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    La grande sfida cinese adombra il vertice dei leader, l’Ue teme alleanze con Mosca

    Bruxelles – Non ufficialmente in agenda ma comunque presente, nei pensieri, nelle dichiarazioni di rito, nei ragionamenti informali. Uno dei grandi elefanti nella stanza dei leader dell’Ue è la Cina, filo rosso di un Consiglio europeo dove il confronto sull’Ucraina e la competitività industriale del Vecchio continente passano per le trame del dragone. Che sono trame economiche, politiche, commerciali, di riposizionamento sullo scacchiere internazionale. Chi non ci gira troppo attorno è Krisjanis Karins. “La Cina in questo momento si sta sicuramente muovendo apertamente dalla parte della Russia, e questa è in realtà una grande sfida e una grande difficoltà per tutti noi”, riconosce il primo ministro della Lituania. Per storia del Paese che rappresenta legge le attività di Pechino in chiave russa, e teme per ciò che potrebbe derivare da una siffatta alleanza.

    . @krisjaniskarins 🇱🇻 “We need to think hard on what kind of ties we want with #China . China is moving towards the side of Russia, and this is a big challenge for us”. #EUCO @eunewsit pic.twitter.com/L4KvOBFOKx
    — emanuele bonini (@emanuelebonini) March 23, 2023

    Non c’è solo la mancata condanna della Cina all’aggressione russa dell’Ucraina a inquietare gli europei. L’incontro tra i leader della Repubblica popolare e della Federazione russa è fonte di inquietudine, e persino un Paese come il Lussemburgo, neutrale per tradizione, non può fare a meno di riconoscerlo. “Dobbiamo impedire un blocco russo-cinese contro gli altri”, dice un preoccupato Xavier Bettel. Che rilancia il riarmo dell’Europa. “Siamo neutrali, non abbiamo produzione di armamenti, ma ritengono importante accrescere quella europea”, soprattutto in ottica di un’eventuale alleanza tra due Paesi da apparati militari di grandi dimensioni ed entrambi potenze nucleari.
    L’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Ue, Josep Borrell, prova a rassicurare per quello che può. Gli chiedono se Pechino possa dare una mano a Mosca, e la risposta non è di quelle che più rassicuranti. “La Cina non sta aiutando la Russia per il momento”. Per il momento. Che non vuol dire che non possa verificarsi in futuro.
    Un avvertimento che il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, si è sentito in dovere di dare a tutti i capi di Stato e di governo del club a dodici di stelle. Nell’incontro a porte chiuse, riferiscono fonti qualificate, avrebbe raccomandato cautela. Isolare la Cina non gioverebbe. Al contrario, potrebbe rappresentare un rischio troppo forte. Questo il messaggio lanciato all’Ue dal capo dell’Onu. Andrebbe sfruttata quella attitudine positiva e al dialogo che ancora viene manifestata dal Paese asiatico, partner comunque non dei più comodi.
    Nessuno nell’Ue ha interessa a isolare la Cina, anche per ragioni economiche e commerciali. Ma occorre trovare il giusto equilibrio. Occorre saper non concedere troppo, né subire eccessivamente. “La Cina è un partner, ma anche un concorrente”, ricorda Bettel. Non si vuole la concorrenza sleale che si è vista fin qui, si vogliono uguali regole del gioco.
    Allo stesso tempo si deve giocare una partita di posizionamento nel mondo senza rimettere troppo in discussione il peso globale di Pechino in modo tale da inimicarsi il Paese. “Molti discutono di importazioni dalla Cina, ma a ben vedere le materie prime non arrivano dalla Cina ma da tutto il mondo”, ricorda il cancelliere tedesco Olaf Scholz. Ma in quei quadranti del mondo dove l’Ue ha preso ad essere più attiva (Asia per il gas naturale liquefatto, Africa per le materie critiche utili alla transizione verde) i cinesi sono già presenti da tempo.
    In questo rompicapo rappresentato dalla difficoltà di trovare le giuste relazioni con la Cina l’Ue ha anche l’interesse a non compromettere i legami con gli Stati Uniti, che nell’ascesa cinese vedono un minaccia per la supremazia geo-politica. L’Europa si ritrova tra le due potenze a dover mediare senza infastidire eccessivamente nessuna delle due parte. La sfida nella grande sfida. Se nella stanza dei leader c’è chi teme per possibili alleanze sino-russe, altri, come il primo ministro portoghese Antonio Costa si preoccupano per divisioni. “Vogliamo un’alleanza globale per pace e diritto internazionale, e non un mondo frammentato tra Cina e Stati Uniti”.

