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    Parlamenti europei per un’azione condivisa su immigrazione e asilo. Sassoli: “Serve un meccanismo UE di ricerca e salvataggio”

    Bruxelles – Un’azione condivisa a livello europeo su immigrazione e asilo, mettendo da parte dibattiti politicizzati spesso tossici che prendono piede negli Stati membri quando si parla di politica dei flussi migratori. E’ quanto si chiede durante la Conferenza di alto livello che riunisce parlamentari di tutta Europa che si è svolta oggi (14 giugno) per trovare un terreno comune per un sistema europeo di asilo e migrazione sostenibile. La seconda da quando la pandemia da COVID è scoppiata (la prima si era svolta a novembre). Organizzata dal Parlamento europeo e dal Bundestag tedesco, in collaborazione con i parlamenti portoghese e sloveno e la Commissione europea, la conferenza ha preso il via questa mattina per discutere l’impatto della pandemia di COVID-19 e la dimensione esterna delle politiche in materia di asilo e migrazione e fa da premessa alla più ampia discussione che i capi di stato e governo dei Ventisette avranno al prossimo summit europeo del 24 e 25 giugno.
    Dimensione esterna, frontiere e solidarietà interna: il nuovo patto sull’immigrazione e l’asilo proposto a settembre dalla Commissione UE su cui si concentrano le discussioni si fonda su questi tre pilastri. Ma oggi lo sguardo delle Istituzioni europee è rivolto, in particolare, alla dimensione esterna del fenomeno migratorio, convinti che sia proprio l’assenza di un quadro europeo ad alimentare gli arrivi irregolari in Europa.
    “Solo alzando lo sguardo sull’instabilità, le crisi, la povertà, le violazioni dei diritti umani che si verificano oltre le nostre frontiere, potremo aggredire le cause che spingono milioni di persone a prendere la decisione di partire”, ha esordito il presidente dell’Eurocamera, David Sassoli, aprendo i lavori della conferenza sottolineando che la pandemia di Covid-19 “sta avendo un profondo impatto sui modelli migratori a livello locale e mondiale e un effetto moltiplicatore sul movimento forzato di persone nel mondo, soprattutto dove l’accesso alle cure e alla sanità non è garantito”. Ma quanto avviene impone all’Europa una riflessione su un’azione comune “un meccanismo dell’Unione europea nel Mediterraneo che salvi vite e tolga terreno ai trafficanti”, ricorda Sassoli. “Occorre un meccanismo europeo di ricerca e salvataggio in mare, che utilizzi le competenze di tutti gli attori coinvolti, dagli Stati membri alla società civile alle agenzie europee”. Un’idea già avanzata da Sassoli in precedenza, basata sull’idea il “nostro dovere sia innanzitutto salvare vite umane”, senza lasciare il carico solo alle organizzazioni non governative che lavora in mare.
    Margaritis Schinas
    Andare oltre il sistema di Dublino, ma per un approccio comune alla politica migratoria serve intanto superare le divisioni interne. “Serve un cambio di paradigma, un approccio olistico”, sottolinea il vicepresidente della Commissione Europea, Margaritis Schinas, pronunciando il discorso di apertura della Conferenza di alto livello. Per una politica migratoria e una risposta efficace alle crisi migratorie “serve un’azione europea condivisa, obiettivi condivisi che devono andare oltre ai dibattiti politici che spesso assumono toni tossici e miopi, basati sulla retorica dell’isolazionismo”, negli Stati membri. Consolidare la partnership con Paesi extra UE è una parte centrale del Patto perché nell’ottica della Commissione aiuterà ad affrontare sfide condivise come il traffico di migranti, e a sviluppare vie legali di ingresso in UE, favorendo anche l’attuazione dei rimpatri. Attualmente solo un terzo di chi non ha legalmente il diritto di trovarsi in territorio europeo, se ne va, e nel 2019 gli arrivi irregolari in Europa erano 140mila. Per Schinas è proprio l’assenza di un quadro comune europeo che alimenta gli arrivi irregolari. Da qui il monito agli Stati a siglare “il patto quanto prima, indipendente dai dibattiti politici”.
    L’importanza di un accordo sul patto della Commissione è riconosciuto anche dall’attuale presidenza di turno del Portogallo, dalla futura di Slovenia e dalla passata di Germania. “Molto importante che si arrivi ad un accordo sul patto e sul diritto all’asilo”, ha ricordato il presidente dell’Assemblea della Repubblica portoghese, Eduardo Ferro Rodrigues, durante il suo intervento. Lisbona è attualmente presidente di turno dell’UE fino alla fine di giungo, e sulla sua presidenza gravava il peso di provare a trovare un compromesso tra i ministri europei sul patto. Anche se di passi in avanti positivi se ne sono registrati pochi. Secondo Rodrigues, nonostante le difficoltà che ha causato la pandemia, la “mobilità umana se ben gestita può aiutare anche dopo la pandemia”.
    Igor Zorčič
    La crisi “ha aggravato le questioni migratoria”, ha sottolineato anche Igor Zorčič, presidente dell’Assemblea Nazionale di Slovenia. Il punto è che le restrizioni dovute al COVID hanno bloccato anche “i canali legali” usate per trasferirsi in Europa, lasciando spazio solo a mezzi illegali e pericolosi per le vite umana, come la traversata del Mediterraneo. Come futura presidenza dell’UE dal primo luglio, “sosteniamo un approccio globale basato sui partenariati con i Paesi di origine e di transito la politica migratoria deve integrarsi con la crescita e stabilità di questi paesi di origine”. Da Zorcic arriva la promessa che continueremo a occuparci di questo patto, una delle sfide più importanti per l’UE”, sottolinea dicendosi ottimista grazie ad alcuni progressi che ha osservato nei giorni scorsi.  “Dobbiamo fare di più, il patto è necessario”, ha avvertito anche il presidente del Bundestag tedesco, Wolfgang Schäuble. “Non possiamo chiudere un occhio sulla sofferenza di chi sceglie di migrare, né creare falsi incentivi, dobbiamo contrastare le pratiche criminali di chi favorisce l’immigrazione clandestina”. Nonostante il monito dei Parlamenti europei, molto dipenderà da come andrà il prossimo vertice europeo di fine giugno, in cui è previsto un ampio dibattito politico sul tema per dare modo ai ministri di lavorare sul patto a livello tecnico.

