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    Israele, la guerra a Gaza sempre più contestata in patria, e dall’estero

    Bruxelles – La guerra di Netanyahu a Gaza inizia a provocare contraccolpi pesanti per il governo israeliano. Crescono, e dilagano anzi, le proteste nelle strade del Paese, mentre la comunità politica ed economica internazionale, compresa quella europea, inizia a mandare pesanti segnali di allontanamento.Ieri, domenica (17 agosto) in quella che è stata la più grande giornata di mobilitazione nazionale, probabilmente un milione di persone si sono riversate nelle strade di varie città (solo a Tel Aviv sono state contati mezzo milione di partecipanti) per chiedere un reale negoziato per far tornare gli ostaggi ancora vivi, forse una ventina, ed avere i corpi di quelli oramai morti, e per chiedere la fine del massacro a Gaza. “Bring them home” (riportateli a casa), e “End this fucking war” (finiamo questa cazzo di guerra) i due slogan più visti nei cartelli e urlati dai manifestanti.La polizia ha reagito con i cannoni ad acqua per disperdere le persone, una quarantina di fermi sono stati eseguiti nei confronti di chi, secondo la polizia, compiva azioni violente, come bruciare i copertoni.Anche a livello internazionale, oltre ai frequenti incidenti che vedono vittime turisti israeliani che vengono cacciati da bar, ristoranti, o che vengono bloccati a bordo di navi da crociera, aumentano sempre più i governi che hanno deciso di riconoscere lo stato di Palestina, che bloccano o almeno limitano l’export di armi. Il presidente francese Emmanuel Macron ha definito un “disastro” l’escalation annunciata dal governo di Israele, e il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha sostenuto che la politica israeliana verso Gaza “non è più giustificata”. Il primo ministro norvegese Jonas Gahr Store ha sottolineato come Israele “ha danneggiato la sua reputazione in Paesi che hanno sempre avuto simpatia per il Paese”. L’Unione europea chiede con insistenza che gli aiuti umanitari siano fatti entrare nella Striscia, anche se in realtà non riesce a dire molto di più. Oggi la Commissaria europea per la Gestione delle crisi, Hadja Lahbib, in una dichiarazione per la Giornata mondiale per l’Aiuto Umanitario ha sottolineato che “Le crisi umanitarie provocate dall’uomo in Sudan, Gaza e Ucraina hanno giustamente suscitato l’indignazione mondiale“. Pur senza riferirsi esplicitamente a Istìraele e Gaza ha anche affermato che “in un momento in cui i bisogni umanitari stanno raggiungendo livelli senza precedenti, il rispetto del diritto internazionale umanitario è minacciato. Gli attacchi mirati contro civili e operatori umanitari, insieme agli attacchi contro ospedali, scuole e altri obiettivi civili, sono in aumento, mentre l’accesso agli aiuti salvavita è sempre più negato. Tuttavia – ha aggiunto -, le “regole di guerra” stabilite dalle Convenzioni di Ginevra del 1949 rimangono invariate: violare il diritto umanitario è un crimine“.Il Financial Times oggi riporta anche come la comunità finanziaria internazionale cominci ad allentare i suoi legami con Israele. Il quotidiano britannico riporta che il Fondo sovrano norvegese da due trilioni di dollari ha detto di aver venduto un quinto dei suoi asset del Paese, mentre altri importanti operatori ebrei cominciano ad avere dei dubbi “morali” sull’investire in Israele.