    La questione di un blocco sino-russo inquieta diversi capi di Stato e di governo. Tema non in agenda, eppure molto presente. Dalle Nazioni Unite l’invito a non isolare Pechino

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    Clima, Guterres all’Ue: “Vicini al punto di non ritorno, anticipare obiettivo zero emissioni al 2040”

    Bruxelles – Lo scenario peggiore è sempre più vicino, e bisogna fare in fretta, molto in fretta per invertire la rotta. A pochi giorni dalla pubblicazione del rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) dell’Onu, che ha mostrato in modo un’altra volta lo stato di salute drammatico del pianeta, è stato il segretario delle Nazioni Unite in persona, Antonio Guterres, a recapitare il messaggio d’allarme a casa dei leader europei. Il vertice dei 27 di oggi e domani (23-24 marzo) a Bruxelles si è aperto con un pranzo di lavoro guidato dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e dal segretario Onu: sul tavolo, oltre all’emergenza climatica, il ritardo sugli obiettivi di sviluppo sostenibile per il 2030, l’insicurezza alimentare alimentata dal conflitto in Ucraina e le relazioni con la Cina.
    “L’ultimo rapporto delle Nazioni Unite mostra che siamo vicini al punto di non ritorno, che renderebbe impossibile perseguire l’obiettivo di rimanere sotto l’aumento di 1,5 gradi” della temperatura globale rispetto ai livelli del 1990, ha dichiarato Guterres al suo ingresso all’Europa Building. Gli esperti Onu sulla valutazione dei cambiamenti climatici hanno stimato che fino a oggi l’uomo ha provocato un aumento medio della temperatura terrestre di almeno 1,1°C: il limite posto nel 2015 con l’Accordo di Parigi è sempre più vicino e, come sottolinea il rapporto, con la tendenza attuale sarà superato già prima della metà del prossimo decennio.
    Antonio Guterres e Charles Michel, 23/03/23
    Il segretario generale ha evocato la necessità di “azioni urgenti e di un’agenda accelerata”, soprattutto da parte dei Paesi più industrializzati. In linea con quanto suggerito dal rapporto dell’Ipcc, Guterres ha chiesto ai 27 di anticipare di 10 anni i propri obiettivi stabiliti a Parigi per raggiungere la neutralità carbonica, nel 2040 invece che nel 2050. L’Onu “conta sulla leadership dell’Unione europea”, che secondo Guterres sta già “lavorando in modo positivo” verso la decarbonizzazione.
    Michel, accogliendo Guterres, ha posto l’accento sui tratti comuni tra l’Ue e l’Onu: “Crediamo in un approccio multilaterale, nella cooperazione, nella carta delle Nazioni Unite e nella legge internazionale”, ha affermato, congratulandosi “per la leadership” dimostrata “soprattutto con il Black Sea Grain“, l’iniziativa che dal luglio 2022 ha sbloccato l’export via mare di oltre 25 milioni di tonnellate di cereali ucraini, prorogata non senza difficoltà lo scorso 18 marzo. A quanto si apprende tuttavia, Guterres si sarebbe mostrato abbastanza pessimista sul proseguimento dell’accordo, che non starebbe andando in una direzione positiva perché interpretato in modo diversi dalle parti in causa.
    Pessimismo che sfiora quasi il catastrofismo quando Guterres passa in rassegna lo stato degli obiettivi di sviluppo sostenibile indicati dalle Nazioni Unite per il 2030: “Più fame, più povertà, meno educazione e servizi sanitari in diverse regioni del mondo”, ha evidenziato il segretario generale dell’Onu, parlando di “una tempesta perfetta in molti Paesi in via di sviluppo”. Anche sull’Agenda per il 2030, Guterres ha fatto appello all’Ue affinché si “rimetta in carreggiata” verso il perseguimento degli obiettivi Onu. Sul gigante cinese e sul suo avvicinamento alla Russia, il segretario portoghese avrebbe lanciato un avvertimento ai 27: vista l’attitudine ancora positiva di Pechino nei confronti dell’Ue, Guterres ha suggerito di evitare qualsiasi mossa che possa isolare ulteriormente il presidente Xi Jinping. poiché in quel caso si rischierebbe di spingerlo ancora di più verso la Russia di Putin.