    Serve il nuovo Patto per l’immigrazione e l’asilo quanto prima, indipendente dal dibattito politico negli Stati Ue. L’appello ai governi durante la seconda Conferenza di alto livello su migrazione e asilo ospitata dal presidente dell’Europarlamento e dedicata agli effetti della pandemia sui flussi migratori e sull’importanza della dimensione esterna per salvare vite umane

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    Bielorussia, Sassoli ai leader europei: “Dimostrate che UE non è tigre di carta. Punite responsabili del dirottamento Ryanair”

    Bruxelles – Si prepara la risposta europea al dirottamento del volo Ryanair Atene-Vilnius su Minsk, e, stando alle dichiarazioni dei leader europei alla stampa, quello che si è aperto stasera sarà un Consiglio Europeo infuocato. Sul banco degli imputati c’è il presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, e l’ultimo capo d’accusa per un probabile inasprimento delle sanzioni è da thriller: l’arresto di un giornalista e oppositore politico, dopo la deviazione di un aereo di linea internazionale che stava sorvolando lo spazio aereo della Bielorussia.
    “Stasera avete la grande responsabilità di dimostrare che l’Unione non è una tigre di carta“, ha tuonato il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, durante il vertice con i capi di Stato e di governo dell’UE. Leader europei che sono stati invitati ad “agire senza esitazioni e punire i responsabili“, dal momento in cui serve una risposta “forte, immediata e unitaria”.
    Per il presidente del Parlamento UE, “i fatti di Minsk sono di una gravità inaudita“. L’ex-direttore di Nexta (canale bielorusso di informazione Telegram), Roman Protasevich, e la sua compagna, Sophia Sapega, sono al momento detenuti in un carcere della capitale e per questo Sassoli ha invocato con forza “l’immediato rilascio di entrambi senza condizioni e la possibilità per loro di lasciare il Paese”. Non si ferma qui l’atto di accusa, che comprende la richiesta di aprire un’indagine internazionale, “per verificare se la sicurezza del trasporto aereo e dei passeggeri è stata messa a repentaglio da uno Stato sovrano”, secondo la Convenzione di Chicago (base dell’aviazione civile e del trasporto aereo mondiale).
    L’incontro tra il presciente del Parlamento Europeo, David Sassoli, e il primo ministro italiano, Mario Draghi, prima del Consiglio UE (24 maggio)
    Si parla di inasprimento delle sanzioni verso il regime di Lukashenko, ma quello delle misure restrittive è un filo rosso che collega la Bielorussia con la Russia e riguarda direttamente il presidente Sassoli: “Risulta evidente che le ultime sanzioni della Russia non erano dirette soltanto contro la mia persona e quella della vicepresidente [della Commissione UE, ndr] Věra Jourová, ma anche contro le nostre rispettive istituzioni“. Tuttavia, “anziché intimidirci, questo ci incoraggia a non fermarci” nella richiesta di rilascio di Alexei Navalny, l’oppositore del presidente russo, Vladimir Putin. “La democrazia non è incisa nella pietra, è fragile e se non la proteggiamo può sgretolarsi più velocemente di quanto osiamo immaginare”, ha poi avvertito i leader UE affrontando il tema della disinformazione e delle provocazioni dirette agli Stati membri da parte del Cremlino.
    Gli altri temi sul tavolo
    Dopo un incontro con il premier Mario Draghi, il presidente del Parlamento Europeo ha affrontato anche con gli altri leader europei i temi in agenda per questo Consiglio. Uno su tutti, quello dell’immigrazione (prioritario proprio per il primo ministro italiano). “Dobbiamo fare delle scelte coraggiose”, è stata l’esortazione di Sassoli, fissando l’obiettivo: “Possiamo presentarci come attore globale solo se mostriamo di essere capaci di gestire uniti un fenomeno strutturale come quello della mobilità umana“. Dai drammi nel Mar Mediterraneo, all’arrivo a nuoto di persone sulle coste spagnole, fino alle “tragedie umane” lungo la rotta balcanica, l’Unione deve dimostrare che “questa non è la nostra carta d’identità”.
    La proposta è quella di “agire su tre versanti”. Salvare vite umane, “un obbligo giuridico e morale” e una “responsabilità che non possiamo lasciare solo alle ONG, che svolgono una funzione di supplenza”. Ecco perché “dobbiamo tornare a pensare a una grande operazione comune nel Mediterraneo” con un meccanismo europeo di ricerca e salvataggio in mare. Secondo, canali umanitari sicuri: “Le persone bisognose di protezione devono poter arrivare nell’Unione Europea senza rischiare la vita”, potendo contare su “un sistema di reinsediamento” e sul loro “contributo per la ripresa delle nostre società”. Infine, una politica europea di accoglienza sull’immigrazione, definendo “criteri di un permesso unico di ingresso e di soggiorno”.
    Altra questione all’ordine del giorno è il certificato europeo COVID-19: “Siamo particolarmente soddisfatti per il lavoro svolto insieme al Consiglio”, è stato il commento di Sassoli sul risultato del trilogo dello scorso giovedì (20 maggio). Tuttavia, “per il Parlamento, il certificato non può essere una condizione ostativa per la libera circolazione” ed è stato “indicato chiaramente che nessuno deve essere discriminato per le sue condizioni di salute o le scelte sanitarie”. La vera svolta sarà determinata dalla rapidità della campagna vaccinale dentro e fuori l’UE, motivo per cui è necessario che “tutti seguano l’esempio dell’Unione, esportando i vaccini e donando le dosi in sovrannumero ai Paesi a basso e medio reddito”. Sulla questione della sospensione dei brevetti, “è giusto esplorare tutte le opzioni che possono consentire la vaccinazione della popolazione mondiale in breve tempo”.
    È caldo anche il fronte della risorse proprie: “L’anno scorso ha dimostrato di cosa siamo capaci quando restiamo uniti”, ha sottolineato Sassoli davanti ai leader europei. “Adesso dobbiamo concentrarci sull’attuazione del dispositivo per la ripresa e la resilienza” e sull’adozione della decisione sulle risorse proprie, “necessaria per dare impulso alla nostra ripresa”.
    E infine, la questione della lotta ai cambiamenti climatici e le misure sugli impegni presi dall’UE nel quadro dell’accordo di Parigi. Il presidente Sassoli ha avvertito che “i nostri cittadini si aspettano che vengano rispettate quelle promesse”, mentre il Parlamento Europeo sta negoziando insieme al Consiglio la legge sul clima. C’è determinazione nelle parole di Sassoli nel ricordare che “il Parlamento non può essere chiamato solo ad apporre il suo timbro d’approvazione a fatti compiuti” e che è necessario ascoltare l’impegno degli eurodeputati, per arrivare a un “ambizioso pacchetto sul clima e l’energia prima dell’estate“.

