiamo dalla parte della democrazie occidentali, senza se e senza ma”. In questo quadro sono gli Stati Uniti il referente privilegiato: “L’Unione Europea non può fare da sola, non possiamo escludere il nostro partner più importante in questa battaglia”.
    Sul fronte PD, l’attenzione rimane invece incentrata sul rafforzamento della strategia europea di difesa della propria democrazia: “È un bene prezioso da difendere in tutti i modi da attori stranieri, statali e non, che vogliono indebolire il nostro progetto e i valori su cui si fonda“. Rischi di interferenze che, nella panoramica fornita da Majorino, hanno contorni più sfumati e non riguardano solo Russia e Cina: “Ci sono regimi e sistemi antidemocratici che cercano e intrattengono pericolosi contatti con esponenti politici europei, penso per esempio all’Arabia Saudita“. Nessun nome e cognome, questa volta, ma non rimane nemmeno troppo tra le righe il riferimento all’altro Matteo, il leader di Italia Viva, Renzi, e al suo rapporto privilegiato con il “nuovo Rinascimento” del principe saudita, Mohamed bin Salman.
    Sullo sfondo, il più ampio dibattito che non coinvolge certamente solo l’Italia, ma tutta l’Unione. “Non ci sono più linee di demarcazione chiare, perché affrontiamo nemici che corrompono e indeboliscono, ma non distruggono interamente”, ha avvertito Raphaël Glucksmann, presidente della commissione speciale sulle ingerenze straniere in tutti i processi democratici nell’Unione europea, inclusa la disinformazione (INGE) del Parlamento UE. Il rischio è concreto – “siamo permeabili e vulnerabili e la nostra democrazia è davvero a rischio” – ma al momento si attende ancora una “strategia ambiziosa” da parte delle istituzioni europee, perché “non disponiamo di risorse a sufficienza per affrontare tutti gli attacchi e le campagne di disinformazione”.
    Una prima risposta è arrivata dall’alto rappresentante UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell: “Per il momento il nostro obiettivo fondamentale è contrastare la disinformazione che arriva dalla Russia” e proteggere la democrazia, “un sistema che funziona sulla base della capacità dei cittadini di scegliere ciò che è meglio sulla base di buone informazioni“. A questo proposito, Borrell ha confermato il lavoro “in concerto con i partner affini nel mondo”, in particolare quelli della NATO del G7, con cui è stato trovato a maggio un accordo per il rafforzamento del Meccanismo di risposta rapida per bloccare le fake news: “Tutto ciò è vera e propria politica estera, perché la disinformazione online che arriva da soggetti terzi limita lo spazio dell’Unione Europea di avere un influsso sul mondo”, ha concluso l’alto rappresentante UE.

    Protagonisti gli eurodeputati Pierfrancesco Majorino e Marco Dreosto, durante il dibattito sulle interferenze straniere nei processi democratici. “Smaschereremo le relazioni tra sovranisti e vertici russi”. “Nessuna lezione da chi ha origini nel PCI”

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    Leader divisi sulla Russia: il Vertice UE chiede di lavorare a nuove sanzioni contro Mosca, ma apre la porta al dialogo

