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    Difesa comune e sanzioni “a maglie strette” contro la Russia. La guerra in Ucraina compatta i Ventisette in politica estera

    Bruxelles – Un Consiglio Europeo che lascia la sensazione che, almeno sul piano della politica estera, l’Unione si stia incamminando su un sentiero da cui difficilmente si potrà tornare indietro. Un mese di guerra della Russia in Ucraina ha dimostrato che i leader UE sembrano pronti a esorcizzare una chimera che non ha mai fatto dormire sonni tranquilli al progetto comunitario, dal giorno della sua nascita: una politica estera e di difesa comune. Il via libera alla Bussola Strategica per la difesa comune 2030, combinato con “l’adozione entro la fine del 2022 di misure per promuovere e facilitare l’accesso ai finanziamenti privati per l’industria della difesa“, come si legge nelle dichiarazioni conclusive della due-giorni di vertice UE, vanno in questa direzione.
    Sarà proprio il Consiglio a tenere “regolarmente controllata” l’attuazione del nuovo strumento che rappresenta “un grande passo in avanti nella definizione di una politica di sicurezza comune dell’Unione”, come l’aveva definito l’alto rappresentante UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, e “se necessario, fornirà ulteriori orientamenti”. Che il colpo di grazia all’implementazione di questo progetto comune sia arrivato dall’offensiva militare della Russia, lo evidenziano gli stessi 27 leader dell’UE: “Dobbiamo tenere conto della nuova situazione della sicurezza in Europa, che rappresenta un cambiamento importante nel suo ambiente strategico“. La Bussola strategica – il primo embrione di una difesa comune – è un insieme “coerente” di azioni, mezzi e obiettivi “per questo nuovo slancio”.
    Se bisogna seguire i soldi per capire in che direzione vanno i progetti politici, si può scendere dalle dichiarazioni di principio al piano concreto: “Vanno stimolati gli investimenti e l’innovazione per sviluppare insieme le capacità e le tecnologie necessarie” e allo stesso tempo “deve essere sfruttato tutto il potenziale degli strumenti e delle iniziative di finanziamento dell’Unione Europea”, in particolare il Fondo europeo per la difesa e la cooperazione strutturata permanente, il piano di sviluppo delle capacità e la revisione annuale coordinata sulla difesa. Prossimo appuntamento a metà maggio, quando la Commissione UE avrà elaborato un’analisi sulle lacune di investimenti e proporrà “ulteriori iniziative per rafforzare la base industriale e tecnologica della difesa europea“.
    Il premier, Mario Draghi (25 marzo 2022)
    Il capitolo della difesa comune è pregnante anche nell’impegno del governo guidato da Mario Draghi per aumentare la spesa militare al 2 per cento del PIL. “Questo avviene all’interno della difesa europea, che è fondamentale per l’integrazione politica“. Un concetto che affonda le radici agli albori del progetto comunitario: “Chi volle la difesa europea, bloccata poi dal veto francese, fu Alcide De Gasperi“, ha sottolineato il premier italiano in conferenza stampa al termine del vertice di Bruxelles. “Avere la difesa europea vuol dire che non ci faremo più guerra tra di noi e dobbiamo impegnarci per coordinarci meglio, anche con una maggiore spesa”, come “tutti gli esperti dicono che è necessario e urgente”. Un’urgenza e una necessità che l’UE avverte da quando la Russia ha invaso l’Ucraina “con logiche che appartenevano ad altre epoche”, ha insistito Draghi.
    Ma l’unità in politica estera si stringe in modo sempre più coordinato insieme allo sforzo dei leader UE di “chiudere le maglie larghe delle sanzioni” contro la Russia. La condanna unanime all’aggressione russa non è una novità e nemmeno lo è l’impegno a rafforzare il regime di misure restrittive. Ma quello che davvero spicca nell’atteggiamento su questo fronte è il tentativo di parlare a una sola voce, mettendosi a capo di una coalizione che “ormai conta già 40 Paesi in tutto il mondo, la metà del PIL globale”, come ha sottolineato la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, dopo la fine delle quasi dieci ore di discussioni con i 27 capi di Stato e di governo dell’Unione. Una leadership che va incontro anche alle aspettative del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, presente fisicamente in queste due giornate di incontri di alto livello a Bruxelles. A oggi sono quattro i pacchetti di sanzioni che “prosciugano le risorse a cui attinge l’economia russa”. Tuttavia, “ancora non sono riuscite alla perfezione”, ha avvertito la leader dell’esecutivo comunitario: “Abbiamo sistemi diversi, ma un obiettivo comune, e questo ci permetterà di chiudere le scappatoie e gli aggiramenti delle sanzioni“.
    La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e quello del Consiglio Europeo, Charles Michel (25 marzo 2022)
    Insomma, i leader UE sanno che per “chiudere i buchi” serve un lavoro coordinato tra i Ventisette e un “supporto della Commissione Europea”, ma anche che è necessario applicarle meglio e impedirne l’elusione: non si potrà prescindere dal “lavoro con Paesi terzi per sensibilizzarli a seguire la nostra stessa impostazione contro la Russia“, ha aggiunto il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel. Fonti europee fanno però sapere che sarà necessario uno sforzo diplomatico e una prova di unità in politica estera non indifferente da parte dell’Unione: in Europa “preoccupa soprattutto il non allineamento della Serbia“, che al momento né Bruxelles né Washington sono riusciti a convincere. I leader UE “continuano a provarci”, per non rischiare di lasciare alla mercé di Mosca un avamposto per la destabilizzazione della regione balcanica.
    A proposito di Balcani Occidentali, “la Bosnia ed Erzegovina ha richiesto una discussione più lunga e complessa del previsto“, spiegano le stesse fonti, che sottolineano come “la situazione era già complessa, e ora si intensificano le destabilizzazioni russe”. Le conclusioni del Consiglio dedicano uno degli ultimi punti alla questione bosniaca, chiamando i leader del Paese – in particolare il serbo-bosniaco, Milorad Dodik – alla dimostrazione di “un forte impegno a portare a termine rapidamente la riforma costituzionale ed elettorale” e a “sostenere tutte le altre riforme prioritarie indicate nel parere della Commissione per ottenere lo status di Paese candidato all’adesione UE”. Timido invece il passaggio sulla Cina, a differenza dell’appello arrivato ieri dalla NATO: uno “scambio di opinioni” sulle relazioni con Pechino “nel nuovo contesto globale”, con riferimento sia alla guerra in Ucraina sia al vertice UE-Cina di venerdì prossimo (primo aprile). Sul nuovo sentiero della politica estera comune i Ventisette sono chiamati a fare passi più decisi.

