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    Dieci punti calo affluenza a Camera e Senato, dati parziali

    E’ di circa 10 punti percentuali il calo dell’affluenza alle elezioni per il rinnovo di Senato e Camera: alle ore 23 ha votato il 63,8% degli aventi diritto, quando i dati sono relativi a oltre 7.700 comuni su 7.904. Lo si rileva dal sito del ministero dell’Interno. Nella precedente tornata elettorale del 2018 alla stessa ora si era recato alle urne il 73,2% degli elettori..L’AFFLUENZA ALLE 19 Alle elezioni per il rinnovo della Camera alle ore 19 ha votato il 51,16% degli aventi diritto (dati relativi a 7.904 comuni su 7.904). Lo si rileva dal sito del ministero dell’Interno. Nella precedente tornata elettorale del 2018 alla stessa ora si era recato alle urne il 58,40% degli elettori per la Camera.
    L’AFFLUENZA ALLE 12 Alle elezioni per il rinnovo della Camera alle ore 12 ha votato il 19,21% degli aventi diritto, (7.904 comuni su 7.904). Nella precedente tornata elettorale del 2018 alla stessa ora si era recato alle urne il 19,43% degli elettori per la Camera.

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    Il trionfo di Giorgia Meloni, a un passo dal governo

    Giorgia Meloni è a un passo dal trionfo. All’Hotel Parco dei Principi, dove Fratelli d’Italia ha organizzato la serata elettorale, c’è grande ottimismo, tuttavia regna la cautela e la prudenza.    Neanche gli exit poll, che danno FdI chiaramente primo partito, hanno fatto scoppiare la gioia per un risultato che potrebbe essere storico. Si sente appena un breve applauso, da parte dei pochi dirigenti presenti, chiusi in una saletta. Solo Fabio Rampelli, appena arrivato, si concede ai cronisti.    Sorridente e un poco emozionato ammette: “posso dire che con questi numeri possiamo governare”.    Una vittoria, sempre se i voti veri confermeranno gli exit poll e le prime proiezioni, che Meloni definì un “riscatto”, non solo per le donne ma per la comunità della destra italiana: “Per decenni – ha detto prima del voto – c’è stata gente perbene che ha dovuto abbassare la testa, trattata come figli di un Dio minore”.    Forte di una maggioranza che potrebbe essere molto ampia, Meloni, classe 1977, si appresta a diventare la prima donna premier della storia della Repubblica. In precedenza solo Nilde Iotti ci andò vicina, quando, nel lontano 1987, ricevette un mandato esplorativo però senza successo.    E potrebbe diventare, appunto, anche il primo Presidente del consiglio erede diretto della destra neofascista del Movimento Sociale Italiano portando la Fiamma a Palazzo Chigi. Inoltre, se il dato di FdI verrà confermato oltre il 20%, sbaraglierebbe il record di An, che nel 1996, raggiunse il 15,7%, il suo massimo storico. Le resterebbe da risolvere il rebus del governo, tenuto conto che non potrà che assecondare le sensibilità del Colle su alcune caselle cruciali, in sintonia con la Nato e l’Europa, come Esteri, Difesa ed Economia. Allo stesso tempo dovrà valutare anche le richieste dei suoi alleati. Romana, con una figlia, da due anni Presidente dei Conservatori europei, politica a tutto tondo, è considerata molto vicina alle posizioni di Trump. La sua affermazione sarebbe un ‘unicum’ assoluto nella storia politica dei paesi fondatori dell’Ue e per molte cancellerie rappresenta uno shock.    I suoi detrattori la definiscono “inadeguata a governare”. La stampa di mezzo mondo legge il voto di oggi come il ritorno del “fascismo in Italia”, cent’anni dopo la Marcia su Roma. La sua proposta di “blocco navale” contro i migranti, la sua avversione all’adozione per i gay, il suo mantra “Dio, patria famiglia”, le hanno causato fortissime critiche. Lei però replica chiamandosi “patriota”, impegnata a “tutelare finalmente l’interesse nazionale”, contro “la globalizzazione senza controllo”, che distrugge “le comunità, i popoli, e i suoi valori identitari”.    Poi c’è il nodo dei suoi rapporti molto stretti con i Paesi del gruppo di Visegrad, e in particolare con l’Ungheria di Orban, il cui governo è stato definito dal Parlamento europeo “una non democrazia”. Lei si è sempre difesa ricordando che “non esiste una Europa di Serie A e una di Serie B”. E’ però consapevole che il nostro Paese, con il suo enorme debito pubblico, se non vuole rischiare di finire vittima della speculazione finanziaria non potrà trovare vie d’uscita fuori dal contesto europeo. In una intervista a Reuters, ha chiarito che intende rispettare i parametri di bilancio di Bruxelles e che non ci saranno “follie” sui conti. Detto questo, tenuto conto delle promesse elettorali della sua coalizione, pensiamo alla costosissima flat tax, Meloni sa benissimo che una volta premier ogni sua mossa sarà messa sotto la lente dei mercati.    

