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    Entro la fine del 2023 la Commissione Europea vuole un Accordo di Associazione con San Marino, Monaco e Andorra

    Bruxelles – Un’accelerazione sulla strada che porta ad una (quasi) integrazione sempre più armonica di tre micro-Stati con l’Unione Europea. Il vicepresidente della Commissione UE per le Relazioni interistituzionali, Maroš Šefčovič, ha annunciato oggi (giovedì 30 giugno) la presentazione di una roadmap per arrivare alla firma entro la fine del 2023 degli Accordi di Associazione con la Repubblica di San Marino, il Principato di Andorra e il Principato di Monaco: “Potrebbe essere uno dei più ampi offerti dall’Unione a partner esterni”, ha sottolineato con forza Šefčovič, nel corso della conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri sammarinese, Luca Beccari, il segretario di Stato di Andorra per gli Affari europei, Landry Riba Mandicó, e il consigliere speciale monegasco per i negoziati con l’UE, Gilles Tonelli.
    I negoziati per l’Accordo di Associazione sono iniziati nel marzo del 2015, ma con le conseguenze dell’invasione russa dell’Ucraina è stata riconosciuta la necessità di accelerare i tempi, per stringere i rapporti a ogni livello sul continente europeo: “Nell’attuale contesto geopolitico, in cui l’ordine basato sulle regole è sotto pressione, il rafforzamento dell’unità occidentale è il nostro imperativo morale“, ha esortato il vicepresidente della Commissione, ricordando che con i tre micro-Stati “condividiamo sia valori, sia sfide”. Se “restare uniti, promuovere i nostri legami e far progredire l’integrazione è la strada giusta da percorrere”, l’esecutivo comunitario vuole una tabella di marcia che rifletta “l’ambizione politica di concludere i negoziati” in 18 mesi.
    Con questo obiettivo – per cui “è servito un lavoro di sette anni”, hanno ricordato tutti gli ospiti a Bruxelles – saranno incluse considerazioni specifiche e un calendario per ciascuno dei tre Paesi, che dovranno portare al rafforzamento delle relazioni con l’Unione, “anche attraverso l’integrazione nel Mercato Unico con le sue quattro libertà [libera circolazione di persone, merci, capitali e servizi, ndr]”, ha ricordato Šefčovič. “Si tratterà senza dubbio di un cambiamento significativo”, che potrà contare sullo “slancio” per l’approfondimento delle relazioni con i partner più stretti: “Il partenariato dell’UE con Andorra, Monaco e San Marino sarà il più profondo e speciale possibile“, ha promesso il vicepresidente della Commissione.
    Lo stato attuale
    Né San Marino né Andorra sono parte dell’accordo di Schengen (che prevede la libera circolazione delle persone tra Stati membri UE e l’abolizione delle frontiere comuni), tuttavia hanno un’unione doganale con l’Unione dal 1991: solo San Marino lo è anche per i prodotti agricoli (dal 2002). Andorra mantiene parte dei suoi controlli al confine, solamente in alcuni valichi di frontiera con la Spagna. Il Principato di Monaco attualmente ha una situazione ibrida, e applica alcune politiche dell’UE attraverso la relazione speciale che ha con la Francia: è membro di fatto di Schengen, mentre è a pieno titolo parte del territorio doganale dell’Unione.
    Per quanto riguarda gli altri micro-Stati europei, il Liechtenstein è l’unico che è parte dello Spazio economico europeo e del Mercato Unico (dal primo maggio del 1995), mentre dal 19 dicembre del 2011 ha firmato gli accordi di Schengen. La Città del Vaticano è il più piccolo Stato riconosciuto al mondo e ha solamente il confine aperto con l’Italia. Tutti i micro-Stati (fatta eccezione per il Liechtenstein, che usa il franco svizzero) usano come moneta ufficiale l’euro e hanno il diritto di coniarne un numero limitato, perché viene riconosciuto loro l’aver utilizzato o essere stati legati a valute non più in circolazione di alcuni Paesi membri (lira per San Marino e Città del Vaticano, franco francese per Monaco, peseta spagnola e franco francese per Andorra). Da parte di Bruxelles non c’è l’interesse di integrare nessuno dei micro-Stati europei come Paese membro, dal momento in cui sarebbe eccessivamente complesso gestire questioni interne all’Unione (come le presidenze di turno del Consiglio dell’UE, o il diritto di veto degli Stati membri) per entità territoriali troppo limitate a livello di superficie e popolazione.

