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    Vaticano: torna scuola arti e mestieri per venti giovani

    (ANSA) – CITTÀ DEL VATICANO, 20 SET – Tornano in Vaticano le
    scuole di arti e mestieri che operavano in basilica nel
    Settecento. A partire da gennaio venti giovani per sei mesi
    saranno “ospiti della Fabbrica di San Pietro e apprenderanno le
    arti del mosaico, degli scalpellini, dei falegnami”. Lo ha
    annunciato in una conferenza stampa in Vaticano il segretario
    generale della fondazione Fratelli Tutti, padre Francesco
    Occhetta. “La fondazione ha un ruolo di enzima – ha detto in una
    conferenza stampa in Vaticano – serve per coordinare,
    organizzare e anche realizzare progetti concreti”, come questo
    della formazione dei giovani alle antiche arti. (ANSA).   

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    Per detenuti Perugia libertà è piatto gourmet

    (ANSA) – PERUGIA, 20 SET – Il colore della libertà è anche in
    un piatto gourmet che 17 detenuti del carcere di Capanne, a
    Perugia, stanno imparando a realizzare grazie al corso di cucina
    organizzato con il progetto “Dietro le sbarre vive la speranza”.   
    Spadellano, assaggiano, impiattano e sperano in una vita
    migliore. Lontana dai guai per cui stanno scontando la loro
    condanna. Il laboratorio sono i fornelli del penitenziario –
    sezione maschile – dove l’ANSA ha potuto seguire all’opera
    questa brigata che per qualche ora ha svestito i panni del
    carcerato e ha indossato quelli del cuoco. A guidarla c’è Catia
    Ciofo, una degli chef chiamati a tenere il corso per conto della
    cooperativa “Frontiera lavoro”. “Vedere nei loro occhi la gioia
    di realizzare piatti belli e buoni è qualcosa di molto
    appagante, ti fa capire che nella vita c’è sempre la possibilità
    di avere una seconda opportunità e questi ragazzi sentono di
    poterla cogliere”, racconta. “E sono certa – aggiunge – che al
    termine del corso e quando torneranno ad essere uomini liberi,
    potranno davvero lavorare in un ristorante”.   
    “L’obiettivo del progetto – spiega il responsabile Luca
    Verdolini – è proprio quello di consentire agli allievi di
    intraprendere un percorso di crescita personale e professionale
    al termine del quale possano ambire ad una collocazione nel
    mercato del lavoro”.   
    Ed esperienze in tal senso già ci sono e qualcuno degli
    attuali detenuti che frequentano il corso, svela che presto
    inizierà a lavorare in un locale del centro storico di Perugia
    grazie alla semilibertà.   
    La speranza di una vita diversa da quella fin qui condotta
    accompagna ogni singolo gesto di ogni singolo detenuto. Federico
    è della periferia di Perugia ed ha solo 24 anni. “Prima di
    sbagliare con la vita – racconta -, facevo il pizzaiolo e il
    panettiere. La cucina è il mio ambito e in questi anni che mi
    sono rimasti di carcere voglio studiare e migliorarmi in questo
    settore, lo devo fare per me stesso, per la mia famiglia e
    soprattutto per mio figlio”. (ANSA).   

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    Addio alla delega fiscale, la Lega non arretra