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    I leader europei a Trump: I confini dell’Ucraina li può discutere solo l’Ucraina

    Bruxelles – Donald Trump “condivide largamente la posizione degli europei”. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz diffonde ottimismo dopo la call tra un gruppo di leader dell’Unione europea e il presidente degli Stati Uniti in vista del suo bilaterale con Vladimir Putin il 15 agosto, alla quale ha partecipato anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. La riunione è durata meno di un’ora, e secondo il cancelliere ora “c’è speranza che qualcosa si stia muovendo. C’è speranza che possa esserci pace in Ucraina”. Nella call, ha aggiunto, si è ribadito che “i confini non devono essere modificati con la violenza, e il riconoscimento giuridico dell’occupazione russa non è oggetto di discussione”.Dopo l’annuncio dei giorni scorsi di Trump su non meglio definiti “scambi di territori”, la prima preoccupazione di ucraini ed europei è proprio che in Alaska si possa arrivare a decidere cose che invece non dovrebbero essere decise a quel tavolo. Ma sulle quali, pian pano, sembra affermarsi la convinta rassegnazione che per avere la pace qualcosa, in qualche modo, potrebbe dover essere ceduto a Mosca. I partner europei vogliono spingere per “solide garanzie di sicurezza per l‘Ucraina”, e la strategia, ha spiegato Merz, “si basa sul sostegno all’Ucraina e sulla pressione alla Russia. Quindi, se in Alaska non ci saranno movimenti da parte russa, gli Stati Uniti e gli europei dovranno aumentare la pressione”. Anche Trump è soddisfatto dell’incontro: “Abbiamo avuto un’ottima conversazione”, ha detto ai cronisti, spingendosi a dichiarare che “si, ci saranno” conseguenza se Putin non farà dei passi avanti verso la pace.Se invece le cose andassero bene, ha spiegato il presidente Usa, è possibile “un secondo incontro veloce tra il presidente Putin, il presidente Zelenskyy e me, se vorranno che io sia presente, e quello sarebbe un incontro in cui forse si potrebbe davvero trovare una soluzione, ma… già nel primo incontro si potrebbero ottenere grandi risultati, sarà un incontro molto importante, ma servirà a preparare il terreno per il secondo incontro”. Ma ha anche aggiunto che “potrebbe non esserci un secondo incontro, perché se ritengo che non sia opportuno farlo, non avendo ottenuto le risposte che ci servono, allora non ci sarà un secondo incontro”.Zelensky, intanto aveva chiesto ai partner di aumentare la pressione su Mosca, incontrando la stampa con Merz dopo la call, ribadendo che “qualsiasi questione riguardante l’integrità territoriale del nostro Paese non può essere discussa senza tener conto del nostro popolo, della volontà del nostro popolo e della Costituzione ucraina”. Comunque ha anche lui sottolineato che “il nostro stato d’animo attuale è di unità, ed è stato molto positivo che tutti i partner abbiano parlato all’unisono, con un unico desiderio, gli stessi principi e la stessa visione: questo è un importante passo avanti”. Ma ha poi messo i suoi paletti all’ottimismo dilagante: “Il successo di ogni negoziato – ha detto – dipende dai risultati”, esprimendo così la sua prudenza estrema su quanto nascerà dall’incontro in Alaska.Della posizione di Trump ha parlato il presidente francese Emmanuel Macron, annunciando che il presidente Usa ha dichiarato di “voler ottenere un cessate il fuoco in Ucraina durante l’incontro con Putin”.Anche il premier britannico Keir Starmer era presente, ed il suo portavoce ha spiegato che “il primo ministro è stato chiaro: il nostro sostegno all’Ucraina è incondizionato – i confini internazionali non devono essere modificati con la forza e l’Ucraina deve disporre di garanzie di sicurezza solide e credibili per difendere la propria integrità territoriale nell’ambito di qualsiasi accordo”. Starmer ha sottolineato che “l‘Europa è pronta a sostenere questo e continuerà a collaborare con il presidente Trump e il presidente Zelenskyy per una pace giusta e duratura in Ucraina”.Non ha incontrato i giornalisti ma ha scritto un post su X la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che non è scesa nei dettagli dei contenuti, ma ha anche lei apprezzato la telefonata di gruppo: “Abbiamo avuto una conversazione molto positiva. L’Europa, gli Stati Uniti e la Nato hanno rafforzato la posizione comune sull’Ucraina”. Annuncia poi che anche in futuro “continueremo a coordinarci strettamente” e che “nessuno desidera la pace più di noi, una pace giusta e duratura”.Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha provato a sintetizzare l’esito della riunione, spiegando ai giornalisti, al fianco di Macron, che Trump “ha condiviso con noi tre obiettivi molto importanti: prima di tutto il cessate il fuoco, poi che nessuno oltre all’Ucraina può negoziare ciò che riguarda l’Ucraina, e terzo elemento la disponibilità degli Stati Uniti di condividere con l’Europa gli sforzi per rafforzare le condizioni di sicurezza quando avremo ottenuto una pace duratura e giusta per l’Ucraina”.Alla riunione ha partecipato anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che in una nota ha sottolineato che “dalla discussione è emersa una forte unità di vedute nel ribadire che una pace giusta e duratura non può prescindere da un cessate il fuoco, dal continuo sostegno all’Ucraina, dal mantenimento della pressione collettiva sulla Russia, anche attraverso lo strumento delle sanzioni, e da solide e credibili garanzie di sicurezza ancorate al contesto euroatlantico”. Meloni si è detta “molto soddisfatta dall’unità di intenti e dalla capacità di dialogo che l’Occidente sta dimostrando di fronte a una sfida fondamentale per la sicurezza e la difesa del diritto internazionale”. Secondo la premier però “è ora il momento di vedere quale sarà, in Alaska, l’atteggiamento della Russia che finora non ha inteso fare alcun significativo passo in avanti“.

