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    Bielorussia, l’Unione Europea alza la voce contro Lukashenko: “Il popolo di Minsk deve sapere che li stiamo sostenendo già ora”

    Bruxelles – Non è solo il tempo delle denunce e delle sanzioni economiche. Contro il regime del presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, l’Unione Europea vuole dimostrare che già adesso è impegnata a sostegno della società civile e dell’opposizione democratica: una questione che spesso si sente dire o si legge alla voce “cose che Bruxelles non fa a sufficienza”. Proprio nei giorni in cui si è riaccesa la tensione tra l’UE e Minsk sulla questione della migrazione irregolare verso la Lituania, il Parlamento Europeo ha organizzato audizioni e attività nelle commissioni per accendere i riflettori sulla situazione nel Paese in tutta la sua drammaticità e per chiarire in che modo la macchina comunitaria si sia attivata per non lasciare soli i cittadini bielorussi.
    “Lo spazio per le libertà della società civile in Bielorussia si sta riducendo in maniera sempre più significativa”, ha avvertito Vassilis Maragos, capo unità per il Partenariato Orientale di DG Near (dipartimento della Commissione Europea deputato alle politica di vicinato e dei negoziati di allargamento), durante il confronto odierno con gli eurodeputati della commissione Cultura (CULT). “Non smettiamo però di mantenere aperti i canali con attivisti e giornalisti, per condividere lo sforzo verso una transizione democratica nel Paese”. Tra le modalità di assistenza offerta da Bruxelles compare il “potenziamento della rete degli attuali 13 media indipendenti che sono dovuti fuggire dalla Bielorussia, o che dall’interno stanno creando una narrazione per i cittadini diversa da quella di Stato”.
    Nonostante le sanzioni economiche imposte a Minsk, l’UE sta cercando per quanto possibile di non abbattere il sistema produttivo del Paese, soprattutto quello formato dalla maggioranza di imprenditori che non hanno nulla a che fare con il regime: “Da marzo stiamo sostenendo finanziariamente le piccole e medie imprese con prestiti, ma solo quelle che possiamo individuare prive di legami con lo Stato”, ha spiegato Maragos. Importante anche la solidarietà nel contesto COVID-19: “Non abbiamo mai smesso di fornire apparecchiature e materiale sanitario agli ospedali“, anch’essi spesso colpiti dalla scure della repressione, come ha dimostrato il caso dell’Ospedale dei Bambini di Grodno.
    C’è poi il capitolo degli studenti universitari, “presi di mira, sospesi o incarcerati” per aver manifestato le proprie posizioni politiche ed essere scesi nelle piazze a protestare. “Per loro abbiamo previsto un regime di borse di studio per il prossimo anno accademico nelle università europee nelle quali hanno trovato rifugio”. Infine Maragos ha ricordato agli europarlamentari il pacchetto di investimenti da 3 miliardi di euro per il futuro della Bielorussia: “Non appena si metterà in moto un vero sistema democratico, saranno già pronti investimenti per la connettività e le PMI, per il sostegno ai media indipendenti e alle istituzioni democratiche”.
    Il relatore sulla Bielorussia per il Parlamento UE, Petras Auštrevičius (Renew Europe)
    Il relatore sulla Bielorussia per il Parlamento UE, Petras Auštrevičius, ha riconosciuto che “solidarietà e sanzioni devono andare di pari passo fino a quando non riusciremo ad annullare il regime di Lukashenko”. Ricordando il rapporto che deve essere rinsaldato con la società civile (“i nostri interlocutori per il futuro sono loro”), l’eurodeputato lituano ha voluto porre l’attenzione sulla situazione dei media: “La Bielorussia è il Paese più pericoloso per i giornalisti“. Lo dimostrano le 480 detenzioni nel 2020 e i 147 incidenti – tra vessazioni, perquisizioni o incarcerazioni – solo a giugno di quest’anno. “La libertà di stampa non c’è più da tempo”, ha ribadito uno sconsolato Auštrevičius, “tutte le testate che si discostano dalla posizione dei media statali vengono represse dalla legge sugli estremismi”.
    Proprio su questo tema ieri (lunedì 12 luglio) si è focalizzata l’attenzione della commissione Affari esteri (AFET). “Il giornalismo in Bielorussia è a rischio di estinzione“, è stato il grido di aiuto di Natalia Belikova, rappresentante dell’organizzazione Belarus in Focus. “Senza il sostegno della comunità internazionale non sopravviveremo, abbiamo bisogno della vostra solidarietà e del vostro aiuto”. Cosa significa in termini pratici “rischio di estinzione” lo ha messo in chiaro Daria Losik, moglie del blogger bielorusso Igor, detenuto dal giugno dello scorso anno: “Mio marito si trova nella prigione di Gomel in condizioni disumane, la sua cella è una cassa di cemento vuota. È in una situazione allucinante sia a livello fisico che psichico“, che ha portato l’uomo a tentare il suicidio e ora lo sciopero della fame.
    Il dramma del giornalismo bielorusso è stato descritto in prima persona anche da Stanislav Ivashkevich, reporter di Belsat TV, televisione indipendente con sede in Polonia. Due colleghe – Katsiaryna Andreyeva e Darya Chultsova, condannate a febbraio a due anni di carcere – già da otto mesi si trovano dietro le sbarre: “La vita in prigione significa tortura”, è stato il commento lapidario del relatore. “Contro i giornalisti in prigione si usano tentativi di soffocamento“, come “chiudere cinque persone in una cella di due metri quadrati per far loro mancare l’aria necessaria e cospargerla di cloro”, ufficialmente per disinfezione, “ma in realtà per rendere ancora più difficile la respirazione”.
    Il tentativo di Lukashenko è quello di “distruggere tutti i media, uno per uno, cominciando con i giornalisti più visibili”. Per questo motivo è stato chiesto “più sostegno ai media liberi”, perché non si zittiscano le voci critiche dentro i confini nazionali, quelle che ancora non sono state piegate dalla violenza dell’ultimo dittatore d’Europa. L’Unione sta facendo molto a sostegno della società civile bielorussa. Ma per dire “abbastanza” è necessario che anche l’ultimo prigioniero politico ingiustamente incarcerato sia fuori dalle sbarre e possa godere dei diritti fondamentali dell’essere umano.