    Bruxelles – Leader europei divisi sull’approccio con la Russia, tanto che nelle conclusioni adottate a tarda notte del 24 giugno invitano l’Unione europea sia a lavorare su nuove sanzioni contro la Russia, sia a lavorare sui formati di un nuovo dialogo con Mosca. Sul tavolo del Consiglio europeo (24 e 25 giugno) la proposta di Francia e Germania di tenere prima possibile un vertice UE-Russia con il presidente russo Vladimir Putin, ma la proposta non è stata accolta su pressione di Polonia e Paesi baltici secondo cui avrebbe inviato un messaggio sbagliato con il deteriorarsi dei legami est-ovest.
    I 27 leader dell’UE “non sono riusciti a raggiungere un accordo”, ha ammesso la cancelliera tedesca Angela Merkel durante un briefing con la stampa al termine dei lavori della prima giornata di vertice. “È stata una discussione molto completa e non facile”, ha detto ai giornalisti. “Non c’era accordo oggi su un incontro immediato dei leader”, ha detto. Ha aggiunto che ciò che è importante “è che il formato del dialogo sia mantenuto e che ci stiamo lavorando. Personalmente, mi sarebbe piaciuto fare un passo più audace in questo caso. Ma va anche bene così com’è e continueremo a lavorare su questo”. Per Merkel si tratta dell’ultimo Consiglio europeo alla guida della cancelleria di Berlino, a meno che non ci sia un Summit straordinario da qui a settembre.
    L’idea di un vertice con Putin arriva dopo che il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha incontrato il presidente russo a Ginevra lo scorso 16 giugno, nel quadro del suo primo viaggio nel Continente europeo. Anche per il presidente francese Emmanuel Macron sarebbe stato un vertice “un dialogo per difendere i nostri interessi”, il primo dal gennaio 2014. Anche il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha affermato di sostenere la proposta franco-tedesca, molti altri leader si sono opposti.
    Nella dichiarazione finale del vertice, i leader hanno invitato la Commissione europea e il capo della diplomazia europea Josep Borrell “a presentare opzioni per ulteriori misure restrittive, comprese sanzioni economiche” contro la Russia, per i settori energetico, finanziario e degli armamenti russi e sanzioni individuali per i russi accusati di violazioni dei diritti umani. Dall’altra parte, nelle conclusioni si ribadisce l’apertura dell’Unione europea a “un impegno selettivo con la Russia nei settori di interesse dell’UE”, come il clima e l’ambiente, la salute, nonché questioni selezionate di politica estera e di sicurezza questioni politiche e multilaterali come il JCPoA (accordo sul nucleare iraniano), la Siria e la Libia. In tale contesto – concludono – il Consiglio europeo esaminerà i formati e le condizioni del dialogo con la Russia. Insomma, i leader non vanno molto oltre l’approccio nelle relazioni con Mosca proposto dalla Commissione europea il 16 giugno, basato sui tre pilastri “Respingere, contenere e interagire“.

    Sul tavolo del Consiglio europeo la proposta di Francia e Germania di tenere prima possibile un vertice UE-Russia con il presidente Vladimir Putin, ma la proposta non è stata accolta

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    Russia, l’UE lancia il nuovo approccio di deterrenza e dialogo verso Mosca sullo sfondo del vertice Biden-Putin a Ginevra

    Bruxelles – Sono ore calde per i rapporti tra la Russia e l’Occidente, sull’asse Bruxelles-Ginevra. Mentre il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e l’omologo russo, Vladimir Putin, sono impegnati nel vertice di Villa La Grange per tentare di dare un impulso positivo alle relazioni tra Mosca e Washington, la Commissione Europea non è rimasta a guardare e ha presentato il suo nuovo approccio nelle relazioni con la Russia.
    In vista della prossima riunione dei leader UE (24-25 giugno), che avrà come tema principale proprio l’attuazione e il rafforzamento della politica comunitaria nei confronti del Cremlino, l’alto rappresentante dell’UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ha illustrato i tre punti che caratterizzano la nuova strategia: “Respingere, contenere e interagire“. Un approccio “pragmatico”, lo ha definito Borrell, che riflette la “complessità” dei rapporti tra le due parti. Se da un lato c’è la volontà dell’esecutivo UE di “rinnovare la cooperazione con la Russia“, non bisogna dimenticare che “rimane una prospettiva lontana”.
    L’alto rappresentante dell’UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell
    Per questo motivo, riconoscendo il ruolo di “importante attore globale e nostro più grande vicino”, Mosca pone delle sfide “a cui dobbiamo rispondere con un approccio di difesa dei nostri valori e interessi”, ha sottolineato l’alto rappresentante UE. Esaminando lo stato di attuazione dei cinque principi che guidano le relazioni con la Russia (piena attuazione degli accordi di Minsk, relazioni rafforzate con i partner orientali, sostegno alla società civile russa, resilienza rafforzata e impegno selettivo su questioni di interesse per l’Unione), Borrell ha spiegato come rispondere ai tentativi del Cremlino di “interferire e destabilizzare i Paesi membri UE e i nostri partner”, ma anche alla “crescente repressione politica” all’interno del Paese.
    Prima di tutto bisogna “respingere le violazioni dei diritti umani“, con più impegno nel “denunciare le continue violazioni del diritto internazionale in Ucraina, Georgia e altrove”. Riaffermato nuovamente il “sostegno all’indipendenza, sovranità e integrità territoriale dell’Ucraina”. In secondo luogo è necessario “contenere i tentativi di minare gli interessi dell’Unione“, contrastando “in modo più sistematico e congiunto” le minacce ibride e attraverso un “coordinamento con i partner della NATO e del G7“. Infine, l’UE dovrà “interagire e impegnarsi con la Russia in diverse sfide chiave“, tra cui la lotta alla pandemia COVID-19 e ai cambiamenti climatici, la prevenzione dei conflitti nel Medio Oriente, l’antiterrorismo e la cooperazione nell’Artico.
    In questa visione complessa, “l’Unione è reticente nel fare ricorso all’arma delle sanzioni economiche, perché cerchiamo di fare un distinguo fra il governo e la popolazione”, ha spiegato Borrell in conferenza stampa. “Le sanzioni sono uno strumento a servizio di una politica da usare in modo selettivo e spero che non si vada verso un’escalation“, ha aggiunto. In caso contrario, “questo significherebbe un deterioramento delle relazioni”.
    La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, in una nota ha sottolineato che “le scelte deliberate e le azioni aggressive del governo russo negli ultimi anni hanno creato una spirale negativa” nei rapporti con Bruxelles e in quest’ottica “la gestione delle relazioni con la Russia continua a rappresentare una sfida strategica fondamentale per l’Unione”. Mentre “vanno colte le sfide e le opportunità”, i Ventisette devono “continuare ad agire in unità e con coerenza, difendendo i nostri valori e interessi fondamentali”, è stato l’invito di von der Leyen.

