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    Siria, l’Ue sospende le sanzioni in settori chiave: “Supportiamo la transizione”

    Bruxelles – Mentre la Siria attraversa un’importante fase di trasformazione a seguito della caduta del regime di Bashar al-Assad avvenuta il 19 dicembre 2024, l’Unione Europea, per supportare e stabilizzare il processo di transizione politica e lo sforzo di ricostruzione dell’economia, ha iniziato ad adottare misure concrete e a garantire relazioni pacifiche con il Paese mediorientale. Queste iniziative hanno fatto oggi (24 febbraio) un consistente passo in avanti con la decisione del Consiglio Ue  di sospendere diverse misure restrittive precedentemente imposte al regime siriano e in vigore da oltre un decennio.“Ciò include il settore dei trasporti, dell’energia e delle banche” ha specificato l’Alta rappresentante Ue per gli Affari Esteri Kaja Kallas, in occasione del Consiglio affari esteri. L’allentamento, già annunciato il 24 gennaio scorso, prevede infatti la sospensione delle misure imposte sul settore del gas, del petrolio e dell’elettricità e l’estensione a tempo indefinito delle preesistenti eccezioni umanitarie alle sanzioni. Quattro istituti bancari e la compagnia aerea Syrian Arab Airlines vengono rimosse dalla lista delle entità soggette a congelamento dei fondi e delle risorse economiche, in modo da permettere di renderli disponibili alla Banca Centrale Siriana. Allo stesso tempo, vengono introdotte eccezioni alla proibizione di stabilire relazioni tra le banche siriane e gli istituti finanziari presenti sul territorio dell’Ue, per permettere le transazioni legate ai settori dei trasporti e dell’energia, nonché quelle necessarie alla ricostruzione e a fini umanitari.E’ evidente come le azioni intraprese dal leader della milizia Hay’at Tahrir al-Sham (HTS) Ahmed al-Sharaa, alias Abu Mohammad al-Jolani, siano state accolte con ottimismo da Bruxelles, specialmente dopo lo scioglimento di tutte le milizie (HTS compresa) e la convocazione della conferenza incaricata di redigere la nuova Costituzione del Paese.Il Consiglio valuterà se ulteriori misure sanzionatorie potranno essere sospese e monitorerà la situazione in Siria per assicurarsi che le sospensioni rimangano adeguate. E’ importante precisare che resteranno in vigorele sanzioni legate al regime del decaduto Assad e le quelle contro il settore delle armi chimiche e convenzionali, il traffico illecito di droga, l’import/export di beni appartenenti al patrimonio culturale, i software di repressione del dissenso e i sistemi di sorveglianza. Il 17 marzo è prevista a Bruxelles la nona conferenza per la Siria, volta a mobilitare ulteriormente il supporto per il Paese.

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    Banche, Tir, energia, alluminio: l’Ue adotta il 16esimo pacchetto di sanzioni alla Russia

