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    Al Colle il compagno e la figlia di Meloni

    Al Quirinale per assistere al giuramento del nuovo governo il compagno di Giorgia Meloni, Andrea Gianbruno, insieme a Ginevra, la loro figlia. I due sono arrivati con la Cinquecento bianca che ha usato la leader di Fdi prima di ricevere l’incarico. Con loro anche lo staff della premier incaricata.

    Governo, Meloni giura al Quirinale davanti alla figlia

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    Sicilia: un mese dal voto,mancano eletti a Catania e Messina

    (ANSA) – PALERMO, 22 OTT – A quasi un mese dal voto per le
    regionali in Sicilia dove si è votato il 25 settembre assieme
    alle politiche, il quadro completo dei deputati all’Assemblea
    regionale non c’è ancora. Si attende la proclamazione degli
    eletti nelle circoscrizioni di Catania e Messina, dove è in
    corso il riconteggio delle schede. Stamattina sono stati,
    invece, proclamati i 16 eletti a Palermo che hanno ricevuto
    l’attestato dall’ufficio centrale circoscrizionale del
    Tribunale: Alessandro Aricò, Fabrizio Ferrara e Marco Intravaia
    per FdI; Gianfranco Miccichè, Edy Tamajo e Gaspare Vitrano per
    Fi; Nuccio di Paola, Adriano Varrica, Luigi Sunseri per il M5s;
    Antonello Cracolici, Valentica Chinnici, e Mario Giambona per il
    Pd; Ismaele La Vardera e Salvatore Geraci per ‘Cateno sindaco
    di Sicilia’; Vincenzo Figuccia per ‘Prima l’Italia-Lega’; Nuccia
    Albano per la Dc Nuova. (ANSA).   

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    Iran, L'Aquila in piazza,sit-in e concerti per diritti donne

    (ANSA) – L’AQUILA, 22 OTT – Un ordine del giorno approvato
    all’unanimità in consiglio comunale, un sit-in in piazza Duomo e
    un concerto all’Auditorium per ribadire la condanna della
    violenza sulle donne iraniane e sulla popolazione. L’Aquila
    esprime così vicinanza alle vittime della repressione da parte
    della polizia iraniana.   
    Di qui l’ordine del giorno proposto in consiglio da Stefania
    Pezzopane, consigliere comunale Pd. Un documento, sottoscritto
    da tutti i gruppi consiliari, che invita a sollecitare il
    governo italiano “a esprimere una forte condanna di questi
    terribili fatti a danno di giovani donne inermi e a prendere una
    netta posizione di condanna degli assassini politici compiuti
    oggi e nel passato dal regime iraniano”. Inoltre, l’ordine del
    giorno invita a chiedere al governo che solleciti la comunità
    internazionale “ad adottare provvedimenti urgenti per fermare
    l’uccisione di massa di giovani iraniane e iraniani; solo nel
    2022 sono state effettuate 414 esecuzioni capitali di cui 12 nei
    confronti donne e 2 di minori”.   
    “Mi sono occupata della vicenda iraniana anche in Parlamento
    da coordinatrice del gruppo interparlamentare appositamente
    costituito per seguire le vicende – ricorda Pezzopane, ex
    onorevole Dem – Ho partecipato ai raduni promossi dal Consiglio
    nazionale della Resistenza iraniana a Parigi e Tirana. Ho
    conosciuto donne forti, resistenti, mie sorelle. Purtroppo molte
    donne stanno pagando con la vita il loro coraggio”.   
    Ieri sera, il pianista iraniano Ramin Bahrami, all’Aquila per
    un concerto con I Solisti aquilani, ha detto: “Vorrei dedicare
    questo concerto alla mia terra natale, flagellata da dei
    criminali, sperando che la Mesopotamia, culla della civiltà
    Indoeuropea, torni a essere maestra di libertà”.   
    Questo pomeriggio, in piazza Duomo ci sarà un sit-in dal
    titolo “The time has come – L’Aquila sostiene l’Iran”. “Sentiamo
    il dovere – affermano i promotori – di supportare le richieste
    di cambiamento dei popoli dell’Iran a partire dallo splendido
    protagonismo delle donne che con la loro autodeterminazione
    stanno mettendo in discussione il regime”. (ANSA).   

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    Governo: dopo il giuramento al Quirinale la foto di rito

    Dopo il giuramento al Quirinale il premier Giorgia Meloni e tutti i ministri si sono messi in posa per la foto di rito con il Capo dello Stato. Successivamente un breve scambio di saluti con il presidente della Repubblica nella sala degli specchi.   