    Il vicepresidente della Commissione UE, Maroš Šefčovič, ha annunciato una tabella di marcia per arrivare entro fine 2023 alla firma di “uno dei più ampi accordi mai offerti a partner esterni”. L’obiettivo è di rafforzare l’integrazione dei quattro micro-Stati nel Mercato Unico dell’Unione

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    Sefcovic: “Non abbiamo rapporti diretti con le autorità delle Isole Falkland”

    Bruxelles – I liberali in Parlamento europeo ripropongono la questione delle isole Falkland, territori d’oltremare britannici ma rivendicate da sempre dall’Argentina. La Brexit ha messo a nudo tutta una serie di questioni irrisolte, come quella di Gibilterra, e l’europarlamentare di RE, Jordi Cañas, invita la Commissione europea ad affrontarne uno in particolare ora che il Regno Unito non è più membro dell’Ue. Con tanto di interrogazione parlamentare, l’esponente liberale chiede se l’Ue intende avviare trattative commerciali separate con l’arcipelago del sud America visto che l’accordo di recesso non riguarda le Falklands, un aspetto che ha rilanciato le mire argentine e prodotto più di qualche attrito tra Bruxelles e Londra.
    Adesso arriva il nuovo intervento di matrice Ue in una questione ancora molto delicata per il Regno Unito. Cañas ricorda che le isole oggetto di interrogazione parlamentare sono oggetto di contenzioso. “L’Argentina chiede la restituzione del territorio per esercitare un’effettiva sovranità su di esso”, una controversia “riconosciuta dalle Nazioni Unite”.
    Sarà per questo che la risposta fornita da Maros Sefcovic è di quelle che chiarisce che si preferisce la via del quieto vivere. “La Commissione “non ritiene necessario chiedere un’autorizzazione al Consiglio per avviare negoziati con il Regno Unito su un accordo commerciale preferenziale per le Isole Falkland (Malvinas), e non ha avviato alcun dialogo con il Regno Unito al riguardo”, fa sapere il commissario per la Relazioni inter-istituzionali, che di fatto prende una posizione chiara nella mai superata questione delle isole al largo della Patagonia. La risposta, che include in nome in lingua spagnola dello stesso arcipelago, riconosce che effettivamente c’è una questione.
    Allo stesso tempo, però, Sefcovic, nel ricordare che l’accordo commerciale e di cooperazione tra l’Unione europea e la Comunità europea dell’energia atomica, da una parte, e il Regno Unito, dall’altra, “non si applica a nessuno dei territori d’oltremare che intrattengono relazioni speciali con il Regno Unito (compreso il Isole Falkland (Malvinas)”, riconosce dunque il legame con Londra, ed è per questo motivo che “la Commissione non ha rapporti diretti con le autorità delle Isole Falkland“.
    Di fronte a nuove pressioni che arrivano dal Parlamento europeo, in sostanza, l’esecutivo comunitario fa sapere di non essere disposta a intervenire laddove si preferisce mantenere le distanze. “La Commissione non ha un dialogo specifico con il Regno Unito sulle Isole Falkland (Malvinas)“, continua ancora Sefcovic, precisando che del tema si parla con il governo Johnson. ‘Las Malvinas son argentinas’, dicono gli argentini e tutti quelli che sposano questa impostazione. Per la Commissione, però, fa fede Londra, che nel 1982 ha anche combattuto una guerra con l’Argentina per confermare la propria sovranità.

    Il commissario per le Relazioni inter-istituzionali risponde a un’interrogazione in materia e chiarisce la linea dell’esecutivo comunitario sul tema del Territorio d’Oltremare britannico

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    Il Regno Unito vuole modificare unilateralmente il Protocollo sull’Irlanda del Nord. L’UE risponde con procedure d’infrazione

