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Meloni: ‘Da sempre contro Maduro. Intervento Usa è legittimo’


Nella prima reazione, a poche ore dalle notizie dell’attacco Usa a Caracas, non si sbilancia, ma si limita ad assicurare la massima attenzione agli italiani, parecchie migliaia, in Venezuela. Poi riflette coi suoi – in una serie di riunioni e collegamenti – sulla nota che arriva dopo che Donald Trump ha iniziato a spiegare, a Fox news, i contorni dell’azione statunitense. “Legittima”, per Giorgia Meloni, perché si tratta di “un intervento di natura difensiva” contro una “minaccia ibrida” alla sicurezza nazionale americana messa in atto, come nel caso del regime venezuelano, da “entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico”.

Non cita quella che per le opposizioni – e per altri Paesi come Spagna o Francia – è una “violazione del diritto internazionale”, perché, è il ragionamento che fanno anche dentro Fratelli d’Italia, quello di Nicolas Maduro è un governo “mai riconosciuto” non solo da Roma ma dalla gran parte della comunità internazionale. Quindi, fermo restando che “l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari”, ben venga la mossa di Trump che ora potrebbe aprire a quella “transizione democratica” da “sempre” auspicata dal governo italiano.

La premier lo aveva ribadito anche nel corso della sua visita in Argentina a fine 2024, chiamando “presidente eletto” Edmundo Gonzalez Urrutia a fianco di Javier Milei, dopo averlo chiamato all’indomani delle elezioni contestate per la loro “poca trasparenza”. L’Italia, ripete anche ora la premier – che si è concessa una pausa a Madrid, come ha fatto sapere via social il suo “amico”, e leader di Vox, Santiago Abascal – “ha sempre sostenuto l’aspirazione del popolo venezuelano a una transizione democratica nel Venezuela, condannando gli atti di repressione del regime di Maduro, la cui auto-proclamata vittoria elettorale l’Italia, assieme ai principali partner internazionali, non ha mai riconosciuto”.

Sono in pochi nel centrodestra a parlare nelle ore in cui non si capisce che evoluzioni si potranno avere a Caracas, e in cui è “priorità assoluta” per l’esecutivo l’incolumità dei circa 120mila italiani che vivono o si trovano in Venezuela. Meloni si tiene in stretto contatto con il ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha seguito fin dalle prime ore dopo gli attacchi la situazione, attivando l’Unità di crisi della Farnesina oltre agli uffici diplomatici del paese sudamericano.

Il giudizio sull’azione americana è comune nella coalizione, che respinge gli attacchi del centrosinistra. “Vogliamo la pace ma non verseremo lacrime per una dittatura comunista”, dice il presidente del senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri mentre da FdI il capodelegazione al Parlamento europeo Carlo Fidanza osserva che “fa sorridere” che a chiedere il rispetto del diritto internazionale in Venezuela “insieme non a caso a Russia, Iran e Cuba, siano i rappresentanti di quella sinistra rosso-verde che da 4 anni strizzano l’occhio a Putin, che vanno a braccetto con gli Hannoun e i filo-Hamas e che mai hanno condannato Maduro”. Nel partito non manca chi punta il dito anche contro Maurizio Landini, opposizioni e sindacato, è il ragionamento che circola, che “non si sono mai indignati” per le “politiche scellerate” del regime venezuelano. Dalla Lega c’è chi come il senatore Claudio Borghi, non nuovo a questa presa di posizione, si spinge più in là e ironizza “sull’ipocrisia” di chi invece è a favore del sostegno militare in Ucraina. “E ora che facciamo, mandiamo 12 pacchetti di armi a Maduro?”, rilancia la sua provocazione. Sulla stessa lunghezza d’onda (come sul no alle armi a Kiev) il vicesegretario leghista Roberto Vannacci che si chiede se ora Ursula von der Leyen “congelerà gli assetti finanziari Usa in Europa e farà un debito comune da 90 miliardi per mandare armi al Venezuela”. 

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