    Nella due giorni di vertice è emersa l’unità sul coinvolgimento di Paesi terzi nelle misure contro Mosca e sul progetto della Bussola Strategica 2030. “L’aumento della spesa militare è all’interno del progetto di difesa europea, fondamentale per l’integrazione politica”, ha chiarito Draghi

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    L’UE ha la sua Bussola Strategica per la difesa comune 2030: si punta su forze di dispiegamento rapido da 5mila unità

    Bruxelles – Annunciata da mesi, resa sempre più urgente dal ritorno della guerra in Europa dopo l’invasione russa dell’Ucraina, la Bussola Strategica dell’UE è diventata oggi (lunedì 21 marzo) una proposta fatta e finita. Dopo due anni di lavori, il Consiglio dell’UE ha formalmente approvato l’iniziativa presentata dall’alto rappresentante UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, e ora si aspetta solo il via libera definitivo del vertice dei leader UE in programma mercoledì e giovedì (23-24 marzo). “È un momento storico, si tratta di una guida per l’azione per il prossimo decennio, che stabilisce un modo ambizioso di procedere per la nostra politica di sicurezza e di difesa comune”, è stata la presentazione dell’alto rappresentante alla stampa.
    L’alto rappresentante UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell
    Rispetto al documento del novembre dello scorso anno, il numero di unità da poter dispiegare rapidamente in diversi tipi di scenari di crisi è salito a 5mila, mentre si potranno schierare fino a 200 esperti completamente equipaggiati entro 30 giorni dallo scoppio della crisi, “anche in ambienti complessi”, specifica il testo della Bussola Strategica dell’UE. Saranno previste regolari esercitazioni dal vivo sulla terraferma e in mare, “un’assoluta novità nella nostra storia”, ha sottolineato Borrell. Il punto focale rimane il rafforzamento delle missioni e delle operazioni civili e militari in ambito di politica di difesa e sicurezza comune, attraverso un processo decisionale “rapido e flessibile” e una “maggiore solidarietà finanziaria”.
    La questione degli investimenti da parte dei Ventisette rimane la chiave del progetto. “Gli Stati membri si sono impegnati ad aumentare sostanzialmente le loro spese per la difesa“, con il duplice obiettivo di “soddisfare la nostra ambizione collettiva di ridurre le lacune critiche di capacità militari e civili” e di “rafforzare la nostra base industriale e tecnologica di difesa europea”. La Bussola Strategica dell’UE fornirà incentivi a investire “congiuntamente” in strumenti strategici, per operare a terra, in mare, in aria, nel settore della sicurezza informatica e dello spazio, e promuoverà l’innovazione tecnologica nel settore della difesa, “per colmare le lacune strategiche e ridurre le dipendenze tecnologiche e industriali”. Si tratta delle stesse indicazioni che erano emerse nella Dichiarazione di Versailles al termine del Consiglio Europeo straordinario dell’11 marzo.
    Il terzo e il quarto pilastro della Bussola Strategica dell’UE riguardano la capacità di anticipare le minacce e la collaborazione con i partner. In questo senso dovranno essere sviluppate capacità di analisi di intelligence e un pacchetto di strumenti per rilevare “una vasta gamma di minacce ibride”, anche e soprattutto sul piano della difesa contro gli attacchi informatici e le interferenze straniere. Nello sviluppo di una strategia spaziale e del rafforzamento del suo ruolo come attore marittimo, l’Unione dovrà anche coordinarsi con gli alleati a livello globale, in primis con la NATO, ma anche con legami bilaterali sempre più mirati (Stati Uniti, Canada, Norvegia, Regno Unito, Giappone) e con i partner regionali. In questo senso l’attenzione è rivolta soprattutto ai Balcani Occidentali e al vicinato orientale e meridionale.