    Bruxelles – Una violazione degli obblighi internazionali, una decisione “illegale” che non poggia su “nessuna motivazione accettabile, né giuridica né politica”. Sono passate poco più di 24 ore dalla condanna del vicepresidente della Commissione UE per le Relazioni interistituzionali e le prospettive strategiche, Maroš Šefčovič, a proposito della proposta di legge britannica che modificherebbe unilateralmente il protocollo sull’Irlanda del Nord, e alle ore 11 di mercoledì 15 giugno la decisione è stata presa: Bruxelles ha scongelato una procedura d’infrazione contro il Regno Unito e ne ha attivate altre due.
    Come spiegato dal vicepresidente della Commissione, l’obiettivo della procedura d’infrazione – avviata nel marzo dello scorso anno e sospesa dopo sei mesi per cercare soluzioni comuni – è quello di “ripristinare la conformità del Protocollo in una serie di settori chiave” in cui Londra “non lo ha attuato correttamente”. Si tratta in particolare della questione del periodo di grazia per il commercio nel Mare d’Irlanda, ovvero la durata della concessione temporanea ai controlli UE sui certificati sanitari per il commercio dalla Gran Bretagna all’Irlanda del Nord (che nel contesto post-Brexit sono necessari per mantenere integro il Mercato Unico sull’isola d’Irlanda). Il problema maggiore riguarda le carni refrigerate e per questa ragione si è spesso parlato di ‘guerra delle salsicce’ con Bruxelles. Il tentativo di prorogare unilateralmente il periodo di grazia da parte del governo guidato da Boris Johnson aveva scatenato lo scontro diplomatico tra le due sponde della Manica, apparentemente risolto tra luglio e ottobre dello scorso anno: l’esecutivo comunitario aveva prima sospeso la procedura d’infrazione contro Londra, per cercare poi delle soluzioni di compromesso su tutti i settori più delicati, ma senza mai mettere in discussione l’integrità della parte dell’accordo di recesso tra UE e Regno Unito siglato per garantire l’unità sull’isola d’Irlanda.
    Il vicepresidente della Commissione UE per le Relazioni interistituzionali e le prospettive strategiche, Maroš Šefčovič (15 giugno 2022)
    Dopo mesi alla ricerca di un’intesa mai veramente decollata, il progetto di legge al vaglio del Parlamento britannico che concederebbe a Downing Street 10 il potere di modificare unilateralmente Protocollo sull’Irlanda del Nord ha squarciato il velo del rapporto fragilissimo tra Londra e Bruxelles. “In ottobre abbiamo mostrato una flessibilità senza precedenti, con un’offerta solida che farebbe la differenza sul campo”, ha attaccato il vicepresidente Šefčovič, mostrando alla stampa tre fogli pre-compilati: “Le aziende dovrebbero compilare e firmare solo 3 pagine per ogni spedizione o solo una volta al mese, se ricorrenti. Non 300, ma solo tre”. Una dimostrazione di “come è facile lavorare insieme per semplificare la burocrazia”, che si scontra con “l’inaccettabile volontà del gabinetto britannico di decidere unilateralmente con quali merci entrare nel nostro Mercato Interno”.
    Rimangono intatte le proposte di compromesso dell’ottobre dello scorso anno sulle norme doganali, sanitarie e fitosanitarie, per cui la controparte è stata invitata nuovamente a impegnarsi in un dialogo che è fermo da febbraio. Ma nel frattempo passa la linea dura, che l’esecutivo guidato da Ursula von der Leyen aveva deciso da mesi di tenere come ultima opzione. La procedura d’infrazione del marzo 2021 è stata scongelata e passa ora alla seconda fase, quella del parere motivato: se Londra non risponderà entro due mesi, la Commissione potrà valutare di deferire il Regno Unito alla Corte di Giustizia dell’UE, così come previsto dall’accordo di recesso.
    Parallelamente, Bruxelles ha inviato altre due lettere di costituzione in mora (il primo passo per per aprire una procedura d’infrazione). La prima per non aver adempiuto agli obblighi previsti dalle norme sanitarie e fitosanitarie dell’UE: “Il Regno Unito non sta effettuando i controlli necessari e non sta garantendo personale e infrastrutture adeguate ai posti di controllo di frontiera in Irlanda del Nord”. La seconda per non aver fornito dati statistici commerciali relativi all’Irlanda del Nord, come previsto dal Protocollo. Il gabinetto Johnson dovrà rispondere entro il 15 agosto, adottando “misure correttive per ripristinare la conformità con i termini del Protocollo”, ha messo in chiaro la Commissione.

    La decisione è stata annunciata dal vicepresidente della Commissione Maroš Šefčovič. Si riapre il dossier avviato nel marzo 2021 (e ne vengono attivate altre due)

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    Dopo 9 mesi la Commissione UE sta considerando di riattivare la procedura d’infrazione contro il Regno Unito

    Bruxelles – Sembra una storia senza fine quella del divorzio tra UE e Regno Unito. A un anno e mezzo dall’uscita formale di Londra dall’Unione, la Brexit continua a essere causa di grosse tensioni tra le due sponde della Manica. Per voce del suo vicepresidente per le Relazioni interistituzionali e le prospettive strategiche, Maroš Šefčovič, la Commissione Europea si è detta “pronta a considerare” la riattivazione della procedura d’infrazione avviata nel marzo dello scorso anno e sospesa dopo sei mesi con l’obiettivo di cercare soluzioni comuni. “L’azione unilaterale del Regno Unito va direttamente contro questo spirito”, ha commentato senza giri di parole Šefčovič, nel corso di una breve conferenza stampa in cui non sono nemmeno state ammesse domande. A questo si aggiungono “nuove procedure d’infrazione” al vaglio dell’esecutivo comunitario, per “proteggere il Mercato Unico dai rischi che la violazione del Protocollo crea per le imprese dell’UE e per la salute e la sicurezza dei cittadini dell’Unione”.
    La dura reazione del gabinetto guidato da Ursula von der Leyen è arrivata nel giorno dell’inizio dell’iter legislativo della proposta del primo ministro britannico, Boris Johnson, che – se approvata – attribuirà a Downing Street 10 il potere di modificare unilateralmente Protocollo sull’Irlanda del Nord dell’accordo di recesso tra UE e Regno Unito (siglato per garantire l’unità sull’isola). Già lo scorso anno il Protocollo era stato al centro dello scontro diplomatico tra Bruxelles e Londra, quando il governo Johnson aveva cercato di prorogare unilateralmente il periodo di grazia per il commercio nel Mare d’Irlanda, ovvero la durata della concessione temporanea ai controlli dei certificati sanitari per il commercio di generi alimentari refrigerati dalla Gran Bretagna all’Irlanda del Nord da parte delle autorità UE (che nel contesto post-Brexit sono necessari per mantenere integro il Mercato Unico sull’isola d’Irlanda). Dopo aver avviato la lettera di messa in mora a inizio marzo, Bruxelles aveva cercato un difficile compromesso, prima concedendo una proroga al periodo di grazia e successivamente sospendendo la procedura d’infrazione. Ma non era mai stata messa in discussione la possibilità di rinegoziare un’intesa siglata tra le due parti solo pochi mesi prima.
    A quasi un anno di distanza, BoJo ha deciso però di riprovarci e ora sta passando da Westminster. È per questa ragione che – al netto del danneggiamento della fiducia reciproca causato da un’azione unilaterale – la Commissione “valuterà il progetto di legge britannico” e il vicepresidente Šefčovič si rivolgerà al Parlamento Europeo e ai governi dei 27 Stati membri. “Rinegoziare il Protocollo non è realistico”, ha attaccato il membro dell’esecutivo comunitario: “Non è stata trovata alcuna soluzione alternativa praticabile a questo delicato equilibrio negoziato da tempo”, perciò “qualsiasi rinegoziazione comporterebbe semplicemente un’ulteriore incertezza giuridica per i cittadini e le imprese dell’Irlanda del Nord”.
    La risposta di Bruxelles si chiama “flessibilità”, già mostrata lo scorso anno con accordi di “ampia portata e su misura”, in particolare per facilitare la circolazione delle merci tra la Gran Bretagna e l’Irlanda del Nord. Nonostante tutto, la volontà di trovare soluzioni comuni rimane nelle intenzioni della Commissione. Ma se dall’altra parte della Manica non ci sarà un riscontro “la nostra reazione alle azioni unilaterali del Regno Unito sarà proporzionata“, ha minacciato Šefčovič, prima di anticipare che “presto” l’esecutivo comunitario presenterà “in modo più dettagliato il nostro modello per un’attuazione flessibile del Protocollo, basato su soluzioni durature”.