    Nella strategia presentata dall’alto rappresentante Borrell, “respingere, contenere e interagire” sono le tre parole chiave per “rinnovare la cooperazione” con il Cremlino, a partire dalle “minacce e sfide” a cui Bruxelles deve rispondere

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    Riforma dell’OMS, clima, tecnologia: i nuovi tavoli di lavoro UE-USA che rilanciano l’alleanza

    Bruxelles – “Un eccellente incontro tra amici e alleati“. Così Ursula von der Leyen sintetizza il summit UE-Stati Uniti che produce un grande successo politico. La presidente della Commissione europea si riferisce all’intesa trovata dalla due parti sulla questione Airbus-Boeing, anche se in realtà il vertice con il nuovo inquilino della Casa Bianca segna passi in avanti su molti fronti. “L’america è tornata – ha scandito Joe Biden durante l’incontro, dopo aver ricordato di essere di origine irlandese – e la delegazione di ‘serie A’ che ho portato con me lo dimostra”.
    Nuovo corso su clima e intellgenza artificale
    Non ci sono solo i successi in politica commerciale. Stati Uniti e Unione europea hanno convenuto di rilanciare il loro legame sul fronte dell’innovazione e del clima, attraverso l’attivazione di nuovi canali di lavoro. Via libera quindi alla creazione di un consiglio UE-USA sulla tecnologia, volto a creare un partenariato tutto nuovo sulle nuove tecnologie, in particolare le intelligenze artificiali. D’accordo anche all’istituzione di un gruppo d’azione di alto livello per il clima per promuovere “la diplomazia climatica” e coinvolgere così i governi in politiche globali di sostenibilità, sotto la cabina di regia euro-americana. “Quando si parla di lotta ai cambiamenti climatici Unione europea e Stati Uniti sono partner naturali”, scandisce von der Leyen. Su tutto ciò che riguarda la sostenibilità, i leader si dicono disposti a “continuare e rafforzare” la cooperazione per affrontare il cambiamento climatico, il degrado ambientale e la perdita di biodiversità, promuovere la crescita verde, proteggere i nostri oceani e sollecitare un’azione ambiziosa da parte di tutti gli altri principali attori.
    Lotta al COVID, riforma dell’OMS e viaggi aerei il prima possibile
    La creazione di tavoli tecnici e organismi ad hoc non si esaurisce qui. Si è deciso di un raggiungere un accordo congiunto UE-USA attraverso il gruppo di lavoro di esperti per lo scambio di informazioni e competenze per rilanciare viaggi sicuri e sostenibili tra l’UE e gli Stati Uniti. Un passo che si colloca nel più ampio impegno comune di “porre fine alla pandemia di COVID attraverso la cooperazione globale”. In tal senso l’Unione europea ottiene da Biden il via libera all’istituzione, all’interno dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS),  di un gruppo di lavoro sul rafforzamento della preparazione e della risposta  alle emergenze sanitarie.
    Alleanza transatlantica in chiave anti-cinese e anti-russa
    La Commissione europea che dichiara le sue ambizioni geopolitiche ottiene un’alleanza euro-americana in senso anti-russo e anti-cinese. Ribadendo anche quanto già sancito nel corso del summit dei leader della Nato, Stati Uniti e Unione europea si dicono “uniti nell’approccio di principio” nei confronti di Mosca, e pertanto “pronti a rispondere con decisione” all’azione del Cremlino considerata come “negativa e dannosa”. Da qui l’esigenza di “stabilire un dialogo ad alto livello UE-USA sulla Russia“.
    Ma c’è anche lo scomodo interlocutore cinese a unire le due sponde dell’Atlantico. Biden, von der Leyen e Michel sono d’accordo a lavorare insieme per “sfidare e contrastare le pratiche non di mercato cinesi“. Ma più in generale la rinnovata alleanza agirà “in modi specifici che riflettano i nostri elevati standard, compresa la collaborazione sugli investimenti in entrata e in uscita e sul trasferimento di tecnologia”. 
    C’è poi l’attacco frontale su questioni assai sensibili per il regime di Pechino. Stati Uniti e Unione europea sono decisi a “coordinare” l’agenda politica per quanto riguarda “le continue violazioni dei diritti umani nello Xinjiang e in Tibet, l’erosione dell’autonomia e dei processi democratici a Hong Kong, le campagne di disinformazione”.
    Il summit UE-Stati Uniti è andato meglio di come si potesse pensare. “Il presidente Biden ha detto che gli Stati Uniti sono tornati sulla scena internazionale, e noi lo prendiamo in parola”, afferma il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, che porta a casa impegni e progressi reali di cui l’Ue aveva bisogno e che guarda già oltre. Quanto raggiunto a Bruxelles “è un punto di partenza, ovviamente”.

