Giovanni Donzelli rilancia il tema delle preferenze, su cui Fdi non si è mai tirato indietro, nella nuova legge elettorale: ‘siamo per un sistema che garantisca governabilità e che restituisca agli elettori la scelta dei rappresentanti. Per questo lavoreremo a una riforma che introduca le preferenze e assicuri stabilità al Paese”, dice il responsabile dell’organizzazione nazionale di FdI, partecipando alla Festa Tricolore ad Apice. Il richiamo di Donzelli alle preferenze viene letto in ambienti parlamentari come il tentativo di aprire un varco nei rapporti con le opposizioni visto che anche il Pd e i 5 stelle hanno un dibattito aperto su questo tema. Il centrodestra sembra invece diviso sull’argomento, con i dubbi di Lega e Forza Italia. Ma in una possibile accelerazione parlamentare, con la maggioranza che starebbe cercando di chiudere rapidamente sul decreto lavoro (anche ipotizzando un ripensamento sulle norme per il trattamento economico complessivo, definite dalle minoranze i ‘contratti pirata’) per fare spazio, prima del previsto 26 giugno, all’esame in Aula della legge elettorale. In questo modo si potrebbe aprire un nuovo scenario per le modifiche condivise rinviate all’esame dell’Emiciclo. Una di queste riguarderebbe proprio le preferenze. Restano comunque i dubbi sulla tempistica e le diffidenze tra i due schieramenti, al netto delle difficoltà interne alla maggioranza.
‘La destra non ha mai cercato il confronto sulla legge elettorale, Luca Ciriani lo sa bene. Come abbiamo detto più volte il problema è che la loro proposta è totalmente incostituzionale, già demolita da una schiera di costituzionalisti: ritiratela, ricominciamo su altri basi un vero dialogo, smettetela di far finta che volete confrontarvi perché sapete bene che con la Costituzione noi non vogliamo giocare’, replica Filiberto Zaratti di Avs . Che avverte: il ministro per i Rapporti con il Parlamento farebbe bene a farsi un giro in casa propria, magari provi a parlare con i suoi amici di Lega e Forza Italia di preferenze e poi faccia sapere al paese quale è la posizione della destra in materia”. “Sono quattro mesi che discutiamo di questa riforma e abbiamo sempre detto di essere disponibili a confrontarci e accogliere proposte. Dall’opposizione non è arrivato nulla. Il motivo è semplice: non possono permetterselo, perché si dividerebbero”, replica Ciriani, in un’intervista alla Stampa. “Tutta questa ostilità da parte di Pd, M5S, Avs e Iv – spiega – serve a nascondere una difficoltà politica. Non hanno una proposta, un programma comune né un leader riconosciuto. Per questo si rifugiano nell’accusa di voler umiliare il Parlamento”. Imporre la fiducia, aggiunge, “sarebbe l’extrema ratio”. Questa legge, prosegue, “darebbe proprio a Schlein la possibilità di dimostrare di essere la leader del centrosinistra. Un leader non si nasconde dietro i ‘no'”.
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