    Il segretario generale dell’Onu, ospite d’eccezione al vertice dei leader europei, si dice pessimista sul proseguimento dell’accordo sul grano ucraino con la Russia. “Più fame e povertà in diverse regioni del mondo”, l’allarme di Guterres sul ritardo sugli obiettivi di sviluppo sostenibile

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    Zelensky all’Ue: “Avvio negoziati adesione quest’anno, il 2023”

    Bruxelles – Fare il possibile per permettere l’avvio dei negoziati di adesione dell’Ucraina all’Ue entro la fine dell’anno. Volodymir Zelensky, tra le richieste ai capi di Stato e di governo dei Ventisette e ai presidenti delle istituzioni comunitarie, presenta quelle relative al futuro politico del suo Paese. Il presidente ucraino ringrazia per quanto fatto finora, il riconoscimento dello status di candidato è un certamente un passo avanti anche più che gradito. Adesso però si vorrebbe evitare di attendere troppo a lungo. ” Vorremmo molto l’avvio di questi negoziati quest’anno, il 2023, per motivare noi stessi” ma soprattutto “per motivare il nostro esercito” impegnato a rispondere all’aggressione dell’armata russa.
    Zelensky è consapevole del procedimento e delle sue tappe, e sa che occorre innanzitutto attendere il risultato delle raccomandazioni che la Commissione europea dovrà produrre nei prossimi mesi. Ma, e lo ribadisce con forza nel corso della conferenza stampa con i presidenti di Consiglio e Commissione Ue, “vogliamo molto l’adesione”. Dal podio della sala stampa del Consiglio europeo ricorda la situazione di un Paese e di un popolo alla prese con una guerra che “sfortunatamente va avanti”. Tenuto conto questo, “c’è bisogno di sostegno psicologico”, e un’eventuale concessione dell’avvio negoziale servirebbe non poco.
    Zelensky trova dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, la massima disponibilità. “Sappiamo che la Commissione presenterà le sue valutazioni, e farò il massimo perché il Consiglio non scappi dalle sue responsabilità”. Un lavoro di convincimento sembra servire, dato che sull’accelerazione del procedimento dell’allargamento i 27 si mostrano con idee diverse. La Lituania vorrebbe che la Commissione li raccomandi per ottobre, “così che il Consiglio possa dare il via libera entro fine anno”. L’auspicio del presidente lituano Gitanas Nauseda è condivisa dal premier irlandese, mentre il lussemburghese Xavier Bettel invita al pragmatismo. “Non promettiamo ciò che non siamo certi di poter mantenere”.

    L’appello ai leader ai presidente delle istituzioni comunitarie. “Per motivare noi stessi e per motivare il nostro esercito”

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    Ucraina, i fighter jet animano il vertice dei leader Ue