    Il summit bilaterale produce grandi risultati. Michel: “Biden dice che gli Stati Uniti sono tornati sulla scena internazionale e lo prendiamo in parola, ma è un punto di partenza”

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    NATO, vertice dei leader ribadisce che “Europa e Nord America sono di nuovo forti insieme”. Biden in prima fila

    Bruxelles – Come il primo giorno di scuola a settembre, quando incontri di nuovo tutti i tuoi amici. Una similitudine semplice e alla portata di tutti è quella offerta dal segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, per descrivere l’atmosfera che si è respirata oggi (lunedì 14 giugno) al vertice di leader dell’Alleanza Atlantica, svoltosi di persona a Bruxelles.
    Una riunione che ha aperto un “nuovo capitolo della nostra Alleanza”, ha spiegato Stoltenberg, in particolare per il rinnovato impegno degli Stati Uniti nella NATO, sotto la presidenza del democratico Joe Biden. “È stato vigoroso il messaggio del presidente Biden, per ribadire che Europa e Nord America sono di nuovo forti insieme“. Lo ha confermato anche lo stesso inquilino della Casa Bianca in un tweet pubblicato appena prima della riunione: “La nostra Alleanza NATO è più forte che mai” e ha messo in luce la volontà di rispondere alle questioni di “difesa collettiva”, inclusa “l’aggressione russa, le sfide strategiche della Cina, le attività cibernetiche dannose, il terrorismo e il cambiamento climatico”.

    Our NATO Alliance is stronger than ever. Today I’m joining our 29 allies to discuss our collective defense — including from Russian aggression, strategic challenges from China, malicious cyber activity, terrorism, and climate change.
    — President Biden (@POTUS) June 14, 2021

