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    Bruxelles si avvicina a Taiwan: “Non siete soli”

    Bruxelles – “L’Unione europea è qui per imparare”. Raphaël Glucksmann, a capo della delegazione del parlamento europeo in visita ufficiale a Taiwan, ha ringraziato le autorità di Taipei durante la conferenza stampa finale per l’accoglienza e ha ribadito che “la visita è stata un successo”.
    I sette membri dell’Eurocamera, tra i quali un’italiano, il leghista Marco Dreosto, erano parte di un Comitato speciale sulle interferenze estere e la disinformazione. Nel corso di tre giorni hanno avuto modo di incontrare rappresentati di spicco del mondo politico e imprenditoriale taiwanese, per culminare con un meeting con la Presidente dell’isola Tsai Ing-wen.
    La delegazione ha rassicurato, sia in conferenza stampa che nell’incontro con la Presidente, che oggi “Taiwan occupa un ruolo fondamentale nell’agenda di Bruxelles e in quella di tutti i Paesi membri”. Un viaggio per approfondire la cooperazione con quello che secondo gli ultimi pronunciamenti di Commissione e Parlamento è un “partner insostituibile”.
    Le parole di Glucksmann suonano anche come una precisa scelta di campo: “L’Europa è con Taiwan per la difesa della libertà, dello stato diritto e della dignità umana. Non siete soli”. Una sorta di “riconoscimento implicito” della sovranità e dell’indipendenza dell’isola. Inclinazione confermata anche dalle dichiarazioni che definiscono quelle della Cina nella politica taiwanese come “interferenze esterne”.
    Cambi di passo
    L’avvicinamento tra Bruxelles e Taiwan è condannato dalla Cina. In occasione della risoluzione dell’Eurocamera sul potenziamento della cooperazione con Taipei il governo cinese aveva “condannato qualsiasi tipo di approfondimento delle relazioni tra l’Europa e la regione di Taiwan”, intimando all’UE di non immischiarsi in quella che per Pechino è una questione nazionale.
    Il governo cinese era stato anche più duro nel commentare il nuovo corso dei rapporti tra Taiwan e alcuni Paesi membri UE. A fine agosto lo speaker del Senato della Repubblica Ceca, Milos Vystrcil, si era recato in visita ufficiale presso Taipei e Wang Yi, ministro degli Esteri di Pechino, aveva promesso che “avrebbe pagato un prezzo caro” per l’affronto.
    Il viaggio della delegazione UE segue altri due passi altrettanto storici nelle relazioni con l’isola ribelle. Il 28 ottobre il ministro degli Esteri di Taiwan Joseph Wu si è recato per una visita segreta a Bruxelles per discutere gli sviluppi della regione. Negli stessi giorni veniva annunciata una visita diplomatica di alto livello di una delegazione taiwanese in tre Paesi europei: Repubblica Ceca, Lituania e Slovacchia. Questi viaggi diplomatici sono in genere molto rari, considerato che nessuno degli Stati in questione riconosce oggi Taiwan come Paese sovrano e tutti adottano la “One-China policy” – tradotto: le relazioni diplomatiche ufficiali sono solo con Pechino, ma con Taiwan abbiamo comunque buoni rapporti (se non ottimi, come nel caso degli USA).
    Dove vanno le relazioni tra Taiwan e l’UE
    Sono due gli elementi che contribuiscono a spiegare questa nuova fase delle relazioni UE-Taiwan. Il primo, “segreto”, sono le pressioni informali degli USA per ridurre al minimo i rapporti con la Cina. Il secondo, esplicitato in più occasioni, sono i semiconduttori. Stringendo con Taiwan l’UE intende accedere a un canale privilegiato per assicurarsi i preziosi microchip – passaggio evidenziato anche nella Strategia della Commissione per l’Indo Pacifico.
    Kung Ming-hsin, capo della delegazione taiwanese in Europa orientale, ha confermato che “tutti i Paesi che ho visitato hanno espresso il loro interesse nei semiconduttori e hanno chiesto di cooperare con Taiwan”. Interesse che anche i “grandi” europei come Francia e Germania avevano già confermato in altre occasioni – e giustificato dal fatto che sul territorio di Taipei si trova il 70 per cento delle fonderie globali di microchip.
    In cambio delle concessioni in questo campo così delicato, l’isola vuole qualcosa, come ha fatto intendere ancora Kung Ming-hsin: ” Il Parlamento europeo parla di un accordo bilaterale sugli investimenti tra Taiwan e l’UE da molto, molto tempo. La proposta è stata lanciata molte, molte volte”.
    Un accordo simile, insieme ai benefici economici, rappresenterebbe un gesto molto forte dal punto di vista della narrativa e del riconoscimento internazionale , specie se si considera che l’accordo analogo con la Cina (CAI) è stato di fatto stracciato. Di fatto, Taiwan avanza la carta della cooperazione economica per ottenere legittimazione sulla scena globale.
    Un tema che potrebbe addirittura mettere d’accordo le ali opposte dell’Eurocamera. Per Dreosto (ID), ad esempio, l’Europa deve scegliere senza indugio di “schierarsi da lato degli alleati degli Americani (i Taiwanesi) in difesa della libertà”. Dichiarazioni che non stridono (per una volta) con quelle della collega Markéta Gregorová (Verdi), anche lei presente in questi giorni a Taiwan: “Dico apertamente che è tempo di iniziare a parlare di una One-Taiwan policy (rispetto all’attuale One-China policy) e spero che questo sia il primo incontro di tanti”.