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    “Il vertice in Alaska è una vittoria per Putin, che punta alla neutralizzazione degli Usa in Ucraina”

    Bruxelles – “Il vertice in Alaska segna di fatto la fine dell’isolamento internazionale di Putin: nessun leader occidentale di rilievo lo ha incontrato dopo l’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina”. Lo afferma in un suo commento sul prossimo vertice tra il presidente Usa e quello russo Jana Kobzova, Co-direttrice del Programma di sicurezza europea dell’European Council on Foreign Relations (Ecfr). La studiosa sottolinea come “Putin ottiene un vertice con il presidente degli Stati Uniti senza alcuna concessione da parte sua, come ad esempio una tregua nella guerra contro l’Ucraina. Di per sé, questo è già un buon risultato per Putin”.Kobzova sostiene poi che “inoltre, Putin discuterà dell’Ucraina e della sicurezza europea senza la presenza degli ucraini né degli europei, il più lontano possibile dal continente europeo. Questo è un altro risultato positivo per il Cremlino. Si inserisce nella visione del mondo di Putin, in cui le grandi potenze decidono il destino di quelle più piccole, che è l’esatto contrario della visione europea”. Però “sull’Ucraina, il leader russo dovrà trovare un equilibrio. Da un lato, dovrà in qualche modo rispondere all’ambizione di Trump di diventare un pacificatore tra Ucraina e Russia: se Putin non mostrerà alcuna flessibilità, ciò potrebbe spingere il presidente americano a mettere finalmente in atto le minacce di ulteriori sanzioni contro Mosca e i suoi alleati. Dall’altro lato – sostiene Kobzova -, il Cremlino ritiene di avere il sopravvento sul campo di battaglia in questo momento, quindi se non riuscirà a ottenere concessioni diplomatiche, potrà semplicemente continuare ad avanzare sul campo di battaglia”.A giudizio della ricercatrice “l’esito più favorevole per la Russia sarebbe la ‘neutralizzazione’ degli Stati Uniti sulla questione ucraina, ovvero una minore partecipazione degli Usa agli sforzi per porre fine alla guerra e, soprattutto, la cessazione degli aiuti militari all’Ucraina. Ci si può aspettare che Putin proponga ogni tipo di possibilità di collaborazione tra Stati Uniti e Russia nel settore energetico e in altri settori, compreso lo sfruttamento delle risorse artiche. L’altra offerta potrebbe essere quella di nuovi colloqui sul controllo degli armamenti”.La maggior parte dei leader europei riconosce l’alta posta in gioco e i rischi del vertice, “da qui – spiega Kobzova – la frenesia diplomatica di questa settimana, compreso l’incontro virtuale pre-vertice di oggi tra i leader dell’Ue, Trump e Zelensky. Come sostenuto in un recente policy brief dell’Ecfr, l’Ue subirà le conseguenze più pesanti dell’esito del conflitto. Il futuro dell’Europa dipende dal fatto che l’Ucraina diventi stabile e prospera (anche senza il pieno controllo del territorio) o rimanga uno Stato debole, instabile e vulnerabile agli attacchi russi”.Kobzova conclude ricordando che “lo spettro di Trump e Putin che decidono da soli il futuro dell’Ucraina e, di fatto, dell’intera sicurezza europea ha già spinto i leader dell’Ue ad aumentare la spesa per la difesa, raddoppiare gli aiuti militari all’Ucraina e impegnarsi diplomaticamente con Trump e il suo team per trasmettere i loro messaggi e le loro linee rosse”.