    Nel suo discorso al Consiglio, il presidente del Parlamento Europeo ha invocato un’azione “forte, immediata e unitaria” nei confronti del regime di Lukashenko. Ma con la stessa decisione ha chiesto uno sforzo maggiore sull’immigrazione, la lotta contro il COVID-19 e l’accordo sulla legge sul clima

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    Bielorussia, volo Ryanair dirottato per arrestare giornalista. Sanzioni per “terrorismo di Stato” sul tavolo del Consiglio UE

    Bruxelles – Terrorismo di Stato, pirateria aerea, inasprimento delle sanzioni. Tornano a scaldarsi gli animi dei capi di Stato europei nei confronti del presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, dopo il dirottamento del volo Ryanair Atene-Vilnius di ieri (domenica 23 maggio) verso Minsk, per arrestare il giornalista e oppositore politico, Roman Protasevich. Sul tavolo del Consiglio UE – convocato per oggi e domani – si ripresenta il dossier Bielorussia. Potrebbero essere inasprite le sanzioni nei confronti del regime, considerato il continuo deterioramento della situazione nel Paese, tra proteste pacifiche represse con la violenza e giornalisti arrestati e condannati arbitrariamente.
    Il giornalista e oppositore bielorusso Roman Protasevich, ex-direttore del canale bielorusso di informazione Telegram, Nexta
    Il caso di Protasevich è l’ultimo in ordine cronologico e senza dubbio quello più appariscente a livello internazionale. Il volo FR4978 operato dalla compagnia aerea low cost irlandese è stato deviato dalla sua rotta verso la capitale della Lituania e scortato da un jet da combattimento bielorusso all’aeroporto di Minsk, a seguito di una comunicazione dei controllori del traffico aereo nazionale di una “possibile minaccia di bomba a bordo“. Una volta che l’aereo è stato fatto atterrare d’emergenza alle ore 12.25, due passeggeri sono stati arrestati: oltre all’ex-direttore di Nexta (canale bielorusso di informazione Telegram), inserito dal regime nell’elenco delle “persone coinvolte in attività terroristiche”, anche la compagna Sophia Sapega, studentessa russa 23enne di un master all’Università Europea di Scienze Umanistiche di Vilnius.
    Le istituzioni europee, attive a sostegno dell’opposizione bielorussa dall’inizio delle proteste nel Paese il 9 agosto dello scorso anno, hanno subito denunciato con forza l’accaduto. L’alto rappresentante UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ha sottolineato che “TUTTI i passeggeri devono essere in grado di continuare il loro viaggio immediatamente”, mentre il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, ha preteso “spiegazioni immediate”. La leader dell’esecutivo UE, Ursula von der Leyen, è stata invece la prima a far trapelare quali saranno le prossime mosse di Bruxelles: dopo aver definito l’azione “oltraggiosa e illegale”, che “avrà delle conseguenze”, su Twitter ha riferito che “i responsabili del dirottamento devono essere sanzionati” e che il Consiglio Europeo “discuterà le azioni da intraprendere”.

