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    Draghi ai ministri,preparare ordinato passaggio consegne

    (ANSA) – ROMA, 08 SET – Nel corso del Consiglio dei Ministri,
    secondo quanto si apprende, il presidente Mario Draghi ha
    rivolto l’invito ai ministri a preparare un ordinato passaggio
    di consegne volto a fornire al nuovo governo un quadro organico
    delle attività in corso, degli adempimenti e delle scadenze
    ravvicinate, con l’obiettivo di trasmettere tutte le
    informazioni utili al pronto esercizio delle proprie funzioni. A
    tal fine i ministri coordineranno tale attività con il
    sottosegretario Roberto Garofoli. (ANSA).   

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    Ministra Lamorgese ha acceso a Loreto Lampada per la Pace

    (ANSA) – LORETO, 08 SET – La Lampada per la Pace nel
    mondo del Santuario della Santa Casa di Loreto (Ancona) è stata
    accesa dalla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese. La
    cerimonia dell’accensione della Lampada, simbolo di speranza,
    avviene sin dal 1998: tra le personalità cui è stata affidata,
    nel 2002, l’on. Carlo Azeglio Ciampi, allora Presidente della
    Repubblica, e nel 2020 il Capo dello Stato Sergio Mattarella.   
    Dopo l’accensione, durante la cerimonia officiata
    dall’arcivescovo di Loreto e delegato pontificio per la città
    mariana, mons. Fabio Dal Cin, la ministra ha firmato il registro
    nel Santuario. Poi la Lampada accesa è stata posta all’interno
    della Santa Casa sopra l’altare davanti all’effigie della Beata
    Vergine. (ANSA).   

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    Mons. Delpini, su Papa Francesco non sono stato capito

    (ANSA) – MILANO, 08 SET – “Volendo essere un po’ spiritoso
    nel salutare un caro amico, non sono stato capito nelle mie
    reali intenzioni”: è quanto ha detto l’arcivescovo di Milano
    Mario Delpini al termine della messa pontificale in Duomo
    tornando sulle sue parole pronunciate dopo la scelta di Papa
    Francesco di nominare cardinale il vescovo di Como Oscar
    Cantoni.   
    “Sono anzitutto contento per la nomina di Oscar; ho molta stima
    di lui, lo conosco da tempo e penso possa dare buoni consigli al
    Papa. In secondo luogo, vorrei dire che io non desidero
    diventare cardinale, non mi sentirei proprio a mio agio”, ha
    aggiunto.   
    “La Chiesa di Milano, però, non deve sentirsi diminuita nel
    suo prestigio e nella sua bellezza se il vescovo, o almeno
    questo vescovo, non è cardinale”, ha aggiunto Delpini. “L’ultima
    cosa che voglio dire – ha concluso – è che io sono del tutto
    d’accordo con il Papa che non procede per inerzia nella scelta
    dei cardinali, ma prende decisioni con criteri che lui ritiene
    opportuni”. (ANSA).   

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    Pnrr: Decaro,se ci toccano le risorse faremo la rivoluzione

    (ANSA) – BARI, 07 SET – “I soldi del Pnrr per i Comuni non si
    toccano. Se qualcuno pensa di toglierci quelle risorse noi
    sindaci faremo la rivoluzione”. Lo ha detto il sindaco di Bari e
    presidente Anci Antonio Decaro, nell’incontro sul Mezzogiorno
    organizzato a Bari dalla Cgil. “Quando sento dichiarazioni
    rispetto alle modifiche del Pnrr non so a che cosa si
    riferiscano – ha detto Decaro – i 40 miliardi che riguardano
    gli enti locali e il resto delle attività dei Comuni sono stati
    tutti assegnati, non sono soltanto impegni nei confronti dei
    nostri concittadini ma anche vincolanti dal punto di vista
    giuridico”. (ANSA).   