    Quello dei “regimi autoritari che minacciano lo spazio democratico“, come lo ha definito il segretario generale della NATO, è stato uno dei temi piò scottanti sul tavolo degli alleati. In primis, la Russia di Vladimir Putin: “Le nostre relazioni sono al punto più basso dalla fine della guerra fredda”, è stato il secco commento, a conferma delle dichiarazioni dei vertici ministeriali degli ultimi mesi. Tuttavia, l’Alleanza è impegnata in un “doppio approccio”, basato sia sulla “difesa da minacce militari e cibernetiche”, sia sul “dialogo per evitare un’escalation di tensione”, ha confermato Stoltenberg. Anche se, come si legge nella dichiarazione congiunta dei capi di Stato e di governo, “fino a quando la Russia non dimostrerà il rispetto del diritto internazionale e dei suoi obblighi e responsabilità, non si potrà tornare alla normalità” nelle relazioni. Per questo motivo, il segretario Stoltenberg ha ribadito il sostegno dell’Alleanza all’Ucraina, “a cui va il nostro supporto politico”.
    Cerimonia di benvenuto dei leader dell’Alleanza Atlantica a Bruxelles, 14 giugno 2021 (fonte: NATO)
    Un altro attore internazionale che mette apprensione all’Alleanza Atlantica è la Cina. “Vediamo delle nuove opportunità geostrategiche, come sulla risposta ai cambiamenti climatici”, ma Pechino presenta “sfide crescenti in politica estera nei confronti degli alleati”. Soprattutto per quanto riguarda la disinformazione, “sta espandendo la sua sfera di influenza con un numero sempre maggiore di mezzi militari e tecnologici”, ha aggiunto Stoltenberg. “La NATO deve rispondere con decisione” alla minaccia di una “cooperazione con la Russia”. La dichiarazione finale afferma che  “le ambizioni dichiarate (dalla Cina, ndr) e il comportamento assertivo presentano sfide sistemiche all’ordine internazionale basato su regole”.
    Sorvegliato speciale, il fronte degli attacchi “non convenzionali”, vale a dire lo spazio informatico “che è costantemente minacciato”, ha precisato il segretario generale della NATO. L’Alleanza “è impegnata per garantire la sicurezza a tutti i livelli, anche cyber”, al punto da tirare in ballo l’articolo 5 (quello che afferma che un attacco armato contro uno o più alleati si considera come un attacco contro ogni componente della NATO, a cui ciascuno può rispondere secondo il diritto di autodifesa). “Gli alleati riconoscono che l’impatto di significative attività informatiche cumulative dannose potrebbe, in determinate circostanze, essere considerato come un attacco armato“, si legge nella dichiarazione dei leader. “Ci confrontiamo sempre più con minacce cyber e ibride, comprese le campagne di disinformazione, e l’uso dannoso di tecnologie emergenti sofisticate”.
    Ultime battute in conferenza stampa sulla questione del ritiro delle truppe dall’Afghanistan. Per la sua “importanza per tutta la comunità internazionale”, la NATO “fornirà finanziamenti di transizione per garantire il funzionamento dell’aeroporto internazionale di Kabul“, ha spiegato Stoltenberg. “La Turchia svolge un ruolo chiave in questi sforzi”. L’ultimo atto di una presenza nel Paese che proprio quest’anno compie vent’anni.

    Al suo esordio alle riunioni dell’Alleanza Atlantica, il presidente statunitense ha affermato che “siamo più forti che mai”. Affrontate le “minacce” provenienti da Russia e Cina, sia sul piano militare sia su quello cyber

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    Dal G7 in Cornovaglia al summit UE-USA, Biden vola in Europa per rinsaldare i legami transatlantici