    The outrageous and illegal behaviour of the regime in Belarus will have consequences.
    Those responsible for the #Ryanair hijacking must be sanctioned.
    Journalist Roman Protasevich must be released immediately.
    EUCO will discuss tomorrow action to take.
    — Ursula von der Leyen (@vonderleyen) May 23, 2021

    La conferma è arrivata dal Consiglio Europeo. Il portavoce Barend Leyts ha riferito che oggi i leader europei discuteranno di “possibili sanzioni”, dopo i tre pacchetti già adottati dall’UE, mentre il presidente Charles Michel in una nota ha messo in chiaro che sarà affrontato “questo incidente senza precedenti”, che “non rimarrà senza conseguenze”. Una decisione che parte dalle reazioni molto dure nelle capitali europee (e non solo). Il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, ha definito il dirottamento e gli arresti un “atto di terrorismo di Stato”, mentre da Berlino all’Italia, passando per Parigi, Vilnius, Dublino e Londra, sono arrivati moniti a Minsk per il rilascio del giornalista e della compagna.
    L’accaduto è stato condannato “fermamente” anche da Washington: “Questo atto scioccante perpetrato dal regime di Lukashenko ha messo in pericolo la vita di oltre 120 passeggeri, compresi i cittadini statunitensi”, ha reso noto in un comunicato il segretario di Stato, Antony Blinken. “Stiamo coordinando da vicino la risposta con i nostri partner”, che riguarderà in primo luogo un’indagine da parte del Consiglio dell’Organizzazione per l’aviazione civile internazionale, ma anche la denuncia delle “continue molestie e la detenzione arbitraria di giornalisti”.
    Le reazioni in Italia
    Anche dall’Italia sono arrivate dure condanne per l’azione intrapresa ieri dal regime bielorusso. “È un atto violento che l’Europa unita non può accettare e che non può restare senza conseguenze”, ha denunciato su Twitter il sottosegretario per gli Affari Europei, Enzo Amendola. “Chiediamo l’immediato rilascio di tutti i passeggeri del volo Ryanair dirottato”, concludendo con #freebelarus. Lo stesso hashtag è stato utilizzato dal segretario del Partito Democratico, Enrico Letta, dopo aver ribadito che “dirottare un aereo è un atto terroristico e come tale va trattato”.
    Per il presidente della commissione Esteri della Camera dei Deputati, Piero Fassino, si tratta di un “atto di pirateria aerea, illegale, arrogante e in dispregio di ogni diritto”, ma anche “la conferma di quanto il regime di Lukashenko rappresenti un pericolo per la Bielorussia e la sicurezza internazionale”. L’eurodeputato del Movimento 5 Stelle e vicepresidente del Parlamento Europeo, Fabio Massimo Castaldo, si è unito al coro di denunce, chiedendo che Protasevich e gli altri passeggeri siano liberati “immediatamente”, oltre al fatto che “questa violenza non può rimanere impunita“.

    È inaccettabile che il volo Ryanair da Atene a Vilnius sia stato dirottato con la forza su Minsk: Roman #Protasevich e tutti gli altri passeggeri illegalmente detenuti dal regime di #Lukashenka devono essere immediatamente liberati, e questa violenza non può rimanere impunita!
    — Fabio Massimo Castaldo (@FMCastaldo) May 23, 2021

    L’aereo scortato all’aeroporto di Minsk da un jet da combattimento per “possibile minaccia di bomba a bordo”. In manette l’oppositore Protasevich e la compagna Sapega. Il vertice dei leader europei discuterà oggi della risposta dell’Unione

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    Biden scuote l’Europa. Von der Leyen: su vaccini e brevetti pronti a discutere

    Roma – Dopo mesi di pressioni da ogni parte il tema della sospensione temporanea della proprietà intellettuale sui vaccini comincia potrebbe sbloccarsi. A sollecitare una decisione nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio WTO, anche gli Stati Uniti favorevoli a una deroga.
    Da sempre sostenitori della difesa della proprietà intellettuale, la nota diffusa ieri appare come una svolta storica: “Questa è una crisi sanitaria globale e circostanze eccezionali richiedono misure eccezionali”, ha scritto l’inviata Usa per il commercio Katherine Tai, stretta collaboratrice di Joe Biden.
    Oggi la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha accolto positivamente la proposta: “Pronti a discuterne”, ha detto durante il suo discorso sullo Stato dell’Unione europea anche se, a dire il vero, non aveva dato molto peso al voto del Parlamento che a marzo votò un emendamento in questa direzione.
    Nessun entusiasmo anzi, più propensa al no è la cancelliera tedesca Angela Merkel, più vicina alla posizione dell’industria farmaceutica (in testa Pfizer) che stamani aveva bocciato la mossa dell’amministrazione Biden.  Per il governo tedesco la revoca dei brevetti “provocherebbe serie complicazioni per la produzione dei vaccini, aggiungendo che la protezione della proprietà intellettuale è una fonte di innovazione e deve rimanere tale anche in futuro”.
    Sembra approvare, tiepidamente, il presidente del Consiglio Mario Draghi, che in una nota afferma:  “I vaccini sono un bene comune globale. È prioritario aumentare la loro produzione, garantendone la sicurezza, e abbattere gli ostacoli che limitano le campagne vaccinali”.
    Maglio tardi che mai e così ance il Commissario al mercato interno e innovazione con delega al Covid, Thierry Breton si è messo in scia annunciando che “ora che la produzione di vaccini sta per raggiungere i nostri obiettivi, è tempo di aprire una nuova fase e affrontare la questione dei brevetti”.
    Anche il presidente del Parlamento David Sassoli, annuncia in un tweet che l’aula è “pronta a discutere qualsiasi proposta che aiuti ad accelerare la vaccinazione a livello global”, dunque a valutare la questione dei brevetti e delle licenze.