    Intensa attività nelle commissioni del Parlamento UE per denunciare i soprusi del regime Lukashenko verso società civile, studenti e giornalisti. Attivate borse di studio universitarie e supporto finanziario a PMI e media indipendenti

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    Migranti, è sempre più l’Europa dei muri: la Lituania pronta a spendere 41 milioni lungo il confine con la Bielorussia

    Bruxelles – L’annuncio era nell’aria da una settimana, dal giorno della visita del presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, al valico di frontiera di Padvaronys, in Lituania. Si attendeva solo la conferma. Vilnius costruirà un muro al confine con la Bielorussia per contenere la nuova ondata migratoria favorita dal regime del presidente Alexander Lukashenko, come ricatto nei confronti delle sanzioni economiche imposte al Paese dall’Unione Europea.
    È un nuovo, pressoché inevitabile, mattoncino della fortezza Europa. Un’Unione che non sa come affrontare la gestione delle migrazioni sul Vecchio Continente, se non militarizzando ed ergendo barriere alle frontiere (dall’Ungheria alla Bulgaria, fino alle enclave spagnole di Ceuta e Melilla), stringendo accordi con regimi quantomeno discutibili per il rispetto dei diritti umani (vedi Turchia e Libia) e litigando per anni in seno al Consiglio Europeo sull’impostazione di una politica comune sull’asilo.
    In questo quadro non può stupire la decisione del governo lituano di innalzare una barriera di filo spinato e una recinzione parallela per evitare l’ingresso irregolare di centinaia di persone in transito dal territorio bielorusso. L’annuncio è arrivato dalla ministra degli Interni, Agnė Bilotaitė, che ha poi precisato che “saranno spesi circa 41 milioni di euro” per questa doppia recinzione da costruire “nel più breve tempo possibile”. In totale sono 678,8 i chilometri di confine con la Bielorussia da coprire, per un piano articolato in due fasi: prima la barriera di filo spinato costruita dall’esercito, poi il muro vero e proprio.
    Tutto questo per impedire l’accesso al territorio lituano – e di rimando a quello dell’Unione – se non dai valichi regolari  di frontiera. I numeri non lasciano spazio a dubbi: se solo 10 giorni fa la guardia di frontiera della Lituania riportava l’arrivo di 672 migranti nei primi sei mesi del 2021 (più del doppio rispetto ai quattro anni precedenti messi insieme), nella prima settimana di luglio sono stati registrati più di 800 attraversamenti illegali. Nella prima metà dell’anno la maggior parte delle persone extra-comunitarie arrivate alla frontiera lituana provenivano da Iraq, Iran e Siria, mentre più di recente sembra essere cambiata la composizione dei flussi migratori: a luglio la maggioranza degli arrivi era di cittadini della Repubblica del Congo, del Gambia, della Guinea, del Mali e del Senegal.
    La commissaria europea per gli Affari interni, Ylva Johansson, durante l’audizione in commissione LIBE (12 luglio 2021)
    Nel corso di un’audizione alla commissione per le Libertà civili (LIBE) del Parlamento Europeo, in cui sono stati ascoltati anche la ministra lituana Bilotaitė e il direttore esecutivo dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex), Fabrice Leggeri, la commissaria europea per gli Affari interni, Ylva Johansson, ha avvertito che “la situazione peggiora di settimana in settimana”. Ma per l’Unione Europea l’unica cosa che importa adesso è bloccare il flusso e denunciare la complicità di Minsk. Dura l’accusa nei confronti delle autorità bielorusse, che “sembrano facilitare la migrazione irregolare come rappresaglia alle nostre misure”. Nonostante non sia ancora chiaro il modo in cui opererebbero, “sembra ci siano dei voli commerciali che arrivano da Istanbul e da Baghdad ogni giorno” e in un secondo momento “i migranti vengono portati alla frontiera, dopo aver pagato circa 15 mila euro”, ha spiegato Johansson. Il tentativo di attraversamento avviene poi a piedi, “ma ci sono stati casi in cui è stato utilizzato addirittura il servizio Uber” per arrivare a Vilnius.