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    Nuovo appello da Ue e altri Paesi: Israele lasci accedere gli aiuti umanitari a Gaza

    Bruxelles – Gli aiuti umanitari devono poter accedere a Gaza, senza condizioni. Lo chiede una coalizione di 26 Paesi e della Commissione Europea.“Chiediamo al governo israeliano di autorizzare tutte le spedizioni di aiuti delle Ong internazionali e di consentire agli operatori umanitari essenziali di operare senza ostacoli”, afferma il messaggio rivolto al governo di Tel Aviv, mentre si continuano a contare i morti per malnutrizione, per ferite causate dai bombardamenti israeliani a Gaza.Secondo questa coalizione “è necessario adottare misure immediate, permanenti e concrete per facilitare l’accesso sicuro e su larga scala delle Nazioni Unite, delle Ong internazionali e dei partner umanitari. Tutti i valichi e le rotte devono essere utilizzati per consentire l’afflusso di aiuti a Gaza, compresi cibo, forniture alimentari, ripari, carburante, acqua potabile, medicinali e attrezzature mediche”. I 26 Paesi e l’Ue ammoniscono che “non deve essere usata la forza letale nei luoghi di distribuzione e i civili, gli operatori umanitari e il personale medico devono essere protetti”.Ora serve “un cessate il fuoco che ponga fine alla guerra, affinché gli ostaggi siano liberati e gli aiuti possano entrare a Gaza via terra senza ostacoli”.La dichiarazione è stata firmata dai ministri degli Esteri di Australia, Belgio, Canada, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Islanda, Irlanda, Italia, Giappone, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito. Per l’Ue hanno firmato Kaja Kallas, alta rappresentante per la Politica estera, Dubravka Šuica commissaria per il Mediterraneo e Hadja Lahbib, commissario per l’Aiuto umanitario.

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    L’Ue: “Dazi e Ucraina non sono due questioni legate tra loro”

    Bruxelles – Dopo l’annuncio dell’intesa sui dazi, di quell’accordo si sono perse le tracce. La dichiarazione congiunta Ue-Stati Uniti che chiarisca, con una lettura unica, il contenuto del nuovo regime di tariffe, ancora non si vede e non è chiaro per quando sarà pronta. “Gli Stati Uniti hanno assunto impegni molto chiari, non sappiamo quando scatteranno ma sappiamo che scatteranno”, afferma Olof Gill, portavoce della Commissione europea responsabile per il Commercio. Per tutto il resto “le domande vanno rivolte negli Stati Uniti, noi siamo in modalità di attesa“.Per Bruxelles il lavoro è dunque fatto, va solo finalizzato con la lista delle esenzioni ai dazi del 15 per cento. Si resta, pazientemente in attesa. Sui ritardi di Washington non ci si sbottona, ma la vice-capo del servizio dei portavoce, Arianna Podestà, vuole mettere una cosa in chiaro: “Non credo che la gestione del conflitto in Ucraina e le relazioni commerciali con l’Ue siano due dossier legati tra loro”. Tradotto: un ritardo nell’attuazione dell’accordo sui dazi non dipende dall’attivismo del presidente degli Stati Uniti in materia di politica internazionale.La conferma delle due strade separate potrebbe arrivare durante il vertice telefonico, organizzato per mercoledì 13 agosto, tra l’inquilino della Casa Bianca, il presidente ucraino, alcuni leader Ue e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. La situazione al momento sembra chiara, ma le continue contestazioni di Donald Trump agli europei, considerati troppo “amici” di Volodymyr Zelensky, potrebbero influenzare il quadro generale.