    The @Europarl_EN is ready to discuss any proposal that will help speed up vaccination globally.
    In these exceptional times, we must make sure patents and licences work to protect the interests of all.
    — David Sassoli (@EP_President) May 6, 2021

    Iniziativa su cui preme anche il presidente del gruppo dei Verdi Philippe Lamberts che chiede all’Eurocamera una “posizione inequivocabile” nella prossima sessione, e sollecita l’UE “oltre a sostenere la revoca dei brevetti, a favorire il trasferimento di tecnologie e di know-how verso i paesi terzi al fine di aumentare la produzione mondiale di vaccini”.
    Il cambio di rotta a Bruxelles raccoglie i commenti degli europaralmentari italiani. Patrizia Toia, del Pd spiega che “lasciare miliardi di persone nei Paesi in via di sviluppo in balìa del coronavirus è una scelta contraria ai nostri valori” sottolineando che “il ritardo dell’Unione europea nel riconoscere questa realtà, ha dimostrato una debolezza di leadership. Ora è il momento di cambiare”. Ritardo segnalato anche da Sabrina Pignedoli del Movimento 5 Stelle, scrivendo che “avremmo desiderato che l’UE fosse stata portabandiera nel mondo di questa solidarietà e non a rimorchio ma va bene così se raggiungiamo l’obiettivo”.
    Appena annunciato il traguardo del vaccino, poco prima della fine del 2020, era stato Papa Francesco nel suo messaggio di Natale Urbi et orbi a chiedere che il vaccino doveva essere a disposizione di tutti, specie alle popolazioni più vulnerabili. Una sollecitazione ufficiale inviata dal Vaticano in ambito WTO già nel mese di febbraio.
    Ora l’obiettivo è ravvicinato. La spinta di Biden dovrebbe portare a discuterne subito fra qualche giorno nell’ambito del Consiglio europeo di Oporto. Subito dopo ci sarà l’appuntamento del 21 maggio al Global Health summit di Roma in ambito G20 dove anche l’Italia che lo presiede potrà recuperare il tempo perduto.
    Per i grandi del pianeta, vaccinare tutto il mondo è prima di tutto giusto e diventerebbe quasi un gesto di egoismo.

    Con la proposta USA, gli equilibri in ambito del WTO potrebbero cambiare anche se in Europa Angela Merkel si schiera il no alla revoca della proprietà intellettuale. Contro anche l’industria farmaceutica

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    Caso Navalny, Russia vieta l’ingresso nel Paese a David Sassoli e altri sette funzionari europei per ritorsione alle sanzioni

    Bruxelles – Il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, e la vicepresidente della Commissione europea, Vera Jourova, sono tra le otto cariche pubbliche dell’UE a cui oggi (30 aprile) la Russia ha vietato l’ingresso nel Paese, in risposta all’introduzione “del 2 e 22 marzo di quest’anno di misure restrittive del Consiglio dell’UE nei confronti di sei cittadini russi” per il caso dell’avvelenamento dell’oppositore russo Alexei Navalny. “L’Unione Europea continua la politica di misure restrittive unilaterali illegittime contro i cittadini e le organizzazioni russe”, si legge nel comunicato del ministero Esteri russo che ha informato delle sanzioni.
    Ferma condanna di Parlamento europeo, Commissione e Consiglio della “decisione odierna delle autorità russe di vietare l’ingresso nel territorio russo a otto cittadini dell’Unione europea. Questa azione è inaccettabile”, scrivono in una nota congiunta i tre presidenti David Sassoli, Ursula von der Leyen e Charles Michel. La definiscono “priva di qualsiasi giustificazione giuridica ed è del tutto priva di fondamento. Si rivolge direttamente all’Unione europea, non solo alle persone interessate. Questa decisione è l’ultima e sorprendente dimostrazione di come la Federazione russa abbia scelto di confrontarsi con l’UE invece di accettare di correggere la traiettoria negativa delle nostre relazioni bilaterali”. Lasciano aperta la possibilità di adottare misure appropriate in risposta alla decisione delle autorità russe.
    “A quanto pare, non sono il benvenuto al Cremlino? Lo sospettavo un po ‘… Nessuna sanzione o intimidazione fermerà il Parlamento o me dalla difesa dei diritti umani, della libertà e della democrazia. Le minacce non ci zittiranno. Come ha scritto Tolstoj, non c’è grandezza dove non c’è verità”, ha scritto Sassoli in un tweet.