    È pronto il supporto da parte di Bruxelles al Paese baltico che sabato scorso (10 luglio) ha richiesto l’attivazione del meccanismo d’emergenza per la creazione di squadre Frontex di intervento rapido. Il direttore esecutivo Leggeri ha confermato che “sarà sostenuta la crescente pressione migratoria e rafforzato il confine esterno dell’UE”. Questo tipo di intervento di Frontex è progettato per fornire assistenza immediata a uno Stato membro sottoposto a pressioni urgenti ed eccezionali alle sue frontiere esterne. “Nei prossimi giorni dispiegheremo le nostre guardie di frontiera, insieme a funzionari degli Stati membri”, ha garantito Leggeri. Ma non è tutto. La commissaria Johansson ha anticipato che “supporteremo la sfida sproporzionata per il governo lituano con 10 milioni di euro già ad agosto“, che dovrebbero essere resi disponibili dal Fondo asilo migrazione e integrazione.

    The Executive Director of #Frontex has agreed to launch a rapid border intervention at Lithuania’s border with Belarus to assist with the growing migration pressure https://t.co/Aw0l30TV4i pic.twitter.com/MVW9dSSYdn
    — Frontex (@Frontex) July 12, 2021

    Lo ha annunciato la ministra degli Interni, Agnė Bilotaitė. Frontex ha accettato di attivare squadre di intervento rapido sulla nuova frontiera calda dell’UE, mentre la commissaria Johansson garantisce supporto economico al Paese “entro agosto”

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    Bielorussia, alta tensione sul confine della Lituania. Michel: “Questa è la frontiera dell’Unione Europea”

    Bruxelles – È entrata nel vivo la sfida diplomatica tra Unione Europea e Bielorussia e per la prima volta Bruxelles si trova a dover rispondere ad azioni di ritorsione da parte del regime del presidente Alexander Lukashenko. Dopo l’imposizione delle sanzioni nei confronti dell’economia bielorussa, Minsk ha deciso di giocare la carta della migrazione irregolare verso la Lituania per far pressione sui Ventisette e spingerli a ritirare le misure restrittive. Ma proprio da Vilnius è arrivata la secca risposta del presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel: “I confini lituani sono i confini europei“. Tradotto: ogni tentativo di “strumentalizzare la migrazione illegale per esercitare pressione” sugli Stati membri UE sono un attacco all’Unione nel suo insieme. E come tali saranno affrontati dalle istituzioni europee.
    Il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, al valico di frontiera di Padvaronys, Lituania (6 luglio 2021)
    “Sono impegnato in prima persona per garantire la solidarietà degli Stati membri verso la Lituania“, ha confermato Michel durante la sua visita nel Paese (in programma tra ieri e oggi). “È questo il senso della reazione rapida di Frontex”, che da giovedì scorso (primo luglio) ha iniziato a mobilitare personale e mezzi “a sostegno delle autorità lituane e lettoni per prevenire il rischio di un aumento della pressione migratoria” sui due Paesi. Solo nel mese di giugno le autorità di Vilnius hanno registrato 412 ingressi irregolari sul territorio nazionale dalla Bielorussia, più di cinque volte il numero totale del 2020. Durante la conferenza stampa congiunta con il presidente lituano, Gitanas Nauseda, Michel ha ribadito che “l’Unione Europea ha attuato sanzioni contro la Bielorussia e continua a lottare per promuovere i nostri valori”.
    Proprio in merito alle sanzioni europee, non si è fatta attendere la risposta del presidente bielorusso Lukashenko, che ha incaricato il governo di limitare il transito delle merci in risposta alle sanzioni occidentali. “Sappiamo chi negli Stati Uniti, in Germania e in altri Paesi europei non vuole fornire componenti e materiali base alle nostre imprese”, tra cui “Skoda e Nivea“, ha attaccato, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa russa Interfax. “Prima di tutto, sono esclusi dal mercato bielorusso e, in secondo luogo, è vietato il transito attraverso la Bielorussia”.

