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Scontro in Commissione Covid, l’opposizione lascia i lavori


Da un lato le opposizioni che abbandonano i lavori e chiedono le dimissioni del presidente Marco Lisei denunciando audizioni “illegittime, se non addirittura illecite”, dall’altro il senatore di FdI che respinge le accuse e assicura che non farà alcun passo indietro. E’ scontro aperto all’interno della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid.

Per i capigruppo di Pd, M5S, Avs e Iv in Commissione è stata superata la “linea rossa”. Il presidente Lisei – attaccano – “ha delegato consulenti a effettuare interrogatori di semplici cittadini in un commissariato di polizia”. Così hanno inviato una lettera ai presidenti di Camera e Senato chiedendo “la sconvocazione dell’audizione di oggi”.

“Alle nostre proteste – aggiungono dall’opposizione -, FdI ha risposto che la delega sarebbe stata decisa in un Ufficio di Presidenza della stessa Commissione. Fatto mai avvenuto, perché in Ufficio di presidenza non si è mai tenuto un voto sulla delega a soggetti esterni. L’attività dei parlamentari risulta peraltro non delegabile e di conseguenza sia la delega che le attività svolte risultano nulle e illegittime”. Di diverso avviso il presidente della Commissione d’inchiesta: “Non è stato violato nulla”, assicura Lisei, aggiungendo che “l’attività delegata è stata svolta centinaia di volte dalle Commissioni”.

A fare quadrato attorno al senatore di Fdi esponenti della maggioranza. I parlamentari del suo partito in Commissione parlano di “una figuraccia senza precedenti delle opposizioni, un clamoroso epic fail in piena regola” e parlano di “audizione delegata di testimoni chiave del sempre più inquietante affare delle presunte tangenti mascherate da consulenze sulle mascherine”. Poi sottolineano che in realtà si tratta di attività “condivise senza obiezioni in ufficio di presidenza, dove erano presenti anche i capigruppo delle opposizioni”.

Al centro la questione delle forniture dei kit per il Covid durante la prima fase della pandemia. A comparire stamattina davanti alla Commissione parlamentare – dopo essere stato ascoltato in commissariato il 18 maggio – Marco Spadaccioli, general manager per l’Italia della Adaltis (società che produce kit diagnostici). Il nodo è un pagamento da 454mila per una consulenza.

“Possono essere stati pagati solamente per l’attività di controllo dei documenti prima di caricarli e per – credo – la lettera che hanno scritto quando non ricevevamo l’incasso. Non vedo altre attività oltre a queste”, ha detto Marco Spadaccioli rispondendo alle domande dei parlamentari sulle parcelle pagate dall’azienda. Dichiarazioni che “se confermate, aprono uno squarcio inquietante e inaccettabile sulla gestione delle forniture di mascherine durante la prima fase dell’emergenza”, tuona il vicepresidente della commissione Covid, Francesco Ciancitto (FdI). “Parliamo di oltre 450mila euro di soldi pubblici che, secondo quanto riferito in audizione, sarebbero stati pagati allo studio dell’avvocato Luca Di Donna, all’epoca collega di studio dell’ex premier Conte, per attività che si sarebbero ridotte al mero controllo di alcuni documenti e alla stesura di una lettera” aggiunge.

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