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Il Montenegro ha completato l’iter di nomina dei giudici della Corte Costituzionale. “Ottime notizie” per la strada verso l’Ue

Bruxelles – Si chiude dopo più di tre anni una crisi istituzionale che ha rischiato di mettere a repentaglio la strada del Montenegro verso l’adesione all’Unione Europea. Con il via libera a larghissima maggioranza delle nuova Assemblea nazionale, anche l’ultimo dei quattro giudici della Corte Costituzionale vacanti è stato nominato, permettendo così all’istituzione di ripristinare la sua piena funzionalità e al Paese balcanico di continuare il percorso verso l’adesione all’Unione Europea.

L’elezione di Faruk Rasulbegović era attesa da nove mesi, quando l’Assemblea del Montenegro aveva dato l’ok a tre nomine ma non era riuscita a trovare l’accordo sul settimo giudice. L’istituzione di fatto in stallo dal 2020 si è sbloccata a fine febbraio con sei giudici su sette in carica, ma finora non era ancora stata istituita la piena operatività. Dopo il voto degli 81 deputati, il presidente del Montenegro, Jakov Milatović, ha sottolineato che l’elezione dell’ultimo membro sono state finalmente create le condizioni necessarie per il pieno funzionamento della Corte Costituzionale. L’istituzione sta ancora smaltendo quasi tremila ricorsi sulla protezione dei diritti umani nel Paese accumulatisi nel corso degli ultimi tre anni.

Abbiamo ricevuto ottime notizie dal Montenegro“, ha commentato il commissario per la Politica di vicinato e l’allargamento, Olivér Várhelyi: “Le nomine della Corte Costituzionale, attese da tempo, sono state finalmente completate, con un’impressionante maggioranza qualificata trasversale”. A questo punto da Bruxelles ci si aspetta “ulteriori decisioni su nomine giudiziarie chiave e altre riforme in sospeso” per l’avvicinamento all’adesione Ue, a partire dalla nomina del nuovo Consiglio giudiziario e del procuratore-capo. Dopo anni di “profonda polarizzazione politica e instabilità” che hanno determinato “l’arenarsi dei progressi” del Paese più avanzato dei 10 che hanno intrapreso la strada verso l’Ue, ora con il nuovo governo c’è la possibilità concreta di mettere a terra i “parametri provvisori sullo Stato di diritto stabiliti nei capitoli 23 e 24” (‘giudiziario e diritti fondamentali’ e ‘giustizia, libertà e sicurezza’), si legge nel report specifico per il Montenegro del Pacchetto Allargamento Ue 2023 pubblicato lo scorso 8 novembre.

La crisi istituzionale in Montenegro

La chiusura dell’iter di nomina dei giudici della Corte Costituzionale è considerato di cruciale importanza a Bruxelles se si considera in particolare la contestatissima legge sugli obblighi del presidente nella nomina dell’esecutivo, che ha infiammato la seconda metà dello scorso anno. Considerato il fatto che la Corte Costituzionale è l’unico organismo istituzionale che può valutare nel merito la legge, senza la sua piena funzionalità non è possibile considerare il voto dell’Assemblea nazionale in linea con la raccomandazione della Commissione di Venezia, l’organo consultivo del Consiglio d’Europa che ha un ruolo-chiave nell’adozione di Costituzioni conformi agli standard europei.

Da sinistra: la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e l’ex-presidente del Montenegro, Milo Đukanović

Eppure l’iter di approvazione della legge è proseguito lo stesso a Podgorica. Dopo il primo via libera di inizio novembre 2022 la tensione è aumentata esponenzialmente fino al voto decisivo di un mese più tardi. La legge permetterebbe ai parlamentari di firmare una petizione per la designazione di un primo ministro (con il supporto della maggioranza assoluta, cioè 41), nel caso in cui il presidente si rifiutasse di proporre un candidato: in caso di assenza della maggioranza, lo stesso presidente avrà l’obbligo di organizzare un secondo giro di consultazioni con i partiti e proporre un candidato. Al contrario, secondo la Costituzione del Montenegro il presidente ha solo il dovere di organizzare le consultazioni e proporre un premier designato con il sostegno firmato di almeno 41 parlamentari entro un massimo di 30 giorni. Il 20 settembre dello scorso anno l’ex-numero uno del Paese, Milo Đukanović, aveva proposto di tornare alle urne, dopo essersi rifiutato di confermare come nuovo primo ministro il leader dell’Alleanza Democratica (Demos), Miodrag Lekić, a causa del ritardo nella presentazione delle 41 firme a suo sostegno.

