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    L’Ue pronta a continuare con le sanzioni alla Russia: “Tenere alta la pressione”

    Bruxelles – “Di Putin non ci può fidare“, e quindi “in assenza di un cessate il fuoco esploriamo ulteriori sanzioni” da imporre contro la Russia. Situazione e linea sono espresse in questa parole, quelle di Anitta Hipper, portavoce portavoce dell’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Ue, e di Paula Pinho, capo del servizio del portavoce della Commissione europea. Di fronte a Mosca che continua con le operazioni militari in Ucraina neanche l’Ue intende fermarsi o cambiare approccio.L’Unione europea intende continuare a mettere pressione sulla Russia, nel tentativo di indebolirla quanto più possibile e, se non costringerla di fatto alla via negoziale, porla in condizione di debolezza negoziale quando sarà il momento delle trattative con Kiev per la fine del conflitto.La Commissione può sempre proporre misure restrittive, al vaglio poi degli Stati membri. I Ventisette sono vicini all’accordo per il 17esimo pacchetto di sanzioni (atteso a breve, forse già in settimana), e si inizia a lavorare già a un nuovo, ulteriore 18esimo insieme di nuove sanzioni. In seno al Consiglio però c’è chi vuole andare oltre. “Dobbiamo estendere il raggio e il peso delle sanzioni, anche con un diciannovesimo pacchetto se necessario“, tuona il ministro delle Finanze della Lituania, Rimantas Sadzius.Le sanzioni alla Russia non sono oggetto di lavoro né competenza dei ministri economici, eppure il tema finisce anche all’interno della riunione del consiglio Ecofin. “La pressione sull’aggressore deve restare alta e forte”, insiste Sadzius, non il solo a discutere di questioni al di fuori dell’agenda dei lavori. Anche la ministra delle Finanze svedese, Elisabeth Svantesson, vuole tenere alta l’attenzione sulla risposta dell’Ue alle manovre militare russe: “Dobbiamo essere duri nei confronti della Russia“, ed è per questo che “sosteniamo il nuovo pacchetto di sanzioni”, sottolinea l’esponente del governo di Stoccolma. “Le sanzioni funzionano, ma dobbiamo fare di più”. Quindi l’invito implicito ai partner europei: “Il tempo non gioca a favore di Putin, l’economia russa è sempre più debole”.

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    Nell’Ue si inizia a ragionare con forza alla confisca degli asset russi congelati

    Bruxelles – Asset congelati russi, l’Ue prova a rompere l’indugio per una confisca. Il tema diventa centrale tra i ministri economici dei Ventisette riuniti a Bruxelles per la riunione dell’Ecofin, con l’Europa degli Stati ancora incerta sul da farsi ma con qualche titubanza in meno, che può voler dire l’inizio di una decisione a venire. La Finlandia spinge per la linea dura: “Al momento serve andare avanti e procedere alla confisca degli asset russi congelati” in Europa, enfatizza la vicepremier e ministra delle Finanze, Riikka Purra. Questa scelta è congeniale a quello che gli europei vogliono e non nascondono, vale a dire “garantire una posizione negoziale di forza all’Ucraina” quando si apriranno le trattative con la Russia di Vladimir Putin.La soluzione non dispiace agli austriaci. Certamente “la confisca degli asset russi sarebbe una nuova strada“, riconosce il ministro delle Finanze di Vienna, Markus Marterbauer, che però avverte: “Serve una decisione all’unanimità”. Sul tema “vanno evitate decisioni a maggioranza”. Ammettendo che una maggioranza esista, e va comunque verificata alla prova della discussione, restano comunque le posizioni contrarie di Francia e Germania, non semplici da superare.La presidenza polacca di turno del Consiglio Ue si mette a disposizione degli Stati. “Dobbiamo esercitare ancora più pressione sulla Russia“, scandisce il ministro delle Finanze polacco, Andrzej Domanski. Parole sibilline che lasciano intendere che in caso di volontà unanime raggiunta da qui a fine semestre di presidenza, quindi entro il 30 giugno, la Polonia non si opporrà. Certamente la presidenza polacca intende procedere con nuove misure restrittive: “Vediamo che le sanzioni funzionano. L’Economia russa si indebolisce”.Il dibattito sull’uso degli asset russi congelati in Europa non è nuovo, come non nuove sono le incertezze degli europei al riguardo. Si tema che questo possa sfiduciare mercati, privati, investitori, e rischi per l’attrattività internazionale dell’euro. Un aspetto, quest’ultimo, su cui ha insistito anche la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, in occasione dell’incontro avuto con il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. Si teme che gli investitori, di cui l’Ue ha bisogno per finanziare la doppia transizione e rilanciare l’industria della difesa, possano riconsiderare le proprie scelte, a scapito dell’eurozona. I ministri economici però rilanciano il discorso.In Parlamento europeo inizia a formarsi un consenso in merito, con la capogruppo dei socialisti, Iratxe Garcia Perez, che invita la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, a presentare una proposta per confiscare i 200 miliardi di euro di beni statali russi congelati per ricostruire e armare l’Ucraina. Non solo: si vuole permettere a Kiev di utilizzare le armi per colpire obiettivi militari. E’ l’Ue di pace che non esiste più.

