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    Ora la Russia spaventa anche la Moldova. L’UE segue “con apprensione” la situazione in Transnistria dopo le esplosioni

    Bruxelles – Dopo le esplosioni, l’apprensione. “Stiamo monitorando la situazione nella regione della Transnistria da vicino, è particolarmente preoccupante e dannosa per la sicurezza e la stabilità della Repubblica di Moldova”, ha spiegato oggi (martedì 26 aprile) il portavoce della Commissione Europea, Eric Mamer, durante il punto quotidiano con la stampa di Bruxelles. Nel pomeriggio di ieri a Tiraspol – la capitale dell’autoproclamata Repubblica filo-russa separatista al confine tra Moldova e Ucraina – sono state lanciate tre granate contro la sede del KGB (il servizio segreto dei separatisti, nostalgici dell’Unione Sovietica), mentre questa mattina altre due esplosioni sono state segnalate presso le torri radio di Maiac, a pochi chilometri dal confine con l’Ucraina, da dove viene rilanciato il segnale dei media statali russi in Transnistria e verso la città ucraina di Odessa.
    Tre attacchi che non hanno provocato né eccessivi danni strutturali, né morti o feriti, in un territorio saldamente controllato dalle forze transnistriane e dove è presente un contingente militare russo. Il sospetto è che il Cremlino stia già mettendo in atto una strategia per destabilizzare la regione, con l’obiettivo di giustificare l’annessione formale della Transnistria alla Russia e un intervento militare contro l’Ucraina da ovest. Non è un caso se le autorità separatiste hanno accusato immediatamente la popolazione di origine ucraina, nonostante i tre attacchi ravvicinati siano passati – curiosamente – inosservati, bucando i sistemi di sorveglianza capillari. L’Ufficio della politica di reintegrazione, organismo del governo della Moldova preposto a riportare la Transnistria in seno alla Repubblica, in una nota ha messo in chiaro che “l’obiettivo è quello di creare pretesti per mettere in tensione la situazione della sicurezza” in questa regione, “che non è controllata dalle autorità costituzionali”.
    L’avvertimento è ancora più preoccupante per la Repubblica di Moldova se si considerano le parole del generale russo Rustam Minnekayev di pochi giorni fa: “Il pieno controllo dell’Ucraina meridionale darebbe accesso alla Transnistria“. Un piano che mette in luce come il Paese che ha recentemente chiesto l’adesione all’Unione Europea potrebbe diventare il prossimo obiettivo militare del Cremlino, nel caso in cui nelle prossime settimane l’esercito russo avesse successo nell’occupare stabilmente la regione del Donbass e nell’invasione di tutta l’Ucraina meridionale, compresa la città di Odessa. “Ci sono prove che la popolazione russofona sia perseguitata in Transnistria“, aveva rincarato Minnekayev, mostrando lo stesso atteggiamento e gli stessi pretesti che hanno portato due mesi fa all’aggressione armata del territorio ucraino.
    “Seguiamo con apprensione tutti gli sviluppi legati alla guerra in Ucraina e le possibili azioni di destabilizzazione anche in altri territori”, ha affermato il portavoce del gabinetto von der Leyen. “L’UE rimane pienamente impegnata a facilitare una soluzione globale, pacifica e sostenibile del conflitto transnistriano“, che sia basato sulla “sovranità e integrità territoriale della Repubblica di Moldova nei suoi confini riconosciuti a livello internazionale, con uno status speciale per la regione transnistriana”, ha aggiunto Mamer, sottolineando che Bruxelles “incoraggia un dialogo continuo e costruttivo tra le parti”.

    Aumenta la tensione nell’autoproclamata Repubblica separatista filo-russa: il Cremlino potrebbe volere un pretesto per mobilitare il contingente già presente, per annettere formalmente la regione e attaccare l’Ucraina da ovest. Tutto dipenderà dagli sviluppi della guerra nel Donbass