Nucleare iraniano, gli europei ripristinano le sanzioni su Teheran
Bruxelles – Lo storico accordo sul nucleare iraniano sembra essere arrivato al capolinea. Francia, Germania e Regno Unito hanno deciso di ripristinare le sanzioni sulla Repubblica islamica, sospese proprio per effetto del Jcpoa ormai prossimo alla scadenza. Le nazioni europee sperano di mettere pressione su Teheran affinché si impegni seriamente al tavolo negoziale, mentre gli ayatollah minacciano “gravi ripercussioni”.Stamattina (28 agosto), i rappresentanti di Francia, Germania e Regno Unito – il gruppo noto come E3 – hanno consegnato una lettera ai membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite notificando l’attivazione del cosiddetto meccanismo snapback per ripristinare le sanzioni internazionali contro l’Iran, sospese per un decennio come previsto dal Joint comprehensive plan of action (Jcpoa), l’accordo del 2015 sul nucleare di Teheran.“Sulla base di prove concrete, l’E3 ritiene che l’Iran sia in una posizione di grave inadempienza dei propri impegni” ai sensi del Jcpoa, si legge nella missiva. Il ministro degli Esteri transalpino, Jean-Noël Barrot, ha ribadito che “l’escalation nucleare dell’Iran non deve andare oltre“. Il principale timore delle cancellerie occidentali (che tuttavia non è mai stato sostenuto da prove tangibili) è che la Repubblica islamica abbia infranto l’obbligo di limitare il proprio programma nucleare esclusivamente a scopi civili, arricchendo l’uranio con l’obiettivo di produrre ordigni atomici.Avec mes collègues @AussenMinDE et @DavidLammy, nous avons officiellement notifié au Conseil de sécurité des Nations unies le non-respect notable par l’Iran de ses engagements au titre du Plan d’action global commun, et avons déclenché la procédure dite de « snapback ».…— Jean-Noël Barrot (@jnbarrot) August 28, 2025La risposta di Teheran non si è fatta attendere. Il titolare degli Esteri Abbas Araghchi l’ha denunciata come “un’azione ingiustificata, illegale e priva di qualsiasi base giuridica“, sostenendo che “l’Iran ha sempre agito in modo responsabile e in buona fede” e ammonendo che la Repubblica islamica reagirà “in modo appropriato”. Gli ayatollah, che in passato hanno già minacciato di ritirare il Paese dal trattato di non-proliferazione nucleare (Tnp) nel caso in cui fossero state reintrodotte le sanzioni internazionali, hanno ammonito su non meglio specificate “gravi ripercussioni“.La decisione di attivare lo snapback è stata descritta dai responsabili delle nazioni E3 come inevitabile dopo il sostanziale buco nell’acqua dell’ultimo round di trattative svoltosi a Ginevra lo scorso 26 agosto. Almeno a parole, gli europei lasciano la porta aperta al dialogo: le diplomazie dei Paesi E3 si dicono disposte a negoziare un nuovo accordo con le controparti iraniane prima che tornino in vigore le misure restrittive. “Questa misura non segna la fine della diplomazia“, ha osservato Barrot, reiterando che Parigi, Berlino e Londra restano “determinate a sfruttare il periodo di 30 giorni che si apre per dialogare con l’Iran“.Secondo i negoziatori europei, la Repubblica islamica non avrebbe ottemperato alle principali richieste avanzate dagli occidentali il mese scorso, quando avevano dato a Teheran fino alla fine di agosto per riprendere i colloqui diretti con gli Stati Uniti, accogliere nuovamente gli ispettori dell’Onu nei propri stabilimenti nucleari e consegnare il materiale fissile di cui si presume gli ayatollah siano ancora in possesso.I tecnici dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea) erano stati estromessi dall’Iran in seguito all’aggressione israeliana di metà giugno e ai successivi bombardamenti statunitensi sui siti nucleari di Fordo, Natanz e Isfahan. Questa settimana, gli ispettori dell’Aiea sono stati riammessi sul suolo iraniano, seppur con forti limitazioni. Secondo le intelligence occidentali, il Paese dispone di circa 400 chilogrammi di uranio altamente arricchito – ad un livello sufficiente per confezionare un ordigno atomico (la soglia limite è il 90 per cento) – che non sono mai riemersi dopo l’attacco dei B-2 Spirit a stelle e strisce.Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi (foto: Anwar Amro/Afp)Non avendo riscontrato sufficiente buona volontà da parte di Teheran, dunque, Parigi, Berlino e Londra hanno deciso di attivare in tutta fretta il meccanismo di ripristino. Il prossimo 18 ottobre scadrà la risoluzione 2231, che disciplina il Jcpoa e prescrive che non si possano rimettere in piedi le sanzioni pre-2015 (comminate Onu, Usa e Ue) a meno di 30 giorni dal termine del trattato.Ora, sulla carta il Consiglio di sicurezza ha un mese per mantenere in vigore la sospensione delle sanzioni. Ma per farlo sono necessari almeno nove voti a favore sui 15 totali e, soprattutto, nessun veto da parte dei membri permanenti (Cina, Francia, Regno Unito, Russia e Usa). Tutti e cinque i membri permanenti, più l’Ue, facevano anche parte del Jcpoa finché Donald Trump non ritirò gli Stati Uniti dall’accordo nel 2018.A meno che l’organo esecutivo dell’Onu non intraprenda altre azioni, le sanzioni pre-Jcpoa verranno reintrodotte alla fine di settembre, un automatismo che non può essere bloccato nemmeno dai voti contrari di Pechino e Mosca. Le misure restrittive dell’Onu, sospese dal trattato del 2015, erano state comminate tramite sei risoluzioni tra il 2006 e il 2010 e includono un embargo sulla vendita di armi, il divieto di arricchire l’uranio oltre le soglie della ricerca civile, il divieto di sviluppare e trasferire tecnologia missilistica balistica (inclusi i lanci) e il congelamento di una serie di asset iraniani a livello globale. LEGGI TUTTO