    Al centro della nuova disputa tra Londra e Bruxelles c’è la volontà del governo di Boris Johnson di modificare unilateralmente il Procollo sull’Irlanda del Nord. L’iter parlamentare è stato definito dal vicepresidente, Maroš Šefčovič, “un’azione unilaterale danneggia la fiducia reciproca”

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    UK: David Frost si dimette da negoziatore post Brexit con l’UE. Al suo posto la ministra degli Esteri Liz Truss

    Bruxelles – Un nuovo colpo di scena nel romanzo senza fine intitolato ‘Brexit’: David Frost, capo negoziatore per il Regno Unito nelle trattative con l’UE per l’implementazione dell’accordo di recesso entrato in vigore il primo gennaio 2021, si è dimesso tra le polemiche dal governo britannico guidato da Boris Johnson. Al suo posto nell’Ufficio di gabinetto la segretaria di Stato per gli Affari esteri, Liz Truss, da ieri (domenica 19 dicembre) incaricata anche di prendere le redini dei negoziati con Bruxelles sul protocollo sull’Irlanda del Nord.
    Frost ha fatto un passo indietro dal ruolo di primo negoziatore per le relazioni con l’UE post-Brexit, dicendosi “disilluso” sulla direzione che sta prendendo il governo conservatore sul fronte della lotta alla pandemia COVID-19, in particolare sulla decisione di reintrodurre le restrizioni sui viaggi (obbligo di doppio tampone, uno 48 ore prima del viaggio e uno dopo l’ingresso, con isolamento in attesa del secondo risultato). A questo si aggiunge la batosta politica nel North Shropshire, nell’Inghilterra centro-occidentale, seggio conservatore da oltre 200 anni e finito giovedì scorso (16 dicembre) nelle mani dei liberal-democratici, dopo uno scandalo di corruzione che ha portato a elezioni suppletive.
    La segretaria di Stato per gli Affari esteri del Regno Unito e capo negoziatrice delle relazioni post-Brexit con l’Unione Europea, Liz Truss
    La perdita di Frost – consigliere di Johnson quando era ministro degli Esteri nel governo di Theresa May e successivamente capo negoziatore Brexit – allunga le ombre di un possibile voto di sfiducia nei confronti di BoJo da parte del suo stesso partito. La nomina di Truss appare una mossa tattica del primo ministro nel tentativo di disinnescare una delle personalità più popolari nel suo gabinetto, che sta emergendo sempre più come potenziale candidata ad assumere la leadership in caso di cambio di guida del governo. “Liz Truss assumerà la responsabilità ministeriale per le relazioni del Regno Unito con l’Unione Europea con effetto immediato e guiderà i negoziati in corso per risolvere i problemi derivanti dall’attuale funzionamento del protocollo sull’Irlanda del Nord”, ha comunicato l’ufficio di Johnson.
    Ma l’uscita di scena di Frost e la comparsa di Truss al tavolo dei negoziati post-Brexit per Bruxelles potrebbe non essere un male. Al contrario, l’ex-capo negoziatore è stato spesso indicato come l’artefice principale della caotica strategia di Downing Street di uscita dall’Unione Europea, nonché responsabile delle continue tensioni sul commercio nel Mare d’Irlanda tra Gran Bretagna e Irlanda del Nord. “Penso che Frost abbia sempre sottovalutato l’unità degli europei, il nostro attaccamento al Mercato Unico e il mandato che avevo dai leader dell’Unione”, ha commentato l’ex-negoziatore Brexit per l’UE, Michel Barnier. Va ricordato che l’attuale segretaria di Stato per gli Affari esteri e nuova capo negoziatrice per il Regno Unito era stata una sostenitrice del Remain nella campagna referendaria del 2016 sulla Brexit: nonostante ora sostenga la politica del governo Johnson, potrebbe presentarsi con posizioni più concilianti al primo incontro con la controparte comunitaria.
    Dopo l’annuncio del passaggio di testimone a Londra, il vicepresidente della Commissione UE per le Relazioni interistituzionali e le prospettive strategiche, Maroš Šefčovič, ha ribadito su Twitter che “la mia squadra e io continueremo a cooperare con il Regno Unito con lo stesso spirito costruttivo su tutti gli importanti compiti futuri, compreso il protocollo sull’Irlanda del Nord”. Dopo la proposta dello scorso venerdì (17 dicembre) da parte della Commissione UE per garantire la continuità della fornitura a lungo termine di medicinali dalla Gran Bretagna all’Irlanda del Nord, le due parti dovrebbero riprendere i negoziati a gennaio su tutta una serie di questioni sulle verifiche doganali e i controlli dei prodotti agroalimentari che si spostano nel Mare d’Irlanda, che nel contesto post-Brexit sono essenziali per mantenere integro il Mercato Unico sull’isola d’Irlanda.