    Bruxelles – Pandemia, diplomazia vaccinale, clima, multilateralismo, controversie commerciali e internazionali. Si preannuncia denso di impegni e di temi il primo viaggio di Joe Biden in Europa da quando a gennaio è stato eletto presidente degli Stati Uniti. “In questo momento di incertezza globale, mentre il mondo è ancora alle prese con una pandemia che capita una volta ogni secolo, questo viaggio mira a realizzare il rinnovato impegno dell’America nei confronti dei nostri alleati e partner e a dimostrare la capacità delle democrazie di affrontare le sfide e scoraggiare le minacce di questa nuova era”, anticipa Biden dalle colonne del Washington Post.
    Si parte per il Vecchio Continente domani, mercoledì 9 giugno, e si fa tappa prima in Regno Unito per il vertice del G7 dall’11 al 13 giugno in Cornovaglia (Carbis Bay), poi a Bruxelles per il summit della NATO (14 giugno) e il vertice USA-UE (15 giugno) con i due presidenti, Ursula von der Leyen e Charles Michel. Si chiude, infine, a Ginevra per il primo incontro con il presidente russo Vladimir Putin (16 giugno). Tra un incontro istituzionale e l’altro non mancheranno incontri bilaterali tra cui quello col premier britannico Boris Johnson, che ospita la riunione del G7, con la regina Elisabetta II e con il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan.
    Consesso delle democrazie
    Che si tratti di “porre fine alla pandemia di covid-19 ovunque, di soddisfare le esigenze di un’accelerazione della crisi climatica o di affrontare le attività dannose dei governi di Cina e Russia, gli Stati Uniti devono guidare il mondo da una posizione di forza“, sostiene il presidente riassumendo nelle linee i temi caldi sul tavolo. Con le grandi economie del G7 (Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Giappone, Germania, Francia e Italia, più l’UE) si discuterà di come porre fine alla pandemia, migliorare la sicurezza sanitaria per tutte le nazioni e guidare una ripresa economica globale e inclusiva. “Saranno le nostre priorità principali”, scrive Biden. Ma sarà, probabilmente, l’occasione per anticipare la discussione in sede di Organizzazione mondiale del commercio (OMC) sulla possibilità di sospendere o meno i brevetti sui vaccini, per la distribuzione globale dei farmaci anti-Covid. Oppure trovare altre alternative, come chiede Bruxelles. Ci sarà spazio, spiega la Casa Bianca, anche per discutere di cambiamento climatico e transizione globale verso l’energia pulita, prima della COP26 (Conferenza sul clima delle Nazioni Unite) di Glasgow, in programma a novembre.
    I presidenti di Commissione e Consiglio europeo, Ursula von der Leyen e Charles Michel
    Dalla Cornovaglia, Biden volerà a Bruxelles per il Vertice NATO prima e per incontrare i presidenti della Commissione e del Consiglio europeo poi, nel loro primo “faccia a faccia” da quando si è insediato. E’ da gennaio che Bruxelles mostra tutto l’interesse a migliorare le relazioni economiche e politiche con Washington, incrinate in questi ultimi quattro anni dalla retorica aggressiva e isolazionista dell’ex presidente Donald Trump. Anche se quattro anni sono tanti, e le relazioni transatlantiche non torneranno all’era pre-trumpiana, questo è chiaro. Andranno modulate sulla base degli interessi comuni. A Bruxelles, Biden prevede di discutere di come gli Stati Uniti e l’Europa possono lavorare in stretto coordinamento sulle sfide globali. “Ci concentreremo sull’assicurare che le democrazie di mercato, non la Cina o chiunque altro, scrivano le regole del 21° secolo sul commercio e la tecnologia. E continueremo a perseguire l’obiettivo di un’Europa intera, libera e in pace”, dice. Dichiarando, tra le righe, che spingerà per un rafforzamento della partnership transatlantica in chiave anti-Pechino, soprattutto per quanto riguarda commercio e digitale. Ma non c’è solo la Cina nel mirino del presidente USA.
    Vladimir Putin
    E’ Biden stesso a chiarire che tutti gli incontri che farà con gli alleati europei serviranno a preparare il tête-à-tête di Ginevra del 16 giugno con il presidente russo Putin. Un incontro che avrà gli occhi del mondo puntati addosso, senza dubbio. “Sarà dopo discussioni ad alto livello con amici, partner e alleati che vedono il mondo attraverso la stessa lente degli Stati Uniti e con i quali abbiamo rinnovato le nostre connessioni e lo scopo condiviso”, spiega Biden. Con le potenze dell’Occidente “siamo uniti per affrontare le sfide della Russia alla sicurezza europea, a cominciare dalla sua aggressione in Ucraina, e non ci saranno dubbi sulla determinazione degli Stati Uniti a difendere i nostri valori democratici, che non possiamo separare dai nostri interessi”.
    Diversamente che con Pechino, per Mosca usa però toni molto più moderati. Chiarisce che gli Stati Uniti non cercano il conflitto. “Vogliamo una relazione stabile e prevedibile in cui possiamo lavorare con la Russia su questioni come la stabilità strategica e il controllo degli armamenti”. Ecco perché – ricorda – “ho agito immediatamente per estendere di cinque anni il trattato New START (il trattato sulla riduzione delle armi nucleari firmato da Stati Uniti e Russia a Praga nel 2010) e rafforzare la sicurezza del popolo americano e del mondo”. Anticipa però che quando incontrerà il vertice del Cremlino, “sottolineerò ancora una volta l’impegno degli Stati Uniti, dell’Europa e delle democrazie affini a difendere i diritti umani e la dignità”. E ancora ripropone l’idea di una divisione tra le democrazie (occidentali) e tutto ciò che rimane fuori da questa definizione, Russia, Cina, Bielorussia e anche Turchia. Come a voler riproporre una divisione manichea (e antica) del mondo in blocchi, da una parte la democrazia dall’altra l’autoritarismo. Una visione che però oggi è superata e non è chiaro come sarà accolta dall’UE, che nel frattempo è alla ricerca della sua “terza via” europea.