    Lithuanian borders are European borders.
    The EU implemented sanctions against #Belarus and keeps fighting to promote our values.
    You can count on the EU to bring more support to #Lithuania and its people. @IngridaSimonyte pic.twitter.com/N0gwT72U7D
    — Charles Michel (@eucopresident) July 6, 2021

    Ma rimane caldo anche il fronte interno. Oggi la Corte suprema della Bielorussia ha condannato a 14 anni di prigione Viktor Babariko, ex-capo della banca Belgazprombank ed ex-candidato alle elezioni presidenziali del 2020, arrestato poche settimane prima del voto (insieme al figlio). È il primo avversario politico di Lukashenko ad essere condannato, con l’accusa di riciclare fondi ottenuti in modo criminale e di aver ricevuto una mega-tangente da 30,5 milioni di rubli bielorussi (più di 10 milioni di euro) quando era a capo di Belgazprombank.
    La difesa del banchiere ha bollato la sentenza come “politicamente motivata”, considerati anche l’arresto e la detenzione in un centro del KGB per impedirgli la corsa alla poltrona di presidente della Bielorussia. Anche l’Unione Europea ha chiesto il “rilascio immediato e incondizionato” di Babariko, “nonché di tutti i prigionieri politici, i giornalisti detenuti e le persone che si trovano dietro le sbarre per aver esercitato i loro diritti fondamentali”, ha reso noto il portavoce del Servizio europeo per l’azione esterna, Peter Stano. Viktor Babariko “voleva vedere la Bielorussia come un Paese giusto, equo e aperto. Il regime si vendica di lui in modo orribile”, ha commentato la leader dell’opposizione e presidente legittima riconosciuta dall’UE, Sviatlana Tsikhanouskaya.
    Proprio la legittimazione di Tsikhanouskaya da parte dell’Unione Europea sta diventando un elemento sempre più significativo nell’approccio dell’Occidente verso la Bielorussia. Ieri (5 luglio) il ministro degli Affari esteri lituano, Gabrielius Landsbergis, ha conferito lo status diplomatico all’ufficio di rappresentanza della democrazia bielorussa guidato da Tsikhanouskaya: “Sono profondamente grata per l’enorme sostegno e per essere stati i primi ad accoglierci. Insieme, dimostriamo che la Bielorussia non è Lukashenko”, ha rivendicato durante la cerimonia ufficiale. Nel corso della sua visita a Vilnius, anche il presidente del Consiglio UE Michel ha incontrato la leader dell’opposizione, per ribadire che i Ventisette sono “fermamente con il popolo della Bielorussia” e che “il legittimo appello a un futuro democratico e al rispetto delle libertà fondamentali e dei diritti umani deve essere finalmente ascoltato”.

    The #EU stands firmly with the people of #Belarus and will continue to do so.
    The legitimate call for a democratic future and respect for fundamental freedoms and human rights must finally be heeded. pic.twitter.com/DyTB6iBfUw
    — Charles Michel (@eucopresident) July 6, 2021

    Visita del presidente del Consiglio UE a Vilnius per denunciare la strumentalizzazione della migrazione illegale da parte del regime di Lukashenko. Intanto è stato condannato a 14 anni di prigione l’ex-candidato alle elezioni presidenziali 2020, Viktor Babariko

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    Bielorussia sospende il Partenariato orientale con l’UE, e gioca la carta del ricatto attraverso l’immigrazione irregolare