    I take note of the appointment of @trussliz as co-chair of the 🇪🇺🇬🇧 Joint Committee and Partnership Council. My team and I will continue to cooperate with the UK in the same constructive spirit on all important tasks ahead, including the Protocol on Ireland/Northern Ireland.
    — Maroš Šefčovič🇪🇺 (@MarosSefcovic) December 19, 2021

    Passaggio di testimone a Downing Street alla guida dei negoziati con Bruxelles sull’accordo di recesso e il protocollo sull’Irlanda del Nord. Il vicepresidente della Commissione UE Šefčovič: “Continueremo a cooperare con lo stesso spirito costruttivo”

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    Brexit, l’UE cerca un compromesso sul protocollo sull’Irlanda del Nord e propone un taglio dei controlli doganali

    Bruxelles – È passato ormai quasi un anno dall’entrata in vigore dell’accordo di divorzio tra l’Unione Europea e il Regno Unito, ma la questione Brexit continua a creare frizioni nei rapporti tra le due sponde della Manica. Ci prova ora la Commissione UE a gettare acqua sul fuoco, con la proposta di una serie di accordi per risolvere le difficoltà che stanno vivendo i cittadini dell’Irlanda del Nord sul fronte del commercio con la Gran Bretagna.
    A seguito di diversi confronti nelle ultime settimane con la controparte britannica e con le istituzioni nord-irlandesi, il vicepresidente della Commissione UE per le Relazioni interistituzionali e le prospettive strategiche, Maroš Šefčovič, ha presentato oggi (mercoledì 13 ottobre) “la nostra autentica risposta alle preoccupazioni dei cittadini e delle imprese dell’Irlanda del Nord“, con l’obiettivo di trovare una “soluzione permanente concordata congiuntamente” insieme al governo britannico. “Tutto questo sarà fatto in stretta collaborazione e in costante dialogo con il Parlamento e il Consiglio Europeo”, ha assicurato Šefčovič in conferenza stampa. La proposta è contenuta in quattro testi non legislativi (non paper), che saranno discussi con la controparte britannica da venerdì (15 ottobre), quando il vicepresidente della Commissione farà visita a Londra.
    Il vicepresidente della Commissione UE per le Relazioni interistituzionali, Maroš Šefčovič (13 ottobre 2021)
    Nel primo testo si parla di un abbattimento dell’80 per cento dei controlli dei certificati sanitari e fitosanitari degli alimenti, delle piante e degli animali, attraverso una serie di condizioni e salvaguardie per gli standard del Mercato Unico Europeo: la costruzione di posti permanenti di controllo alle frontiere, imballaggi specifici, un’etichettatura che indichi che le merci sono in vendita solo nel Regno Unito e un monitoraggio rafforzato delle catene di approvvigionamento. Nel caso in cui si verifichino problemi o violazioni da parte dei commercianti o delle autorità britanniche, si attiverebbero un meccanismo di reazione rapida e misure unilaterali UE. Segue poi la proposta di una riduzione del 50 per cento delle pratiche doganali (grazie alle condizioni poste dal primo testo), a patto che Londra si impegni a fornire un accesso “completo e in tempo reale” ai sistemi IT (tecnologia dell’informazione): “Si creerà una sorta di Express Lane per la circolazione delle merci dalla Gran Bretagna all’Irlanda del Nord”, si legge nel testo, “fornendo allo stesso tempo un solido meccanismo di monitoraggio e protezione dell’integrità del Mercato Unico”.
    Il terzo testo tratteggia un legame più forte tra l’Assemblea dell’Irlanda del Nord e l’Assemblea di partenariato parlamentare UE-Regno Unito, per rendere “più trasparente” l’applicazione del protocollo sull’Irlanda del Nord dell’accordo di recesso tra UE e Regno Unito e rafforzare la partecipazione dei partner nordirlandesi nelle riunioni dei comitati specializzati. E infine il quarto testo si concentra sulla “sicurezza ininterrotta” della fornitura di medicinali dalla Gran Bretagna all’Irlanda del Nord. Vale a dire che Londra “può continuare a fungere da hub per la fornitura di farmaci generici” per Belfast e che le aziende farmaceutiche britanniche “possono mantenere tutte le loro funzioni normative”, nonostante questo implichi il fatto che “l’UE cambi le proprie regole sui medicinali“.
    Secondo l’esecutivo comunitario “questo pacchetto di misure farà una reale differenza” per quanto riguarda la circolazione delle merci, ha commentato il vicepresidente Šefčovič. L’attenzione è stata posta sulle “flessibilità in materia di alimenti, salute delle piante e degli animali, dogane, medicinali e impegno con le parti interessate nordirlandesi”, ma anche sul fatto che “propone un modello diverso per l’attuazione del protocollo” sul piano del commercio tra Londra e Belfast. “È facilitato, ma con una serie di salvaguardie e una maggiore sorveglianza del mercato”, ha concluso Šefčovič, che ha ribadito anche che la bussola che guida la Commissione rimane tarata su “prevedibilità, stabilità e certezza per le persone e le imprese”.