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    Ucraina, leader Ue aprono a negoziati anche in caso di ‘riduzione delle ostilità’

    Bruxelles – Negoziati di pace anche in caso di “riduzione delle ostilità”. E’ un’Unione europea che inizia a cambiare rotta rispetto al conflitto russo-ucraino. I capi di Stato e di governo dell’Ue, nella dichiarazione congiunta diffusa dopo la riunione straordinaria dei ministri degli Esteri convocata per fare il punto della situazione e chiedere che non si tratti di futuro dell’Ucraina senza coinvolgere il Paese, confermano il sostegno a Kiev ma in modo tutto nuovo. “Negoziati significativi possono aver luogo solo nel contesto di un cessate il fuoco o di una riduzione delle ostilità”, il passaggio chiave nel documento firmato a 26, senza il sostegno dell’Ungheria che continua lungo una tradizione ormai consolidata di sfilarsi dal dossier ucraino.Fin qui le cancellerie di tutta Europa, e le stesse istituzioni Ue, non avevano fatto che ribadire l’importanza di intavolare negoziati tra Russia e Ucraina solo dopo una cessazione delle ostilità. Adesso invece si apre alla possibilità di sedersi al tavolo anche a conflitto ancora in corso. Una novità, certamente, all’interno di una visione che invece non è cambiata: i 26 tornano a chiedere una pace duratura, garanzie di nuovi eventuali attacchi russi in futuro, confini certi e riconosciuti dal diritto internazionale, che “non siano modificati con la forza”. Da questo punto di vista, dunque, tutto com’è stato finora. Così come non cambiano ruolo e peso degli Stati Uniti in questo conflitto.I leader salutano con favore l’iniziativa del presidente Usa, Donald Trump, di provare a imprimere una svolta ad conflitto che gli europei vorrebbero vedere finito. “La guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina ha implicazioni più ampie per la sicurezza europea e internazionale“, sottolineano i capi di Stato e di governo, convinti che “una soluzione diplomatica debba proteggere gli interessi vitali di sicurezza dell’Ucraina e dell’Europa”, legate comunque ormai a doppio filo. Perché, ribadiscono i leader europei, “l’Unione europea sottolinea il diritto intrinseco dell’Ucraina di scegliere il proprio destino e continuerà a sostenere l’Ucraina nel suo percorso verso l’adesione all’Ue“. L’Ucraina è persa: questo il messaggio alla Russia e al suo presidente, Vladimir Putin.Ora si attende il vertice telefonico di domani per poi capire cosa uscirà dal bilaterale Putin-Trump di venerdì. Intanto l’Ue, dopo la ‘mobilitazione’ dei ministri degli Esteri, prova a tenere il punto.