    La Bussola Strategica dell’UE si imposta come un “grande passo in avanti nella definizione di una politica comune di sicurezza e difesa“, ha rivendicato Borrell, invitando i Ventisette a “mettere mano ai Trattati per approdare a questo obiettivo”. Se l’UE “non è un’Unione militare”, è altrettanto vero che la Bussola Strategica rappresenta un “segnale forte di unità e determinazione”, che arriva in un momento in cui “ogni cittadino capisce la necessità di rafforzare la sicurezza della nostra Unione”. L’alto rappresentante UE ha voluto precisare che “non è una reazione agli ultimi sviluppi militari in Ucraina, ma un percorso iniziato due anni fa che ci ha chiesto di essere più reattivi”. In ogni caso l’invasione russa ha avuto un impatto su questo progetto: “A novembre dissi che l’Europa era in pericolo e in molti pensavano che fosse una formula per vendere un prodotto, ma ora tutti vedono che quanto sta accedendo in Ucraina è un cambiamento epocale rispetto al paesaggio geopolitico del continente”.
    Da un punto di vista di spesa militare dei 27 Paesi membri, “è importante capire la cronistoria dei rafforzamenti nel settore della difesa, a partire da inizio del secolo”, ha sottolineato l’alto rappresentante Borrell. Dopo la diminuzione fino al 2014, proprio l’anno dell’annessione della Crimea da parte della Russia e dell’inizio del conflitto nel Donbass ucraino ha registrato un aumento nella spesa degli Stati membri fino all’1,5 per cento del PIL. Tuttavia, “ora serve fare di più e meglio, se vogliamo evitare lacune e divari di investimenti”, ha avvertito Borrell, che ha posto l’accento sul fatto che “tutti insieme, i Paesi membri spendono il quadruplo della Russia, ma non con la stessa efficienza“. Nonostante il progetto non sia quello di creare un esercito europeo, “i 27 eserciti nazionali dovranno cooperare a livello di spesa e di reazione coordinata, anche grazie alle nuova capacità di dispiegamento rapido”, ha chiuso il cerchio Borrell, ritornando sul momento storico per l’UE rappresentato dalla nuova Bussola Strategica.

    L’alto rappresentante UE, Josep Borrell, ha presentato il nuovo strumento che rappresenta “un grande passo in avanti nella definizione di una politica di sicurezza comune dell’Unione”. Spesa aumentata e coordinata tra Paesi membri

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    Aumento coordinato della spesa militare e investimenti nella filiera industriale: a Versailles i semi della difesa comune europea