    Le difficoltà nel commercio post-Brexit
    Le proposte dell’esecutivo comunitario hanno come obiettivo quello di trovare un compromesso sulle difficoltà riscontrate nell’attuazione del protocollo sull’Irlanda del Nord dell’accordo di recesso tra UE e Regno Unito (che è stato redatto per preservare l’unità dell’isola, secondo l’accordo del Venerdì Santo del 1998). La questione ruota attorno al periodo di grazia per il commercio nel Mare d’Irlanda, ovvero la concessione temporanea da parte delle autorità UE ai controlli dei certificati sanitari ai supermercati e fornitori britannici per il commercio di generi alimentari. Nel contesto post-Brexit i controlli servono per mantenere integro il Mercato Unico sull’isola).
    Il vicepresidente della Commissione UE per le Relazioni interistituzionali, Maroš Šefčovič (13 ottobre 2021)
    Questa concessione – entrata in vigore provvisoriamente dall’inizio del 2021 con la firma dell’accordo di commercio e di cooperazione – sarebbe dovuta scadere lo scorso primo aprile. Ma con la decisione unilaterale di Downing Street dello scorso 3 marzo di estendere il periodo di grazia fino alla fine di ottobre, si era aperta la cosiddetta ‘guerra delle salsicce’ (diventate il simbolo dei prodotti refrigerati a rischio per la tratta commerciale dalla Gran Bretagna all’Irlanda del Nord). Dopo aver lanciato una procedura di infrazione contro il Regno Unito per presunte violazioni del protocollo, lo scorso 30 giugno Bruxelles aveva deciso di concedere una proroga di tre mesi.
    Offerto il dito, Londra si è presa tutto il braccio. A inizio settembre il governo guidato da Boris Johnson ha iniziato un pressing non solo per ridefinire la durata del periodo di grazia sui controlli dei certificati sanitari, ma anche per rinegoziare l’intero protocollo sull’Irlanda del Nord. Richiesta respinta al mittente dalla Commissione Europea per due volte: la prima a fine luglio dal vicepresidente Šefčovič – “non accetteremo nessuna revisione”, aveva tagliato corto – la seconda proprio in occasione della ripresa delle polemiche oltremanica un mese fa.
    Le bordate da Londra
    Già prima della presentazione della proposta della Commissione UE di oggi, da Londra erano piovute critiche rispetto a un altro punto del protocollo sull’Irlanda del Nord: il potere di arbitrato da parte della Corte di Giustizia dell’UE. “Il ruolo della Corte di giustizia e delle istituzioni dell’UE in Irlanda del Nord crea una situazione in cui non sembra esserci alcuna discrezione su come le disposizioni del protocollo vengono attuate”, ha attaccato il consigliere britannico per la Sicurezza nazionale, David Frost, ieri (martedì 12 ottobre) in un intervento a Lisbona. “La Commissione è stata troppo veloce a liquidare la governance come una questione secondaria”, ha aggiunto, portando come esempio la procedura di infrazione: “È arrivata al primo disaccordo, è evidente che questi accordi non funzioneranno nella pratica“.
    Il braccio destro del premier Johnson ha cercato di smarcarsi dalle critiche per aver firmato lui stesso l’accordo (fino all’anno scorso era ex-capo negoziatore Brexit per il Regno Unito), sostenendo che “il protocollo è stato redatto in estrema fretta in un periodo di grande incertezza“. Ma non solo: “Dire che non può essere migliorato sarebbe un errore di valutazione storico”, ha incalzato Frost, prima di insinuare che per Bruxelles “turbolenze, distorsione del commercio e sconvolgimento della società” in Irlanda del Nord sono “forse persino un prezzo accettabile” da pagare per dimostrare che “la Brexit non ha funzionato”. Su tutte le altre proposte dell’esecutivo UE, Frost si è detto “disponibile a negoziare intensamente”.
    Ma dalla Commissione Europea la porta rimane chiusa. “Entrambe le parti si sono impegnate con una firma”, ha ribadito il funzionario UE. Cancellare con un colpo di spugna il ruolo affidato alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea significherebbe non solo “compromettere il mantenimento dell’Irlanda del Nord nel Mercato Unico“, ma anche “aumentare l’instabilità, esattamente l’opposto di quello che vogliamo”. La Corte UE rimane “al centro del protocollo” ed è evidente che, nonostante il passo avanti di oggi da parte dell’esecutivo comunitario, la partita tra Londra e Bruxelles sul commercio in Irlanda del Nord è tutt’altro che chiusa.