    Apparently, I’m not welcome at the Kremlin? I had suspected it a bit… No sanctions or intimidation will stop the @Europarl_EN or me from defending human rights, freedom, and democracy. Threats will not silence us. As Tolstoy wrote, there is no greatness where there is no truth.
    — David Sassoli (@EP_President) April 30, 2021

    Gli altri sei nomi sono Ivars Abolins, presidente del Consiglio nazionale della Lettonia per i media elettronici; Maris Baltins, direttore del Centro statale per il linguaggio della Lettonia; Jacques Maire, membro della delegazione della Francia all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa; Jörg Raupach, capo della procura di Berlino; Osa Scott, capo del laboratorio di chimica, biologia, radiazioni e sicurezza nucleare dell’istituto di ricerca di difesa della Svezia; Ilmar Tomusk, capo del dipartimento per il linguaggio dell’Estonia. Da Mosca usano toni durissimi. “Questa pratica è contraria alla Carta delle Nazioni Unite e alle norme fondamentali del diritto internazionale”, prosegue il comunicato.
    “Tutte le nostre proposte per risolvere eventuali problemi che sorgono tra Russia e Ue nella modalità del dialogo professionale diretto vengono costantemente ignorate o respinte”, ha sottolineato il ministero. Secondo Mosca le sanzioni dell’Unione europea “non lasciano dubbi sul fatto che il loro vero obiettivo sia frenare ad ogni costo lo sviluppo del nostro Paese e imporre il loro concetto unilaterale di un ‘ordine mondiale basato su regole’ che mina il diritto internazionale. Lanciare una sfida aperta all’indipendenza della politica estera e interna russa. Questo viene fatto apertamente e deliberatamente. E, naturalmente, con la conoscenza e l’incoraggiamento degli Stati Uniti, che non nascondono il loro interesse a trasformare l’Europa in un’arena di acuto confronto geopolitico”, ha osservato il ministero.
    Appena due giorni fa, in Parlamento europeo il capo della diplomazia europea, Josep Borrell, aveva parlato di tensioni crescenti tra Russia e Occidente, con continue tattiche intimidatorie da parte di Mosca: dal caso Navalny, prima avvelenato e poi incarcerato; alle truppe ammassate al confine con l’Ucraina (poi ritirate) o ancora la crisi diplomatica con la Repubblica Ceca dopo l’accertamento di alcune azioni spionistiche russe. Mentre l’Unione Europea si è detta impegnata a non voler “alimentare ulteriormente una dinamica di escalation” se anche si dice decisa “a non accettare tattiche intimidatorie” da parte di Mosca alle quali “dobbiamo rispondere se accadono”, ha precisato Borrell. Ora è il momento di non lasciare
    Le reazioni
    Da Bruxelles si è mossa nell’immediato un’ondata di messaggi di solidarietà verso Sassoli e Jourova per le sanzioni. “Tanto ingiustificate quanto inutili”, afferma il commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni.

    Solidarietà a @DavidSassoli @VeraJourova e altri esponenti europei colpiti da sanzioni russe. Tanto ingiustificate quanto inutili.
    — Paolo Gentiloni (@PaoloGentiloni) April 30, 2021

    “La mia totale solidarietà al Presidente Sassoli per la decisione delle autorità russe di vietare l’ingresso suo e di altri rappresentanti in Russia, come risposta alle #sanzioni per il caso Navalny. Non ci pieghiamo alle minacce. Grazie David per il tuo coraggio”, scrive Brando Benifei, capo delegazione del Partito Democratico all’Europarlamento. “Serve ora una reazione ferma e decisa di tutte le istituzioni per questo atto ostile e ingiustificato”, afferma l’eurodeputata S&D, Pina Picerno, a cui fa eco anche Patrizia Toia, che parla di “inaccettabile decisione con cui il governo russo vuole limitare l’ingresso di Sassoli e degli altri rappresentanti in Russia, dopo che l’UE si è schierata a favore di Navalny. Solidarietà al Presidente: saremo sempre dalla parte dei diritti e della libertà”. “Le minacce russe non saranno mai più forti della nostra libertà”, commenta anche l’eurodeputato Nicola Danti (Italia Viva). “Presidente Putin, può sanzionare tutti i deputati che vuole, ma non ci zittirà. Piena solidarietà da parte del Partito popolare europeo”, scrive su twitter il capogruppo, Manfred Weber. Solidarietà al presidente del Parlamento Europeo e agli altri rappresentanti Ue che viene espressa anche dalla delegazione della Lega all’Europarlamento, dentro al gruppo Identità e Democrazia. “Le sanzioni ingiustificate e le intimidazioni non sono la risposta per normalizzare i rapporti e aiutare il dialogo”, scrive in una nota.
    Solidarietà che arriva anche da Roma. “Un gesto di ostilità incomprensibile, non compatibile con i valori della democrazia europea e con i principi del diritto internazionale”, commenta il presidente della Camera, Roberto Fico. “Nessuna intimidazione verso lui e altre autorità europee può essere tollerata. Il Parlamento UE è il cuore della nostra democrazia liberale. Chi attacca David Sassoli attacca l’Europa”, scrive il Sottosegretario con delega agli affari europei, Enzo Amendola.