    Bruxelles – Petroliere ombra, banche, importazioni di alluminio: l’Ue vara il nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia quale risposta per l’aggressione dell’Ucraina. Una pacchetto annunciato e che il Consiglio dell’Ue approva, come da programma, in occasione del terzo anno dallo scoppio della guerra. Soddisfatta l’Alta rappresentante per la Politica estera e di sicurezza dell’Ue, Kaja Kallas: “Con i colloqui in corso per porre fine all’aggressione russa, dobbiamo mettere l’Ucraina nella posizione più forte possibile. Le sanzioni forniscono una leva.”Tra le principali restrizioni, il pacchetto prevede un divieto graduale sull’importazione di alcuni prodotti in alluminio e il blocco di 73 petroliere della cosiddetta “flotta ombra”, utilizzate dalla Russia per esportare petrolio sanzionato eludendo le restrizioni europee. Colpite anche 53 imprese, che finiscono nella lista nera dei soggetti che aiutano il Cremlino nell’agenda di aggressione. Si interviene contro chi esporta beni e tecnologie a duplice uso, nonché beni e tecnologie che potrebbero contribuire al miglioramento tecnologico del settore della difesa e della sicurezza della Russia. Un terzo di queste entità sono russe mentre le altre si trovano in paesi terzi (Cina, tra cui Hong Kong, India, Kazakistan, Singapore, Emirati Arabi Uniti e Uzbekistan) e sono stati coinvolti nell’elusione delle restrizioni commerciali o si sono impegnati nell’approvvigionamento di oggetti sensibili necessari.Il presidente russo Vladimir Putin (foto: Gavriil Grigorov/Afp via Sputnik)La stretta sulle banche e mezzi di informazioneMa soprattutto per la prima volta l’Unione europea impone un divieto di transazione a istituti di credito o finanziari istituiti al di fuori della Russia che utilizzano il ‘sistema per il trasferimento di messaggi finanziari’ (Spfs) della Banca centrale della Russia. Spfs è un servizio di messaggistica finanziaria specializzato sviluppato dalla Banca centrale della Russia per neutralizzare l’effetto delle misure restrittive. il Consiglio ha deciso di estendere il divieto di fornire servizi di messaggistica finanziaria specializzati a 13 banche regionali ritenute importanti per i sistemi finanziari e bancari russi.Oscurate poi otto testate accusate di promuovere la propaganda del Cremlino. Si tratta di EADaily / Eurasia Daily, Fondsk, Lenta, NewsFront, RuBaltic, SouthFront, Strategic Culture Foundation, e Krasnaya Zvezda / Tvzvezda.Colpita anche l’energiaIl pacchetto concordato oggi impone ulteriori restrizioni alle esportazioni di beni e tecnologie, in particolare ai software legati all’esplorazione di petrolio e gas, al fine di limitare ulteriormente le capacità di esplorazione e produzione della Russia. Inoltre, estende il divieto di fornire beni, tecnologie e servizi per il completamento di progetti di petrolio greggio in Russia, come quello del petrolio Vostok, in modo simile al completamento dei progetti di GNL attualmente in vigore.Il Consiglio sta inoltre vietando la fornitura di stoccaggio temporaneo per il petrolio greggio russo e i prodotti petroliferi all’interno dell’UE, indipendentemente dal prezzo di acquisto del petrolio e dalla destinazione finale di tali prodotti.Stop ai TIR al 25 per cento russiNon finisce qui: sempre per colpire l’economia russa restringere il transito ai camion, rafforzando l’attuale divieto di trasporto di merci su strada nel territorio dell’Unione europea, anche in transito, da parte di operatori dell’Ue di proprietà almeno per il 25 per cento di un’azienda russa. La nuova disposizione vieta inoltre le modifiche alla struttura del capitale delle imprese di trasporto su strada che aumenterebbero la quota percentuale posseduta da una persona fisica o giuridica russa oltre il 25 per cento.Soddisfazione arriva anche dai presidenti di Commissione, Parlamento e Consiglio europeo, Ursula von der Leyen, Roberta Metsola e Antonio Costa: “Oggi abbiamo adottato un sedicesimo pacchetto di sanzioni per aumentare ulteriormente la pressione collettiva sulla Russia affinché ponga fine alla sua guerra di aggressione”.

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    Kallas attacca Pechino: “Cina fattore chiave nella guerra russa contro l’Ucraina”