    Bruxelles – Immigrazione, ripresa economica, ma soprattutto fighter jet. Gli aerei da guerra che l’Ucraina vorrebbe dopo la richiesta dei carroarmati sono il tema caldo della riunione dei capo di Stato e di governo dei Paesi Ue, chiamati a doversi confrontare sui modi di sostenere l’alleato ucraino. Se i Paesi piccoli spingono per “dare tutto ciò che serve per permettere la vittoria della guerra”, come sottolinea il primo ministro lettone Kristjan Karins, i grandi invece frenano o evitano di esprimersi in termini espliciti.
    “La Russia non deve vincere questa guerra”, sottolinea il presidente francese, Emmanuel Macron, convinto che occorre “continuare a sostenere militarmente” Kiev. L’inquilino dell’Eliseo sceglie la via della prudenza ma del ragionamento. “Serve definire i bisogni e le strategie”. Si dice sicuro che “queste sono settimane decisive” per prosieguo ma soprattutto destino del conflitto, ma sugli aerei da guerra non si sbilancia, preferendo dichiarazioni aperte ad ogni possibilità.
    Il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, si limita a ricordare che fin qui la Germania è stato e ed è il Paese membro dell’Unione europea che ha concesso il maggior sostegno militare e finanziario, lasciando intendere che per ora di fighter jet non è opportuno parlare. Anche perché ogni decisione in materia richiede passaggi parlamentari non scontati anche per via di una dottrina tutta germanica che sulle operazioni di guerra ha fin qui mantenuto posizioni conservative. Già la concessione di carrarmati rompe con il tradizionale non interventismo tedesco in conflitti aperti altrui.
    Servirà un confronto, che il primo ministro olandese, Mark Rutte, preferisce però “lasciare a porte chiuse, perché la questione è delicata”, dice entrando in Consiglio per i lavori del vertice dei leader. C’è la scelta in sé, ma c’è anche la questione di fondo delle implicazioni, che pure vanno considerate. L’Estonia, però, insiste. “Noi non abbiamo aerei da guerra” capaci di condurre operazioni d’aria. Ma, sottolinea Kaja Kallas, “se li avessimo, sosterremo l’Ucraina con tutti i nostri mezzi”.
    Gli unici mezzi presi in considerazione da Viktor Orban sono quelli non militari, marcando le distanze dal resto dei partner attorno al tavolo. “L’Ungheria continuerà a fornire sostegno umanitario e finanziario”, scandisce il primo ministri di Budapest. “Sosteniamo un cessate il fuoco immediato al fine di prevenire l’ulteriore perdita di vite umane. L’Ungheria appartiene al campo della pace”.
    I 27 si mostrano con idee diverse anche sull’altra questione che tocca da vicino il dossier ucraino, quello dell’avvio dei negoziati di adesione. La Lituania vorrebbe che la Commissione li raccomandi per ottobre, “così che il Consiglio possa dare il via libera entro fine anno”. L’auspicio del presidente lituano Gitanas Nauseda è condivisa dal premier irlandese, mentre il lussemburghese Xavier Bettel invita al pragmatismo. “Non promettiamo ciò che non siamo certi di poter mantenere”.

    I baltici premono per l’invio degli aerei da guerra, Francia e Germania non si sbilanciano. I Paesi Bassi: “Tema sensibile, discuterne a porte chiuse”

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    Il vertice dell’UE aggiorna l’agenda per l’Ucraina: ulteriore sostegno militare, ricostruzione e attuazione delle sanzioni

    Bruxelles – Sostegno militare, che deve arrivare fin da subito dagli Stati membri. Sostegno alla ricostruzione, che deve partire dalla strategia della Commissione europea, fermezza sulle sanzioni. I leader dell’UE aggiornano l’agenda politica sull’Ucraina. Le conclusioni adottate dai Ventisette riuniti a Bruxelles non si limitano alla decisione storica di riconoscere lo status di Paese candidato, che avvia un percorso di lungo periodo in termini di riforme e rispetto delle condizioni richieste. C’è soprattutto un percorso per l’immediato, che parte da “ulteriore sostegno militare”.
    I capi di Stato e di governo ribadiscono una volta di più che il blocco a dodici stelle “resta fermamente impegnata a fornirlo” per aiutare l’Ucraina a esercitare “il suo diritto intrinseco all’autodifesa” contro l’aggressione russa e a difendere la propria integrità territoriale e sovranità. Per questo motivo i leader invitano i ministri responsabili a “lavorare rapidamente per un ulteriore aumento del sostegno militare”.
    Sempre nell’immediato, serve non avere indecisioni sul percorso sanzionatorio intrapreso fin qui quale risposta all’aggressione russa. Quindi “proseguiranno i lavori sulle sanzioni, anche per rafforzare l’attuazione e prevenire l’elusione”. In questa ottica i leader invitano “tutti i paesi ad allinearsi” con le sanzioni dell’UE, “in particolare i paesi candidati”, vale a dire Turchia (dal 1999), Macedonia del Nord (dal 2004), Montenegro (dal 2010), Serbia (dal 2012) e Albania (dal 2014), e ovviamente Ucraina e Moldova.

