Un testo va presentato, per dare il tempo alle forze politiche di digerirlo e pure al Parlamento di approvarlo senza andare troppo a ridosso delle elezioni politiche. Ma senza “blitz”, anzi, si starebbe pure cercando la percorribilità di “consultazioni” formali con le opposizioni.
Certo è che la maggioranza, archiviata la manovra, sta cercando di stringere sulla legge elettorale e ha tutta l’intenzione di portare avanti una riscrittura delle regole del voto che garantisca quella “stabilità e governabilità” che la stessa Giorgia Meloni non fa che citare come un bene per l’Italia (e punto di forza del suo esecutivo).
L’idea iniziale, spiegano in diversi nel centrodestra, era quella di evitare di sovrapporre il dibattito sulla legge elettorale alla campagna sulla riforma della giustizia. Ma visto che il referendum sulla separazione delle carriere sarà molto probabilmente il 22 e 23 marzo, a ridosso della pausa pasquale e dei ponti di primavera, l’idea di accelerare si è fatta strada nel centrodestra, pure se non tutti i tasselli sono ancora al loro posto anche dentro la coalizione di governo. Fermi restando il superamento dei collegi uninominali in favore del sistema proporzionale e il premio di maggioranza oltre una certa soglia (il 40 o anche “il 42%”, come indica ad esempio il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato Alberto Balboni), restano da superare le resistenze degli alleati alla proposta di FdI di scrivere sulla scheda il nome del candidato premier. L’altro nodo da sciogliere, per non incorrere in problemi di costituzionalità, è l’assegnazione del premio, che dovrebbe rispettare la base regionale della composizione del Senato. Una delle ipotesi sul tavolo sarebbe quella di listini regionali che non convince tutti nemmeno all’interno del partito della premier. Una alternativa potrebbe essere quella dell’assegnazione del premio sempre su base nazionale con la ripartizione dei seggi poi su base regionale, con un sistema di computo del voto che tenga conto dei risultati sui territori.
Mentre si valuta la fattibilità delle diverse soluzioni tecniche resta da trovare la strada per coinvolgere le opposizioni. Contatti informali sarebbero in corso da mesi, ma prima di procedere con la presentazione di un testo ci sarebbe l’intenzione di un confronto preventivo sulla falsariga di quanto già accaduto con il premierato, ma a livello di partiti o di capigruppo, visto che in questo caso si tratterà di una iniziativa parlamentare e non di governo. Per il dem Alessandro Alfieri che in una intervista al Manifesto lamenta finora l’assenza di “confronto”, se la destra dovesse tentare “colpi di mano” le opposizioni utilizzerebbero “tutti gli strumenti, compreso l’ostruzionismo per fermare una legge elettorale disegnata a loro uso e consumo”. E di certo non potranno passare “liste bloccate”.
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