    I luoghi, i personaggi, gli incontri: tutte le tappe del primo viaggio nel Vecchio Continente del nuovo presidente degli Stati Uniti, dal 9 al 16 giugno

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    Russia, Michel chiama Putin: “Basta azioni destabilizzanti e Mosca sostenga una soluzione pacifica in Bielorussia”

    Bruxelles – L’Unione Europea chiede al Cremlino di interrompere le sue “azioni destabilizzanti”, che hanno portato il livello delle relazioni tra Bruxelles e Mosca a un “livello minimo”. È questo il messaggio trasmesso oggi (lunedì 7 giugno) dal presidente del Consiglio UE, Charles Michel, nel corso della conversazione telefonica con il presidente russo, Vladimir Putin. “Questa situazione, o un ulteriore deterioramento, non è nell’interesse di nessuna delle due parti”, ha avvertito Michel.
    La telefonata tra i due leader si è incentrata soprattutto sulla posizione del Consiglio Europeo rispetto alle azioni russe “illegali, provocatorie e destabilizzanti” contro i Paesi membri UE e sulla situazione in Bielorussia. “L’Unione Europea è unita e solidale di fronte agli atti compiuti da Mosca“, è stato il monito del presidente Michel, anche se non ha negato spazio a una distensione dei rapporti: “Rimaniamo fedeli ai cinque principi-guida che disciplinano la nostra politica nei confronti della Russia”.
    Per quanto riguarda la situazione sul fronte orientale, Michel ha ribadito le conclusioni del vertice dei leader europei di fine maggio, condannando il dirottamento del volo Ryanair Atene-Vilnius su Minsk e l’arresto del giornalista Roman Protasevich e della compagna Sofia Sapega da parte del regime del presidente bielorusso, Alexander Lukashenko. A Putin, che di recente ha incontrato il presidente bielorusso a Sochi per confermare la seconda tranche del prestito da 1,5 miliardi di dollari, è stato chiesto un coordinamento per “sostenere una soluzione pacifica della crisi” nel Paese: “La Russia può svolgere un ruolo importante” in questa partita, è stato l’invito di Michel.
    Sulla questione c’è però attrito tra le parti. Il presidente del Consiglio UE ha informato il Cremlino sulle sanzioni imposte dall’Unione e ha richiamato l’attenzione sulla necessità di “rilasciare i prigionieri politici, fermare le repressioni e la violenza e impegnarsi in un dialogo nazionale inclusivo”. Tuttavia, dall’altra parte della cornetta è arrivata una risposta secca dal leader russo, che ha bollato le sanzioni UE come “controproducenti” – tanto quando “qualsiasi tentativo di interferire negli affari interni di questo Stato sovrano” – se si vuole risolvere una crisi ormai arrivata a dieci mesi dal suo scoppio.
    Nel corso della telefonata è stata affrontata anche la questione delle tensioni sul confine occidentale ucraino e in Crimea. Michel ha riconfermato il “fermo sostegno” dell’Unione “all’indipendenza, sovranità e integrità territoriale dell’Ucraina all’interno dei suoi confini internazionalmente riconosciuti”. Al Cremlino è stata ricordata la propria responsabilità per la “piena attuazione degli accordi di Minsk”. Scambiate infine opinioni sulla Libia, sul conflitto armeno-azero, sulla pandemia e i vaccini anti-COVID, “comprese le prospettive per la certificazione del vaccino russo Sputnik V nell’Unione Europea“, ha specificato una nota del Cremlino.