    Il vicepresidente della Commissione UE Šefčovič ha presentato le quattro proposte per risolvere le difficoltà di commercio tra Belfast e Londra. Previsto l’abbattimento dell’80 per cento dei controlli, purché si rispettino le salvaguardie del Mercato Unico

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    Brexit, Londra ci riprova: chiesta una rinegoziazione del Protocollo sull’Irlanda del Nord. Porta chiusa dall’UE

    Bruxelles – Ci risiamo. A nemmeno un mese dalle concessioni dell’Unione Europea a Londra sull’estensione del periodo di grazia per il commercio nel Mare d’Irlanda fino al 30 settembre (doveva scadere lo scorso primo aprile), Downing Street alza la posta e chiede a Bruxelles un “nuovo equilibrio” nell’attuazione del Protocollo sull’Irlanda del Nord all’interno del quadro dell’Accordo di recesso tra UE e Regno Unito.
    Dal 30 giugno ci si chiedeva cosa significasse l’avvertimento del consigliere britannico per la Sicurezza nazionale, David Frost, sulla necessità di “un’attuazione pragmatica e proporzionata dell’intesa” per arrivare a una soluzione permanente con i Ventisette. Ora è chiaro: se non saranno saranno riviste le regole sul commercio tra Gran Bretagna e Irlanda del Nord, la minaccia è di annullare unilateralmente l’intero Accordo di recesso. “Non possiamo andare avanti così”, è stato il commento di Frost ieri (mercoledì 21 luglio) di fronte ai deputati britannici. “Non c’è niente di insolito nel rinegoziare un trattato”, ha aggiunto, dal momento in cui “l’accordo non sta funzionando come ci aspettavamo“.
    Non stupisce che per Londra il “nuovo equilibrio” punti a eliminare la supervisione dell’Unione Europea sull’Accordo di recesso e sul transito di beni nell’Irlanda del Nord (volto a mantenere integro il Mercato Unico sull’isola d’Irlanda). Frost ha puntualizzato che “c’è un’opportunità per trovare un accordo con l’UE attraverso i negoziati“, ma che se dovessero fallire il Regno Unito avrà “una giustificazione per invocare l’articolo 16 del Protocollo” (che permette alle parti di rinunciare ai suoi termini se nella pratica si rivelano dannosi).
    L’improvvisa offerta del governo presieduto da Boris Johnson ha trovato le porte sbarrate a Bruxelles, nel frattempo impegnato a rinegoziare il futuro di Gibilterra. “Non accetteremo una rinegoziazione del Protocollo“, ha tagliato corto il vicepresidente della Commissione UE per le Relazioni interistituzionali e le prospettive strategiche, Maroš Šefčovič. “Il rispetto degli obblighi legali internazionali è di fondamentale importanza”, anche se questo non ha fermato l’Unione Europea dal cercare “soluzioni pratiche e flessibili” come quella dello scorso 30 giugno “per superare le difficoltà che i cittadini dell’Irlanda del Nord stanno incontrando”.
    Preso atto della dichiarazione di Frost, il vicepresidente dell’esecutivo UE ha intimato il “rispetto del Protocollo” che “ha lo scopo di mantenere la pace sull’isola d’Irlanda”. Lo spiraglio lasciato aperto da Šefčovič riguarda solo “l’azione congiunta negli organismi paritetici” e il confronto su nuove “soluzioni creative”. Su tutto il resto, Bruxelles fa muro e a poco più di due mesi dall’entrata in vigore dell’accordo commerciale e di cooperazione con il Regno Unito già si inizia a parlare di annullamento dell’Accordo di recesso.

    Il “no grazie” è stato ribadito anche dalla presidente dell’esecutivo UE, Ursula von der Leyen, dopo una conversazione telefonica con il premier britannico Johnson: “L’Unione continuerà a essere creativa e flessibile nel quadro del Protocollo, ma non lo rinegozieremo“, ha risposto al Command paper di Downing Street inerente al Protocollo sull’Irlanda del Nord. “Dobbiamo garantire insieme stabilità e prevedibilità sull’isola”.