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    Draghi: 'Non lascio consigli al nuovo governo ma il lavoro fatto'

    “Non do consigli al nuovo governo, quello che un governo uscente può fare è lasciare la testimonianza di quello che ha fatto, questo è quello che un presidente del Consiglio uscente lascia a quello che arriva”. Lo ha detto il premier Mario Draghi rispondendo ad una domanda in conferenza stampa al termine del Vertice Ue e sottolineando che “abbiamo cercato di lasciare una transizione serena” in modo tale che il nuovo governo “possa rapidamente iniziare la propria attività”.

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    L'incarico a Giorgia Meloni. Il podcast

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    Chi è Pichetto, da vice al Mise all'Ambiente

     Berlusconiano di lungo corso. Gilberto Pichetto, classe 1954, viene da Veglio, piccolo borgo in provincia di Biella. Economista di formazione, commercialista e insegnante di professione. La sua carriera la fa in politica.    Comincia a vent’anni dal consiglio comunale del minuscolo comune di Gifflenga, fino ad arrivare a quello del capoluogo prealpino.    Poi intraprende la strada “azzurra” tracciata dal Cavaliere, senza però lasciare le sue montagne.    Il cursus honorum in Forza Italia inizia nell’anno 1995, con l’elezione al consiglio regionale del Piemonte. Due anni dopo è assessore all’industria, carica che mantiene per più di un lustro. Lascia la sua terra per un seggio al Senato. Ma, quando cambia il vento politico a Roma, torna a Torino per fare il vice al presidente della Regione, l’allora leghista Roberto Cota. Nel 2014 arriva la grande occasione: è il candidato del centrodestra per le regionali. Fortemente voluto da Silvio Berlusconi, corre in un campo minato. Fratelli d’Italia, che aveva chiesto a gran voce le primarie, lo molla per sostenere il candidato di bandiera Crosetto. Il centrodestra è spaccato e quelle elezioni le vince Chiamparino, contro un Pichetto fermo al 22%.    Nel 2018 inizia una nuova fase: torna a palazzo Madama. Qui firma per il referendum sul taglio dei parlamentari e diventa capogruppo di Forza Italia nella V Commissione Bilancio. Nel 2021, passa dalle aule parlamentari alle sale di via Vittorio Veneto: nel governo Draghi è viceministro del leghista Giancarlo Giorgetti al ministero dello Sviluppo economico. Ora è stato designato al neonato ministero dell’Ambiente e sicurezza energetica, successore del dicastero della Transizione ecologica.

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    Chi è Calderoli, leghista di ferro agli Affari Regionali

    Leghista della prim’ora, Roberto Calderoli si appresa a giurare da ministro per la terza volta nella sua ormai più che trentennale carriera politica. Questa volta guiderà il dicastero gli Affari Regionali e delle Autonomie, dopo essere stato a capo delle Riforme istituzionali dal 2004 al 2006 e della Semplificazione normativa dal 2008 al 2011, sempre con Silvio Berlusconi presidente del consiglio.    Classe 1956, Calderoli muove i primi passi accanto a Umberto Bossi. Nel 1990 viene eletto consigliere comunale nella sua Bergamo, ruolo che ricoprirà fino al 1995. Il debutto in Parlamento è datato 1992 quando viene eletto per la prima volta deputato con la Lega Nord, di cui l’anno successivo divenne presidente e poi, dal 1995 al 2002, segretario nazionale. Resta alla Camera dei Deputati per tre legislature, fino al 2001 quando viene eletto per la prima volta al Senato. Resterà a Palazzo Madama, ininterrottamente, per 21 anni fino alla rielezione delle passate politiche. Laureato in medicina, e da sempre strenuo sostenitore delle Autonomie, tema caro al nuovo governo. Calderoli è stato anche vicepresidente del Senato per tre volte, prima con Marcello Pera, poi con Franco Marini e, infine, con Pietro Grasso e Maria Elisabetta Casellati.    Nel 2005 firmò le legge elettorale che lui stesso definì “una porcata” e che conquistò il nome di ‘Porcellum’. Una legge che poi fu bocciata dalla Corte Costituzionale.    Controverso in alcune sue dichiarazioni, è stato protagonista di un rovente faccia a faccia con l’allora ministro Cécile Kyenge.