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    Consiglio commercio e tecnologia UE-Stati Uniti: Vestager e Dombrovskis a Pittsburgh il 29 settembre per l’inaugurazione

    Bruxelles – È tutto pronto per l’inaugurazione del Consiglio per il commercio e la tecnologia UE-Stati Uniti (TCC), l’organismo progettato per coordinare e rafforzare la cooperazione tra le due sponde dell’Atlantico nell’ambito tecnologico e digitale. La prima riunione inaugurale si terrà il 29 settembre a Pittsburgh (Pennsylvania), ha reso noto la portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale statunitense, Emily Horne.
    Per l’Unione Europea, a presiedere il TCC saranno i vicepresidenti esecutivi della Commissione UE Margrethe Vestager (per il Digitale) e Valdis Dombrovskis (per l’Economia), mentre le controparti statunitensi saranno il segretario di Stato, Antony Blinken, la segretaria per il Commercio, Gina Raimondo, e la rappresentante per il Commercio, Katherine Tai. La scelta della città per l’inaugurazione non è casuale: “Pittsburgh si è reinventata come hub per la tecnologia e l’industria d’avanguardia, investendo nei lavoratori e costruendo legami con i partner europei”, spiega il comunicato.
    All’interno del Consiglio per il commercio e la tecnologia sono stati istituiti dieci gruppi di lavoro, che affronteranno una serie di sfide: dalla cooperazione sugli standard tecnologici alla sicurezza della catena di approvvigionamento, fino ai cambiamenti climatici e le tecnologie verdi. Al centro della collaborazione tra Stati Uniti e Unione Europea ci saranno la governance dei dati, la gestione delle piattaforme online, la digitalizzazione delle piccole e medie imprese e l’uso improprio della tecnologia contro la sicurezza e i diritti umani.
    “Questa riunione inaugurale segna il nostro impegno comune a espandere e approfondire il commercio e gli investimenti transatlantici e ad aggiornare le regole per l’economia del ventunesimo secolo“, si legge in una dichiarazione congiunta dei co-presidenti. “Entrambi i governi sono impegnati per garantire che i risultati di questa cooperazione sostengano una crescita su larga scala in entrambe le economie e siano coerenti con i nostri valori condivisi”.
    La nascita del Consiglio per il commercio e la tecnologia
    Il primo annuncio della volontà di mettere in campo un organismo che favorisca la collaborazione sulle tecnologie critiche e la convergenza su standard comuni tra le due sponde dell’Atlantico era arrivata durante la conferenza stampa post-summit UE-Stati Uniti dello scorso 15 giugno. Il confronto tra la rappresentante statunitense per il Commercio Tai e il vicepresidente della Commissione UE Dombrovskis – che aveva portato a un’intesa di cooperazione sulla disputa Boeing-Airbus – era stato proficuo per delineare la strategia di rafforzamento dei rapporti sul fronte della tecnologia e della digitalizzazione.
    Il via libera all’istituzione del Consiglio era arrivato ufficialmente due giorni più tardi, come uno dei risultati raggiunti dal confronto tra la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, del Consiglio Europeo, Charles Michel, e degli Stati Uniti, Joe Biden, a Bruxelles. Da von der Leyen era stato definito “un eccellente incontro tra amici e alleati” ed era stato salutato dal Parlamento Europeo come l’inizio di una nuova “rotta democratica per il futuro digitale del pianeta”. Secondo il presidente del comitato speciale sull’Intelligenza artificiale in un’era digitale (AIDA), Dragoș Tudorache, il TTC dovrà porre particolare attenzione sulle questioni relative all’intelligenza artificiale, all’Internet delle cose e alle tecnologie emergenti.

    L’organismo è stato progettato per coordinare la cooperazione transatlantica e sarà co-presieduto anche dai due vicepresidenti della Commissione UE. Istituiti 10 gruppi di lavoro per affrontare le sfide nell’ambito tecnologico e digitale

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    Commercio con la Cina, Okonjo-Iweala (WTO) a Dombrovskis: “Servono più tavoli di discussione”