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    L’Ue accoglie 4,31 milioni di ucraini con lo status di “protezione temporanea”

    Bruxelles – Al 30 giugno 2025, 4,31 milioni di cittadini non dell’Ue fuggiti dall’Ucraina a seguito della guerra di aggressione russa beneficiavano di uno status di protezione temporanea nell’Unione.I Paesi dell’Ue che ospitavano il maggior numero di beneficiari della protezione temporanea provenienti dall’Ucraina erano la Germania (1.196.645 persone; 27,8 per cento del totale), la Polonia (992.505; 23,0 per cento) e la Repubblica Ceca (378.420; 8,8 per cento).Rispetto alla fine di maggio 2025, alla fine di giugno il numero totale di cittadini ucraini che beneficiavano di protezione temporanea nell’Ue è aumentato di 32.940 (+0,8 per cento).Il numero di persone sotto protezione temporanea è aumentato in tutti i paesi dell’Unione, con i tre maggiori aumenti in termini assoluti osservati in Polonia (+5.660), Repubblica Ceca (+4.745) e Germania (+3.805).Il rapporto più elevato di beneficiari di protezione temporanea per mille persone è stato registrato in Repubblica Ceca (34,7), Polonia (27,2) ed Estonia (25,1), mentre il dato corrispondente a livello dell’Ue era pari al 9,6 per mille persone.Al 30 giugno 2025, i cittadini ucraini rappresentavano oltre il 98,4 per cento dei beneficiari della protezione temporanea nell’Ue. Le donne adulte costituivano il 44,7 per cento dei beneficiari. I minori rappresentavano quasi un terzo (31,2 per cento), mentre gli uomini adulti costituivano quasi un quarto (24,1 per cento) del totale.I dati. precisa Eurostat, si riferiscono all’attribuzione dello status di protezione temporanea sulla base della decisione di esecuzione 2022/382 del Consiglio, del 4 marzo 2022, che constata l’esistenza di un afflusso massiccio di sfollati provenienti dall’Ucraina a causa della guerra di aggressione della Russia e introduce la  protezione temporanea.Il 13 giugno 2025 il Consiglio europeo ha adottato la decisione di prorogare la protezione temporanea per queste persone dal 4 marzo 2026 al 4 marzo 2027.

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    L’Unione europea cerca un messaggio da mandare al vertice Trump-Putin. Sperando che lo leggano

    Bruxelles – Il 15 agosto, in Alaska, i presidenti degli Usa e della Federazione russa Donald Trump e Vladimir Putin si incontreranno, per la prima volta durante questa mandato del capo della Casa bianca. Sul tavolo la guerra scatenata da Mosca in Ucraina, insieme ad altri dossier che interessano le due parti. come la sicurezza nucleare, il commercio internazionale, l’approvvigionamento energetico, e chissà quali altri temi che interessano i due protagonisti.L’Unione europea non sarà all’incontro, non ci sarà neanche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, cosa si diranno i due resterà, in gran parte, un mistero, custodito dai presidenti e dai loro interpreti (che poi Putin parla bene inglese, ed ha dunque un vantaggio tattico nei confronti del collega durante i colloqui).L’Unione europea però non vorrebbe essere proprio fuori dalla porta, anzi, fuori proprio dal palazzo, lontana, ed oggi si svolgerà una riunione telefonica tra i ministri degli Esteri, convocata ieri dalla capa della diplomazia dell’Ue, Kaja Kallas. L’incontro virtuale servirà, in primo luogo per ribadire che qualsiasi accordo tra gli Stati Uniti e la Russia deve includere l’Ucraina in primo luogo, ma anche l’Ue, “perché è una questione di sicurezza per l’Ucraina e per tutta l’Europa”, ha affermato Kallas in un comunicato.“Lavoriamo per una pace duratura e giusta – afferma Kallas in una nota – il diritto internazionale è chiaro: tutti i territori temporaneamente occupati appartengono all’Ucraina” , aggiungendo che “nessun accordo deve servire da trampolino di lancio per una nuova aggressione russa contro l’Ucraina, l’alleanza transatlantica e l’Europa”.Mentre la gran parte dei leader europei insiste sulla necessità di tenere alta la pressione sulla Russia, Zelensky ha chiesto di prendere “misure chiare” per definire un approccio comune, e vorrebbe partecipare anche lui all’incontro in Alaska, ma al momento non sembra che la sua richiesta possa essere esaudita.