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    Al seggio estero di Bologna faldoni da controllare uno a uno

    “È andato tutto bene, ma il sistema è decisamente antiquato”. Così una scrutinatrice fuori dal seggio bolognese per la circoscrizione Estero a BolognaFiere, dove arrivano le schede elettorali provenienti da 17 paesi europei. È la prima volta che le schede elettorali dei quasi sei milioni di elettori italiani residenti all’estero vengono divise tra la sede centrale di Roma e altri uffici decentrati. Oltre a Bologna, che riceve parte delle schede della ripartizione a) Europa, anche Milano, Firenze e Napoli. “Abbiamo questi libroni – spiega Emanuele, scrutinatore, all’ANSA – per ogni seggio ne abbiamo una ventina grossi così. Dentro ci sono i nomi di chi ha votato”.
    Ciascun plico contiene in ordine i nominativi dei residenti all’estero con diritto di voto. Quando arriva la scheda, che contiene solamente il codice identificativo dell’elettore e non il nome, come spiega Marta Gambino fuori dal padiglione 14 di BolognaFiere, il compito dello scrutinatore è di segnare che l’elettore o elettrice abbia votato correttamente o meno. “Di base quando apri la busta – spiega Marta – devi controllare su tutti i plichi”. “È un sistema molto antiquato – si lamenta fuori dal seggio un’altra scrutinatrice in pausa – siamo qua da oltre nove ore per 700 schede”. “Pensi – conclude – che si arriva anche fino a 900 buste. È stancante anche fisicamente”.   

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    Elezioni: ecco i primi exit poll, il centrodestra è avanti

