“Già abbiamo detto che la decisione del governo di non modificare la data del referendum è un’interpretazione non corretta della sequenza temporale prevista dall’articolo 15 della legge sul referendum. Sarebbe possibile, e anche giusto, contestarla in un nuovo giudizio. Ma a questo punto abbiamo deciso di contrastarla fuori dalle aule giudiziarie dedicando tutte le nostre rimanenti energie alla campagna referendaria”. Così i 15 giuristi promotori della raccolta di 500mila firme per l’indizione del referendum sulla Giustizia, i quali hanno ottenuto – con l’ordinanza della Cassazione – la nuova formulazione del quesito.
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