    Il Regno Unito chiede un “nuovo equilibrio” sull’Accordo di recesso, altrimenti minaccia di annullarlo unilateralmente. Il vicepresidente della Commissione Šefčovič respinge l’offerta e intima il rispetto degli “obblighi legali internazionali”

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    Gibilterra, nuove tensioni UE-UK. Bruxelles presenta il suo mandato negoziale. Londra: “Minano la nostra sovranità”

    Bruxelles – La Brexit torna ad agitare Unione europea e Regno Unito, che si scontrano su Gibilterra. Bruxelles è decisa a rinegoziare il futuro della rocca, e forza la mano negoziale approvando una raccomandazione per una decisione del Consiglio dell’UE che autorizza l’apertura di trattative per un accordo bilaterale UE-Regno Unito sul possedimento britannico.
    La decisione del collegio dei commissari si spiega col fatto che l’accordo commerciale e di cooperazione raggiunto tra le due parti non comprende Gibilterra. Le relazioni della piccola penisola non sono con il blocco dei 27 è dunque privo di regolamentazioni, e Bruxelles ha deciso di colmare questo vuoto legislativo. Tanto che la decisione di intavolare trattative è accompagnata da orientamenti.

    Our proposed mandate for 🇪🇺🇬🇧 negotiations on Gibraltar aims to have a positive impact for those living and working on either side of the border between Spain and Gibraltar, while protecting the integrity of the Schengen Area and the Single Market.
    👉 https://t.co/gKjFW5oY35 pic.twitter.com/gk2oakaUoi
    — Maroš Šefčovič🇪🇺 (@MarosSefcovic) July 20, 2021

    Il team von der Leyen intende eliminare i controlli fisici e i controlli su persone e merci alla frontiera terrestre tra la Spagna e Gibilterra, garantendo nel contempo l’integrità dello spazio Schengen di libera circolazione e del mercato unico. Si intende inoltre stabilire responsabilità in materia di asilo, rimpatri, visti, permessi di soggiorno, cooperazione operativa di polizia e scambio di informazioni.
    E non finisce qui. Si intende rimettere mano al settore trasporti (areo e terrestre), lavoro (diritti dei lavoratori transfrontalieri), ambiente, cooperazione di polizia, sostegno finanziario nonché la creazione di “condizioni di parità”, quella reciprocità (level playingfield) su cui Boris Johnson e il suo governo tanto hanno protestato prima di siglare l’accordo commerciale con Bruxelles.
    Anche stavolta le reazioni britanniche non si sono fatte attendere. Londra denuncia un’invasione di campo da parte dell’UE. “Il Regno Unito, con Gibilterra, e la Spagna hanno attentamente concordato un accordo quadro pragmatico, in piena consultazione con la Commissione europea”, ricorda il ministro degli Esteri di sua Maestà, Dominic Raab, secondo cui “il mandato proposto dalla Commissione è direttamente in conflitto con tale quadro“. Secondo il capo della diplomazia britannica l’esecutivo comunitario “cerca di minare la sovranità del Regno Unito su Gibilterra”, e perciò il mandato “non può costituire una base per i negoziati”.

    UK, Gibraltar & Spain agreed balanced & pragmatic framework on Gibraltar.
    The Commission’s draft mandate fails to respect essential elements of the framework, does not reflect a real-world solution, and cannot form a basis for negotiations. https://t.co/7WFdm7aXxr
    — Dominic Raab (@DominicRaab) July 20, 2021

    Londra contesta l’azione unilaterale dell’UE. E’ vero che, come recita anche i documento di 26 pagine licenziato dal collegio dei commissari, “la Commissione è nominata negoziatore dell’Unione”, ma non piace il blitz a dodici stelle. “Abbiamo costantemente dimostrato pragmatismo e flessibilità nella ricerca di accordi che funzionino per tutte le parti e siamo delusi che questo non sia stato ricambiato”, continua Raab. “Il mandato dell’UE non riflette una soluzione concreta. Esortiamo l’UE a ripensarci”.
    Quello che non piace a Londra è l’ingerenza negli affari di un territorio sotto il controllo della corona britannica. Maros Sefcovic, il vicepresidente della Commissione responsabile del dossier, afferma che con questa iniziativa “mandiamo un segnale positivo a tutti coloro che vivono e lavorano da entrambe le parti della frontiera” di Gibilterra. Specifica che “si tratta di cooperazione regionale, non di sovranità o giurisdizione”, ma oltre Manica stigmatizzano le manovre a dodici stelle. Il braccio di ferro tra Unione europea e il suo ex Stato membro dunque continua e si rinnova.

    La Commissione europea mette a punto la linea per il futuro della Rocca: via controlli alla frontiera, uniformità di regole per trasporti, scambio di informazioni di polizia, diritti dei lavoratori. Raab: “Fuori dalla realtà, non può essere una base per trattative”