    Ferma condanna dell’Unione Europea: “Azione inaccettabile”, scrivono i tre presidenti Sassoli, von der Leyen e Michel. Colpita anche la vicepresidente della Commissione per i Valori e la Trasparenza, Vera Jourova, insieme alle altre sei cariche pubbliche. Per Mosca le sanzioni dell’UE mirano a frenare ad ogni costo lo sviluppo “del nostro Paese”

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    Brexit, Parlamento vota su accordo commerciale, e dona standing ovation a Barnier: “Ma è stato un divorzio, attenti al futuro dell’Unione”

    Bruxelles – Standing ovation e una mano sul cuore. È un Parlamento Europeo unito nel ringraziamento per il lavoro svolto negli ultimi quattro anni da Michel Barnier, quello che ha salutato l’ultimo intervento in Aula dell’ex-capo negoziatore UE per la Brexit. Il riconoscimento è quello delle grandi occasioni: “Siamo arrivati alla fine di una lunga strada percorsa assieme”, ha esordito Barnier, rivolgendosi agli eurodeputati riuniti in sessione plenaria per votare la ratifica di quello che rappresenta la sintesi del suo impegno, l’accordo commerciale e di cooperazione con il Regno Unito (TCA). I risultati del voto del Parlamento UE, sia sul testo del TCA sia sulla valutazione e le aspettative degli eurodeputati, saranno annunciati domani (mercoledì 28 aprile) in mattinata.
    L’ex-capo negoziatore UE per la Brexit, Michel Barnier
    C’è una nota di rammarico nelle parole dell’ex-capo negoziatore UE nel definire la natura dell’accordo: “È un divorzio, cioè un segnale di allarme per un fallimento dell’Unione Europea“, soprattutto “nei confronti di quella maggioranza di cittadini britannici che hanno votato per uscirne”. Tuttavia, nello sforzo per costruire un “nuovo rapporto” con Londra basato sui diritti sociali e la protezione del Mercato unico, Barnier ha riconosciuto l’importanza dell’unità delle istituzioni europee: “Il Parlamento non si è mai smentito, ci ha sempre dato fiducia e questa è stata la nostra grande forza nel corso dei negoziati”.
    Una fiducia ribadita anche durante l’ultimo appuntamento del Parlamento UE per dibattere sul testo firmato dalla Commissione Europea il 24 dicembre dello scorso anno. “Oggi è la giornata per guardare in avanti“, ha commentato il relatore per la commissione Affari esteri, Andreas Schieder, raccomandando ai colleghi di votare a favore dell’accordo commerciale, “perché è il migliore scenario in questa situazione, la base per evitare un impatto negativo sui lavoratori, l’economia e l’ambiente”. Se è vero che “l’Unione Europea avrebbe voluto relazioni più strette” con la controparte, ora il Parlamento ha l’occasione per “fissare condizioni per un’equa concorrenza nel commercio, il rispetto degli standard sociali e ambientali e la cooperazione in materia di ricerca”. Gli ha fatto eco Christophe Hansen, relatore per la commissione Commercio internazionale, che ha parlato di un “compito spiacevole” nel dover approvare questo testo. In qualsiasi caso, “un voto a favore significherà rimanere vigili sull’attuazione dell’accordo“, che rappresenta “la polizza assicurativa rispetto a quanto concordato negli ultimi quattro anni”. Con un avvertimento all’esecutivo UE: “L’approvazione temporanea dell’accordo sulla Brexit non costituisca un precedente per il futuro“.
    La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen
    Presente in aula anche la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, che nel suo intervento ha sottolineato come non ci siano “risposte semplici a questo divorzio”. Tuttavia, “il sostegno del Parlamento è la base per il successo dell’intesa con il Regno Unito” e per questo motivo “garantiremo che sia coinvolto e informato costantemente sull’attuazione del TCA“. Il testo che l’Aula voterà oggi “è senza precedenti” e “rappresenta l’unità e la solidarietà europea nella protezione degli interessi dei nostri cittadini”, ma è anche “incisivo nel meccanismo di risoluzione delle controversie, che non esiteremo a utilizzare per garantire il rispetto dell’accordo, se necessario”, ha promesso la presidente von der Leyen.
    Da parte del Consiglio dell’UE, la segretaria di Stato portoghese per gli Affari europei e presidente di turno, Ana Paula Zacarias, ha condiviso le preoccupazioni sull’affidabilità del governo britannico e sulla situazione nell’Irlanda del Nord, acuita dalle tensioni tra le parti sul commercio nel mare d’Irlanda. “Ma sosteniamo la Commissione Europea per spingere Londra a rispettare tutte le clausole dell’Accordo di recesso”, ha rassicurato Zacarias. “Se il Parlamento darà l’assenso all’accordo commerciale, il Consiglio è pronto ad approvarlo“, per raggiungere “una relazione equa e onesta con il Regno Unito”.
    La discussione in Parlamento
    Negli interventi degli eurodeputati è stata raggiunta quasi l’unanimità nel ringraziare Barnier per l’impegno e i risultati raggiunti con il testo vagliato dal Parlamento. A partire dal presidente David Sassoli, che ha voluto ricordare il lavoro dell’ex-capo negoziatore negli ultimi anni per ottenere “un buon accordo per i cittadini europei” e gettare le basi “per un nuovo rapporto con il Regno Unito”.