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    Ucraina, dall’UE un miliardo di aiuti in prestiti agevolati a lungo termine

    Bruxelles – Rispondere alle necessità più urgenti, e garantire che lo Stato possa continuare a svolgere le sue funzioni più critiche. Permettere di andare avanti, funzionare come in tempi di normalità, nonostante la guerra. L’Unione europea concede all’Ucraina un sostegno finanziario da un miliardo di euro sotto forma di prestiti di lungo periodo altamente agevolati. I ministri dell’Economia e delle finanze riuniti a Bruxelles per il primo Ecofin a guida ceca trovano l’accordo per continuare a finanziare Kiev.
    La speciale forma di sostegno avrà una periodo disponibilità di un anno. L’intenzione è quella di erogare l’intero ammontare tutto e subito, in un’unica rata, con la possibilità comunque di procedere “eventualmente in più tranches”. L’accordo è stato in bilico, con gli Stati divisi sulla natura del sostegno. C’è chi voleva dare al patner ucraino garanzie, e quindi aiuti a fondo perduto, e chi invece pretendeva prestiti da rimborsare. Alla fine passa questa seconda linea, che consente all’UE di chiudere l’accordo per la soddisfazione della presidenza di turno.

    #ECOFIN | €1 billion to Ukraine 🇺🇦! After a sped-up adoption the EU will provide the war-stricken state with macro-financial assistance. Money will go to different areas. Czech presidency fulfils its promises and even more help will follow. #EU2022CZ pic.twitter.com/8RAJ6RqGvm
    — EU2022_CZ (@EU2022_CZ) July 12, 2022

    “Continuare con l’aiuto materiale e finanziario non è un’opzione, ma un nostro dovere“, scandisce Zbyněk Stanjura, ministro delle Finanze della Repubblica ceca e presidente di turno dell’Ecofin, che si dice “lieto” per il via libera ai prestiti agevolati per un miliardo di euro. “Ciò fornirà all’Ucraina i fondi necessari per coprire i bisogni urgenti e garantire il funzionamento delle infrastrutture critiche”.
    L’esborso avverrà “una volta concordato un protocollo d’intesa con le autorità ucraine”. Tale protocollo comprenderà una “maggiore trasparenza e rendicontazione sull’uso dei fondi” e definirà l’istituzione di obblighi di rendicontazione. Vista la situazione estremamente difficile che sta affrontando l’Ucraina, il bilancio dell’UE coprirà “eccezionalmente” i costi dei tassi di interesse derivanti, sotto forma di prestito, limitando così l’impatto sulla sostenibilità di bilancio del paese. In questo modo, l’UE fornirà ulteriore sgravio finanziario all’Ucraina e contribuirà a migliorare la sostenibilità del suo debito pubblico.

    Il via libera dal consiglio Ecofin. La soddisfazione della presidenza ceca. “Continuare con l’aiuto materiale e finanziario non è un’opzione, ma un nostro dovere”