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    In Umbria escluse cinque liste Senato e quattro Camera

    (ANSA) – PERUGIA, 24 AGO – Sono cinque al Senato e quattro
    alla Camera le liste non ammesse alle prossime elezioni
    politiche. Secondo quanto risulta all’ANSA l’Ufficio elettorale
    della Corte d’appello di Perugia ha infatti terminato l’esame
    della documentazione presentata dai vari schieramenti.   
    Al Senato non sono stati ammessi Alternativa per l’Italia,
    Destre unite, Gilet arancioni, Noi di centro (che sarà però
    presente per la consultazione relativa a Montecitorio) e Partito
    animalista.   
    Escluse alla Camera Forza nuova, Italia dei diritti, Gilet
    arancioni e il Partito animalista.   
    Era stata inoltre subito non ammessa la lista che fa
    riferimento a Marco Cappato che aveva presentato via pec le
    firme in formato digitale.   
    Le esclusioni sono state decise per irregolarità di vario tipo
    riscontrate dalla Corte d’appello nella documentazione prodotta.   
    I partiti interessati avranno ora 48 ore di tempo per presentare
    eventualmente ricorso in Cassazione. Questa comunicherà quindi
    la sua decisione alla Corte d’appello che procederà a quel punto
    al sorteggio per l’ordine dei simboli sulla scheda elettorale.   
    (ANSA).   

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    Salvini ad Amatrice, vicino a chi soffre

    “Sei anni fa il dramma del #terremoto del Centro Italia che devastò intere città portò via 299 vite. Vicino a chi, ancora oggi, soffre. Questa mattina sarò ad #Amatrice”. Così Matteo Salvini su Twitter.
    Salvini ha preso parte alla Messa di commemorazione, celebrata da mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti che a breve si trasferirà per guidare la diocesi di Verona. Tra i presenti alla Messa, oltre al leader della Lega, il Commissario straordinario alla ricostruzione Giovanni Legnini.

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    Il Pd in Sicilia valuta una causa civile dopo la rottura tra i dem e M5s

    Potrebbe avere strascichi giudiziari la rottura tra Pd e M5s in Sicilia per le Regionali. Il segretario regionale del Partito democratico, Anthony Barbagallo, rivela in un’intervista a La Sicilia, di avere “dato mandato ai nostri legali di verificare la candidabilità di Di Paola e la fondatezza di una causa civile per chiedere il risarcimento dei danni che abbiamo subito da chi non ha rispettato le regole che c’eravamo dati”. “Roba da cerchio dantesco – aggiunge – l’ultimo dell’inferno, quello dove sono confinati i traditori”.

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    Ucraina, Salvini: 'Bruxelles rifletta sulle sanzioni'. Draghi: 'L'Italia continuerà a sostenere Kiev'

    L’attenzione con cui il Cremlino sta seguendo l’esito del voto e i rapporti tra il centrodestra e Mosca tornano a infiammare la campagna elettorale. Se da un lato il premier Mario Draghi ribadisce che l’Italia “continuerà a sostenere l’Ucraina”, e che “la Russia deve porre fine alla sua occupazione illegale, ai suoi attacchi brutali contro i civili disarmati”, si registra l’ennesimo scontro frontale tra Matteo Salvini e il Pd, stavolta sul tema delle sanzioni europee contro il governo russo.
    “La Russia deve porre fine alla sua occupazione illegale, ai suoi attacchi brutali contro i civili disarmati – ha detto Draghi intervenendo alla conferenza per la Crimea in Ucraina -. L’Italia continuerà a sostenere l’Ucraina. Siamo con voi nella vostra lotta per resistere all’invasione russa, per ripristinare l’integrità territoriale dell’Ucraina, per proteggere la vostra democrazia e la vostra indipendenza”. “L’Italia sostiene senza tentennamenti questa iniziativa e l’Ucraina. L’Italia ha sempre condannato l’occupazione della Crimea e siamo preoccupati per il peggioramento dei diritti umani nella penisola e per le ingiustizie verso la comunità tatara: la lotta per la Crimea è parte della lotta per liberare l’Ucraina”.

    Draghi: ‘Lotta per Crimea e’ parte della lotta per l’Ucraina’