    Bruxelles – Tra le innumerevoli reazioni che ha scatenato l’invasione russa dell’Ucraina, una ha un significato di portata storica per l’Unione Europea. Per la prima volta nella storia dell’UE, tutti i Paesi membri sono allineati sulla prospettiva di stringere sempre di più la cooperazione in ambito di difesa. È un passo in più rispetto al “tabù” venuto a cadere quasi due settimane fa (era domenica 27 febbraio) sul finanziamento di uno Stato in guerra – l’Ucraina contro l’invasione russa – da parte dell’UE e si è concretizzato con la Dichiarazione di Versailles, firmata dai 27 leader al Consiglio informale di ieri e oggi (10-11 marzo). L’Unione è pronta per una difesa comune europea, i primi semi sono stati piantati proprio là dove più di 100 anni fa si assisteva a un fallimento per l’unità europea.
    La difesa comune europea, nello specifico, è uno dei tre pilastri della Dichiarazione e del “nuovo modello di crescita e di investimento per il 2030”, come illustrato dal presidente francese, Emmanuel Macron, padrone di casa a Versailles. “Si tratta di una svolta storica importante nel progetto dell’Unione Europea“, ha dichiarato senza mezzi termini in conferenza stampa il presidente di turno del Consiglio dell’UE: “Paesi tradizionalmente neutrali come la Svezia hanno sostenuto l’Ucraina, la Germania ha deciso investimenti storici nell’ambito militare e la Danimarca ha presentato al popolo la possibilità di ritornare nel progetto europeo di sicurezza e difesa”. A questo punto vanno delineate le direttrici del rafforzamento delle capacità di difesa e gli appuntamenti decisivi saranno a fine marzo e a metà maggio.
    I presidenti di Consiglio, Charles Michel, Commissione, Ursula von der Leyen, e Consiglio dell’UE, Emmanuel Macron, a Versailles (11 marzo 2022)
    “L’imminente Bussola Strategica fornirà una guida per l’azione nelle dimensioni di sicurezza e difesa”, si legge nel testo della Dichiarazione. Il progetto è in fase di elaborazione da mesi, da quando è scoppiata la crisi in Afghanistan e l’Unione Europea si è scoperta fragile e disorganizzata di fronte agli scenari globali più instabili. La presentazione è prevista al Consiglio Europeo del 23-24 marzo e dopo l’invasione russa dell’Ucraina non ci sono più dubbi che la scadenza sarà rispettata. Ma sarà a maggio che si dovrà trovare una quadra sull’intero progetto di difesa comune europea, prima del vertice NATO di Madrid a fine giugno: al Consiglio UE straordinario si metteranno a punto “gli investimenti necessari coordinati, gli obiettivi di bilancio, le necessità a livello spaziale, informatico e marittimo, e i bisogni delle filiere industriali di difesa europee”, ha precisato Macron.
    Nello specifico, con la Dichiarazione di Versailles i 27 capi di Stato e di governo dell’Unione Europea hanno deciso di “investire di più e meglio nelle capacità di difesa comune e nelle tecnologie innovative”. Spazio allora per un “aumento sostanziale delle spese per la difesa“, in linea con quel 2 per cento del PIL approvato anche dalla Germania la settimana scorsa. La presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, ha spiegato ai giornalisti che “nelle prossime settimane prepareremo un’analisi dei gap di investimenti tra Stati membri, per avere un piano chiaro entro metà maggio”. Stando a quanto si legge nella Dichiarazione, ci si dovrà concentrare sulle “carenze strategiche” e sugli investimenti “in modo collaborativo” tra i Ventisette, anche sul fronte degli acquisti dai partner e delle sinergie di ricerca e innovazione sulle tecnologie critiche ed emergenti. A questo si riferisce il presidente Macron quando parla di “rafforzamento della filiera industriale di difesa“, piccole e medie imprese comprese.
    Come ha evidenziato il presidente del Consiglio UE, Charles Michel, “è innegabile che ci siamo svegliati due settimane fa in un’Europa nuova e in un mondo diverso” e che “le azioni di guerra della Russia evidenziano la necessità di una difesa comune europea con una strategia operativa e una base industriale”. I leader dell’Unione hanno ribadito senza ambiguità che il rapporto con la NATO potrà solo che rafforzarsi: “Un’Unione Europea più capace nel campo della sicurezza e della difesa comune contribuirà positivamente alla sicurezza globale e transatlantica, che rimane il fondamento della difesa collettiva per i suoi membri”. A livello comunitario bisognerà però aumentare gli sforzi per “proteggerci dalla sempre crescente guerra ibrida, proteggendo le nostre infrastrutture e combattendo la disinformazione”. Ma anche “accelerare gli sforzi in corso per migliorare la mobilità militare in tutta l’UE“. Ci si aspetta che entro un paio di mesi i semi della difesa comune europea piantati a Versailles diventino un progetto concreto in crescita.

    Al Consiglio UEinformale è stata trovata un’intesa tra i Ventisette per stringere sempre di più la cooperazione in ambito militare e di difesa. Gli appuntamenti decisivi a fine marzo e al vertice straordinario di maggio

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    L’UE invia “armi e munizioni di tutti i calibri” per la difesa dell’Ucraina dall’attacco russo. “Ora spesa militare comune”

