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Meloni sente Machado: ‘Senza Maduro nuova speranza per il Venezuela’


Una “nuova pagina di speranza” per il popolo venezuelano con “l’uscita d scena di Maduro”. Come Giorgia Meloni ha sottolineato parlando con il capo dell’opposizione venezuelana e premio Nobel per la pace María Corina Machado. Un confronto, che arriva dopo quello che la stessa Machado ha avuto con il presidente francese Emmanuel Macron, sulle prospettive di una transizione pacifica e democratica a Caracas.

L’uscita di scena di Maduro rappresenta per i cittadini venezuelani “la speranza” di poter tornare a “godere dei principi base della democrazia e dello Stato di diritto”, l’assunto condiviso dalle due leader. La telefonata con Machado (recentemente liquidata da Trump per la possibile guida del Paese) testimonia la vicinanza dell’Italia al popolo venezuelano e l’attenzione per gli sviluppi del caso, rimarcano fonti di maggioranza.

Intanto, a oltre 24 ore dall’attacco degli Usa al Venezuela Matteo Salvini rompe il silenzio. E in poche righe pubblicate su Instagram esprime un punto di vista con sfumature diverse rispetto alla linea ufficiale del governo. “Nessuno avrà nostalgia di Maduro, responsabile di aver affamato e oppresso per anni il suo popolo – premette Salvini -. Detto questo, per la Lega la strada maestra per risolvere le controversie internazionali e chiudere i conflitti in corso deve tornare a essere la diplomazia, rispettando il diritto dei popoli a decidere del proprio futuro”, afferma Salvini. Dopo che l’esecutivo ha definito “legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza”, Salvini cita le parole “illuminanti” del Papa e sostanzialmente fa sua la richiesta di “garantire la sovranità nazionale del Venezuela e assicurare lo stato di diritto”.

Mentre sale l’attesa per l’informativa del ministro degli Esteri Antonio Tajani in Parlamento (in Senato la capigruppo per calendarizzarla è già prevista per l’8 dicembre, alla Camera non è ancora stata convocata), le opposizioni attaccano a testa bassa. “Cosa Meloni farà quando gli Usa dirigeranno le loro attenzioni sulla Groenlandia, che appartiene alla Danimarca, uno stato europeo?”, incalza Giuseppe Conte. Il leader del M5s stigmatizza “la subalternità agli Usa” del nostro governo e avverte: “Oggi siamo più indifesi e vulnerabili” perché “ci stiamo avvicinando al far west mondiale”. La premier “sceglie Trump e dimentica che per la Costituzione l’Italia ripudia la guerra – afferma il responsabile Esteri del Pd Peppe Provenzano -. Legittimare questa violazione del diritto internazionale è gravissimo”. L’azione politica dei dem va avanti anche in Ue dove presentano un’interrogazione per chiedere all’Alta Rappresentante dell’Ue di condannare con parole chiare l’uso unilaterale della forza” e “di riportare la crisi venezuelana nel quadro multilaterale delle Nazioni Unite”.

Durissimo Nicola Fratoianni di Avs: “Provo sincera pena e anche imbarazzo nei confronti della presidente del consiglio Meloni, che si è dichiarata favorevole all’autodifesa degli Stati Uniti dagli attacchi del narcotraffico. Verranno in Parlamento per mentire in faccia al popolo italiano?”. Quello di Donald Trump si chiama “neocolonialismo energetico: è una prova di forza per impossessarsi delle più grandi riserve di petrolio del pianeta”, gli fa eco Angelo Bonelli. Riccardo Magi, da Più Europa, ricorda che “il presidente Usa ha già più volte ribadito che l’annessione della Groenlandia è una necessità per la sicurezza nazionale: fino a dove si spingerà l’asservimento di Meloni? Dirà che è legittima difesa?”.

Forza Italia rispedisce le critiche al mittente: “Siamo sempre stati dalla parte della libertà” ed “esprimiamo grande soddisfazione perché un’altra dittatura è crollata”, afferma Maurizio Gasparri che a sua volta punta il dito contro “la sinistra” che “si mobilita a scendere in piazza per difendere Hamas, il dittatore venezuelano Maduro ed altri personaggi di questa natura”. “Il dibattito sul diritto internazionale verifichi anche perché in questi anni le organizzazioni internazionali non abbiamo di fatto mosso un dito contro la dittatura”, rincara l’eurodeputato azzurro Massimiliano Salini. 

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