    Bruxelles – Scalzata dagli Stati Uniti nella gestioni delle crisi internazionali, raggirata dalla Cina nonostante impegni mai davvero sottoscritti. La guerra russo-ucraina e la crisi che ne scaturisce può tramutarsi in un fallimento politico completo. Dopo colloqui e proposte di pace gestite da Washington e Mosca senza il coinvolgimento europeo, ora anche l’ammissione di un ruolo giocato da Pechino, nonostante gli inviti a non averne. “La Cina è un fattore chiave nella guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina“, riconosce l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Ue, Kaja Kallas. Risponde a un’interrogazione parlamentare voluta proprio per capire che ruolo sta svolgendo la Repubblica popolare e come l’Europa stia agendo. E’ qui che Kallas va all’attacco di Xi Jinping e il suo governo. “Senza il sostegno della Cina, la Russia non sarebbe in grado di continuare la sua aggressione militare con la stessa forza“, afferma. Accuse dirette e serie, ma fondate. Perché, continua l’Alto rappresentante, “la Cina è il più grande fornitore di beni a duplice uso [civile-militare] e di articoli sensibili che sostengono la base industriale militare della Russia e che si trovano sul campo di battaglia in Ucraina”. L’industria cinese produce, l’armata russa utilizza: lo schema messo a punto tra Mosca e Pechino si riassume dunque così. A Bruxelles sono consapevoli che tutto ciò che viene prodotto tra Repubblica popolare e Hong Kong, è poi utilizzato “in diversi tipi di equipaggiamento militare”. L’Unione europea sa perfettamente dell’alleanza venutasi a creare a oriente, e già con il tredicesimo pacchetto di sanzioni aziende cinesi sono state oggetto di misure restrittive. Ora però il vaso è colmo.Il freddo riavvicinamento tra Ue e Cina. Von der Leyen: “Rapporto complesso che dobbiamo far funzionare”“Il sostegno della Cina ha un costo”, sottolinea Kallas. La condotta del governo cinese “influisce negativamente sulle relazioni Ue-Cina”, che comunque proseguono, non sono interrotte. Al netto di accuse e minacce velate non è chiaro come si potrà procedere nei confronti di un partner sempre più scomodo e in aperta contraddizione con la risposta prodotta dall’Ue nel conflitto in corso su suolo ucraino. La ‘questione cinese’ del conflitto russo-ucraino potrebbe finire al centro del vertice informale di Parigi, organizzato e ospitato oggi (17 febbraio) dal presidente francese, Emmanuel Macron, proprio per discutere di Ucraina e di strategie europee in merito. Presidenti i capi di Stato e di governo di Germania, Regno Unito, Italia, Polonia, Spagna, Paesi Bassi e Danimarca (la prima ministra danese rappresenterà il gruppo dei Paesi scandinavi e baltici), oltre alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, e il segretario generale della Nato, l’olandese Marc Rutte.

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    Georgia, nuovo richiamo Ue: “Ulteriore allontanamento da democrazia ed Europa”

    Bruxelles – Unione europea e Georgia sempre più distanti e sempre più ai ferri corti. “Stiamo assistendo a ulteriori passi di allontanamento delle autorità georgiane dagli standard democratici” e di conseguenza dall’Ue, la denuncia dell’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Ue, Kaja Kallas, in risposta agli ultimi sviluppi nel Paese caucasico a cui è stato congelato il processo di adesione proprio per effetto del deterioramento della situazione.“L’adozione affrettata di emendamenti al Codice sui reati amministrativi, al Codice penale e alla Legge sulle assemblee e le manifestazioni avrà effetti di vasta portata sulla società georgiana”, lamenta ancora Kallas. Questi interventi legislativi “comprometteranno in modo significativo i diritti alla libertà di espressione, alla libertà di riunione e alla libertà dei media”. Da qui la richiesta ufficiale al governo di Tblisi di “sospendere queste misure, ad astenersi da ulteriori tensioni e ad attendere il parere dell’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell’Osce (Odihr)“.L’Alto rappresentante lo ribadisce un volta di più: così facendo la Georgia si gioca le sue chance di adesione all’Unione europea. “Questi sviluppi segnano una grave battuta d’arresto per lo sviluppo democratico della Georgia e non sono all’altezza delle aspettative di un paese candidato all’Ue“, continua Kallas, che esorta anche a “rilasciare tutti i giornalisti, gli attivisti e i detenuti politici detenuti ingiustamente”. Tra questi anche Mzia Amaglobeli, considerato a Bruxelles “un altro esempio del modo in cui le autorità trattano i giornalisti e chiunque parli liberamente”. Dall’Ue un nuovo invito anche ad “un dialogo con tutte le forze politiche e i rappresentanti della società civile”. Le pressioni dell’Unione europea sulla Georgia continueranno. L’Aula del Parlamento europeo ha in calendario (giovedì 13 febbraio) il voto della risoluzione di condanna per la repressione delle manifestazioni anti-governative e le voci critiche nei confronti dell’attuale leadership georgiana. Un testo non vincolante, ma che serve a mantenere pressioni e distanze con un partner che non c’è più.