    Bruxelles – “Siamo in guerra, non posso dare informazioni che possono servire alla Russia”. L’UE non è davvero in guerra, ma secondo le parole dell’alto rappresentante UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ormai è come se lo fosse. Ci è entrata, anche senza combatterla. Dopo le decisioni di ieri (domenica 27 febbraio) sulle nuove misure restrittive contro la Russia di Vladimir Putin e il supporto all’Ucraina di Volodymyr Zelensky, i 27 ministri UE della Difesa “hanno deciso di usare il finanziamento di 500 milioni di euro per inviare armi e munizioni di tutti i calibri a Kiev, che permettano di difendersi”.
    Mentre l’azione russa in Ucraina si fa sempre più aggressiva – ma Kiev, Mariupol e Kharkiv resistono ai bombardamenti – “tutti i ministri sono stati d’accordo e determinanti ad affiancare al sostegno militare bilaterale il finanziamento comunitario per contrastare le azioni belliche di Putin”, ha sottolineato l’alto rappresentante Borrell. L’invio di armi all’Ucraina fa parte di “un pacchetto di misure senza precedenti, che segna una svolta nell’integrazione dell’UE“, vale a dire quella della fornitura di armamenti a Paesi terzi per scopi difensivi. “Finora si pensava che l’UE non potesse essere anche un’Unione militare”, ha ribadito Borrell, riprendendo quanto già affermato ieri in conferenza stampa.
    Aldilà dell’unanimità sull’invio di armi all’Ucraina per la difesa dall’invasione russa, l’entusiasmo per il “nuovo corso” dell’Unione Europea in ambito militare rischia di diventare un punto di non ritorno per le ambizioni dell’UE di essere un attore geopolitico pacifico. In particolare perché questo discorso sta già determinando la volontà di “aumentare le capacità militari di difesa in modo coordinato a livello UE, spendendo meglio nel quadro comunitario”, come affermato da Borrell: “Tutti insieme, la nostra capacità militare è quattro volte quella della Russia“. Un discorso che sarà anche in linea con gli obiettivi della Bussola Strategica per la difesa, ma che in futuro potrebbe diventare la base di un ricorso sempre più frequente allo strumento militare.
    Scorrendo i temi in agenda del Consiglio Difesa, l’alto rappresentante Borrell ha spiegato che “abbiamo creato una cellula UE in coordinamento con la NATO per tenere monitorate le richieste dell’Ucraina e la disponibilità degli Stati membri” in ambito di armi e materiale sanitario da inviare a Kiev. Ma c’è anche preoccupazione per Georgia e Moldavia (Borrell si recherà in visita mercoledì 2 marzo a Chişinău), “Paesi in cui pensiamo aumenterà la pressione russa”. Così come nei Balcani Occidentali, che ha portato alla mobilitazione dei reparti di riserva dell’operazione comunitaria ALTHEA in Bosnia ed Erzegovina, “per mantenere la stabilità e far fronte alle azioni di destabilizzazione nel Paese e in tutta la regione”. 
    L’alto rappresentante Borrell ha espresso la sua soddisfazione anche per l’allineamento della Svizzera alle sanzioni UE – “senza, le nostre misure contro il riciclaggio e il finanziamento della guerra russa non sarebbero state così efficaci come avremmo voluto” – e si è soffermato a lungo sulla questione energetica (in attesa dei risultati del Consiglio Energia straordinario in corso). “Le sanzioni alla Russia hanno un prezzo che dobbiamo avere il coraggio di pagare. Se non lo facciamo oggi, domani sarà ancora peggio”, è stato l’avvertimento: “Ci saranno turbolenze sul mercato dell’energia, sta già succedendo, e il prezzo lo pagheranno tutti i consumatori europei“. 
    Parlando delle conseguenze economiche che potranno derivare da un taglio o limitazione delle forniture di gas dalla Russia, Borrell ha ribadito con forza che sul breve periodo “i prezzi del gas aumenteranno, è inevitabile”, ma che “l’energia non possiamo lasciarla fuori dal conflitto, che ci piaccia o meno, perché dipendiamo dal gas e dal petrolio russo”. L’obiettivo “di natura esistenziale” è quello di “tagliarla il prima possibile con rinnovabili e idrogeno, dopo averne parlato per anni e non averlo mai fatto”, perché “paghiamo a Putin una fattura molto elevata per il gas che ci invia e lui la usa per finanziare l’aggressione militare dell’Ucraina”.

    I ministri UE della Difesa appoggiano all’unanimità il finanziamento da 500 milioni di euro a livello comunitario da affiancare al sostegno militare bilaterale a Kiev, in riposta all’invasione russa

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    Si rafforza l’asse Commissione-Parlamento UE sulla Bussola strategica per la difesa. Borrell: “Gli Stati membri si schierino”

    Bruxelles – Sono i mesi decisivi per la definizione della strategia per la sicurezza europea nel prossimo decennio e sulla proposta della Bussola strategica per la difesa si stringe l’intesa tra Commissione e Parlamento UE. “L’asse che abbiamo creato spinge in alto le nostre ambizioni, anche se questa è una competenza degli Stati membri e saranno loro a dover decidere in seno al Consiglio“, ha fatto il punto della situazione l’alto rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, in audizione oggi (martedì 25 gennaio) alla commissione Affari esteri (AFET) del Parlamento UE.
    A confermare l’unità d’intenti su un “libro bianco per la difesa europea” è stata la relatrice per l’Eurocamera sull’attuazione della politica di sicurezza comune, Nathalie Loiseau (Renew Europe). “C’è bisogno di una strategia che mandi al mondo il segnale di un’Europa che riesce a rispondere e resistere alle minacce crescenti che cercano di indebolirla”, ha introdotto il lavori la presidente della sottocommissione sulla Sicurezza e la difesa (SEDE), riferendosi sia al testo presentato dalla Commissione lo scorso 16 novembre, ma anche alla relazione 2021 del Parlamento UE che sarà votata durante la prossima sessione plenaria (14-17 febbraio). “Gli europei si continuano a chiedere dov’è l’Unione Europea di fronte alle minacce alle frontiere e agli attacchi ibridi”, ha aggiunto Loiseau.
    L’alto rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell (25 gennaio 2022)
    Prendendo parola, l’alto rappresentante Borrell ha aggiornato gli eurodeputati sulle recenti discussioni tra i ministri UE degli Affari esteri e della difesa in merito alla Bussola Strategica di difesa nel vertice informale a Brest (Francia). “Tutto è nelle mani degli Stati membri, devono decidere se vogliono prendersi la responsabilità di annacquare il testo“, ha spiegato l’alto rappresentante UE. Tuttavia, “la discussione a Brest ha dimostrato che per il momento sono a favore e che la proposta non dovrebbe essere modificata né nei contenuti né nelle tempistiche”. La tabella di marcia prevede l’approvazione “al più tardi al Consiglio Europeo del 24-25 marzo”.
    In questi due mesi “dobbiamo mettere a punto i dettagli, ma l’obiettivo è quello di essere in grado di dispiegare forze modulari fino a 5.000 truppe su terra, aria e acqua”, ha spiegato Borrell parlando delle unità di dispiegamento rapido, previste nella proposta al vaglio dei governi nazionali. Dettagli che riguardano “scenari, costi, pianificazione, strategie di comando e procedura decisionale a Bruxelles”, oltre agli investimenti e al rafforzamento delle capacità militari: “Senza una base industriale forte è impossibile arrivare all’autonomia strategica“.
    Considerato il fatto che “i nuovi campi di battaglia saranno lo spazio e l’ambiente digitale, non le trincee“, la Bussola strategica per la difesa si concentrerà sullo “strumentario da fornire a esperti di politica di sicurezza per rispondere agli attacchi ibridi”. Nonostante Borrell abbia più volte ripetuto agli eurodeputati che “non mi spingerei a dire che l’UE è sotto minaccia“, le sfide da affrontare sono ben evidenti sui confini orientali dell’Unione, in particolare in Ucraina, “ma anche nei Balcani, nel Sahel e nel Pacifico”. Tutti scenari geopolitici in cui l’Unione collabora in maniera stretta e coordinata con i partner della NATO e “il dispiegamento futuro di forze europee serve proprio per rafforzare l’Alleanza, non per indebolirla”, ha ribadito con fermezza l’alto rappresentante UE.