    “Questo è l’ultimo passo giuridico della saga Brexit”, ha sottolineato il presidente del gruppo del PPE, Manfred Weber (PPE). “Daremo il nostro sostegno, come chiesto dalle commissioni INTA e AFET, perché offre un quadro chiaro, sicuro e prevedibile per le relazioni future“. Uno strumento “per confermare che di noi ci si può fidare”, e per “dimostrare gli errori del governo Johnson verso i cittadini, dall’esclusione dal programma Erasmus, alle violenze nell’Irlanda del Nord”. Sulla stessa linea d’onda la presidente del gruppo S&D, Iratxe García Pérez, che ha rivendicato con una punta d’orgoglio la capacità di “superare il tentativo di divide et impera di Londra e portare il nostro rapporto a un altro stadio”, grazie alla dimostrazione di “cosa possiamo fare quando siamo tutti uniti e coesi”.
    La presidente del gruppo S&D, Iratxe García Pérez
    Appoggio all’invito dei relatori Schieder e Hansen è arrivato anche dal gruppo Renew Europe: “Respingere il TCA ci porterebbe al no deal che abbiamo rifuggito“, ha dichiarato il vicepresidente Malik Azmani. “Vogliamo però che al Parlamento sia riconosciuto un ruolo-chiave nella sua attuazione”. Per il co-presidente del gruppo Verdi/ALE, Philippe Lamberts, “nessun accordo può sostituire l’appartenenza all’Unione, ma almeno protegge i nostri interessi”. L’eurodeputato belga ha richiamato la Commissione UE a “utilizzare ogni meccanismo a sua disposizione per imporre gli impegni” e a non cedere sulla protezione dei dati, dal momento in cui “il Regno Unito è campione nella sorveglianza dei cittadini”.
    Martin Schirdewan, co-presidente del gruppo della Sinistra, si è rammaricato per “non essere riusciti a convincere i cittadini britannici a rimanere nell’Unione”. Per questo motivo, “è tempo di dire basta alla politica che mette i cittadini dietro gli interessi di mercato”, ha avvertito l’europarlamentare tedesco, anche se ha riconosciuto la centralità degli standard ambientali e sociali nel testo dell’accordo. Anche da parte della destra di ECR sono arrivate parole di supporto: “Poniamo le basi per il rispetto dei patti e invitiamo la Commissione e il governo britannico a lavorare per gestire al meglio i controlli doganali”, ha commentato Geert Bourgeois. Secondo l’eurodeputato di ECR, “dobbiamo trarre una lezione, cioè che la risposta alla Brexit è un’Europa migliore, in cui gli Stati possano mantenere la propria identità”.
    Il vicepresidente del gruppo ID, Nicolas Bay
    Durissima invece la posizione di Nicolas Bay, vicepresidente del gruppo ID: “È arrivato il momento del bilancio, che ci ha dimostrato come Bruxelles abbia lavorato per annullare nei fatti il risultato di un referendum popolare”. Inoltre, nel momento in cui ci si è seduti al tavolo dei negoziati, “abbiamo ceduto su tutti i punti e ora non potremo fare marcia indietro“. La voce fuori dal coro ha attaccato la Commissione UE – in particolare per aver “sacrificato i nostri interessi sulla pesca” – ma ha anche definito lo stesso Parlamento di essere diventato “una cassa di risonanza per decisioni altrui, quando la Brexit ha messo in dubbio le prospettive europee”.
    Le reazioni italiane
    Gli interventi degli eurodeputati italiani hanno ricalcato la linea dei rispettivi gruppi parlamentari, con focus su alcuni dettagli o implicazioni dell’accordo. Dal Partito Democratico, Paolo De Castro (S&D) ha sottolineato che “l’Unione ha saputo ripartire con slancio nuovo”, per un futuro “più sostenibile e che vada oltre gli interessi nazionali”. Nonostante il “rischio per la democrazia” rappresentato dalla firma all’ultimo minuto del TCA, “ne è valsa la pena, perché il testo presenta elementi innovativi per la futura collaborazione commerciale”. Per il forzista Massimiliano Salini (PPE), “l’origine di questa sfida è stata la cattiva interpretazione della prospettiva europea di un Paese che rivendica l’autonomia”. C’è rammarico per non aver dato spazio a “un’intesa su politica estera e difesa”, ma “fortunatamente abbiamo un accordo e non una rottura violenta”, ha ribadito Salini.
    Da parte del Movimento 5 Stelle, è stata posta l’attenzione sulla “chiarezza che viene portata a cittadini e imprese”, ha spiegato Tiziana Beghin. L’annuncio dell’approvazione del testo è stato però accompagnato da qualche riserva sui “grandi assenti” dell’accordo: “Il nodo delle qualifiche professionali, per garantire la mobilità dei professionisti europei”, ma anche “i servizi, la protezione dei dati personali e l’aggiornamento automatico della lista di indicazioni geografiche protette”. Raffaele Fitto, co-presidente del gruppo ECR, ha rivelato che “il voto calendarizzato in questa sessione plenaria non era scontato, ma era importante per mettere fine a ogni incertezza”. Per l’eurodeputato in quota Fratelli d’Italia, nell’attuazione dell’accordo “servirà il coinvolgimento del Parlamento Europeo, in qualità di co-legislatore“.
    Ancora più severo rispetto al vicepresidente Bay è stato l’eurodeputato di ID in quota Lega, Antonio Maria Rinaldi: “Quante bugie ho sentito sulla Brexit, da chi non ha compreso che il Regno Unito ha preso in mano il proprio destino”. Nel suo attacco, Rinaldi ha toccato il tema dei ritardi europei nella campagna di vaccinazione e dell’erogazione dei fondi del Recovery Fund: “Questa doveva essere l’occasione per rivedere tutto ciò che non va nell’Unione. Sarò io a chiedere scusa ai cittadini britannici”, ha concluso l’intervento l’europarlamentare italiano.

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