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    Papa: stiamo vivendo una guerra mondiale, fermiamoci

    “Oggi stiamo vivendo una guerra mondiale, fermiamoci per favore”. Lo ha detto il Papa all’udienza generale.”Non dimentico la martoriata Ucraina. Di fronte a tutti gli scenari di guerra del nostro tempo, chiedo a ciascuno di essere costruttore di pace e di pregare perché nel mondo si diffondano pensieri e progetti di concordia e di riconciliazione”. Lo ha detto il Papa alla fine dell’udienza generale. “Alla Vergine Maria affidiamo le vittime di ogni guerra, ogni guerra – ha ripetuto -, in modo speciale la cara popolazione ucraina”, ha aggiunto Papa Francesco.

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    Letta: 'Meloni ha ragione, fu Renzi a imporre il Rosatellum'

    “Ha ragione Meloni”, quando dice che il Rosatellum lo impose il Pd, dice il segretario del Pd Enrico Letta a Rtl.102.5. E aggiunge: “fu Renzi che lo impose, pensando a se stesso, pensando di prendersi il 70% del Parlamento, poi è andata come è andata”. Secondo il leader dem, “questa non è una legge proporzionale, è molto maggioritaria, quindi nei collegi uninominali, che è dove si decide, chi vota Terzo polo e 5Stelle sostanzialmente favorisce la destra, perché là il Terzo polo e 5Stelle non possono vincere, se togliessero 3 o 5 punti percentuali al Pd porterebbero a quel risultato”.
    “Noi non siamo a favore del presidenzialismo, ma contro. Per un Paese come il nostro, l’idea che tutto si risolva dando in mano a uno o a una tutto il potere io la trovo profondamente superficiale e sbagliata. Noi ci opporremmo in tutti i modi”. Osserva il segretario dem. Quanto alla Bicamerale di cui parla Giorgia Meloni, spiega che i democratici sono aperti a discutere, “ma io lo dico con franchezza – aggiunge -: la linea che ho posto è che, a differenza di quanto capitato in altre occasioni, se vinciamo andiamo al governo, se no andiamo all’opposizione e ci stiamo per tutta la legislatura”.  
    A parere del leader democratico, “la democrazia non è a rischio se vince la destra, il nostro sistema regge e reggerà, sono gli italiani che scelgono. Ma se il resto del campo è diviso e come centrosinistra veniamo privati di voti e diminuiti nella nostra forza, il sistema elettorale che ha voluto Renzi alcuni anni fa può consentire alla destra italiana, con un risultato sotto il 55% dei consensi, di vincere con il 70% della rappresentanza parlamentare”.
    E il Pd farà di tutto, aggiunge perché l’esperienza, il ruolo e la competenza di Draghi non vadano in pensione. “Noi siamo stati quelli più lineari nei confronti di Draghi e del suo governo, anche il terzo polo in Parlamento ha spesso votato contro”.
    Sempre in chiave di legge elettorale, fonti del Nazareno fanno presente che il segretario del Pd Enrico Letta ‘non è mai stato contrario alla riduzione dei parlamentari in sé, anzi. Piuttosto era e resta contrarissimo al taglio non  accompagnato da una riforma seria del Rosatellum, la peggiore legge elettorale di sempre’. 
    ‘Come è noto, il Pd – precisano le fonti – da anni e fino all’ultimo minuto possibile, prima con Zingaretti e poi con Letta stesso – ha provato a cambiare la legge elettorale attraverso interlocuzioni, a tutti i livelli, con la gran parte delle forze parlamentari. Non aver corretto il Rosatellum una volta fatta la riduzione è stato un errore grave del sistema politico che ha portato a questa folle torsione ipermaggioritaria’.