La fine dei tre anni di turbolenza politica

Da sinistra: la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e il presidente del Montenegro, Jakov Milatović, a Podgorica (31 ottobre 2023)

Il 2023 chiude così a tutti gli effetti la crisi istituzionale (con la nomina di tutti e quattro i giudici della Corte Costituzionale) ma anche politica. Da febbraio a oggi è stato un anno di trionfi per il nuovo movimento europeista Europe Now, fondato e guidato da quelli che ora sono il primo ministro e il presidente del Montenegro – rispettivamente Milojko Spajić e Jakov Milatović – vincitori dalla doppia tornata elettorale in poco più di due mesi: il ballottaggio delle presidenziali del 2 aprile e le elezioni per il rinnovo del Parlamento dell’11 giugno. Il neo-premier Spajić – eletto nel giorno della visita a Podgorica della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen – e il neo-presidente Milatović erano rispettivamente ministro delle Finanze e dell’Economia e dello Sviluppo economico nella grande coalizione anti-Đukanović (padre-padrone del Paese balcanico per 32 anni) guidata dal 4 dicembre 2020 al 28 aprile 2022 da Krivokapić. Durante l’anno e mezzo di governo i due hanno presentato un programma di riforme economiche intitolato proprio ‘Europe Now’, che comprendeva misure come il taglio dei contributi sanitari e l’aumento del salario minimo a 450 euro. I due tecnocrati hanno annunciato la volontà di fondare un nuovo partito di centro-destra liberale, anti-corruzione ed europeista dopo la caduta del governo Krivokapić nel febbraio 2022 – poi effettivamente fondato il 26 giugno – anticipando l’intenzione di collaborare con altre formazioni civiche e di centro in vista delle elezioni del 2023.

Da sinistra: la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e il primo ministro del Montenegro, Milojko Spajić, a Podgorica (31 ottobre 2023)

La nomina di Spajić e Milatović (i più giovani mai eletti alle due cariche istituzionali del Paese, entrambi all’età di 36 anni) ha messo fine a una fase di turbolenza per il Montenegro iniziata con le elezioni del 30 agosto 2020. In quell’occasione sono cambiati gli equilibri politici dopo 30 anni ininterrotti al potere per il Dps di Đukanović (sempre al governo o alla presidenza del Paese dal 1991). A guidare l’esecutivo per poco più di un anno è stata una colazione formata dai filo-serbi di ‘Per il futuro del Montenegro’ (dell’allora premier Zdravko Krivokapić), dai moderati di ‘La pace è la nostra nazione’ (guidata da Montenegro Democratico) e dalla piattaforma civica ‘Nero su bianco’ dominata dal Movimento Civico Azione Riformista Unita (Ura) di Dritan Abazović. Il 4 febbraio 2022 era stata proprio ‘Nero su bianco’ a sfiduciare il governo Krivokapić, appoggiando una mozione dell’opposizione e dando il via all’esecutivo di minoranza di Abazović.

Lo stesso governo Abazović è però crollato il 19 agosto (il più breve della storia del Paese) con la mozione di sfiducia dei nuovi alleati del Dps di Đukanović, a causa del cosiddetto ‘accordo fondamentale’ con la Chiesa ortodossa serba. L’intesa per regolare i rapporti reciproci – con il riconoscimento della presenza e della continuità della Chiesa ortodossa serba in Montenegro dal 1219 – è stata appoggiata dai partiti filo-serbi, mentre tutti gli altri l’hanno rigettata, perché considerata un’ingerenza di Belgrado nel Paese e un ostacolo per la strada verso l’adesione all’Ue. Nel pieno della crisi istituzionale emersa dalla seconda metà dell’anno e dopo il rifiuto a nominare un nuovo primo ministro, lo scorso 16 marzo l’ex-presidente Đukanović ha sciolto il Parlamento e ha indetto nuove elezioni anticipate per l’11 giugno, non sapendo che di lì a poche settimane avrebbe perso le elezioni presidenziali prima, e le nazionali poi.


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Il commissario per l’Allargamento, Olivér Várhelyi, ha accolto con favore il voto dell’Assemblea nazionale che rende pienamente funzionante l’organo costituzionale. Ora da Bruxelles ci si attende da Podgorica “ulteriori decisioni su nomine giudiziarie chiave e altre riforme in sospeso”


Source: https://www.eunews.it/category/politica-estera/feed


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