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    “Gaza parte essenziale del futuro stato palestinese”. L’Ue, alla fine, risponde a Trump

    Bruxelles – “Gaza è una parte essenziale di un futuro stato palestinese“. Alla fine la Commissione europea si esprime pubblicamente. E’ Anouar El Anouni, portavoce della Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Ue, a chiarire la linea e rispondere alle provocazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, deciso a calpestare decenni di faticosi processi di una pace in Medio Oriente che l’Ue vuole. “L’Ue sostiene pienamente la soluzione dei due stati, che riteniamo sia l’unico modo per raggiungere una pace sostenibile sia per gli israeliani che per i palestinesi”, aggiunge il portavoce di Kaja Kallas.La risposta però è tardiva. La Commissione europea impiega qualcosa come 36 ore per commentare le uscite di Trump. Alle parole riecheggiate in Europa nella mattina di mercoledì, 5 febbraio, la prima replica ufficiale e pubblica è affidata a un portavoce poco dopo le 12 del giorno dopo, giovedì 6 febbraio. Una ‘calma’ che offre la riprova dell’incapacità ad agire sui grandi temi e tradendo una volta di più le aspirazioni geopolitiche morte e sepolte comunque da anni.Anouar El Anouni, portavoce dell’Alta rappresentante Ue [Bruxelles, 6 febbraio 2025]Nel frenetico attivismo delle alte sfere Ue, sempre pronte a commentare qualunque cosa e sempre smaniose di apparire, comparire e presenziare, sui mezzi d’informazione e ancor più sui social, si nota l’assenza di commenti da parte della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, come dell’Alta rappresentante Kaja Kallas, incapaci anche di esprimersi sulla volontà dichiarata di Trump di spostare la popolazione di Gaza.La questione è grossa. In Parlamento europeo non mancano malumori tra le file dei gruppi che hanno stretto alleanza con il Ppe. Si vede in von der Leyen e nella sua Commissione “assenza di leadership”. Così riferiscono fonti parlamentari. Prima della ‘questione Gaza’ si imputava all’esecutivo comunitario la mancata reazione all’imperversare di Elon Musk e le sue ingerenze nelle questioni dell’Unione europea tramite il suo social X. Adesso si aggiunge una reazione tardiva sulla questione arabo-israeliana, con la Commissione che, parole del portavoce El Anouni, “prende nota delle dichiarazioni del presidente Trump”. Non proprio una figura delle migliori per chi vorrebbe un ruolo di peso nel mondo e una politica estera europea.

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    L’Ue cauta sulla Siria, la linea “va concordata con i Paesi della regione”. Primi contatti con la nuova leadership