    PM Orbán: We say yes to peace, but say no to more sanctions. Besides the war in Ukraine, the main cause of economic problems are the sanctions. We need peace now, not more sanctions, as the only antidote to war inflation is peace.
    — Zoltan Kovacs (@zoltanspox) June 23, 2022

    L’Ungheria tiene però a precisare che oltre il sesto pacchetto di sanzioni Budapest non intende spingersi. “Sì alla pace, no a più sanzioni”, la posizione espressa da Viktor Orban ai partner. “Oltre alla guerra in Ucraina, la principale causa di problemi economici sono le sanzioni. Abbiamo bisogno di pace ora, non di più sanzioni, poiché l’unico antidoto all’inflazione di guerra è la pace”.
    I leader non sembrano intenzionati a discutere di nuove sanzioni, ma di rendere il più efficaci possibili quelle già concordate. Per questo “dovrebbero essere rapidamente finalizzati i lavori sulla decisione del Consiglio che aggiunge la violazione delle misure restrittive dell’Unione all’elenco dei reati dell’UE“. Questo per l’immediato futuro. Per quello prossimo serve un’Ucraina tutta nuova. Perciò il Consiglio invita “la Commissione a presentare rapidamente le sue proposte sul sostegno dell’UE alla ricostruzione dell’Ucraina, in consultazione con partner, organizzazioni ed esperti internazionali”.
    Non solo ulteriore sostegno militare, dunque. Difesa, determinazione, ricostruzione. Questi gli imperativi che i leader dell’UE si sono imposti per aiutare l’Ucraina.

    I leader danno istruzioni a ministri, commissari europei e Paesi candidati. Ma Budapest frena su nuove restrizioni: “Sì alla pace, no alle sanzioni”

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    UE disposta a dare altri 500 milioni all’Ucraina per risposta militare anti-russa

    Bruxelles – Sanzioni e non solo. L’Unione europea, nella sua strategia di risposta all’invasione russa in Ucraina, vuole insistere anche sul sostegno alla risposta militare di Kiev dando più soldi. L’Alto commissario per la politica estera e di sicurezza dell’UE annuncia l’intenzione di stanziare “altri 500 milioni di euro” a quelli già concordati a fine febbraio. “Dobbiamo continuare a mettere pressione alla Russia“, spiega Josep Borrell arrivando a Versailles per il secondo giorno di lavori del vertice informale dei capi di Stato e di governo dell’UE”.
    E’ questa una delle principali novità di queste vertice. “Lo proporrò oggi ai leader, è il Consiglio europeo che deve decidere”. In caso di via libera i soldi potranno essere resi disponibili “immediatamente”. Alla luce della situazione attuale “le risorse fluiscono in maniera spedita”. Borrell dunque confida che si possa “raddoppiare il contributo dello European Peace Facility“, che appare più semplice rispetto all’altro grande tema sul tavolo dei Ventisette. Non c’è solo la questione di nuovi, altri 500 milioni, c’è qualcosa che riguarda tutto il blocco dell’Unione e il suo futuro.
    La guerra russo-ucraina rilancia il dibattito sull’unione delle difesa. L’intesa di massima è investire di più, e su questo i leader sono d’accordo. Si tratterà di capire come rendere al massimo l’interoperabilità e la cooperazione. Il Belgio pone l’accento sulla guerra informatica. “Serve una maggiore integrazione dei nostri sistemi, soprattutto per quanto riguarda la cybersicurezza”, sostiene il primo ministri Alexander De Croo.
    Intanto dall’UE sono arrivati 300 milioni di euro in assistenza macrofinanziaria di emergenza per sostenere le finanze dell’Ucraina. Si tratta della prima tranche del pacchetto di aiuti finanziari da 1,2 miliardi di euro annunciato un mese fa. “Questa crisi è senza precedenti e lo è anche l’unità e la velocità di reazione che le nostre democrazie hanno dimostrato finora”, ha sottolineato la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen: “Mi avete già sentito dirlo e lo ripeto con fermezza, l’Ucraina prevarrà”.