    Bruxelles – Sembra aver assunto ormai i tratti di un gioco al rialzo il confronto diplomatico tra Unione Europea e Bielorussia dopo le vicende dello scorso 23 maggio, tra dirottamenti di aerei di linea e imposizioni di sanzioni economiche. Il regime del presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, ha deciso oggi di sospendere la propria partecipazione all’iniziativa del partenariato orientale dell’UE, in risposta alle “azioni che minacciano la sicurezza nazionale e causano danni diretti alla sua economia e ai cittadini”, si legge in una nota del ministero degli Affari Esteri di Minsk (non ancora tradotta in inglese). In altre parole, una rappresaglia contro le sanzioni economiche imposte giovedì scorso dal Consiglio dell’UE, che hanno colpito il settore dei prodotti petroliferi, del cloruro di potassio, del tabacco e delle tecnologie civili e militari.
    La decisione è stata comunicata al capo della delegazione UE nella Repubblica di Bielorussia, Dirk Schuebel, al quale è stata riportata la “ferma posizione” del governo di Minsk riguardo “l’assoluta inaccettabilità dell’uso delle sanzioni come strumento di pressione su uno Stato sovrano e indipendente”. In questo quadro, è stata confermata anche l’attuazione della procedura di sospensione dell’Accordo di riammissione con l’UE (firmato il 27 maggio dello scorso anno), che stabilisce obblighi e procedure per i Ventisette e la Bielorussia in materia di riammissione di cittadini il cui soggiorno sul territorio dell’altra parte è irregolare.
    A conferma dei timori dei Paesi baltici, il regime Lukashenko è pronto a giocare la carta della migrazione irregolare per ricattare l’UE e costringerla a ritirare le sanzioni economiche imposte contro il Paese. “Non possiamo adempiere ai nostri obblighi, secondo le condizioni delle restrizioni imposte dall’Unione Europea”, mette in guardia il ministero degli Esteri bielorusso. “Affermiamo con profondo rammarico che la sospensione forzata dell’Accordo avrà un impatto negativo sull’interazione nel campo della lotta all’immigrazione illegale e alla criminalità organizzata“. La posizione di Minsk sarà riportata a Bruxelles da Schuebel, mentre il rappresentante permanente della Repubblica di Bielorussia presso l’UE, Aleksandr Mikhnevich, è stato richiamato nella capitale bielorussa “per consultazioni”.
    È stato inoltre comunicato il divieto di ingresso in Bielorussia “ai rappresentanti delle strutture europee e alle persone dei Paesi UE che hanno contribuito all’introduzione di misure restrittive”. Una promessa di sanzioni individuali nei confronti di politici di spicco europei – sulla falsariga di quelle imposte dalla Russia lo scorso 30 aprile, anche se non sono ancora trapelati possibili nomi di questo elenco. “Continuiamo a sviluppare misure di risposta, comprese quelle di natura economica”, ha minacciato ancora il governo bielorusso: “Ci auguriamo che i funzionari dell’UE e dei suoi Stati membri siano consapevoli dell’inutilità delle decisioni sull’uso di un approccio energico“.

    Belarus has taken another step backwards today by suspending its participation in the Eastern Partnership.
    This will escalate tensions further and have a clear negative impact on the people of Belarus by depriving them of opportunities provided by our cooperation.
    — Charles Michel (@eucopresident) June 28, 2021

    Immediata la risposta del presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel: “Oggi la Bielorussia ha fatto un altro passo indietro, sospendendo la sua partecipazione al Partenariato orientale”, ha commentato su Twitter. Questa decisione “aumenterà ulteriormente le tensioni“, ma soprattutto “avrà un chiaro impatto negativo sulla popolazione della Bielorussia, privandola delle opportunità fornite dalla nostra cooperazione”.

    In risposta alle sanzioni economiche di Bruxelles, il regime di Lukashenko ha attuato la procedura di sospensione dell’Accordo di riammissione di migranti irregolari. Annunciato anche il divieto di ingresso nel Paese per responsabili delle misure restrittive europee

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    Bielorussia, l’UE impone sanzioni economiche: colpiti petrolio, ed export tecnologico. Sospesi gli investimenti