    Tra veti e assenze si chiude definitivamente la partita della delega fiscale. Anche il tentativo del governo di portare a casa in extremis il provvedimento, sfruttando la riapertura del Senato per il dl aiuti bis, sembra, infatti, destinato a naufragare. Il premier Mario Draghi è tornato a spendersi sulla legge quadro venerdì in conferenza stampa facendo sapere di aver contattato la presidente Casellati per provare a inserirlo nel calendario d’Aula. “C’era un accordo con tutte le forze politiche – ha ricordato Draghi – cioè che la delega fiscale sarebbe stata votata il 7 settembre. Il governo si è impegnato a non scrivere i decreti delegati fino alla data delle elezioni. Il governo ha mantenuto la sua parola” e anche “tutte le forze politiche, tranne una”. Il riferimento, anche se indiretto, è alla Lega che, con Matteo Salvini, si è detta contraria a “blitz a cinque giorni dalle elezioni” perché “sarebbe una mancanza di rispetto”, ha sottolineato il leader del Carroccio.    Meno duri gli alleati, FdI ed Fi, ma in ogni caso, senza l’unanimità dei presidenti dei gruppi e nella settimana pre-elettorale sembra davvero difficile che il testo possa approdare in Aula. Tanto più che – si spiega dal centrosinistra in Senato – l’intesa siglata tra le forze politiche prima della crisi di governo e della chiusura dei lavori per la pausa estiva prevedeva il via libera anche ad altri due provvedimenti oltre alla delega fiscale: l’equo compenso e l’ergastolo ostativo. Due testi sui quali, però, qualche mal di pancia c’è. Riaprire – quindi – tutta la partita complessiva nell’ultima settimana prima delle urne e con il governo che non può porre la fiducia, appare irrealistico anche ai più ‘tifosi’ del provvedimento.    Qualcosa di più si capirà, comunque, alla riunione dei capigruppo convocata alle 14 a Palazzo Madama per definire il calendario dell’Aula. “Ci proveremo fino all’ultimo”, fanno sapere dal Pd spiegando comunque di non confidare – quantomeno per realismo – nella possibilità che il testo sia approvato. Da considerare c’è, peraltro, anche la variabile delle possibili assenze dei senatori impegnati in giro per il Paese in campagna elettorale. Assenze che – fa rilevare qualcuno – impensieriscono, addirittura, sul fronte del decreto aiuti che torna a Palazzo Madama per la cancellazione della norma sullo stop al tetto degli stipendi dei manager.    

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    Draghi, evitare ambiguità, autocrazie sfruttano esitazioni

    Dialogo ma niente ambiguità. Perché le autocrazie “prosperano” davanti alle “esitazioni”. E’ la ricetta che Mario Draghi ripete a New York alla platea della 57ma edizione dell’Annual Awards Dinner della ‘Appeal of Conscience Foundation’, la fondazione che gli conferisce il premio World Statesman (statista dell’anno), che prima di lui hanno ricevuto diversi capi di Stato e di governo, da Gorbachev ad Angela Merkel fino a Shinzo Abe, proprio lo scorso anno, che Draghi ricorda in apertura del suo discorso. Joe Biden, in un messaggio alla fondazione, ringrazia il premier per la sua “leadership” e per la “voce potente” che ha avuto nella promozione dei diritti umani. E ancora più lusinghiere sono le parole della laudatio di Henry Kissinger: “Il suo coraggio e la sua visione faranno sì che resterà con noi a lungo”, dice l’ex segretario di Stato americano mentre Draghi fa con la mano il gesto di frenare. Davanti al rischio di una nuova Guerra Fredda, di una nuova “polarizzazione” innescata dalla guerra della Russia contro l’Ucraina, scandisce il premier, sarà il modo in cui “trattiamo con le autocrazie” che “definirà la nostra capacità di plasmare il futuro”.” Servono quindi, sintetizza, “franchezza, coerenza e impegno”. Intanto bisogna essere “chiari ed espliciti sui valori fondanti delle nostre società”, la fede nella democrazia e “nello Stato di diritto”, il rispetto dei diritti umani, la solidarietà globale. Ideali che dovrebbero “guidare la nostra politica estera in modo chiaro e prevedibile”. Se si traccia una “linea rossa”, la metafora, bisogna “rispettarla”. Se si prende un impegno, ripete spesso peraltro in questi ultimi giorni, “dobbiamo onorarlo”. Anche per non “pentirsene dopo”. Bisogna essere pronti insomma a “collaborare” anche con i governi autoritari ma senza “compromettere i nostri valori fondamentali”. Vale prima di tutto per la crisi ucraina: Ue, Usa e tutto l’occidente si sono mostrati “fermi e uniti” nel sostegno a Kiev il cui “eroismo” è “un potente promemoria di ciò per cui lottiamo, di ciò che stiamo per perdere”. Nonostante la “tristezza” di questi tempi, Draghi si professa comunque ottimista: che la Russia possa “tornare alle norme che ha sottoscritto nel 1945” e che l’Ucraina possa trovare quella “pace” che non bisogna smettere di cercare. “Solo la cooperazione globale – ha concluso il premier che ribadirà il concetto stasera nel discorso all’assemblea generale dell’Onu – può aiutare a risolvere i problemi globali, dalla pandemia ai cambiamenti climatici”.

