A Venezia si riaccende la battaglia sul progetto di moschea dei bengalesi a Mestre. E lo scontro arriva fino alle aule del Parlamento. A infiammare il dibattito, dopo giorni di accuse reciproche in Laguna tra la comunità bengalese e il sindaco Simone Venturini, arriva la Lega, che annuncia una proposta di legge per “fermare nuovi insediamenti islamici in Italia fino all’approvazione di una nuova legge quadro nazionale e alla definizione di un’intesa con lo Stato italiano che garantisca pieno rispetto delle nostre leggi, dei nostri valori e delle nostre regole”.
E se parte della comunità bengalese in Laguna, circa 10mila persone, minaccia di scioperare bloccando Fincantieri e buona parte delle attività di ristorazione e ospitalità del territorio, gli avvocati del Carroccio “sono al lavoro per segnalare alle autorità di pubblica sicurezza le gravi minacce di blocco selvaggio annunciate da esponenti della comunità islamica”. Addirittura il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini “sarà presto a Venezia per ribadire il no della Lega alla moschea”. Un “asse” di fatto con Futuro nazionale, il cui deputato Gianangelo Bof apre a una moschea a Venezia “il giorno in cui vedremo sorgere una Cattedrale cristiana in centro a Riyad”. D’altronde, aggiunge, “i veneti non hanno paura, hanno già vinto a Lepanto”.
Va detto che cinquant’anni dopo quella battaglia, nel 1621, la Repubblica di Venezia destinò ai mercanti turchi il Fontego omonimo, all’interno del quale c’era uno spazio adibito a luogo di preghiera: forse la prima moschea in una città dell’Europa cristiana.
Ma è tutto il centrodestra a trovarsi compatto sul “no” alla moschea, a partire dal sindaco Venturini, che nei giorni scorsi ha detto che prima serviranno “passi concreti di integrazione” della comunità bengalese. La questione è riesplosa dopo che, circa tre settimane fa, l’associazione “Giovani per l’umanità” ha comprato l’area di un’ex segheria proprio con l’idea di edificarvi un luogo di culto. Ma se ne parlava già nei mesi precedenti alle elezioni comunali, quando il presidente di quell’associazione, Prince Howlader, era ancora un esponente di FdI, partito per questo accusato da Forza Nuova di voler fare la moschea. Dopo le polemiche la candidatura di Howlader alle Comunali è saltata, mentre nelle liste del Pd e collegate hanno trovato spazio esponenti della comunità bengalese. Da lì il centrodestra ha fatto quadrato contro la moschea e ha vinto le elezioni comunali.
Ma il tema è rimasto sottotraccia, fino alle polemiche di questi giorni. E se a destra la contrarietà è unanime, con la stessa FdI che ha scaricato Howlader, dall’altra parte si costituisce un “campo largo” di favorevoli. La capogruppo di Avs alla Camera Lucia Zanella definisce la proposta della Lega “un diktat del ‘Comitato centrale'”, ricordando che la Costituzione “garantisce a chiunque la libertà di professare la propria fede religiosa, di farne propaganda e di celebrarne il culto in privato o in pubblico”. Non solo, aggiunge, una moschea a Venezia offrirebbe un luogo di culto anche al direttore della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, di certo non inviso al centrodestra. Per Riccardo Magi (+Europa) “tra i tanti travestimenti di Salvini non poteva mancare quello da Ben-Gvir”.
Mentre Michele Boldrin, segretario nazionale di Ora! e consigliere comunale a Venezia, Venturini nega un luogo di preghiera “scimmiottando il repertorio securitario di Vannacci”.
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