    Invito ai governi nazionali ad approvare la proposta per la sicurezza europea nel prossimo decennio “entro il Consiglio UE di marzo”. Centrali le unità a dispiegamento rapido, la base industriale e il rafforzamento del coordinamento NATO

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    L’UE respinge i tentativi della Russia di ricostituire sfere d’influenza in Europa: “Non si può tornare indietro nel tempo”

    Bruxelles – Si alza la tensione tra Russia e Occidente sulla crisi in Ucraina e l’UE cerca di sfruttare il momento per definirsi come un attore credibile sulla scena globale. “Rigettiamo i tentativi russi di ricostituire sfere di influenza in Europa, non possiamo tornare indietro nel tempo“, ha sottolineato con forza l’alto rappresentante UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, al termine della due-giorni di vertici dei ministri della Difesa e degli Affari esteri a Brest (Francia).
    Già ieri (giovedì 13 gennaio) l’alto rappresentante aveva spiegato ai giornalisti che era in corso “una discussione sull’architettura della sicurezza europea”, dal momento in cui la Russia rappresenta per l’UE “una minaccia su diversi fronti”, a partire dal confine orientale dell’Ucraina. “Siamo in un momento critico, in cui dobbiamo agire come un attore geopolitico e rispondere direttamente a ogni aggressione”, è stato il monito di Borrell, anche se “il nostro approccio è sempre il dialogo e i negoziati“. Come confermato anche dal ministro francese per gli Affari esteri e presidente di turno del Consiglio dell’UE, Jean-Yves Le Drian, “da tutti i Paesi membri è stata accolta con determinazione e unità la necessità di una ferma dissuasione contro la minaccia più grave nella regione“.
    L’UE rimane al fianco dell’Ucraina e dei Paesi dell’Europa orientale “minacciati dalla Russia” e continua a chiedere a Mosca una de-escalation lungo i suoi confini occidentali. In caso contrario “ci prepareremo a nuove sanzioni economiche in coordinazione con i partner”, ha ribadito l’alto rappresentante Borrell nel corso della conferenza stampa. La realtà dei fatti è che, nonostante i tentativi di dialogo portati avanti durante questa settimana, la Russia non sembra intenzionata a impegnarsi in un confronto diplomatico con l’Occidente e con tutta probabilità è dietro all’attacco informatico avvenuto stanotte ai danni di diversi siti di ministeri e agenzie governative ucraini. Borrell ha messo in chiaro che “queste azioni cercano di destabilizzare il Paese e di aumentare la tensione”: Kiev ha comunque reagito “velocemente” e ha “parzialmente ristabilito il funzionamento” dei siti governativi. Da Bruxelles è stata offerta assistenza tecnica “se richiesta”.
    Un ultimo punto toccato dall’alto rappresentante UE è stato il coordinamento “eccellente” con la NATO e gli Stati Uniti nella risposta alla Russia: “Sono estremamente sodisfatto del rapporto che si è rafforzato, nonostante i tentativi di Mosca di dividerci“. Ora l’obiettivo è “mettere in chiaro le priorità del prossimo decennio”, gli ha fatto eco il ministro francese, a partire dalla Bussola strategica per la sicurezza e la difesa, da approvare entro marzo: “È il nostro libro bianco per la sovranità e la sicurezza europea”, ha concluso Le Drian.