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    Elezioni: Parolin auspica che i toni si smorzino

    (ANSA) – ROMA, 20 SET – Il segretario di stato Vaticano
    Pietro Parolin ha auspicato che “i toni della campagna
    elettorale si smorzino” e che “si metta al primo posto il bene
    del Paese”: Lo ha detto lui stesso rispondendo ad una domanda
    dei giornalisti italiani a margine di un premio assegnato al
    premier Mario Draghi a New York. “Quello che posso dire è che i
    toni della campagna si smorzino, come ha detto anche il Papa
    recentemente” e che “si mettano al primo posto il bene del Paese
    e le necessità della gente”, ha detto. “Se si fa questo sforzo –
    ha aggiunto – ecco allora che i toni si smorzano, non ci sono
    più quelle contraddizioni che vengono messe in rilievo. Allora
    si servono concretamente i bisogni della gente, le esigenze che
    sono stante e quello che possiamo augurarci è che vada bene per
    le prossime elezioni, manca ormai solo una settimana”. (ANSA).   

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    FdI: Calogero Pisano sospeso da ogni incarico

    In passato avrebbe scritto sui social parole di apprezzamento per Adolf Hitler, oltre che di sostegno per Vladimir Putin. E oggi Calogero Pisano, coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia ad Agrigento e candidato alle prossime elezioni, è stato sospeso “con effetto immediato” da tutti gli incarichi nel partito guidato da Giorgia Meloni dopo che erano arrivate le proteste, fra le altre, della comunità ebraica di Roma.
    Il caso è stato sollevato da un articolo pubblicato su repubblica.it sotto il titolo “Calogero Pisano, il candidato FdI che inneggia a Hitler e Putin”. E fra i primi a rilanciare la polemica era stato il vicesegretario del Pd Peppe Provenzano: “Hitler ‘un grande statista’. ‘Io sto con Putin’. A dirlo è un candidato di Meloni alla Camera ad Agrigento, parte del mio stesso collegio. Cosa diranno, ora? È goliardia? La fiamma nel simbolo, i fascisti in lista… È proprio vero, ‘le radici profonde non gelano mai'”, aveva scritto Provenzano su Twitter.
    Ma soprattutto sono arrivate le proteste di Ruth Dureghello, presidente della comunità ebraica di Roma: “È inaccettabile – ha scritto – l’idea che nel prossimo Parlamento possa sedere chi inneggia a Hitler. L’ho detto in riferimento a un candidato di un altro partito e lo ripeto qui: non può esserci spazio per chi legittima l’odio”.
    La risposta di Fratelli d’Italia è arrivata poche ore dopo con un comunicato perentorio in cui si annuncia che Calogero Pisano “è sospeso con effetto immediato da Fratelli d’Italia. È sollevato da ogni incarico di partito, a partire da quello di coordinatore provinciale di Agrigento e di componente della direzione nazionale”. Inoltre il partito di Giorgia Meloni precisa che “da questo momento in poi Pisano non rappresenta più Fdi a ogni livello e a lui viene inibito anche l’utilizzo del simbolo”. Infine si annunciano altre possibili sanzioni in arrivo perché lo stesso Pisano è stato “deferito al collegio di garanzia del partito per ogni ulteriore decisione”.

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    Salvini a Bloomberg: “Durante la guerra ho cambiato idea su Putin”

    “La mia opinione su Putin è davvero cambiata durante la guerra, perché quando qualcuno inizia a invadere, bombardare, inviare carri armati in un altro paese, beh, tutto cambia”. Lo afferma il leader della Lega, Matteo Salvini, a Bloomberg.
    Quello che per Matteo Salvini non cambierà, invece, è la collocazione internazionale dell’Italia. “Per il prossimo futuro la Cina è il nostro principale competitor” evidenzia Salvini, “dobbiamo temerla perché non è una democrazia ed è pronta ad invadere il mercato europeo con i propri prodotti e merci, a cominciare dall’industria automobilistica con il nuovo trend dell’elettrificazione”.
    Nell’intervista a Bloomberg, Salvini ha cercato di rassicurare gli investitori su un possibile governo di destra, dicendo che sarà stabile e unito indipendentemente da quale partito prevale all’interno della coalizione.
    In giornata il leader del Carroccio ha mostrato uno scatto sull’autonomia, che è “più urgente del presidenzialismo”. E potrebbe proprio essere l’autonomia differenziata la (nuova) bandiera della Lega da sventolare nel rush finale per il 25 settembre. E anche dopo, per rivendicarla nei rapporti di forza tra alleati di un prossimo eventuale governo di centrodestra. Da qui la spinta in avanti di Salvini, che raccoglie il ‘testimone’ dei governatori sull’autonomia e la contrappone al presidenzialismo sognato da Giorgia Meloni. “Il sistema presidenziale è una delle riforme su cui lavoreremo. Ma penso sia più urgente e necessaria la concessione di una maggiore autonomia alle Regioni”, mette in chiaro il segretario a Newsmax, sito di informazione vicino alla destra americana. A vantaggio dell’autonomia, c’è anche il fattore tempo: “può essere approvata senza modificare la Costituzione”, sottolinea.   