    Bruxelles – Di fronte all’embrione della Siria che verrà, l’Ue sceglie la prudenza. Stretta tra due imperativi, da un lato “evitare una nuova Libia o Afghanistan” e dall’altro vincolare il sostegno a Hayʼat Tahrir al-Sham (HTS) a una serie di principi non negoziabili, la neo Alta rappresentante Ue per gli Affari Esteri, Kaja Kallas, manda avanti gli altri. “È importante veicolare gli stessi messaggi con i Paesi della regione”, ha dichiarato. Per ora, i contatti tra Bruxelles e la nuova leadership restano al “livello più basso”: il capodelegazione Ue in Libano si è recato a Damasco e “sta avendo alcuni incontri”.Nel corso del primo Consiglio Ue Affari Esteri presieduto dall’ex premier estone, Kallas ha informato i ministri dei 27 dell’incontro del fine settimana in Giordania con i Paesi arabi, la Turchia, gli Stati Uniti e l’inviato speciale Onu in Siria, Geir Pederson. “Ci sono principi di base che tutti hanno concordato: integrità e sovranità della Siria, ma anche inclusività del governo, tenendo conto, in particolare, delle minoranze e dei diritti delle donne. Questo processo deve essere guidato dalla Siria e deve riflettere il popolo siriano in tutta la sua diversità”, ha spiegato Kallas in conferenza stampa. L’elefante nella stanza, ammettono fonti Ue, è la Turchia di Erdogan, che giocoforza è chiamata a svolgere un ruolo di primo piano nella regione ma che non ha mai nascosto le proprie mire espansionistiche su una fetta del territorio siriano.A livello Ue, nel dibattito con l’Alta rappresentante diversi Paesi hanno aggiunto una condizione ulteriore: perché l’Ue sostenga la Siria, è necessario che HTS si liberi dell’influenza russa nel Paese. Un punto messo in chiaro dal ministro degli Esteri olandese, Caspar Veldkamp: se Hayʼat Tahrir al-Sham vuole vedere revocato il regime di sanzioni Ue contro il regime siriano, dovrà chiudere i cancelli di tutte le basi militari russe nel Paese.Dopo aver affermato che “l’estremismo, la Russia e l’Iran non devono avere un posto nella futura Siria”, il capo della diplomazia europea ha aggiunto che l’Ue “solleverà la questione con la nuova leadership” di Damasco. “Se ne è discusso anche al tavolo con i leader arabi – ha precisato Kallas -, è una preoccupazione anche per loro”. Le sanzioni di lungo corso imposte da Bruxelles alla Siria, colpiscono diversi settori dell’economia da cui traeva profitto il regime di Assad. Settori la cui floridità è fondamentale per innescare la rinascita di un Paese devastato da quattordici anni di guerra civile.Kallas ha messo sul tavolo il tema. L’Ue dovrà “essere pronta ad adattare la politica di sanzioni quando vedremo passi significativi da parte della Siria“, ha dichiarato l’Alta rappresentante. I tempi non sono ancora maturi, perché anche se in questa prima fase della transizione HTS, che rientra nella lista delle Nazioni Unite delle organizzazioni terroristiche, “sta dicendo le cose giuste, non tutti sono convinti che faranno le cose giuste”.Almeno per ora, l’Ue proseguirà a fare quello che ha fatto meglio dal 2011 a oggi, mobilitando oltre 35 miliardi di euro in assistenza umanitaria e alla società civile siriana. Le misure restrittive di Bruxelles infatti prevedono un’ampia gamma di eccezioni umanitarie e non impediscono l’esportazione di prodotti alimentari, medicinali o attrezzature mediche e non colpiscono il sistema sanitario siriano. “Abbiamo lanciato un ponte aereo per 100 tonnellate di aiuti umanitari”, ha ricordato Kallas, annunciando inoltre che l’Ue organizzerà “la nona conferenza internazionale sulla Siria”, che permette ogni anno di raccogliere impegni di assistenza finanziaria e proseguire il dialogo con la società civile siriana. 

