Il centrosinistra canta vittoria, pur senza champagne e stelle filanti. La tornata delle amministrative è stata segnata dalla sconfitta a Venezia al primo turno, ma i ballottaggi hanno un po’ smorzato l’amarezza.
“Avevamo detto che i conti li avremmo fatti alla fine – ha commentato Elly Schlein – Su 18 capoluoghi al voto, al centrosinistra vanno 8 sindaci e al centrodestra 6. Al di là della propaganda di Meloni e Salvini, anche in questa tornata elettorale i numeri fotografano una chiara affermazione dell’alleanza progressista, con il Pd primo partito in gran parte del Paese”.
E alla premier Giorgia Meloni, che sui social ha parlato della “conferma della forza del centrodestra”, la segretaria Pd ha risposto sarcastica: “Vedo che continua ad avere problemi con la calcolatrice”. Ma i partiti guardano già avanti, alle politiche 2027, quando in ballo ci sarà Palazzo Chigi. Il voto nei Comuni “è un’indicazione importante per il futuro – è stata l’analisi dei capigruppo ai parlamenti italiano ed europeo Chiara Braga, Francesco Boccia e Nicola Zingaretti – Il centrosinistra rappresenta un’alternativa solida alla destra di governo”.
Parole destinate anche ai centristi, compresa l’eurodeputata Pina Picierno, appena uscita dal Pd, che ha lanciato il movimento Spazio pubblico, definendo il campo largo “una categoria dello spirito” visto che “non c’è un luogo dove si riunisce”. Il clima fra gli schieramenti è destinato a farsi sempre più acceso. Già in Parlamento ci sono le prime avvisaglie. In mattinata, le opposizioni hanno abbandonato prima la seduta della commissione Lavoro, in polemica con la gestione del Dl Primo Maggio, e poi quella della commissione di inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid, accusando il presidente Marco Lisei (FdI) di volerla trasformare in un tribunale speciale. Un altro scontro è all’orizzonte sulla legge elettorale, in commissione Affari costituzionali. Per le opposizioni resta indigeribile e sono al lavoro per presentare insieme degli emendamenti soppressivi. Intanto, stanno valutando altri interventi definiti di “riduzione del danno”.
Resta il tema delle preferenze: FdI, Nm e i vannacciani hanno annunciato emendamenti per introdurle. Su quelli, nel Pd come nel M5s non c’è un atteggiamento di chiusura a priori: per adesso, le opposizioni tengono d’occhio le mosse delle forze di centrodestra, che sono ancora in cerca di un equilibrio. Resta il sollievo per i conteggi dopo i ballottaggi. Con qualche curiosità da abbaco: come la contesa nel Pd sul risultato finale, che varia da 8 a 10 capoluoghi vinti, a seconda di chi considera o meno Salerno ed Enna, guidati da due vecchie conoscenze del Pd come Vincenzo De Luca e Vladimiro Crisafulli, che però hanno corso senza il simbolo del partito. Nel campo progressista il risultato di questa tornata è dunque considerato di buon auspicio. Solo dal M5s non sono arrivati commenti ufficiali. Per il resto, ottimismo ostentato: “Il centrosinistra è in buona salute – ha detto Angelo Bonelli di Avs – Questi risultati ci incoraggiano a proseguire il lavoro per costruire un’alternativa forte e credibile al governo Meloni. La destra non è invincibile”.
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