    La proposta dell’Alto rappresentante Josep Borrell per i leader riuniti a Versailles nel vertice informale dedicato interamente al conflitto

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    “Le sanzioni sono efficaci”, i leader UE lavorano a nuove misure anti-Russia

    Bruxelles – La strategia anti-russa sembra funzionare, tanto che i leader dell’UE lavorano a nuove sanzioni. Il vertice informale del Consiglio europeo in programma domani e venerdì (10 e 11 marzo) servirà a confermare quello che a Bruxelles come nelle altri capitali si continua a ripetere: “Non siamo in guerra contro la Russia”, e non si intende impegnarsi in un conflitto aperto. Anche perché, confidano addetti ai lavori, “fin qui le sanzioni sono efficaci“. Il rublo ha perso valore, le compagnie private in Russia stanno comportandosi di conseguenza.
    Per questo motivo gli ambasciatori hanno messo a punto un nuovo set sanzionatorio che prevede l’aggiunta di nuove 160 persone nella lista nera dell’UE, una moratoria a livello di Organizzazione mondiale del commercio (WTO), e pure una stretta su criptovalute, a cui si guarda con crescente attenzione. Ma c’è anche la questione della banche. Si ragiona alla possibilità di escludere dal circuito internazionale di pagamenti SWIFT gli istituti fin qui risparmiati. Inoltre i leader sono chiamati a dare il beneplacito al divieto di vendita e scambio di materiali sensibili per il settore marittimo.
    Non a caso “parte della discussione dei leader si concentrerà sulle sanzioni”, anticipano fonti qualificate. La strategia non cambia, si vuole indebolire Mosca senza sparare un colpo. “Continuiamo a credere che le nostre sanzioni siano efficaci”.
    Sul fronte energetico non sono attesi grandi passi, almeno non per il momento. I leader, confidano, “credono  che si possano rivedere i criteri esistenti per finanziare le fonti energetiche critiche”. Tradotto: nonostante le voci su creazione di titoli di debito comune, “non avverrà per il momento”. Anche perché la questione prettamente energetica sarà oggetto del vertice formale dei Ventisette in programma il 24 e 25 marzo, quando si entrerà più nel merito delle misure per calmierare i listini energetici per famiglie e imprese sulla scia di quanto già proposto dal team von der Leyen.

    Al vertice informale di Versailles si continuerà con la linea adottata finora per rispondere all’invasione dell’Ucraina. Su energia si torna a parlare a fine mese

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    Ucraina, i leader UE condannano anche Minsk e preparano nuove sanzioni

    Bruxelles – Il vertice straordinario dei capi di Stato e di governo dell’UE sulla crisi ucraina inizia prima ancora di cominciare. I leader si ritroveranno a Bruxelles in serata, ma già offrono anticipazioni sulla risposta europea, che riguarda anche Minsk. “Condanniamo il coinvolgimento della Bielorussia in questa aggressione contro l’Ucraina e la invitiamo a rispettare i suoi obblighi internazionali”, si legge nella dichiarazione congiunta diffusa mentre gli ambasciatori riuniti preparano i lavori del summit.
    I leader confermano che sul tavolo ci sono “ulteriori misure restrittive che imporranno alla Russia conseguenze massicce e gravi per la sua azione“, e che il vertice di crisi servirà per approvarle “in linea di principio”. La condanna per il ruolo della Bielorussia lascia intendere che i Ventisette potrebbero imporre anche ulteriori misure restrittive nei confronti del regime di Alexander Lukashenko, ora che Minsk è ufficialmente ritenuta coinvolta nella crisi.
    L’UE intende marciare compatta, ma comunque in costante consultazione con gli alleati extra-europei. “Stiamo coordinando la nostra risposta con i nostri vicini e partner internazionali, compresi la NATO e il G7, i cui leader si incontreranno a breve”.
    L’auspicio europeo continua a essere ripensamenti di Mosca, a cui si rinnovano gli inviti a cessare le operazioni militare e ritirare l’esercito, cosa che al momento il presidente russo Vladimir Putin non sembra intenzionato a fare.
    La condanna a Minsk è l’ulteriore tassello di una situazione sempre più complicata. L’UE non riconosce l’annessione russa di Crimea né dei territori orientali annessi da Mosca. Inoltre non riconosce la legittimità di Lukashenko, considerato come vincitore di elezioni truccate.

    I Ventisette riconoscono la partecipazione della Bielorussia nell’invasione russa dell’Ucraina, e ragionano sulla possibilità di includere anche Minsk nella risposta alla crisi