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    Georgia: Mikheil Kavelashvili è stato eletto presidente

    Bruxelles – Non ci sono stati colpi di scena, lo scorso sabato (14 dicembre), quando è stato eletto il prossimo presidente della Georgia. L’incarico è andato all’ex calciatore Mikheil Kavelashvili, che era l’unico candidato ed è sostenuto dal partito di governo, Sogno georgiano. Le opposizioni hanno boicottato il processo ma non hanno i numeri per incidere. Il capo dello Stato in carica, l’europeista Salomé Zourabichvili, ha rifiutato di riconoscere la legittimità dell’elezione del suo successore. Mentre le proteste vanno avanti senza sosta da oltre due settimane, continua ad alzarsi la temperatura dello scontro politico-istituzionale nel Paese caucasico.Kavelashvili eletto presidenteTutto come da copione. L’ex calciatore Mikheil Kavelashvili, candidato del partito ultranazionalista Potere del popolo (una costola di Sogno georgiano la cui retorica è ferocemente anti-occidentale e soprattutto anti-statunitense), è stato eletto sabato dal Collegio elettorale con 224 voti a favore sui 300 seggi totali di cui si compone l’organo, composto da tutti e 150 i deputati di Tbilisi più altrettanti rappresentanti dei territori e delle amministrazioni locali. Il Collegio, introdotto dalla riforma costituzionale del 2017 (prima l’elezione del capo dello Stato avveniva per voto diretto dei cittadini), è dominato da Sogno georgiano, esattamente come l’emiciclo. Le forze dell’opposizione stanno boicottando i lavori di entrambe le istituzioni, ma non hanno i numeri per bloccare i processi in corso.Peraltro, il 53enne ex giocatore della nazionale era l’unico candidato alla successione della presidente della Repubblica in carica, l’europeista Salomé Zourabichvili, il che rendeva la sua nomina una mera formalità. Il punto politico rimane lo stesso da mesi: con le sue azioni (la nomina di Kavelashvili è solo l’ultima in ordine cronologico), il partito del premier Irakli Kobakhidze sta portando il Paese caucasico sempre più distante dall’Ue e sempre più vicino alla Russia di Vladimir Putin.Il premier georgiano Irakli Kobakhidze e la presidente uscente Salomé Zourabichvili (foto: Irakli Gedenidze / Pool / Afp)Piano inclinatoProprio il Cremlino è accusato di ingerenze nella politica georgiana, a partire dalle interferenze nelle contestatissime elezioni dello scorso 26 ottobre, che hanno visto il partito di governo mantenere il potere con il 54 per cento dei consensi (stando ai dati ufficiali) ottenendo la quarta vittoria di fila nelle urne.Continua così ad acuirsi la profonda crisi politica, che sta facendo scivolare Tbilisi su un pericoloso piano inclinato lungo i due binari paralleli delle proteste di piazza – ininterrotte da quando, lo scorso 28 novembre, l’esecutivo ha annunciato lo stop dei negoziati di adesione all’Ue fino al 2028 – e dello scontro istituzionale frontale tra maggioranza e opposizione.Zourabichvili, il cui mandato scadrà formalmente il 29 dicembre, ha più volte ripetuto che, considerando illegittima la nuova assemblea (e, di conseguenza, il Collegio elettorale), non intende lasciare il suo posto a fine mese. Il capo dello Stato uscente ha definito  l’elezione di Kavelashvili, avvenuta un anno esatto dopo la concessione alla Georgia dello status di Paese candidato da parte di Bruxelles, una “presa in giro della democrazia”.