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    Approvato l’accordo militare Usa-Danimarca, i soldati americani avranno basi e giurisdizione propria

    Bruxelles – Con 94 voti favorevoli e solo 11 contrari, il parlamento danese ha approvato ieri sera (11 giugno) un nuovo accordo di difesa che concede agli Stati Uniti un accesso esteso alle basi militari di tre città danesi: Karup, Skrydstrup e Aalborg. L’intesa prevede la possibilità per le forze armate statunitensi di operare da questi siti, immagazzinare materiale militare, effettuare manutenzioni, esercitazioni e stazionare personale. Le forze Usa avranno anche giurisdizione legale autonoma per quanto riguarda i propri militari, sollevandoli dal rispetto del diritto danese in prima istanza.L’accordo, firmato nel dicembre 2023 sotto l’amministrazione di Joe Biden ma finalizzato dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa bianca, ha sollevato critiche da parte di una parte dell’opinione pubblica e di alcune forze politiche, in particolare per i timori relativi alla perdita di sovranità e al potenziale conflitto con i principi costituzionali danesi. Tra i voti contrari si sono distinti quelli dell’Alleanza Rosso-Verde (Enhedslisten), degli ambientalisti di Alternativet e della parlamentare indipendente Theresa Scavenius, che ha parlato di “mancanza di controllo democratico” e di un processo decisionale troppo opaco. Secondo il leader di Enhedslisten, Pelle Dragsted, l’accordo segna “un fallimento nei confronti della popolazione danese” e rischia di creare “zone sotto giurisdizione americana, fuori dal controllo delle autorità danesi, dove potrebbero verificarsi abusi”. Il Danish institute for human rights ha espresso timori per la possibilità che i soldati americani, agendo anche fuori dalle basi, possano intervenire su manifestazioni o attività civili, senza essere perseguibili secondo il diritto locale.La premier danese Mette Frederiksen (foto: Consiglio Europeo)Il governo danese ha respinto le accuse, sottolineando che la responsabilità primaria della sicurezza resterà in capo alle autorità nazionali. Il ministro della Giustizia Peter Hummelgaard ha dichiarato che il controllo danese “rimane saldo” anche nelle aree coinvolte dall’intesa. La premier Mette Frederiksen ha difeso la scelta come necessaria nel contesto attuale: “Il problema non è un’eccessiva presenza americana in Europa, bensì il rischio che gli Stati Uniti si disimpegnino o fermino le donazioni all’Ucraina”.La ratifica dell’accordo arriva in un momento delicato nei rapporti bilaterali tra Copenaghen e Washington. Le recenti dichiarazioni del presidente Trump sulla volontà di “ottenere” la Groenlandia “in un modo o nell’altro” hanno riacceso tensioni mai del tutto sopite. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, l’intelligence americana avrebbe ricevuto istruzioni per monitorare i movimenti indipendentisti groenlandesi e valutare il sentimento locale sull’estrazione di risorse, generando una risposta diplomatica dura da parte di Frederiksen: “Non si spia un alleato“, ha dichiarato.A complicare ulteriormente il quadro, le affermazioni del vicepresidente Usa JD Vance, che durante una visita alla base spaziale americana di Pituffik lo scorso 26 marzo aveva invitato la Groenlandia a “tagliare i ponti con la Danimarca” per allinearsi con Washington. Per il governo danese, proprio questo scenario rende ancora più strategico l’obiettivo di mantenere aperto il canale con gli Stati Uniti. Nonostante le preoccupazioni espresse da varie voci politiche e accademiche, l’accordo viene così interpretato da Copenaghen come uno strumento per gestire in modo più stabile una relazione sempre più complessa con il principale alleato militare della Nato.

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    La Danimarca assume la presidenza del Consiglio artico

    Bruxelles – Da questa mattina (12 maggio), la Danimarca ha assunto la leadership del Consiglio artico, il forum che riunisce i Paesi che si affacciano sul circolo polare settentrionale, succedendo alla Norvegia, che ha guidato l’organismo dal 2023 al 2025. Il nuovo mandato danese, che durerà fino al 2027, si preannuncia particolarmente significativo, visto il contesto geopolitico complesso che attraversa la regione artica.Durante la presidenza norvegese, il Consiglio ha affrontato una crisi interna senza precedenti, a causa delle tensioni derivanti dalla guerra in Ucraina e dalla sospensione della cooperazione con la Russia. Nonostante queste difficoltà, la Norvegia è riuscita a mantenere l’unità e la funzionalità del Consiglio, concentrandosi su obiettivi limitati come il cambiamento climatico, la protezione dell’ambiente marino e il benessere dei popoli artici.Ora, sotto la guida danese, la sfida maggiore sarà gestire le dinamiche politiche delicate, in particolare in relazione alla Groenlandia, che è diventata un punto di interesse strategico dopo le dichiarazioni di Donald Trump, che non ha escluso la possibilità di acquisirne il controllo militarmente. La Danimarca dovrà bilanciare gli interessi geopolitici globali con la necessità di preservare la stabilità e la cooperazione tra i membri del Consiglio Artico, un compito non facile in un periodo di crescente rivalità internazionale.