    Bruxelles – Come promesso solo tre giorni fa dall’alto rappresentante UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, l’Unione Europea ha deciso di imporre sanzioni economiche contro la Bielorussia. Il Consiglio dell’UE ha introdotto oggi (giovedì 24 giugno) nuove misure restrittive nei confronti del regime del presidente, Alexander Lukashenko, per rispondere all’escalation di “gravi violazioni dei diritti umani” e alla “repressione violenta” della società civile, dell’opposizione democratica e della libera informazione, si legge in una nota. Ultimo caso, in ordine cronologico, il dirottamento del volo Ryanair Atene-Vilnius su Minsk e l’arresto del giornalista Roman Protasevich e della compagna Sofia Sapega.
    Dopo quattro pacchetti di misure restrittive contro 166 persone e 15 entità legate al regime (che comprendono il congelamento dei beni e il divieto di viaggio nell’UE), le nuove sanzioni economiche prendono di mira il settore dei prodotti petroliferi, del cloruro di potassio, del tabacco e delle tecnologie civili e militari. Vietata la vendita, la fornitura e l’esportazione “direttamente o indirettamente a chiunque in Bielorussia” di apparecchiature, tecnologie o software destinati al monitoraggio o all’intercettazione delle attività online e delle comunicazioni telefoniche.
    Limitato anche l’accesso ai mercati dei capitali dell’Unione e vietata la fornitura di assicurazioni al governo, agenzie ed enti pubblici bielorussi. Infine, la Banca Europea per gli Investimenti sospenderà ogni erogazione o pagamento nell’ambito di “eventuali accordi esistenti” e gli Stati membri UE saranno tenuti a intraprendere azioni “per limitare il coinvolgimento in Bielorussia delle banche multilaterali di sviluppo di cui sono membri”, conclude la nota.

    Via libera dal Consiglio dell’UE alle nuove misure restrittive mirate, che si aggiungono ai quattro pacchetti contro persone ed entità legate al regime di Lukashenko

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    L’allarme dei baltici: “Bielorussia pronta a inondare l’UE di migranti”

    Bruxelles – C’è un nuovo fronte migratorio che minaccia l’Europa, quello bielorusso. Alexander Lukashenko e il suo governo starebbero lavorando per inviare nell’UE richiedenti asilo, con il preciso scopo di far ripiombare i 27 in nuova crisi politica, prima ancora che umanitaria. E’ il presidente della Lituania, Gitanas Nauseda, a rivelare le intenzioni di Minsk. “Secondo le informazioni in mio possesso da Minsk ci sono almeno 1.500 iracheni pronti a varcare i confini dell’Unione europea”, dice il leader della repubblica baltica arrivando a Bruxelles per il vertice del Consiglio europeo, dove i capi di Stato e di governo dovranno discutere proprio di Bielorussia e immigrazione.
    Anche alla luce degli ultimi avvenimento “l’immigrazione è diventato un problema per tutti, con la Bielorussia disposta ad avere un ruolo in questo“, denuncia ancora Nauseda, che non è il solo ad affrontare il dossier bielorusso con rinnovate tensioni. “Ho parlato con il presidente lituano, e sono preoccupato”, ammette il primo ministro lettone, Krisjanis Karins.

    I baltici temono che Minsk stia diventando il centro di smistamento di fuoriusciti iracheni e iraniani, e che si stiano adoperando per aprire un nuovo corridoio migratorio, quello di nord-est. La Bielorussia confina proprio con Lituania e Lettonia, oltre che con la Polonia. Un problema da gestire a livello nazionale, ma sopratutto a livello europeo. Il fronte di quanti rifiutano l’idea di meccanismi di redistribuzione obbligatori di richiedenti asilo nei Paesi UE di primo arrivo continua a essere forte. Uno degli strenui oppositori è il primo ministro ungherese, Viktor Orban, che al momento è in conflitto con tutti gli Stati membri per le leggi in materia di omosessualità.
    La Bielorussia rischia di tenere in scacco l’Unione su un tema che ha già spaccato l’Unione stessa. I leader dovranno trovare il modo di tenere il punto, e non sarà facile.

    I leader di Lettonia e Lituania a Bruxelles per il summit dei capi di Stato e di governo avvertono i partner. Ora si complica il negoziato sui due dossier, che si intrecciano pericolosamente.