#GeorgiaProtests one year ago, Georgia received the Candidate status, today a Central Committee like « Parliament » « elects » a « one and only » candidate in a mockery of democracy.That will never prevent Georgia to pursue its european path and democratic future!— Salome Zourabichvili (@Zourabichvili_S) December 14, 2024Le reazioni al votoIl premier Kobakhidze si è congratulato con Kavelashvili sottolineando che “darà un contributo molto significativo al rafforzamento dello Stato georgiano e della nostra sovranità, nonché alla riduzione della radicalizzazione e della cosiddetta polarizzazione nel Paese”. Il primo ministro ha criticato Zourabichvili, sostenendo che l’attuale presidente abbia usato i suoi poteri “come mezzo per dividere la società” e per “indebolire artificialmente il nostro ordine costituzionale” con l’aiuto clandestino di “forze esterne”, in riferimento ai partner occidentali di Tbilisi con cui il capo dello Stato continua a mantenersi in contatto.Dall’opposizione, il leader di Georgia forte Mamuka Khazaradze ha dichiarato che “qualsiasi azione del governo illegittimo, compresa la nomina del cosiddetto presidente, è illegale e rappresenta una provocazione contro i suoi stessi cittadini”, mentre per Sopo Japardize, della leadership del partito Unm, il Paese sta assistendo ad “un circo” e la proclamazione di un “presidente illegittimo” da parte di un “governo illegittimo” rappresenta “un insulto al popolo georgiano”.Immobilismo europeoDa Bruxelles, come al solito, si fa fatica a prendere una posizione rapida e decisa. L’Ungheria di Viktor Orbán ha già fatto sapere che si metterà di traverso se i Ventisette dovessero discutere di comminare sanzioni alla dirigenza di Sogno georgiano, dimostrandosi ancora una volta il miglior amico di Putin nell’Unione.Le violenze contro i manifestanti – che non risparmiano nemmeno i giornalisti e i leader dell’opposizione parlamentare e sono state paragonate ad atti di tortura dal mediatore civico nazionale – stanno creando una pressione sempre maggiore sulle cancellerie europee per adottare una linea più dura nei confronti del governo di Tbilisi e di maggiore supporto della popolazione civile.L’Alta rappresentante dell’Unione per la politica estera e la sicurezza comune Kaja Kallas (foto: European Union)La stessa Alta rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas, ha dichiarato stamattina (16 dicembre) ai margini del Consiglio Affari esteri in corso a Bruxelles che la situazione “non sta andando nella giusta direzione” e che i ministri degli Stati membri discuteranno di “cosa possiamo fare dal lato europeo”, ribadendo che le due opzioni attualmente sul tavolo sono le sanzioni e la limitazione del regime di liberalizzazione dei visti.Il capo della diplomazia a dodici stelle ha sottolineato che “la lista di persone” da sanzionare “è già stata proposta e la stiamo discutendo”, ammettendo tuttavia che “tutti devono concordare e non ci siamo ancora”. Per ora, i Paesi baltici hanno imposto unilateralmente delle misure restrittive su diverse personalità collegate all’esecutivo georgiano, incluso il primo ministro Kobakhidze. Quanto alla sorte di Zourabichvili, Kallas si è limitata a notare che “la presidente è in carica fino al 29 dicembre e molte cose potrebbero ancora succedere”.