    Nel corso del vertice informale dei ministri UE degli Affari esteri a Brest è stata ribadita la necessità di una “ferma dissuasione” di Mosca contro gli attacchi all’Ucraina e alla sicurezza del continente

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    L’UE cerca di ritagliarsi un ruolo credibile nel rispondere alle minacce della Russia “in Ucraina e nel mondo”

    Bruxelles – La crisi in Ucraina va oltre l’Ucraina. “Stiamo discutendo intensamente dell’architettura della sicurezza europea, perché la Russia rappresenta una minaccia ormai su diversi fronti“, ha spiegato così l’alto rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, la posizione dei ministri UE della Difesa durante il vertice informale in corso a Brest (Francia).
    La ministra francese delle Forze armate e presidente di turno del Consiglio dell’UE, Florence Parly (13 gennaio 2022)
    C’è il fronte dello spazio e della sicurezza informatica, della stabilità del continente e della presenza di mercenari russi in Mali e nella Repubblica Centroafricana (dell’entità militare privata Wagner, sanzionata dall’UE a dicembre). “Sono tutte facce diverse dello stesso problema, che dimostrano cosa succede se non siamo in grado di coordinare azioni concrete e decise a livello europeo“, ha aggiunto con forza la ministra francese delle Forze armate e presidente di turno del Consiglio dell’UE, Florence Parly.
    Quello che certo è che in questo momento la situazione al confine orientale dell’Ucraina è al centro delle preoccupazioni dell’Unione. L’alto rappresentante Borrell ha riferito alla stampa di aver aggiornato i ministri sulla sua visita della settimana scorsa, “la prima fatta sulla linea di contatto nel Donbass da quando è scoppiato il conflitto nel 2014”, durante la quale ha ribadito al governo di Kiev il “completo e inequivocabile supporto dell’UE alla sovranità e all’integrità territoriale del Paese”. Nonostante sia iniziato ieri (mercoledì 12 gennaio) un “incoraggiante dialogo” tra NATO e Russia, la posizione di Bruxelles rimane sempre la stessa dall’ultimo Consiglio UE di metà dicembre: “Siamo pronti a prenderci ogni responsabilità di risposte severe, se Mosca si azzarda a far seguito alle minacce potenziali con azioni concrete”, ha tagliato corto la ministra Parly.
    L’alto rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell (13 gennaio 2022)
    L’UE cerca di ritagliarsi un ruolo credibile a partire da questo scenario, sia con “una proposta sul tavolo dei ministri per rafforzare la capacità logistica e la formazione dei quadri dell’esercito ucraino”, sia rimanendo in “costante contatto con gli Stati Uniti“, ha messo in chiaro Borrell: “Non siamo stati lasciati da parte, anche il segretario di Stato, Anthony Blinken, mi ha confermato che con la Russia non sarà trovato nessun accordo sulla sicurezza del continente senza la presenza europea ai negoziati”.
    Ma la crisi in Ucraina ha permesso ai ministri UE di allargare la discussione ad altri scenari in cui dovrà essere rafforzata la presenza dell’Unione contro le minacce portate dalla Russia. Come per esempio nello spazio, dove i “comportamenti irresponsabili in uno scenario di competizione quasi deregolamentato” impone una discussione sulla Strategia per la sicurezza e la difesa dello spazio. “Grazie all’impegno della presidenza francese oggi abbiamo avuto il primo confronto, ma dovrà essere ultimata entro l’anno prossimo“, ha fissato l’obiettivo l’alto rappresentante Borrell.
    Un ultimo punto sul tavolo dei ministri UE della Difesa è l’adozione della Bussola strategica per la sicurezza e la difesa, con la data per l’approvazione fissata da tempo a marzo di quest’anno: “È stata una discussione proficua su una proposta ambiziosa e concreta“, ha sottolineato la titolare della Difesa francese. “Dobbiamo solo aggiustare insieme i dettagli sugli orientamenti pratici per affrontare tutte le minacce che abbiamo di fronte a noi”, ha concluso.

    Al vertice informale dei ministri UE della Difesa a Brest è stato discusso il ruolo dell’Unione nel dialogo internazionale con Mosca per la de-escalation sul confine ucraino. Ma anche come rafforzare la sicurezza europea con “azioni coordinate”

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    Afghanistan, Borrell: “L’UE deve imparare la lezione. A novembre presenteremo le nuove forze a impiego rapido”