    “L’avanzo commerciale della Russia – osserva il leader leghista arrivando al meeting di Cl – è di 70 miliardi di dollari: per la prima volta nella storia il sanzionato ci guadagna. Non vorrei che le sanzioni stiano alimentando la guerra. Spero che a Bruxelles stiano facendo una riflessione”. Molto dura la replica del segretario dem, che sempre dalla kermesse riminese riafferma la linea della fermezza contro Mosca: “Le sanzioni sono una scelta europea. La cosa peggiore che si possa fare è dare segnali di cedimento a Putin: su questo l’Italia deve essere molto netta, mantenere le sue alleanze, e non cambiare linea. Farlo – attacca Enrico Letta – vorrebbe dire darla vinta a Putin che sta ricattando l’Italia e la Ue. Al ricatto non si risponde con il cedimento”.
    Controreplica in serata da Via Bellerio che rilancia i cavalli di battaglia del partito su fisco e pensioni: “Letta non ha argomenti per parlare agli italiani, sceglie gente che minaccia di morte il prossimo, candida gente che odia Israele e rimpiange l’Unione Sovietica, parla solo di russi o fascisti. Noi rispondiamo con Flat Tax e Quota41”.
    “Sull’Ucraina la Lega farà quello che gli altri Paesi democratici ed occidentali fanno. Comunque vadano le elezioni la collocazione internazionale dell’Italia non si cambia”, aveva detto ancora Salvini.
    Ma non è solo il Pd a essere allarmato. Anche il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, prende posizione a favore di Kiev usando toni molto preoccupati: “Dobbiamo sostenere gli ucraini altrimenti i prossimi saremo noi. Il sostegno all’Ucraina è il sostegno a tutti noi” ed è in “difesa dei nostri confini”.

    Agenzia ANSA

    Sfilata di politici che fingono di litigare e poi fanno accordi

    Dopo l’impennata del prezzo del gas, trainata dall’annuncio dello stop di tre giorni alle consegne dalla Russia, il tema energetico torna a dominare la campagna elettorale. Con i leader dei vari partiti che, sul palcoscenico offerto dal Meeting di Rimini, illustrano le rispettive proposte per far fronte all’emergenza. “Sono favorevole al price cap per il gas al livello europeo ma attenzione a farlo al livello italiano: a meno che non si decida di nazionalizzare le imprese”, ha detto la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

    Agenzia ANSA

    Letta, subito prezzi amministrati. Ue, europei al sicuro 

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    Elezioni, Conte: 'Meeting non ospita M5s, scomodi per il sistema'

    “Oggi al Meeting di Rimini non è stata ospitata la voce del Movimento 5 Stelle. C’era invece una sfilata di politici che fanno finta di litigare in pubblico e poi intorno ad un tavolo trovano sempre l’accordo. Poi ci siamo noi, diversi da loro. Siamo scomodi per un certo sistema che vuole escluderci e oscurarci. Come le persone che difendiamo: lavoratori, giovani e piccole imprese non garantiti e tutelati da nessuno. #dallapartegiusta”. Lo scrive su Facebook il presidente del M5s, Giuseppe Conte, pubblicando una foto della riunione dei leader politici prima dei loro interventi al Meeting.    

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    Elezioni: candidata di Azione e post filo Putin, scoppia il caso

    Anche in casa Terzo Polo scoppia un caso legato a vecchi post di candidati. Stavolta tocca a Stefania Modestino, candidata col tandem Azione-Iv al Senato nel collegio Campania 2. Modestino, in alcuni post, poi eliminati, parla di “pensiero unico” riferendosi alla posizione del giornalista del Corriere della Sera Federico Fubini, contrapposto ad Alessandro Orsini; in un altro condivide l’opinione della professoressa Donatella Di Cesare quando in una trasmissione afferma: “Dire che Putin è un pazzo, il male assoluto, è una semplificazione inaccettabile”. Sulla questione è già intervenuto il leader di Azione Carlo Calenda che tramite un tweet fa sapere: “La signora in questione è stata segnalata dal territorio, è un’insegnante e giornalista impegnata nel sociale a Caserta. Errore nostro non aver verificato i post su politica estera. Me ne assumo la responsabilità. Stiamo gestendo la cosa”. 

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    Da price cap a nucleare, le ricette dei partiti sul gas 