    Secondo il primo exit poll del Consorzio Opinio Italia per la Rai, alla Camera la coalizione di centrodestra è avanti al 41-45% (Fdi è il primo partito al 22-26%) mentre la coalizione di centrosinistra è al 25,5-29,5% e M5s è al 13,5%-17,5%. Azione-Italia Viva è al 6,5-8,5%. Italexit per l’Italia 0,5-2,5. Altri 4-6.
    Al Senato la coalizione di centrodestra è avanti al 41-45%, mentre la coalizione di centrosinistra è al 25,5-29,5% e M5s è al 13,5-17,5%. Azione-Italia Viva è al 6,5-8,5%, Italexit per l’Italia 0,5-2,5%, altri 4-6%.
    Seggi: alla Camera Cdx 227-257; Csx 78-98; M5s 36-56; Azione-Italia Viva 15-25. Al Senato: Cdx 111-131 ; Cds 33-53 ; M5s 14-34 : Azione-Italia Viva 4-12.
    Secondo il primo exit poll di Trend Swg per La7 Fdi è la prima forza politica con una percentuale tra il 23 e il 27%. il Pd ha una percentuale tra il 18 e il 22%; il M5s tra il 13,5 e il 17,5%, Lega tra il 9,5 e il 13,5% e Forza Italia tra il 6 e l’8%. Alleanza Verdi-Sinistra si attesta al 3-4%, +Europa al 2-3%, Italexit al 2-3% e Impegno civico al 0,5-1,50%.
    Secondo il primo Instant Poll Quorum/Youtrend per SkyTg24 al Senato FdI è il primo partito con il 23,7%, segue il Pd con 20,1%, M5s 16,1%, Lega 9,8%, Fi 7,9%, Azione/Iv 7,4%. Per quanto riguarda le coalizioni, alla Camera il centrodestra ha il 42%, il centrosinistra 28,3%, Movimento 5 Stelle 16,4%, Azione/Iv 7,2%. II centrodestra avrebbe 228 seggi, il centrosinistra 95, il Movimento 5 Stelle 47, Azione/Iv 19, altri 3, estero 8. Al Senato, invece, il centrodestra è in vantaggio con 115, centrosinistra 44, Movimento 5 Stelle 24, Azione/Iv 10, altri 3, estero 4. tra le liste al Senato Fratelli d’Italia sarebbe il primo partito con 66 seggi, poi il Pd con 38, la Lega con 28, M5s con 24, Forza Italia 19, Azione/Iv 10, Verdi/Sinistra 5, estero 4, Svp 3, Noi Moderati 2, Più Europa 1. Alla Camera, Fratelli d’Italia avrebbe 110 seggi, Pd 77, Lega 66, Movimento 5 Stelle 47, Forza Italia 46, Azione/Iv 19, Verdi-Sinistra 14, Estero 8, Noi Moderati 6, Più Europa 3, Svp 3, Impegno Civico 1.
    Nel primo intention poll realizzato da Tecné per Mediaset, il centrodestra sarebbe avanti alla Camera e al Senato con la stessa forchetta tra il 41,5% e il 45,5%. Alla Camera il centrosinistra è al 25-29%, M5s 14-18%, Azione 5-9%. Italexit tra 1,5 e 3,5%. Tra i singoli partiti Fdi è primo con 22,5-26,5%, Pd secondo con 17-21%, Lega 8,5-12%, Forza Italia 5-9%. Al Senato il centrosinistra è al 25-29%, M5s 14-18%, Azione 5-9%. Italexit tra 1,5 e 3,5%. Tra i singoli partiti Fdi primo con 22,5-26,5%, poi Pd 17-21%. Lega al 8,5-12% e Forza Italia 5-9%.

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    Arianna Meloni alla sorella Giorgia, io e te come Sam e Frodo

    “Se solo sapessero l’ansia che hai provato, come quella prima volta a Porta a Porta. Le notti passate in bianco a studiare. I silenzi e le angosce, spesso insieme, per capire, riflettere e guardarsi intorno. Gli sfoghi, quando eri troppo stanca e sapevi che con me potevi mostrare il tuo lato vulnerabile. Non ti ho visto mai cedere alle lusinghe del potere, mai privilegiare il tuo interesse personale rispetto a quello che consideravi giusto fare per questa Nazione.Siamo arrivati dove siamo, senza aiuti, anzi con molti ostacoli”. Così Arianna Meloni, sorella della leader di Fratelli d’Italia, in un lungo post su Facebook per Giorgia Meloni.

    “Ti accompagnerò sul monte Fato – prosegue – a gettare quell’anello nel fuoco, come Sam con Frodo, sapendo che non è la mia storia che verrà raccontata, ma la tua, come è giusto che sia. Mi basterà sapere che sono stata utile in qualche modo in questa grande avventura che stai costruendo, perché quando avevi bisogno di riposare, di piangere, di rilassarti o di un consiglio, io c’ero”. E conclude: “Buon lavoro sorella mia. Io ci sono e non sono l’unica. Questa volta siamo in tanti!”.     