    Secondo una delegazione del Parlamento UE a Taipei c’è forse la “più viva democrazia dell’Asia”. Ma è anche vero che nell’Isola c’è il 70 per cento delle fonderie globali dei microchip di cui l’Unione ha disparatamente bisogno

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    “AUKUS affair felt by France as a betrayal, but it can be a problem for all European defence industry”: interview with Frédéric Grare (ECFR)

    Brussels – The publication of the EU Strategy for cooperation in the Indo Pacific and the birth of AUKUS, the military pact between Australia, US and the United Kingdom, mark a siwtch in relations between United States, China and European countries. The military partnership of the Anglo-Saxon countries could exclude EU countries from the area (as well as from cooperation in the industrial field), precisely in the same days in which the first programmatic document for a shared approach on the Indo Pacific is launched. In the interview released to Eunews, Frédéric Grare, of the European Council on Foreign Relations, explains how to read the events of the last week.

    Dr. Frédéric Grare is a Senior Policy Fellow with the Asia Programme at the European Council on Foreign Relations. He previously worked at the Center for Analysis, Planning and Strategy (CAPS) of the French Ministry for Europe and External Affairs (MEAE), Paris, where he focused on Indo-Pacific dynamics and Indian Ocean security issues. Prior to joining the French MEAE, he served as the South Asia programme director at the Carnegie Endowment for International Peace in Washington DC. (ecfr.eu)

    Eunews: The European Commission yesterday presented its Strategy for cooperation in the Indo Pacific. Many analysts in Italy have attacked the document saying it has a little of a strategic approach and too much of an economic one. Do you think this document really represents a change of pace or is it a set of statements of circumstance?
    Frédéric Grare, Senior Policy Fellow with the Asia Programme at the European Council on Foreign Relations
    Grare: This is definitely a compromise between the countries who want a more strategical approach to the region and the ones who sees an opportunity. This is something in between. If you look at the conclusions of the European Council of April and compare them with this document, it is a little more strategical: it mentions China as a problem and it can work as a framework for European objectives in the area. You can take issue by issue and decide if you want to have or not a strategical approach. The document sees the area as a very competitive space between China and the US in terms of economic influence: if China gets it, it will also get political influence. Everything depends on the way the document will actually be implemented. It’s a document of compromise. The strategy is not very ambitious: it reflects the typical approach of EU Member States, it doesn’t mean the document doesn’t have any potential. We have to take into account the reality and therefore we cannot commit to something we won’t be able to realize.
    Eunews: How deep are the interests of the EU in the Indo Pacific? Does the new focus for this region concern to European interests or it depends on our special relationship with the United States?
    Grare: Definitely both. We have to start from the reality that the document is a compromise and that interests are different for every member State: for example, if you take France, which is resident of the Indo Pacific because it has territories and population both in Indian and Pacific Ocean and therefore it has to be present, even if it doesn’t want to. Clearly it is a very deep interest. Other countries, such as the Baltic States, have other priorities (mainly Russia). Although almost every EU member State (with perhaps the exception of Hungary) sees China as an increasing issue, being present in the Indo Pacific means gaining the goodwill of the United States in order to have their security guaranteed.
    Eunews: Why do you think the Americans have not informed Europe about AUKUS? Even going so far as to annoy France and pushing Australia to cancel a previous military supply agreement with France.
    Grare: Would France have remained inactive? No, of course not. The treaty had to remain secret, so the French would have known it with the fait accompli. But this has consequences for Europe as well, because France is a large part of the European defense industry. I can understand the logic behind remaining secret. It has devastating effects on the existing and perhaps no-longer existing deal between France and Australia. Of course now the French feel betrayed by Australians.
    Eunews: The EU has published a strategy, but many European countries (France, Germany, Netherlands) already have one at national level and it is possible that other countries will soon have one. Is it possible to merge these strategies into the European one?
    Grare: No, I think they will remain separated. As I said, this document reflects compromise, that is to say the interests of each country and on some issues (such as security) it is difficult to have a common approach. Furthermore, for how the EU system works, normally the interventions are on a voluntary basis. Governments will continue occasionally to have independent initiatives in foreign policy in the Indo Pacific and they will be at the same time part of the European approach to the area. It could be very complementary.
    Eunews: How do you think the European strategy is perceived by China? Should China be happy because it is not explicitly named as a rival or unhappy because it is likely that the Indo Pacific will soon be more crowded?
    Grare: I don’t think they should be happy. China has already been named in the China strategy of the EU as a systemic rival. The rival term is very much there. If you look at the document, it talks about economic corrosion and militarization of the area with China as one of the responsibles. The objective remains to push China to behave in a way which is more acceptable internationally. China has no reason to be particularly happy about this document, but neither to be so anxious about it. The outcomes of this first step is not fixed yet. This is a framework, it gives a direction but in the end is up to member States when will we get to the next step.

    The EU Strategy for cooperation in the Indo Pacific is the first step to define member’s States interests and possibilities in the area. We talked about it with Frédéric Grare (ECFR)