    Bruxelles – Nei rapporti commerciali con la Cina, la lezione alla Commissione europea arriva direttamente dalla direttrice dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) Ngozi Okonjo-Iweala. Per convincere Pechino a commerciare alle stesse condizioni con cui lo fanno le economie di libero mercato serve un approccio costruito “in maniera adeguata”, che le dimostri soprattutto “di non essere presa di mira”. Altrimenti “quello che si ottiene dalla Cina sono solo le resistenze”.
    Un messaggio chiaro, quello giunto alle orecchie del vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis durante un evento dedicato alle politiche commerciali dell’Unione Europea, e rivolto mentre in un confronto si parlava di come affrontare il problema degli ingenti sussidi dal governo cinese alle imprese nazionali, colpevoli di distorcere la concorrenza internazionale e di limitare l’accesso ai mercati. “Comprendo come gli altri membri della WTO siano preoccupati di come questo possa creare una disparità di condizioni”, ha continuato Okonjo-Iweala. “Ma questioni del genere rimarcano quanto sia necessario aprire tavoli di discussione, solo così la Cina potrà rendersi conto dell’impatto negativo delle sue politiche commerciali”. La parola d’ordine è quindi “coinvolgere la Cina” e farlo senza usare l’Organizzazione Mondiale del Commercio “come arma con il secondo fine di risolvere problemi politici”, ha esplicitamente affermato l’economista nigeriana.
    Ma Dombrovskis ha lasciato intendere di non voler abbandonare un approccio difensivo. “Le relazioni con la Cina sono sbilanciate”, ha detto il commissario spiegando come questo abbia giustificato la stipulazione dell’ultimo accordo commerciale con Pechino firmato a fine 2020. L’UE vuole difendersi per eventuali violazioni degli accordi e soprattutto vuole considerare le trattative con il governo di Xi Jinping “nell’ambito del più ampio sistema di relazioni con la Cina”, ha detto riferendosi alle ultime schermaglie in tema di sanzioni registratesi tra Bruxelles e Pechino. Insieme al multilateralismo, però, l’Unione Europea non ha intenzione di rinunciare alla carta interna per proteggere i propri interessi (attualmente si sta mettendo mano al regolamento UE di applicazione delle norme commerciali).
    È ancora all’UE che Okonjo-Iweala si rivolge quando lamenta che “il nazionalismo dei vaccini non funziona”. La numero uno della WTO ha ringraziato la Cina, l’India e l’UE stessa per gli sforzi fatti nell’esportare una buona parte delle dosi prodotte sui loro territori, ma si è detta anche “profondamente dispiaciuta” del meccanismo istituito a livello europeo per controllare le esportazioni di vaccini al fine di salvaguardare i contratti firmati con le cause farmaceutiche. “Capiamo la scelta politica ma dobbiamo dire ai cittadini che è nel loro interesse condividere che i Paesi a basso reddito non aspettino per troppo tempo in fila per accedere ai vaccini”, ha continuato Okonjo-Iweala lanciando un appello a Gran Bretagna e Stati Uniti, che invece hanno destinato alla somministrazione interna quasi la totalità delle dosi prodotte sui loro territori. Secca la risposta di Dombrovskis: “L’Unione Europea sta rispettando i suoi impegni internazionali e attualmente è il primo esportatore di vaccini al mondo, ma dobbiamo assicurarci che i nostri contratti vengano rispettati”.
    C’è invece sintonia tra i due sul tema della sospensione dei brevetti sui vaccini scelta che permetterebbe a tutti di accedere con più facilità al know-how necessario per la produzione del siero anti COVID. “L’obbligo per le aziende farmaceutiche di cedere le loro licenze, reso possibile dalle deroghe all’accordo internazionale sulla proprietà intellettuale TRIPs, deve essere accompagnato da un aumento della capacità produttiva nelle aree dove si vuole intervenire”, ha affermato Okonjo-Iweala. L’obiettivo però è anche quello di assicurarsi che una mossa simile “non disincentivi la produzione dei vaccini che servono per il futuro”.
    Dombrovskis ha infine dedicato un’ultima osservazione all’accordo commerciale con la Gran Bretagna sulla Brexit. “È sicuramente una soluzione migliore rispetto a un ‘no deal’, ma non abbiamo ancora visto gli effetti a lungo termine”, ha commentato. “Lo scambio di beni e servizi non sarà più senza intoppi come lo era con la Gran Bretagna nell’unione doganale e imprese e consumatori dovranno imparare a orientarsi con le nuove procedure e con i nuovi costi”.

    L’Unione Europea cerca da tempo un accordo con Pechino per convincerla ad allinearsi alle normative occidentali in materia di aiuti di Stato. Tra i temi toccati nel confronto con la direttrice generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio anche la sospensione dei brevetti sui vaccini

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    Boeing-Airbus, Ue verso 4 miliardi di dazi sulle importazioni Usa

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    nomfupEmpatia si sta rucolizzando, siamo già nei paraggi della resilienza

    ansaeuropaCoinvolgere le regioni di confine dotandole di risorse specifiche e procedure accelerate, concludere i negoziati pe… https://t.co/qXz4DP80Rk

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    Dombrovskis: “UE aperta al commercio, ma pronti a reagire contro trattamenti ingiusti”

    Valdis Dombrovskis durante la 20esima edizione del Brussels Economic Forum [Bruxelles, 8 settembre 2020]

    Enindustry, Politica-estera – Emanuele Bonini
    @emanuelebonini

    8 settembre 2020

    Le prime dichiarazioni da commissario designato per le relazioni commerciali del vicepresidente esecutivo della Commissione. “Con Stati Uniti e Cina navighiamo in acque agitate”

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