Bruxelles – Non solo Afghanistan: in nome dei rimpatri adesso l’UE accelera anche nei rapporti con la Siria e il suo governo, legittimando sempre di più un regime ufficialmente fuorilegge. L’attuale presiddente siriano, Ahmed al-Sharaa, è leader di Hayʼat Tahrir al-Sham (HTS), la milizia islamica che ha rovesciato il regime di Assad e riconosciuta dall’Onu come terroristica per tutta la durata della guerra civile. Il 27 febbraio il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha rimosso HTS dalla lista nera, e l’UE si è adeguata a inizio marzo. La improvvisa riabilitazione internazionale dei jihadisti unita alla necessità di risolvere la questione migratoria spinge sempre più a organizzare ritorni coatti di richiedenti siriani in Siria, come la Commissione sta facendo con gli afghani.
Più che una domanda un’accusa e una condanna, perché che si tratti di cittadini afghani o siriani cambia poco: l’
Quindi ‘sì’,
Poco importa se il presidente siriano sia stato il leader di un’organizzazione terroristica, abbia poca inclinazione per diritti e democrazia e non condivida proprio tutti gli stessi valori degli europei: come per i talebani in Afghanistan i jihadisti in Siria diventano partner strategici e interlocutori amici quando si tratta di togliere dal territorio dell’UE cittadini extracomunitari visti e concepiti come costo e onere: così, del resto, aveva definito i rifugiati siriani la presidenza danese del Consiglio dell’UE.
I valori tanto sbandierati dall’UE sono dunque il simbolo dell’ipocrisia, che l’Unione europea di oggi non cerca neppure più di nascondere. Brunner può solo accusare i governi nazionali: “I
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