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    Fumata nera sul decimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, mentre Kiev spinge per colpire l’industria nucleare di Mosca

    Bruxelles – Fumata nera. A poche ore dalla scadenza del 24 febbraio, quando ricorrerà il primo anniversario dell’inizio dell’aggressione russa ai danni dell’Ucraina, gli ambasciatori dei 27 Stati membri ancora non riescono a trovare un accordo sul decimo pacchetto delle sanzioni e rimandano a domani. I rappresentanti permanenti presso l’Ue si sono riuniti questa mattina al Coreper, il comitato in cui si riuniscono, per approvare il nuovo pacchetto di misure restrittive annunciate da Ursula von der Leyen lo scorso 15 febbraio che prenderanno di mira non solo Mosca, ma anche Teheran.
    Tra le altre cose, le sanzioni proposte prevedono nuovi divieti commerciali su componenti di macchinari, pezzi di ricambio per camion e motori che possono essere diretti alle forze armate della Russia e “restrizioni all’esportazione di 47 componenti elettronici utilizzati nei sistemi armati russi, come droni, missili, elicotteri, ma anche tecnologie a duplice uso presenti sui campi di battaglia. Il valore del blocco delle esportazioni, secondo von der Leyen, è di circa 11 miliardi di euro. Per la prima volta Bruxelles colpisce anche la macchina della propaganda russa, elencando “i propagandisti di Putin così come altri comandanti militari e politici” nella lista nera Ue.
    A quanto si apprende, restano ancora dei punti di distanza, in particolare sul nuovo criterio di designazione dei familiari di persone già oggetto di sanzioni, richiesto da Polonia e Paesi baltici, e sugli obblighi di informativa dettagliata del settore finanziario sugli asset e riserve della Banca Centrale Russa (e relative sanzioni pecuniarie per il mancato rispetto dell’obbligo di informativa dettagliata), con l’obiettivo di rafforzare il monitoraggio su asset immobilizzati e congelati. Una misura fortemente voluta dalla Commissione Ue, ma su cui alcune delegazioni hanno continuato a sollevare dubbi sulla realizzabilità. Pur con queste distanze, a quanto si apprende, è comunque stata riconfermata la volontà dei Ventisette di dare un segnale di unità con un accordo sul decimo pacchetto entro la data simbolica del 24 febbraio, e dunque la discussione è stata riaggiornata a domani pomeriggio con un nuovo Coreper. Nel frattempo proseguiranno contatti bilaterali dell’Esecutivo comunitario con gli Stati membri per definire gli ultimi dettagli rimasti da chiarire.
    Mentre i governi Ue fanno fatica a raggiungere la quadra politica sul decimo pacchetto di sanzioni, gli ambasciatori dei Ventisette sono stati raggiunti nelle discussioni questa mattina dalla vicepremier ucraina e ministro dell’Economia, Yulia Svyrydenko. La ministra di Kiev è tornata a insistere sulla necessità di colpire l’industria nucleare di Mosca nelle sanzioni, una questione riportata sul tavolo anche dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky che il 9 febbraio era a Bruxelles per prendere parte al Vertice Ue insieme ai leader dei 27.