E’ una voce unica, preoccupata ed arrabbiata, quella delle Ong che prestano soccorso nel mar Mediterraneo centrale. Una sola voce per denunciare che dietro l’approvazione del disegno di legge sull’immigrazione c’è “una strategia del Governo per estromettere le Ong dal soccorso in mare dal Mediterranneo” perchè si tratta solo “dell’ennesima tappa” dopo la legge Piantedosi e il decreto Flussi.
E a muovere le critiche sono tra i principali protagonisti del soccorso in mare, Alarm Phone, Emergency, Medici Senza Frontiere, Mediterranea Saving Humans, Open Arms, ResQ People Saving People, Sea-Watch, Sos Humanity, Sos Mediterranee.
Per le Ong le misure del ddl “non mirano a governare i flussi di persone in movimento, ma a colpire e bloccare le navi umanitarie con il risultato di aumentare il numero di chi perde la vita in mare”. Anche Save The Children esprime “preoccupazione” per le disposizioni proposte che provocano “un grave passo indietro sui minori soli” e chiede al Parlamento di opporsi “a un approccio che antepone la deterrenza alla protezione delle persone vulnerabili”.
Le 9 Ong denunciano anche che le nuove norme accelerano procedure di frontiera e rimpatri, ampliano la lista dei cosiddetti “Paesi di origine sicuri”, in cui vengono ricompresi pure Egitto e Tunisia, e facilitano il trasferimento dei richiedenti asilo verso Stati terzi anche senza legami reali. Il risultato, sottolineano, è “una compressione del diritto d’asilo e il rischio di esporre molte persone a persecuzioni e trattamenti inumani”.
La lista che conferma la strategia del Governo riguarda per il passato “le limitazioni operative, i rientri obbligatori dopo un solo salvataggio, l’assegnazione sistematica di porti lontani e le sanzioni contro chi presta assistenza”.
Con il nuovo disegno di legge “arriva l’interdizione fino a sei mesi dall’ingresso nelle acque territoriali. Una misura che – dicono – viola diritto internazionale e convenzioni sul soccorso, mettendo in discussione l’obbligo inderogabile di salvare vite umane”.
Lamentano che il blocco navale è soggetto “ad ampia discrezionalità” producendo “meno tutele, più sofferenze per i naufraghi e meno navi pronte a intervenire” Le Ong considerano “inaccettabile” che il Governo ritenga “una minaccia alla sicurezza nazionale le persone che rischiano di annegare nel Mediterraneo e le persone che tentano di salvarle”.
Per coloro che operano in mare queste norme “non rendono lo Stato più sicuro. A mettere in pericolo lo Stato di diritto è invece il Governo che sceglie di sospendere la legalità nelle città e in mare, di limitare il diritto d’asilo, di criminalizzare chi manifesta o chi salva vite”.
Critiche anche nei confronti dell’Europa: “Cambia natura, non più luogo di pace e di diritti, ma continente fortezza”. Ma le 9 Ong assicurano che “continueranno a operare nel rispetto del diritto internazionale per prestare soccorso e salvare vite umane, senza girarsi dall’altra parte”, “la stessa ambizione” che “dovrebbero avere anche l’Europa e gli Stati membri, senza eccezioni”.
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