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    Affondo di Meloni: “Il governo consente provocazioni”

    Giorgia Meloni alza il tono dello scontro politico attaccando frontalmente il governo, accusato di consentire “sistematiche provocazioni” contro di lei e il suo partito. Ma denuncia anche la sinistra perchè, a suo giudizio, facendo anche riferimento all’incontro di Enrico Letta con la Spd, “sta giocando a mettere in mezzo i poteri internazionali, ormai convinti che non gli serva avere il consenso degli italiani e preferiscono avere la protezione di alcuni poteri stranieri e esteri”.
    Insomma, a pochi giorni dal voto, la leader di Fratelli d’Italia non si limita a stigmatizzare le contestazioni subite nei giorni scorsi ma mette al centro di questa campagna elettorale, sinora svoltasi in un clima tutto sommato di sostanziale correttezza, il serio rischio di disordini di piazza. “In nessuna democrazia evoluta – attacca l’ex ministro della Gioventù su Facebook – l’unica opposizione al Governo è oggetto di sistematici attacchi da parte di Ministri, cariche istituzionali e grandi media. E, soprattutto – insiste – in nessuna democrazia occidentale il Governo consente scientificamente provocazioni che potrebbero facilmente sfociare in disordini – durante la campagna elettorale – nelle manifestazioni politiche dell’opposizione. Questa gente – è l’affondo di Meloni – parla di Europa, ma il loro modello è il regime di Ceausescu. Non ci facciamo intimidire da chi odia la libertà e la sovranità popolare”.
    Parole durissime all’indomani della protesta che la leader di Fratelli d’Italia ha subito a Caserta, dove alcuni contestatori hanno esposto manifesti ironici (“Pronti ad approvare il Ddl Zan”, o “Pronti a legalizzare la cannabis”, ndr) del tutto identici, come grafica, a quelli che riportano gli slogan ufficiali di Fdi. Subito, a caldo, questa la sua reazione dal palco: “Vergogna, è il sesto comizio che faccio e ci sono ancora contestatori che provocano. Stasera chiamerò di nuovo il ministro dell’Interno Lamorgese, che evidentemente non sa fare il suo lavoro. Perché le altre volte si poteva parlare di incompetenza, ma ora penso sia una cosa fatta apposta. Si sta cercando l’incidente”. A dare manforte alla Presidente tutto il partito: il responsabile del programma Giovanbattista Fazzolari parla di “strategia della tensione”. Anche il copresidente del gruppo Ecr- FdI parla di “contestazioni sistemiche che inquinano gli ultimi giorni della campagna elettorale”.
    Una denuncia accolta tutto sommato con freddezza dal resto del centrodestra: Matteo Salvini, interrogato a Crotone dice di voler lasciare alla “sinistra le minacce, i volti scuri, la gelosia”. “Più insultano – aggiunge l’ex ministro dell’Interno – più hanno capito che domenica perdono, poi canteranno Bella ciao alla poltrona…”.
    Osvaldo Napoli, di Azione, osserva che tutto sommato “fischi e buuu erano, e tutt’ora sono, all’ordine del giorno. È il bello della democrazia, e tale deve rimanere finché qualcuno non cambia spartito e passa alle vie di fatto”. Più preoccupato il leader di Azione, Carlo Calenda che senza citare Meloni lancia un appello alla responsabilità: “Il clima si sta scaldando. Anche un nostro banchetto a Milano – denuncia l’ex ministro – è stato recentemente messo a soqquadro. Un episodio molto grave, per il quale io invito tutti alla responsabilità”.