In un tempo in cui nella Chiesa
scarseggiano le risorse, “soprattutto umane”, occorre “il
ripensamento della Chiesa sul territorio”. Lo sottolinea la Cei
in un documento programmatico diffuso oggi. “Non si può negare
che, in questi ultimi anni, si sia avvertita ovunque tale
necessità, a cui si è risposto spesso in ordine sparso. Lo
stesso linguaggio usato per definire la collaborazione tra
parrocchie non è univoco e termini identici – come, ad esempio,
unità pastorale – possono designare realtà sensibilmente
diverse. È necessario cogliere questo momento di passaggio quale
occasione non solo per verificare se sia possibile ricercare
modelli di presenza sul territorio condivisi – sottolineano i
vescovi – ma, più radicalmente, per rispondere all’urgenza di
riconfigurare le comunità cristiane”.
“Mantenere una parvenza di comunità cristiane che, per più
motivi, non sono più autentiche e non operare dei coraggiosi
cambiamenti – afferma la Conferenza episcopale italiana – è
disattendere l’urgenza di vivere, celebrare e trasmettere la
fede”. In questo contesto ci potrà essere un ripensamento
dell’organizzazione delle diocesi: “Nei prossimi anni si
potranno ricercare, sulla base di un lavoro svolto anzitutto
dalla Conferenze episcopali regionali, dei criteri per
riconsiderare in quali casi è opportuno e prospettico
l’accorpamento di diocesi, come effettuarlo senza mortificarne
la storia, che cosa apprendere dall’esperienza di diocesi
attualmente unite ‘in persona Episcopi'”.
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