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    Affluenza alle ore 19 al 51,16%, in calo

    L’AFFLUENZA ALLE 19 Alle elezioni per il rinnovo della Camera alle ore 19 ha votato il 51,16% degli aventi diritto (dati relativi a 7.904 comuni su 7.904). Lo si rileva dal sito del ministero dell’Interno. Nella precedente tornata elettorale del 2018 alla stessa ora si era recato alle urne il 58,40% degli elettori per la Camera.
    L’AFFLUENZA ALLE 12 Alle elezioni per il rinnovo della Camera alle ore 12 ha votato il 19,21% degli aventi diritto, (7.904 comuni su 7.904). Nella precedente tornata elettorale del 2018 alla stessa ora si era recato alle urne il 19,43% degli elettori per la Camera.

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    Elezioni: i leader al voto

    Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha votato questa mattina, alle 8.45, nella scuola Giovanni XXIII – Piazzi a Palermo. Il capo dello Stato ha anticipato l’arrivo nell’istituto di via Rutelli, per evitare la concomitanza con la cerimonia di commemorazione per l’uccisione del giudice Cesare Terranova e del maresciallo Lenin Mancus, avvenuta il 25 settembre del 1979 nella stessa via. Il capo dello Stato ha votato, come di consueto, nella sezione 535, accolto da un applauso degli scrutatori e delle persone presenti.
    Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha votato a Milano nel seggio di via Pietro Martinetti. Andando via ha detto ai cronisti che trascorrerà la giornata di votazioni con la figlia in agriturismo. “Conto che la Lega sia la forza parlamentare sul podio, prima, seconda o terza al massimo”, ha detto inoltre Salvini, dopo aver votato. A chi gli chiedeva se il quarto posto sarebbe una sconfitta, ha risposto: “Gioco per vincere, non per partecipare”.
    Il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha votato a Firenze nella scuola Villani di viale Giannotti, a Gavinana. Insieme a Renzi ha votato anche la moglie Agnese Landini. Renzi e la moglie erano accompagnati da Francesco Bonifazi, senatore uscente di Iv e candidato per il Terzo Polo, che ha votato pure lui nello stesso seggio elettorale. Matteo Renzi adesso parte per Tokyo per andare ai funerali di Stato di Shinzo Abe.
    Il segretario del Pd Enrico Letta ha votato stamane al suo seggio, presso l’istituto De Amicis/Cattaneo di via Galvani, nel quartiere Testaccio a Roma.
    “Votate, votate liberamente, senza condizionamenti e senza paure. L’Italia è sempre più forte di chi la vuole debole”: così il leader di Azione Carlo Calenda, che stamane ha votato a Roma insieme alla moglie Violante Guidotti Bentivoglio.
    Anche il leader del M5S Giuseppe Conte ha votato.
    Cambio di programma per la presidente di FdI Giorgia Meloni: voterà questa sera, a Roma, in chiusura dei seggi alle 23, anziché stamane come inizialmente previsto. La scelta – viene spiegato dal suo staff – è stata dettata dall’esigenza di consentire un voto sereno agli elettori: il seggio infatti era gremito di fotografi e la calca – è stata la valutazione – non avrebbe permesso ai cittadini di esercitare il proprio diritto di voto con la necessaria calma. 

    Agenzia ANSA

    Le immagini dalle città (ANSA)

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    Elezioni: Cala affluenza, crolla a Sud. Lazio tiene, Campania ultima