    I conveyed a message of EU unity in my call with president Putin @KremlinRussia_E
    The downwards trend in EU-Russia relations can only change if Russia stops disruptive behavior.
    Fighting the pandemic and making effective vaccines available to everyone is a goal we discussed. pic.twitter.com/Rhw2B7xMHa
    — Charles Michel (@eucopresident) June 7, 2021

    Il presidente del Consiglio Europeo ha avvertito il leader russo che “le relazioni tra le parti sono ai minimi storici”. Chiesto un coordinamento per la risoluzione della crisi a Minsk, ma il Cremlino ha risposto che le sanzioni UE sono “controproducenti”

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    Bielorussia, da NATO sostegno a sanzioni di Washington e Bruxelles. Ma Lukashenko annuncia armi in arrivo da Mosca

    Bruxelles – È “incondizionato” l’appoggio del segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, a Stati Uniti e Unione Europea, nelle rispettive decisioni di imporre sanzioni contro il regime del presidente bielorusso, Alexander Lukashenko. Il “messaggio di unità” dei partner dell’Alleanza Atlantica è arrivato oggi (martedì primo giugno) al termine della riunione dei ministri degli Esteri, come ulteriore conferma della dura risposta dell’Occidente al dirottamento su Minsk del volo Ryanair di domenica 23 maggio e l’arresto del giornalista Roman Protasevich e la compagna Sofia Sapega.
    “È stato un atto che ha potenzialmente violato il diritto internazionale del volo e che è certamente contrario alla libertà di espressione”, ha commentato duramente Stoltenberg. Il segretario generale della NATO ha accolto con favore la prossima apertura di un’indagine indipendente da parte dell’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (ICAO), ma ha anche intimato al presidente Lukashenko di “liberare immediatamente i due prigionieri“. Il dossier sulla Bielorussia era una delle “sfide comuni alla nostra sicurezza, che dobbiamo affrontare insieme” per “coordinarci contro le minacce globali”.
    Così si spiega il “chiaro messaggio di sostegno” alle sanzioni di Washington e Bruxelles. Durante il Consiglio Europeo della scorsa settimana, i leader UE avevano deciso non solo di imporre una no fly zone sulla Bielorussia e chiudere lo spazio aereo alla compagnia di bandiera Belavia, ma anche di aggiornare la lista nera di persone ed entità colpite dalle sanzioni europee (già il 10 maggio era stato annunciato un quarto pacchetto dall’alto rappresentante UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell). Dalla Casa Bianca è arrivata invece venerdì scorso (28 maggio) la comunicazione che a partire da giovedì 3 giugno saranno reintrodotte sanzioni contro nove imprese collegate al regime bielorusso e che saranno considerate nuove misure “in coordinamento con l’Unione Europea e gli altri alleati”.
    Intanto, sul fronte orientale, il presiedente bielorusso esce rinvigorito dall’incontro di venerdì a Sochi con l’omologo russo, Vladimir Putin. Oltre alla seconda tranche da 500 milioni di dollari del prestito di Mosca a Minsk (su un totale di 1,5 miliardi accordati il 14 settembre dello scorso anno), come confermato anche dal portavoce di Putin, Dmitri Peskov, Lukashenko sarebbe pronto a ricevere “armi moderne” dall’alleato. Citato dall’agenzia stampa russa Interfax, il presidente bielorusso si è rallegrato del fatto che non ci sia stata “nessuna discussione sul dispiegamento permanente di forze russe o l’apertura di basi sul nostro territorio”. Uno scenario che potrebbe verificarsi solo “se dovessero sorgere delle preoccupazioni o se dovessimo vedere un’intensificazione dell’attività della NATO, fino a un conflitto militare“. In quel caso, “le forze russe saranno schierate in Bielorussia”.
    Per quanto riguarda il caso dell’arresto del giornalista e della compagna, Lukashenko ha seccamente commentato che “le indagini saranno svolte in Bielorussia“. Lo avrebbe riferito anche al presidente Putin a Sochi. Sulla questione della possibile competenza di Mosca sul caso erano nate delle speculazioni nei giorni precedenti all’incontro, dal momento in cui Sapega, studentessa 23enne di un master all’Università Europea di Scienze Umanistiche di Vilnius, è una cittadina russa.

    Messaggio di “appoggio incondizionato” dal segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg: “Queste sono sfide comuni alla nostra sicurezza”. Minsk aspetta la seconda tranche di prestiti russi e sostegno militare in caso di “intensificazione delle attività” dell’Alleanza Atlantica