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    Bielorussia, adottato il quarto pacchetto di sanzioni UE in coordinamento con Stati Uniti, Canada e Regno Unito

    Bruxelles – E sono quattro. Il Consiglio Affari Esteri ha adottato oggi (lunedì 21 giugno) un nuovo pacchetto di sanzioni dell’Unione Europea contro il regime del presidente bielorusso, Alexander Lukashenko. Repressione delle proteste pacifiche, dirottamento di un volo di linea internazionale, violenze contro gli oppositori politici e violazioni dei diritti umani: è lunga la lista delle motivazioni che hanno spinto i ministri degli Esteri europei ad aggiornare la lista nera di individui e aziende da colpire con misure restrittive.
    “Oggi abbiamo lavorato sodo e abbiamo deciso di imporre un ampio pacchetto di sanzioni nei confronti di 78 persone e 8 entità bielorusse“, ha spiegato l’alto rappresentante UE per gli Affari Esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell. Un’azione attuata per “influenzare il comportamento dei responsabili”, soprattutto della vicenda del dirottamento del volo Ryanair Atene-Vilnius e il successivo arresto del giornalista Roman Protasevich e la compagna Sofia Sapega. L’alto rappresentante UE ha avvertito che “non è esclusa una quinta tornata di sanzioni“, dal momento in cui “non abbiamo la bacchetta magica, ma questo è uno strumento pesante che può contribuire a sfiancare persone, istituzioni e aziende vicine al regime”. Una visione confermata anche dalla leader dell’opposizione democratica e presidente legittima riconosciuta dall’UE, Sviatlana Tsikhanouskaya, che durante il suo intervento alla riunione dei ministri “ha fornito molti consigli utili a questo riguardo”.
    Il fattore di novità del quarto ciclo di sanzioni è il coordinamento dell’Unione Europea con Stati Uniti, Canada e Regno Unito. “Ci impegniamo a sostenere le aspirazioni democratiche a lungo represse del popolo bielorusso e siamo uniti per imporre costi al regime per il suo palese disprezzo degli impegni internazionali”, si legge nella nota congiunta. Le richieste sono sempre le stesse – “cooperare con le indagini internazionali sugli eventi del 23 maggio, rilasciare i prigionieri politici, avviare un dialogo politico con i rappresentanti dell’opposizione democratica” – ma l’azione armonica del blocco delle potenze occidentali, guidata da Bruxelles, potrebbe essere una vera svolta nella risposta internazionale al regime di Lukashenko.
    L’alto rappresentante UE per gli Affari Esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell
    Per quanto riguarda l’aggiornamento della lista nera, sono ora 166 le persone e 15 le entità destinatarie di sanzioni che “inviano un ulteriore forte segnale ai sostenitori del regime”. Congelamento dei beni, divieto di viaggio nell’UE e impossibilità per i cittadini e le imprese europee di mettere fondi a loro disposizione: “Appoggiare il regime di Lukashenko ha un costo sostanziale”. Tra i nomi compaiono anche quello di uno dei tre figli di Lukashenko, Dimitry, e la nuora Liliya (già dal 6 novembre è incluso il primogenito Viktor, consigliere per la Sicurezza nazionale), ma anche importanti uomini d’affari della cerchia ristretta del presidente: Siarhei Tsiatseryn, nel settore dei prodotti alimentari, Mikhail Gutseriev, imprenditore russo dell’energia e del potassio e Aliaksey Aleksin, con interessi che vanno dal petrolio al tabacco.
    Nel mirino di Bruxelles sono finiti anche uomini della propaganda di regime, come Andrei Mukavozchyk, giornalista di Belarus Today (quotidiano dell’amministrazione presidenziale) e Siarhei Gusachenka, vicepresidente della televisione di Stato, Belteleradio. Compaiono inoltre professori e rettori universitari, come il vicerettore dell’Università statale di economia, Siarhei Skryba, il rettore dell’Università statale di medicina, Siarhei Rubnikovich, e quello dell’Accademia statale delle arti, Mikhail Barazna, tutti ritenuti responsabili per la decisione di espellere gli studenti che hanno partecipato alle manifestazioni pacifiche contro il regime. Da non dimenticare anche il vicecapo per le strutture detentive del ministero degli Affari interni, Ivan Myslitski, a causa dei trattamenti disumani e degradanti inflitti ai manifestanti, e l’impresa di proprietà dello Stato Belaeronavigatsia, responsabile del controllo del traffico aereo bielorusso: decisivo il suo ruolo in tutta la vicenda del dirottamento del volo Ryanair su Minsk il 23 maggio.
    Dopo il quarto pacchetto di sanzioni contro persone ed entità bielorusse e la decisione del Consiglio di vietare l’ingresso nello spazio aereo UE e l’accesso agli aeroporti dei Paesi membri a tutti i vettori battenti bandiera rosso-verde, sono attese a breve sanzioni economiche contro Minsk. L’alto rappresentante UE ha confermato che “le approveremo secondo le indicazioni che ci arriveranno dal prossimo vertice dei leader europei“, in programma questa settimana (24-25 giugno). “Finora non le abbiamo messe in atto perché creano danni indiscriminatamente all’economia di tutto Paese e colpiscono tutti i cittadini”, ha concluso Borrell, “ma ormai è arrivato il momento di adottare anche questo strumento”.