“Credo che sia importante persuadere i nostri partner sull’inserimento dell’industria nucleare e l’azienda russa Rosatom”, ha detto parlando in un punto stampa al termine della riunione. Si è detta consapevole del fatto che l’industria nucleare di Mosca ha un impatto globale su molti Paesi “ma questo non può essere una ragione per evitare le sanzioni sull’industria nucleare russa”. La vicepremier ha incalzato Ue e Usa sull’industria nucleare, altrimenti Mosca “continuerà a comportarsi da Stato terrorista”. Per Kiev è necessario prendere di mira con più sanzioni non solo l’industria dell’atomo, ma anche nel settore dei diamanti e in quello finanziario, su cui le discussioni vanno avanti da tempo, ma senza fare progressi.
    Rosatom è il colosso di stato russo, fondato nel 2007,che controlla l’energia nucleare civile e l’arsenale di armi dell’atomo del Paese, oltre che l’attuale gestore della centrale nucleare occupata di Zaporizhzhia, nell’Ucraina orientale. L’Unione europea dipende dalla Russia anche per le importazioni di uranio, una componente essenziale per la produzione di energia nucleare. Secondo le ultime stime disponibili dell’agenzia di approvvigionamento di EURATOM (la Comunità europea dell’energia atomica), nel 2020 il 20 per cento dell’uranio naturale importato in UE arrivava proprio da Mosca, seconda solo al Niger.
    ’agenzia EURATOM stima inoltre che il 26 per cento dell’uranio arricchito, usato nel processo di produzione dell’energia nucleare, arrivi dalla Russia, con un calo deciso rispetto all’anno precedente (circa il 25 per cento) ma che ancora testimonia una forte dipendenza tra la Russia e l’UE nel settore della tecnologia nucleare. Bruxelles importa da Mosca anche reattori nucleari e parti di reattori. Ad oggi, ci sono 18 reattori nucleari nella UE che fanno affidamento sulle barre di combustibile esagonali in arrivo dalla Russia: due in Bulgaria, sei nella Repubblica Ceca, due in Finlandia, quattro in Ungheria e quattro in Slovacchia.
    Secondo i dati del think tank Bruegel, Mosca nel 2019 ha esportato beni nucleari per un valore di circa 3 miliardi di dollari (circa 2,7 miliardi di euro), con il 60 per cento delle sue esportazioni di materiale nucleare e tecnologia rappresentato da uranio arricchito e plutonio (utilizzabile anche come combustibile nei reattori) in Germania, Francia, Paesi Bassi e Svezia e gli Stati Uniti. Complessivamente, il think tank di Bruxelles stima la Russia rappresenta il 33 per cento delle esportazioni mondiali di uranio arricchito usato per i reattori nucleari.
    Tra i governi Ue per ora non c’è consenso sulla questione, con Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania e Irlanda che spingono su questo fronte, mentre altri come l’Ungheria frenano. “Le sanzioni a Rosatom minaccerebbero la sicurezza nucleare globale, dato si tratta di uno dei principali attori dell’industria nucleare mondiale”, ha ribadito oggi il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, in conferenza stampa al termine dell’incontro a Budapest con Rafael Grossi, direttore generale della Agenzia internazionale per l’energia atomica. Il ministro ha poi sottolineato la necessità di “intraprendere un’azione energica per garantire che le sanzioni dell’Ue non influiscano in alcun modo sul settore nucleare russo, poiché – ha aggiunto – questo potrebbe danneggerebbe gli interessi nazionali fondamentali dell’Ungheria, minacciando al contempo anche la sicurezza nucleare globale”.