    Bruxelles – “La crisi e l’evacuazione dall’Afghanistan hanno dimostrato che non avere un’autonomia strategica sul fronte militare ha un prezzo“. Le parole dell’alto rappresentanti UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, sono il riassunto di una giornata di discussioni tra i 27 ministri della Difesa europei. Dalla riunione informale di oggi (2 settembre) a Kranj, in Slovenia, è emersa la necessità di “imparare la lezione e unire le nostre forze e la nostra volontà di agire”. Tradotto: bisogna accelerare sulla preparazione delle forze europee di impiego rapido.
    “Se non fossimo stati costretti a dipendere da decisioni di altri attori, anche se alleati, avremmo potuto sviluppare la nostra strategia e le nostre azioni per l’evacuazione dall’aeroporto di Kabul”, ha sottolineato Borrell. “Abbiamo le risorse e dobbiamo metterle insieme, altrimenti non potremo mai seguire una nostra strada autonoma”. Lo strumento delineato dall’alto rappresentante è quello della Bussola strategica per la sicurezza e la difesa, che “sarà presentata e spero approvata non oltre il 16 novembre dal Consiglio Affari Esteri”.
    Da sinistra: il ministro della Difesa sloveno, Matej Tonin, e l’alto rappresentante UE, Josep Borrell (2 settembre 2021)
    Nonostante oggi in Slovenia non sia stata trovata l’unanimità sulla formazione delle forze europee di impiego rapido, sono state poste le basi per una discussione strutturata. Si tratterà di “alzare il livello di preparazione con esercitazioni militari comuni” e “implementare nuove missioni che coinvolgano circa 5 mila soldati“. Ai giornalisti che in conferenza stampa hanno chiesto spiegazioni sulle voci di una forza da 50 mila unità, l’alto rappresentante UE ha risposto che “non è mai stato nella nostra agenda, 5 mila è un numero realistico e sufficiente”.
    Per quanto riguarda la situazione in Afghanistan, Borrell ha ricordato i numeri dell’evacuazione: 17.500 persone, di cui 520 dello staff UE e relative famiglie. “Tutti i Paesi membri sono stati coinvolti, ma ora è necessario aumentare il nostro impegno a supporto dei cittadini afghani che non hanno potuto lasciare il Paese“. Persone che, ha specificato Borrell, “sono richiedenti asilo, non migranti. Dobbiamo usare le parole giuste e comportarci di conseguenza”. In questo senso si inserisce la volontà di “impegnarsi con il governo dei talebani in una discussione basata su condizioni“, vale a dire uno sforzo diplomatico per lo sviluppo dell’assistenza umanitaria e il rispetto dei diritti umani.
    Le reazioni
    A dare i dettagli sulla discussione di oggi è stato il ministro della Difesa sloveno e presidente di turno del Consiglio dell’UE, Matej Tonin: “L’iniziativa non è stata attivata perché manca l’unanimità, ma stiamo discutendo di un meccanismo a maggioranza“. Dopo un lungo stallo, l’accelerazione è stata frutto della “lezione afghana”, ha confermato Tonin: la forza di 5 mila unità “sarà composta dai Paesi membri più volenterosi, ma potrà agire a nome dell’intera Unione“. Secondo quanto spiegato dal ministro, “sarebbero le istituzioni europee a decidere quando attivare le truppe”. La presidenza di turno slovena sostiene la visione di un’Unione “che sia attore globale attraverso una difesa efficace e una diplomazia unita, non solo con un’economia forte”.

    Alla riunione dei Ministri della Difesa UE. È il momento di accelerare su autonomia strategica Europa. Epilogo impegno in #Afghanistan ci spinge ad agire su #Difesa comune e attraverso lo #StrategicCompass è necessario definire azione concreta #UE in sinergia con #NATO pic.twitter.com/lMWxfsRTeH
    — Lorenzo Guerini (@guerini_lorenzo) September 2, 2021

    Tra i favorevoli al progetto c’è l’Italia, rappresentata oggi dal ministro Lorenzo Guerini. “La crisi afghana rappresenta per l’Unione Europea un nuovo monito a compiere l’auspicato salto di qualità nella sua dimensione di difesa e nella gestione delle crisi”, ha comunicato attraverso una nota al termine dell’incontro in Slovenia. “Sono convinto che lo Strategic Compass debba essere un documento ambizioso e concreto“.
    In conferenza stampa a Roma dedicate alle misure di prevenzione del COVID, oggi il premier Mario Draghi ha anche sottolineato che “l’Unione Europea indubbiamente è stata abbastanza assente in Afghanistan, perché su certi piani non è organizzata”. Per questo motivo “c’è molto da fare”, in un momento storico in cui “si ripensano tutte le relazioni internazionali”, ha aggiunto il capo del governo. “Io non credo all’abbandono e nell’isolazionismo”.
    Anche la Germania sostiene l’idea di un rafforzamento della sicurezza e della difesa dell’UE: “Se stiamo affrontando un indebolimento permanente dell’Occidente dipende dalle conclusioni che possiamo trarre dalla pesante sconfitta in Afghanistan”, ha commentato senza mezzi termini la ministra tedesca, Annegret Kramp-Karrenbauer. “La nostra credibilità dipenderà dall’essere in grado di agire in modo più indipendente in futuro, anche e soprattutto come europei”.

    Alla riunione informale dei ministri UE della Difesa l’alto rappresentante UE ha ricordato che “non avere un’autonomia strategica sul fronte militare ha un prezzo”. Si cerca l’approvazione della Bussola strategica per la sicurezza e la difesa anche senza unanimità