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    Meloni sfida le grandi piazze e rilancia la Bicamerale

    Un minitour elettorale della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni nei prossimi giorni toccherà le grandi piazze italiane. Domani L’Aquila, poi Firenze, nella storica Piazza Santa Croce, che spesso ospita le manifestazioni dei sindacati. Quindi Trento, Bolzano, Mestre. E domenica la sfida più impegnativa, quella di Piazza Duomo, al centro di Milano, la città che ad aprile ospitò la conferenza programmatica del partito. Fino all’exploit della chiusura unitaria con Berlusconi e Salvini, il 22, nella stessa piazza del Popolo dove il giorno dopo chiuderà la campagna elettorale il leader dem Enrico Letta.    “Dobbiamo centrare due obiettivi: vincere come coalizione e essere primo partito”, è il piano della Meloni, pronta a contestare che “la posta in gioco sia tra un governo di centrosinistra o di destra, ma tra uno con una maggioranza solida e uno con una maggioranza arcobaleno”. E intanto, dal salotto di “Porta a Porta”., la leader di Fdi rilancia sulle riforme. “Possiamo ripartire da sistema francese, qualcuno propone il premierato, il sindaco d’Italia, importante è che si parli di questa che è la madre di tutte le riforme. La Bicamerale è una delle soluzioni su cui sono d’accordo, sono per aprire un dibattito. Io vorrei fare le riforme con tutti ma non mi faccio impantanare dalla sinistra”, spunta le armi di Letta che grida all’allarme democratico con la vittoria del centrodestra. Le riforme, lascia intendere la Meloni, le faremo a larga maggioranza e con l’accordo di tutti.    All’alleato Matteo Salvini la leader Fdi ribadisce ferma la sua posizione su energia (“per rifondere i sovraccosti da qui a marzo servono 3 o 4 miliardi di euro dai fondi europei: non serve lo scostamento di bilancio”) e sanzioni alla Russia ( “Non mi torna che non stiano funzionando, qualcosa invece stanno facendo. Mosca ci metterà 10 a anni a recuperare il Pil prima della guerra”). E ammette che con il leader della Lega “ci sono battibecchi, ma montarli ad arte no.. “. Per esempio spiega: nella famosa foto di Cernobbio “avevo le mani ai capelli, ma Salvini non stava parlando: stava parlando Letta”. Giorgia Meloni squaderma sondaggi che danno Fdi ancora in crescita. E intanto torna a rintuzzare le parole del segretario dem, contro l’attuale legge elettorale: “Enrico Letta – attacca Meloni – definisce il Rosatellum “‘la peggiore legge elettorale che ha visto il nostro Paese’. E ha ragione. Non a caso è stata scritta e imposta dal PD, con il voto contrario di Fratelli d’ Italia. Ma quanto fa ridere la sinistra italiana?”. “Nel Nel programma del Pd c’è scritto Meloni: se smetto di fare politica che fanno? Pensano sempre al mostro”, ironizza. E poi: “E’ gravissimo che Letta parli di una Europa di serie B con Ungheria e Polonia. Loro immaginano la Ue come un club. Letta chieda scusa alla Polonia, la nazione più esposta con la Russia, perchè fa avere a Putin il messaggio che a noi della Polonia non ce ne frega nulla”, affonda a “Porta a Porta”..    Da registrare oggi anche la ribadita contrarietà all’adozione per i single e per le coppie gay, anche se viene accettato l’invito a cena dall’assessore al Welfare di Napoli, Luca Trapanese, papà single che ha felicemente adottato una bimba con una grave disabilità, di nome Alba e ha chiesto alla Meloni di confrontarsi. “Per un bambino essere cresciuto e amato da un papà e una mamma è meglio che esserlo da uno solo dei 2” è la chiosa della leader Fdi, che non si sposta dalle sue posizioni. 