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    Kallas, la priorità Ue è la stabilizzazione della Siria: “Non vogliamo nuove ondate di rifugiati”

    Bruxelles – A pochi giorni dal suo insediamento a capo della diplomazia europea, il primo banco di prova di Kaja Kallas è uno dei più complessi: coordinare la strategia di Bruxelles nei confronti della nuova Siria che sorgerà dal crollo del regime di Bashar al Assad. In un confronto convocato d’urgenza con la commissione Affari Esteri (Afet) del Parlamento europeo, l’Alta rappresentante Ue ha tracciato quello che sarà il posizionamento iniziale. Fatto di sostegno al popolo siriano e alle sue minoranze, di rispetto per l’integrità e la sovranità della Siria, di attesa per capire che direzione prenderà il nuovo potere instaurato a Damasco. Per Kallas, l’azione Ue dovrà essere mirata alla stabilizzazione del Paese, la vera priorità. Perché Bruxelles “non vuole vedere nuove ondate di rifugiati dalla Siria”.In attesa del Consiglio Affari esteri del 16 dicembre, in cui i ministri dei 27 proveranno a fare il punto della situazione, a tenere banco ieri era stata soprattutto la decisione unilaterale presa da Germania, Austria, Italia, Grecia, Belgio, Svezia e Danimarca di sospendere l’esame delle richieste d’asilo dei cittadini siriani. E lo spiraglio che la caduta di Assad apre al ritorno dei rifugiati accolti in Europa dal 2011 a oggi, oltre un milione. “Quando parliamo di rimpatri, abbiamo bisogno di una stabilizzazione del Paese”, ha dichiarato Kallas. “Non ci siamo ancora, tutto è appena accaduto, ma dobbiamo supportare il Paese in modo che vada nella giusta direzione e che i rifugiati possano ritornare”, ha aggiunto.Nessuna parola riguardo la sospensione delle richieste d’asilo in corso in sette Paesi membri. Sul tema, è invece intervenuto oggi l’Alto commissariato Onu per i Rifugiati (Unhcr), attraverso le parole della portavoce Shabia Mantoo. “Alla luce della situazione incerta e molto fluida, la sospensione dell’esame delle domande di asilo dei siriani è accettabile finché le persone possono fare domanda di asilo e sono in grado di presentarla“, ha dichiarato Mantoo. Fermo restando che “chiunque cerchi protezione internazionale deve poter accedere alle procedure di asilo e vedere la propria domanda esaminata pienamente e individualmente nel merito“.L’Unhcr assicura che, “una volta che le condizioni in Siria saranno più chiare”, fornirà nuove indicazione agli Stati sulle “esigenze di protezione internazionale dei profili rilevanti di siriani a rischio”. Nel frattempo, i richiedenti asilo messi in attesa “devono continuare a godere degli stessi diritti di tutti gli altri richiedenti asilo, anche in termini di condizioni di accoglienza“.il leader della milizia islamista Hay’at Tahrir al-Sham(HTS), Abu Mohammed al-Jolani  (Photo by Aref TAMMAWI / AFP)A Damasco, nel frattempo, il leader della milizia islamista Hay’at Tahrir al-Sham (HTS) che ha guidato il rovesciamento del regime, Abu Mohammed al-Jolani (che ha dismesso il nome da battaglia e si fa ora chiamare con il vero nome, Ahmad al Sharaa), ha incaricato formalmente l’ex capo del Governo di salvezza di Idlib, Mohammed al Bashir, di guidare un governo di transizione fino a marzo 2025. Secondo l’Alta rappresentante Ue per gli Affari Esteri, “le prossime settimane saranno cruciali per vedere la direzione” che imboccherà Damasco e per smentire le “preoccupazioni legittime che riguardano il rischio di violenza settaria, di recrudescenze estremiste e di vuoto di governance“. HTS “non è stata l’organizzazione più pacifica – ha ammesso la leader Ue -, la domanda per molti attori della regione è se ora siano veramente cambiati”.Per ora, Kallas non ha intavolato alcun contatto diretto con HTS e il suo leader. Ma ha concordato un messaggio unitario con i principali ministri degli Esteri della regione: HTS “sia giudicato dalle azioni” che intraprenderà ora che è al potere. Azioni che non possono prescindere dalla tutela dei diritti di tutti i cittadini siriani e che dovranno passare per un “processo di ricostruzione inclusivo che coinvolga tutte le minoranze, le donne e le ragazze”. E nella regione, è fondamentale che “nessun Paese tiri la coperta dalla propria parte”. La Turchia e Israele su tutti, i due Stati forti nell’area dopo la caduta del regime sostenuto dall’Iran.Sull’azione militare israeliana in territorio siriano, con bombardamenti sull’arsenale militare di Assad e l’occupazione dell’area demilitarizzata sulle Alture del Golan, Kaja Kallas però non ha alzato i toni. “Il ministro israeliano ha informato il Consiglio di sicurezza dell’Onu su ciò che sta facendo. Naturalmente tutti nella regione sono preoccupati per la propria sicurezza“, ha affermato l’Alta rappresentante Ue.