    L’alto rappresentante Borrell ha annunciato le nuove misure restrittive contro 86 individui e aziende al termine del vertice con i ministri degli Esteri dei Ventisette. Sanzioni economiche settoriali al vaglio del prossimo Consiglio Europeo

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    Bielorussia, l’UE denuncia pratiche “disumane” di segretezza del sistema penale e di condanne a morte

    Bruxelles – Si continua a parlare di Bielorussia a Bruxelles, dopo settimane in cui la questione del dirottamento del volo Ryanair Atene-Vilnius su Minsk è stata al centro della scena internazionale. Nonostante le variazioni sul tema, il nodo cruciale rimane sempre lo stesso: le violazioni dei diritti umani da parte del regime del presidente Alexander Lukashenko.
    Con una nota del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), sono state denunciate oggi (giovedì 17 giugno) le pratiche di segretezza del sistema penale bielorusso e soprattutto il persistere della pena di morte. La Bielorussia è l’unico Paese europeo in cui vige tuttora la pena capitale. “L’Unione Europea ricorda la sua irrevocabile opposizione all’uso della pena di morte in qualsiasi circostanza”, si legge nella nota: “È una punizione crudele e disumana, che non agisce da deterrente contro il crimine e rappresenta un’inaccettabile negazione della dignità e dell’integrità umana”.
    L’accusa delle istituzioni europee è stata sollevata dal caso di Viktar Paulau, detenuto nel braccio della morte della prigione pre-processuale n. 1 di Minsk. Il 31 luglio dello scorso anno l’uomo 50enne è stato riconosciuto colpevole di un duplice omicidio commesso il 30 dicembre 2018 nel villaggio di Prysushyna, nella regione di Vitsebsk (nel Nord-Est del Paese).
    Nonostante l’effettiva esecuzione non sia stata ancora confermata ufficialmente, come riporta l’organizzazione per i diritti umani Viasna, la sorella del condannato a morte non riceve notizie da Paulau da più di sei settimane e da qualche giorno le viene negato l’accesso alla struttura. Inoltre, il personale della prigione ha comunicato in maniera generica all’avvocato difensore che il detenuto non si trova più nella struttura. “La negazione di informazioni tempestive ai parenti è stata un’indicazione in precedenti occasioni di un’esecuzione segreta eseguita dal regime autoritario in Bielorussia”, ha commentato il Servizio europeo per l’azione esterna, facendo riferimento proprio alle informazioni fornite dalla da Viasna.
    Nel frattempo, l’Unione Europea è pronta ad adottare il quarto pacchetto di sanzioni contro il regime di Lukashenko che, come anticipato dall’alto rappresentante UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, in plenaria al Parlamento Europeo lo scorso 8 giugno, “peseranno sui settori economici-chiave, oltre a coinvolgere i responsabili del dirottamento del volo” su cui viaggiavano il giornalista e oppositore politico Roman Protasevich, e la compagna Sofia Sapega (poi arrestati).
    Secondo quanto confermano fonti di Bruxelles a Reuters, il Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper) degli Stati membri UE ha deciso ieri (mercoledì 16 giugno) di imporre nuove sanzioni per la duplice violazione del diritto internazionale e dei diritti umani lo scorso 23 maggio. Dovrebbe essere compreso il congelamento dei beni e il divieto di viaggio nell’UE contro circa 70 persone, oltre alle 88 già inserite nella lista nera dai precedenti pacchetti di misure restrittive, tra cui compaiono Lukashenko e suo figlio Viktor, consigliere per la Sicurezza.
    Le sanzioni approvate dagli ambasciatori dell’UE dovrebbero essere adottate nel corso della riunione dei ministri degli Esteri UE lunedì prossimo (21 giugno). Già dal 4 giugno il Consiglio dell’UE ha rafforzato le misure restrittive nei confronti di Minsk, introducendo il divieto di sorvolo dello spazio aereo dell’Unione e di accesso agli aeroporti europei per tutti i vettori e le compagnie aeree bielorusse.

    La nuova accusa al regime di Lukashenko è arrivata a seguito della negazione di “informazioni tempestive” alla famiglia e all’avvocato di un condannato a Minsk. Intanto i Ventisette sono pronti ad adottare il quarto pacchetto di sanzioni