Nei giorni in cui tiene banco la scissione dei vannacciani dalla Lega, l’Aula della Camera si prepara a discutere la riforma del suo regolamento. Una proposta a cui si lavora da tempo e che contiene, tra le altre cose, misure che penalizzano i cambi di casacca. Due le leve: i contributi economici e gli incarichi. A Montecitorio ogni gruppo parlamentare dispone di fondi in base al numero degli iscritti: se un deputato cambierà partito non trasferirà più – come avviene ora – al nuovo gruppo la sua quota intera, ma solo un 50%, mentre l’altra metà resterà al gruppo di provenienza. Prevista anche la decadenza da pressoché tutte le cariche (con l’eccezione del presidente della Camera) ricoperte nell’Ufficio di presidenza e in quello delle Commissioni. Le penalità sui contributi per i cambi di casacca non si applicheranno qualora a spostarsi da un gruppo all’altro contestualmente saranno almeno sette deputati. Visto che in questo caso, si configurerebbe “una scissione” su “base evidentemente politica”, come spiegano i relatori Federico Fornaro (Pd), Igor Iezzi (Lega) e Angelo Rossi (FdI).
La riforma del regolamento, che entrerà in vigore dalla prossima legislatura, approderà in Aula lunedì per la discussione generale e martedì potrebbe già andare al voto. Il recente via libera da parte della Giunta del regolamento è stato quasi unanime: si sono astenuti solo i 5 stelle e Avs. Tra le altre novità c’è l’atteso superamento delle 24 ore che devono trascorrere dall’apposizione della questione fiducia al suo voto e lo statuto delle opposizioni. Oltre a questo, si introduce la possibilità di contingentare i tempi per i decreti legge: una previsione che contempera l’esigenza di approvare in tempi non troppo lunghi i decreti lasciandoli però all’ordinaria dinamica parlamentare. Ancora. Per evitare non solo l’impiego della fiducia, ma lo stesso ricorso ai decreti legge, si dà la possibilità di fissare un termine finale per l’approvazione di progetti di legge urgenti. Il cosiddetto ‘voto a data certa’. Spazio anche alle minoranze parlamentari, con il consolidamento dello statuto delle opposizioni con una serie di garanzie per le iniziative legislative dei partiti che non stanno al governo.
Viene, in primis, codificata la prassi secondo cui le presidenze delle giunte delle elezioni e per le autorizzazioni siano attribuite ad esponenti dell’opposizione, prevedendone la decadenza nel caso di passaggio a gruppi di maggioranza. E poi si persegue l’obiettivo di rendere effettivo l’esame dei progetti di legge iscritti nel calendario dei lavori su richiesta di un gruppo di opposizione: oltre a dedicare almeno una seduta al mese al loro esame, si prevede che la data di iscrizione in calendario delle pdl non possa essere successivamente differita dalla conferenza dei capigruppo, salvo che il gruppo interessato acconsenta. Più in generale, sugli argomenti iscritti in quota minoranza non saranno ammesse in assemblea richieste di inversione dell’ordine del giorno, di rinvio dell’esame, né questioni pregiudiziali per motivi di merito. Rimane ferma la possibilità, per non più di due volte, di deliberare il rinvio in commissione. Altra novità, che va nel solco di tendenze innovative nei parlamenti europei, è la possibilità per le commissioni di istituire comitati per la valutazione delle politiche pubbliche.
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