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    Letta, con il centrodestra allarme democratico. Salvini, il popolo è sovrano

    Rosatellum alla mano, Enrico Letta ha lanciato “un allarme: la destra potrebbe raggiungere il 70% dei seggi, con evidente rischio di stravolgimento della democrazia del nostro Paese”. E’ stato un attacco a due fronti: a Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, ma anche a Giuseppe Conte e a Carlo Calenda. Il ragionamento del segretario Pd si basa sugli “effetti perversi” della legge elettorale, alla luce del taglio dei parlamentari: “E’ possibile – ha spiegato – che il 43% dei consensi dati al centrodestra si trasformi in un 70% dei seggi, uno scenario politico e democratico da incubo”. Per Letta, però, non c’è ancora nulla di scritto. L’idea che la destra abbia già vinto “è solo un abbaglio”, perché “ci sono 60 collegi uninominali contendibili” e la partita si gioca lì, per questo la scelta vera è “fra noi e la destra”. In quest’ottica, “il voto per le liste di Calenda e Conte è oggettivamente un aiuto per la vittoria della destra”.
    Di nuovo: Rosatellum alla mano, per Letta “un +4% a noi” invece che a 5s o Terzo polo “consentirebbe di riportare la partita nella contendibilità”. In un collegamento via Zoom, Letta ha spronato i 600 candidati e candidate della lista: “Abbiamo 17 giorni per cambiare la storia del nostro Paese”. Nel pomeriggio, in piazza Santi Apostoli a Roma, il segretario dem ha aperto la campagna elettorale per la Capitale e il Lazio. “Non c’è nessun rischio per la democrazia perché il popolo è sovrano – gli ha risposto Salvini – Letta vive su Marte”. E anche Giorgia Meloni ha respinto al mittente: la legge elettorale “è stata scritta e imposta dal Pd, con il voto contrario di Fratelli d’ Italia. Ma quanto fa ridere la sinistra italiana?”. Gelido Silvio Berlusconi: “Sto vivendo” questa campagna elettorale “in un modo non praticato da altri leader, perché io parlo solo dei punti del nostro programma. Mentre vedo che molti altri fanno una campagna elettorale tutta di attacchi e calunnie e questo mi spiace molto”. Il colpo di Letta era diretto soprattutto a destra, al rischio “che venga stravolta nei fatti la nostra Costituzione”. Ma il rinculo è arrivato al centro e sul M5s. “Ma quindi ⁦Enrico Letta⁩ avete già perso? – è stata la battuta di Calenda -. Che modo di fare campagna elettorale assurdo. Bloccheremo noi la destra sul Senato al proporzionale”. 
    E Conte: “Cari cittadini non cadete nella mistificazione opportunistica di chi dice che il voto utile sia solo il voto utile solo a se stesso, trovo tanta arroganza in questa posizione. Letta ha deciso di fare di noi un capro espiatorio”. Al Nazareno ripetono che “la partita è aperta e contendibile, ce la possiamo giocare, punto su punto, territorio su territorio”. E l’apertura della campagna elettorale in Santi Apostoli, a Roma, è stata tutta su questo refrain: “Cominciamo la nostra rimonta qua, da questa che è la nostra piazza, la piazza del popolo del centrosinistra”, ha esordito Letta. Il clima è stato da motivatori. In attesa del comizio, musica da discoteca anzi, da playlist ‘tendenza’ di Spotify. Sono saliti sul palco il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e poi Nicola Zingaretti, la capogruppo Simona Malpezzi ed Elly Schlein. Attacchi alla Meloni e uno sprone ai militanti: E’ in gioco il destino del Paese e possiamo farcela. Per Letta, bisogna combattere “tre percezioni sbagliate che si stanno diffondendo nel Paese. La prima, una vittoria annunciata della destra e quindi di conseguenza un clima da liberi tutti. Il rischio è che al posto del voto utile ci sia il voto della leggerezza, della superficialità. La seconda è: vinceranno, ma non governeranno, perché si squaglieranno subito dopo. La terza: tanto l’Europa alla fine ci salva” invece, ha concluso parlando ci candidati, “dopo non ci salverà qualcun altro, sta a noi oggi, nella campagna elettorale e nel voto, salvare noi stessi, salvare l’Italia”.