    Meno italiani alle urne rispetto a quattro anni fa, almeno secondo le percentuali. Continua a scendere l’affluenza di elettori e crolla al Sud rispetto al 2018. Cambia ancora la geografia della partecipazione al voto, nel Mezzogiorno sale l’astensionismo e in nessuna regione il dato supera o eguaglia quello delle precedenti elezioni politiche: a livello nazionale il gap è di oltre 7 punti percentuali, ma in alcuni casi, come in Campania, raggiunge il -15 punti.
    A quattro ore dalla chiusura dei urne, alle ore 19, l’affluenza era del 51,14%. Rispetto al 2018 le regioni che registrano il minor calo dell’affluenza sono Lazio (-2,3), Lombardia (-4,2), Sicilia (-5,2, considerando che qui si svolgono anche le elezioni regionali), Toscana (-5,8) e Friuli-Venezia Giulia (-6,2). L’Emilia Romagna è invece la regione dove in percentuale si è votato di più, al 59,76 (ore 19). I cali più importanti dell’affluenza rispetto a quattro anni fa si registrano invece in Campania (-13,9), Calabria (-12,7), Molise (-12,4), Basilicata (-11,9) e Sardegna (-11,5).
    Alle precedenti politiche invece era stato proprio il Sud a trainare i dati di affluenza rispetto al passato, un elemento che – visti poi i risultati elettorali – aveva portato alte percentuali di voto per il Movimento 5 stelle, primo partito alle elezioni 2018. Quest’anno i numeri sono in minor calo – secondo le rilevazioni di YouTrend – nei Comuni dove ci sono più laureati, occupati e con maggiore presenza di stranieri mentre diminuiscono ulteriormente dove c’è maggiore presenza di disoccupati e dove c’è una minor presenza di stranieri. Ancora, analizzando i dati pervenuti alle 19, in base alle caratteristiche dei Comuni, l’affluenza cala maggiormente in quelli meno popolosi e con il reddito inferiore rispetto a quelli più popolosi e con il reddito medio più alto.
    A Roma ha votato il 54,15% (rispetto al 56,24% delle precedenti politiche) e a Rieti, in controtendenza, l’affluenza aumenta: 54,29% rispetto al 53,71%. Inoltre, puntando la lente di ingrandimento su grandi città come la capitale, i municipi periferici della capitale, sia nelle aree popolari sia in quelle benestanti conservatrici, sono quelli dove l’affluenza per il voto è minore. In quelli storicamente progressisti l’affluenza cresce più della media – e molti ricadono nel collegio dove sono candidati Calenda e Bonino. Durante l’unica giornata di voto in tutta Italia, non sono mancati gli errori, i disguidi, le contestazioni e persino le querele. Alcune code si sono registrate in diversi seggi della Capitale e a Bari con elettori che, in diversi casi, hanno atteso oltre mezz’ora per votare e in alcuni episodi anche a causa di lentezze nelle procedure di voto dovute al tagliando antifrode, quello attaccato a un lembo della scheda e che va staccato prima di essere inserito nell’urna. Sempre a Roma in una scuola gli elettori con disabilità non hanno potuto votare se non dopo aver aspettato per ora la riparazione di un ascensore guasto.
    Disagi sono stati segnalati anche da alcuni cittadini malati di Covid che, nonostante una pec inviata agli uffici del Comune per la richiesta di voto a domicilio, non avrebbero ricevuto risposte. Giovanni Barbera, membro del comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista, ha segnalato situazioni di ‘caos’ nella capitale, con seggi in cui si sarebbero fatti votare elettori che portano nella cabina i telefonini e che poi postano le foto sui social e il caso di una cabina elettorale collocata fuori dal seggio, nell’androne della scuola, con schede elettorali portate fuori dal seggio, che avrebbero viaggiano tra un piano all’altro, passando tra le persone in coda per votare. A Torre del Greco, nel Napoletano, un guasto ai server del Comune, ha rallentato le duplicazioni dei certificati elettorali, tanto che è stato consentito di votare con quelli esauriti o non aggiornati. A Genova un errore di stampa o di assemblaggio di alcuni manifesti affissi in un seggio del centro ha fatto scomparire i nomi di alcuni candidati e ha inserito al loro posto quelli di un altro collegio. Nell’Imperiese invece, a Santo Stefano mare, alcuni elettori si sono ritrovati a votare già per le elezioni del 2025, per un errore sul timbro della scheda elettorale. A Cagliari la candidata della Lega, Roberta Loi, ha segnalato che nel plurinominale per il Senato, al posto di ‘Roberta’ è stato stampato il nome di ‘Roberto’. A Bologna Cathy La Torre, avvocata e attivista per i diritti della comunità Lgbt, ha invece detto di essere stata insultata da uno scrutatore, per il quale ha ora preannunciato una querela.