    Dopo l’impennata del prezzo del gas, trainata dall’annuncio dello stop di tre giorni alle consegne dalla Russia, il tema energetico torna a dominare la campagna elettorale. Con i leader dei vari partiti che, sul palcoscenico offerto dal Meeting di Rimini, illustrano le rispettive proposte per far fronte all’emergenza.
    Se Giorgia Meloni apre al price cap ma solo se europeo, Luigi Di Maio esorta ad essere celeri e vincere la battaglia in Ue senza aspettare il prossimo governo. Mentre Enrico Letta spinge l’idea dei prezzi amministrati per 12 mesi (una misura che l’Italia potrebbe prendere anche senza Bruxelles), Matteo Salvini e Antonio Tajani concordano sul tetto al prezzo dell’energia, ma rilanciano sul nucleare. Intanto da Bruxelles arriva un messaggio rassicurante: “gli europei saranno al sicuro questo inverno e negli inverni che verranno”, dice la portavoce della Commissione europea Dana Spinant. Ad aprire il dibattito, nel corso del confronto tra i capi politici alla kermesse di Rimini, è il ministro degli Esteri. Per il leader di Impegno civico la battaglia sul prezzo del gas va vinta subito, “tra settembre e ottobre”, senza aspettare che sia il prossimo esecutivo a tornare a trattare. Anche perché “oggi il prezzo è 300 euro a megawattora, prima della crisi era 40. Questo vuol dire che si sta speculando”. Il titolare della Farnesina rinnova, quindi, un appello all’unità: far fronte comune contro il caro bollette che si sta abbattendo su famiglie e imprese. Ma le ricette offerte dai suoi colleghi sono diverse (e spesso non si tratta di sfumature).
    Il segretario del Pd punta su una soluzione italiana ai rincari: “Prezzi amministrati dell’energia per 12 mesi. E’ necessario fare una legge – avverte Letta -, altrimenti il sistema salta”. Sul fronte contrapposto, ovvero via libera al price cap ma in ambito comunitario, si colloca la presidente di FdI: “Sono favorevolissima al price cap per il gas al livello europeo – apre Meloni -, ma attenzione ad imporlo a livello italiano. Perché le società” che gestiscono l’energia nel nostro Paese “non sono pubbliche, a meno che non si decida di nazionalizzarle e di questo se ne può parlare. Si tratta di società quotate in borsa quindi che facciamo mettiamo noi i soldi poi per far comprare a 100 l’elettricità agli altri paesi con cui siamo interconnessi?”. “Noi siamo in Ue e abbiamo il dovere di combattere lì per tutelare gli italiani”, le fa eco Tajani. Su una linea analoga il presidente di Italia viva, Ettore Rosato: “Tutti i partiti si esprimano con forza per andare in Europa a dire che è un elemento decisivo per la sopravvivenza delle nostre aziende e della struttura economica del Paese”. Al coro che invoca un intervento di carattere europeo, risponde Letta: “Dicendo che ‘Bruxelles non ce l’ha dato (il price cap, ndr) e non si può fare’ non si risolvono i problemi. Io dico che i prezzi amministrati in Italia” per un periodo “possiamo farli noi senza chiedere permesso a nessuno”. Per Maurizio Lupi (Noi Moderati) siamo di fronte “all’emergenza più grave dopo il Covid. Serve il tetto ma soprattutto bisogna intervenire rapidamente”. Di qui, la richiesta al premier Mario Draghi di un “provvedimento straordinario per far sopravvivere le pmi. Lo può fare con il consenso di tutti i partiti”. Il leader della Lega, Salvini, non esita a definire “fondamentale” porre un limite ai costi dell’energia, ma subito dopo rilancia sul nucleare: “Se l’Italia vuole essere indipendente dal punto di vista energetico non può essere l’unico grande paese a dire di no alle centrali pulite”.
    Lontani dai riflettori del Meeting, intervengono il ministro Stefano Patuanelli per il M5s e il leader di Azione Carlo Calenda. Il primo ricorda che mentre “oggi tutti chiedono un tetto nazionale al prezzo dell’energia”, “questa proposta del M5S, arrivata in Cdm, è stata stralciata”. Il secondo si pone un obiettivo concreto: “Dimezzare il costo dell’energia subito e portarlo a 100 euro Mwh per le imprese energivore e gasivore”.

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    Scuola: per un prof su 3 ok nuova vaccinazione e mascherine

    Dal 5 settembre in Alto Adige e via via in tutte le Regioni, si tornerà a scuola e in base alle recenti indicazioni pervenute dall’Istituto superiore di sanità e dal ministero dell’Istruzione, la sola disposizione anti-Covid sostanzialmente obbligatoria: quella di tenere le finestre aperte. Gli altri obblighi – vaccinazioni, mascherine, distanziamenti, igienizzazione continua, ecc. – rimangono un’eventualità. Tuttavia, un insegnante su tre già oggi reputa inevitabile una nuova vaccinazione in autunno qualora il numero di nuovi casi Covid dovesse superare il livello di guardia.
    In tal caso, un docente su due reputa anche inevitabile il ritorno della mascherina da indossare per legge durante lo svolgimento delle lezioni. La doppia indicazione giunge da un sondaggio nazionale realizzato dalla Tecnica della Scuola sulle modalità del rientro in classe e la possibile evoluzione della pandemia da Covid-19.
    Esaminando le 1.759 risposte pervenute, risulta che quasi 7 docenti su 10 si dicono contrari all’eventualità che si possa tornare all’obbligo vaccinale (che per il 90% dei casi significa quarta dose di vaccino), anche qualora in autunno i contagi dovessero tornare a crescere.
    Percentuale che non si discosta molto da quella che include genitori e studenti, i quali si esprimono negativamente in misura ancora maggiore: tra le famiglie degli alunni e gli stessi allievi che hanno risposto al sondaggio, a dire no sono stati quasi 8 su 10.
    Quanto all’ipotesi che con la risalita dei contagi possa tornare in auge anche l’obbligo di indossare la mascherina, gli insegnanti si mostrano più possibilisti: un docente su due (il 49,9%) si esprime favorevolmente verso l’obbligo di mascherina, un dispositivo evidentemente percepito più utile che fastidioso, sempre qualora dovessimo subire una recrudescenza della pandemia. Genitori e studenti sono invece più scettici sulla reintroduzione coatta dei dispositivi di protezione: dicono ‘no’ al ritorno della mascherina il 66,5% degli intervistati, a fronte di un 31,4% che si esprimono in modo favorevole. (ANSA).