    Giovedì nuova riunione degli ambasciatori al Coreper per approvare il decimo pacchetto di sanzioni entro la data simbolica del 24 febbraio, quando sarà trascorso un anno dall’inizio dell’invasione della Russia ai danni dell’Ucraina

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    Il decimo pacchetto di sanzioni Ue contro le armi russe e il supporto dell’Iran: “Putin ha già perso la guerra economica”

    Bruxelles – Le sanzioni economiche sono come l’arsenico, “applicano lentamente i loro effetti, ma in modo irreversibile”. La similitudine dell’alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, sull’impatto delle misure restrittive sull’economia della Russia sono un assaggio delle intenzioni dell’Unione a proposito del decimo pacchetto in arrivo, in corrispondenza del primo anniversario dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. “Per mantenere questa forte pressione sulla Russia, proponiamo un decimo pacchetto di sanzioni, che ha un valore complessivo di 11 miliardi di euro“, è l’annuncio della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, di fronte all’emiciclo del Parlamento Ue a Strasburgo.
    La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, alla sessione plenaria del Parlamento Europeo (15 febbraio 2023)
    Intervenendo alla sessione plenaria dell’Eurocamera nel dibattito sul primo anno di guerra russa in Ucraina, la numero uno della Commissione ha anticipato i punti principali del pacchetto – come promesso al presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, al Consiglio Ue straordinario giovedì scorso (9 febbraio) – che prenderanno di mira non solo Mosca, ma anche Teheran. “Con nove pacchetti di sanzioni in vigore, l’economia russa sta arretrando”, ha sottolineato von der Leyen, ma è necessario fare di più: “Proponiamo nuovi divieti commerciali su componenti di macchinari, pezzi di ricambio per camion e motori che possono essere diretti alle forze armate della Russia” e “restrizioni all’esportazione di 47 componenti elettronici utilizzati nei sistemi armati russi, come droni, missili, elicotteri”, ma anche “tecnologie a duplice uso presenti sui campi di battaglia”.
    Proprio qui si inserisce la questione del supporto dell’Iran alla guerra russa in Ucraina, che prosegue da ottobre nonostante le misure restrittive di Bruxelles: “Ci sono centinaia di droni di fabbricazione iraniana utilizzati dalla Russia sui campi di battaglia, che uccidono i civili ucraini“, ha attaccato la presidente von der Leyen. Ecco perché “per la prima volta proponiamo di sanzionare anche le entità iraniane” all’interno delle tornate di misure restrittive contro Mosca sulle tecnologie a duplice uso. Ma sono soprattutto i destinatari a fare notizia: tra le entità iraniane che saranno sanzionate “per la fornitura di droni e il trasferimento di know-how per costruire siti di produzione” sul territorio russo, sono “comprese quelle legate alla Guardia rivoluzionaria iraniana“, in linea con la direzione tracciata dai 27 ministri Ue degli Esteri.
    A tutto ciò si aggiungono ulteriori sanzioni alla propaganda russa. “Putin sta portando guerra anche nello spazio pubblico con propaganda, disinformazione e bugie tossiche”, e per questo motivo saranno colpiti “sia i propagandisti di Putin, sia comandanti militari”, ha promesso von der Leyen, con l’alto rappresentante Borrell a rincarare la dose su “tutti coloro responsabili di rapimenti, adozioni forzate e violazioni dei diritti umani”. Un ultimo punto riguarda la prevenzione dell’aggiramento delle misure restrittive: “La prossima settimana organizzeremo un forum internazionale sulle sanzioni“, ha annunciato in una dichiarazione la presidente della Commissione Ue, chiedendo ai Ventisette di “adottare rapidamente il pacchetto”, entro la data simbolica del 24 febbraio.
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    L’efficacia delle sanzioni Ue contro la Russia
    Sia von der Leyen sia Borrell hanno rivendicato l’efficacia delle sanzioni economiche per mettere in ginocchio l’economia e la macchina bellica russa, nonostante l’apparente aumento delle entrate del Cremlino nel 2022: “È stato determinato da un rialzo quasi isterico dei prezzi del petrolio e del gas e noi eravamo dipendenti dalle fonti russe”, ha ricordato Borrell, ma mettendo in chiaro che “le cose sono cambiate con il tetto al pezzo del petrolio e la straordinaria indipendenza energetica”. L’alto rappresentante Ue ha risposto con fermezza a chi pensava che le sanzioni avrebbero avuto un impatto immediato: “Funzionano lentamente, ma erodendo la base commerciale, industriale, economica ed energetica” russa, e lo dimostrano le conseguenze sul medio/lungo periodo. Per il Cremlino “sarà quasi impossibile trovare acquirenti alternativi” all’Europa, dal momento in cui “per il gas la Cina è troppo lontana, mentre il petrolio lo vendono a 40 dollari al barile, la metà del Brent, e Pechino può comprarlo a un prezzo stracciato”.
    L’alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, alla sessione plenaria del Parlamento Europeo (15 febbraio 2023)
    Ecco perché a Strasburgo i vertici delle istituzioni comunitarie sostengono che “Putin ha già perso la battaglia economica ed energetica“, come sostenuto dalla stessa presidente della Commissione Ue: “Il tentativo di Putin di ricattare l’Europa con l’energia è stato un vero e proprio fallimento”. Se alla vigilia dell’invasione dell’Ucraina l’autocrate russo “pensava che il nostro sostegno a Kiev non sarebbe durato, pensava che sarebbe stato facile tenere l’Europa in ostaggio, data la nostra dipendenza dal petrolio e dal gas russo“, nel corso dell’anno in cui la guerra è tornata sul continente europeo “grazie all’unità e a una politica energetica intelligente, abbiamo resistito alle pressioni russe e ci siamo liberati dalla nostra dipendenza energetica”. Mentre “il Cremlino è costretto a vendere riserve d’oro per colmare i vuoti lasciati dalla mancanza di entrate petrolifere” – con il tetto del prezzo che “fa sì che la Russia perda ogni giorno 160 milioni di euro di entrate” e le “le entrate della Russia derivanti dalle vendite di gas all’Europa si sono ridotte di due terzi” – l’Unione sta “battendo un record dopo l’altro” nello sviluppo delle energie rinnovabili: “L’anno scorso, per la prima volta, abbiamo generato più elettricità dall’eolico e dal solare che dal gas“, ha rivendicato von der Leyen.

    La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, annuncia la nuova tornata di misure restrittive da 11 miliardi di euro, che colpirà le esportazioni di tecnologia verso Mosca e la Guardia rivoluzionaria iraniana per la fornitura di droni al Cremlino: “Fallito il ricatto energetico all’Europa”