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L’Ue studia il documento della Cina sulla soluzione politica alla crisi ucraina: “Non è piano di pace, ma principi politici”

Bruxelles – L’Unione Europea è pronta a supportare “qualsiasi sforzo di mediazione e piano di pace genuino e significativo” per mettere fine a all’invasione russa dell’Ucraina che proprio oggi (24 febbraio) arriva al primo anno dal suo inizio. Ma il documento in 12 punti che arriva da Pechino sulla Posizione della Cina sulla soluzione politica della crisi ucraina è considerato “selettivo e insufficiente” dalla Commissione Europea, soprattutto per il fatto che “non prende in considerazione chi è l’aggressore e chi è la vittima” nel contesto di guerra.

La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen (24 febbraio 2023)

A spiegare nel dettaglio la visione dell’esecutivo comunitario sul cosiddetto piano di pace della Cina – pubblicato questa mattina dal ministero degli Esteri cinese – è la portavoce responsabile per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Nabila Massrali, facendo riferimento alle parole della numero uno della Commissione Ue, Ursula von der Leyen: “Il documento della Cina non è un piano di pace, ma sono principi politici, e bisogna considerarlo alla luce del contesto generale”, ha commentato con cautela la presidente in conferenza stampa a Tallinn (Estonia). “Non possiamo dimenticare che prima dell’invasione dell’Ucraina Pechino ha firmato un partenariato senza limiti con Mosca“, ha continuato von der Leyen, con riferimento all’intesa tra i due Paesi del 4 febbraio dello scorso anno: “Considereremo i principi presentati dalla Cina, ma nel quadro generale” dei rapporti internazionali.

Parlando con la stampa europea, la portavoce dell’esecutivo Ue ha fornito ulteriori dettagli sulla posizione del Berlaymont. “Si tratta di una posizione politica che prende in considerazione solo alcuni aspetti della Carta delle Nazioni Unite” e che “si basa su un focus errato sui cosiddetti interessi legittimi di sicurezza e preoccupazioni delle parti coinvolte“, con implicazioni su una presunta “giustificazione” della guerra di aggressione. Secondo il copione dell’ultimo anno, Bruxelles continua a fare pressioni sulla Cina perché “si impegni a premere sulla Russia per mettere fine agli attacchi e rispettare i confini internazionalmente riconosciuti” dell’Ucraina, è quanto ribadito dalla portavoce Massrali, parlando di una “pace giusta basata interamente sulla Carta delle Nazioni Unite, compresa l’integrità territoriale e il diritto all’autodifesa” e biasimando Pechino per l’astensione sulla risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di ieri (23 febbraio), che ha rinnovato il monito alla Russia di ritirare il suo esercito dal territorio ucraino.

Sempre a Tallinn anche il segretario generale dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (Nato), Jens Stoltenberg, si è esposto sul documento cinese, con più durezza rispetto alla presidente della Commissione Ue: “Pechino non ha molta credibilità perché non ha mai condannato l’invasione russa e prima della guerra ha firmato il partenariato senza limiti con Mosca”. Stoltenberg ha poi ribadito quanto già affermato martedì (21 febbraio) in risposta al discorso alla nazione di Vladimir Putin: “Quello che vediamo in Ucraina non è una preparazione alla pace, ma a una nuova offensiva russa” e anche se la prospettiva rimane quella di “finire prima o poi questa guerra ai tavoli dei negoziati”, questo dipende da “ciò che succederà sul campo di battaglia”.

In altre parole, “l’unico modo per creare le condizioni perché Putin capisca che non può vincere sul campo di battaglia e si sieda al tavolo dei negoziati accettando l’Ucraina come nazione indipendente e sovrana” è un ulteriore “supporto militare a Kiev ora” da parte della comunità internazionale. Tornando alla Cina, il segretario generale della Nato ha precisato che “non vediamo nessun segno di invio di armamenti leggeri a Mosca, ma ci sono indicazioni che potrebbe considerarlo“. Di qui l’avvertimento a Pechino di “non farlo, perché significherebbe un supporto alla guerra di aggressione e una violazione della Carta delle Nazioni Unite”. In quanto membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, “la Cina ha un compito speciale per proteggerla”, ha sottolineato con forza Stoltenberg.

La proposta della Cina sulla fine della guerra in Ucraina

Il documento in 12 punti della Cina rimane molto generico sulla definizione delle responsabilità da parte degli attori internazionali e delle parti coinvolte nella guerra, già a partire dal primo punto. “La sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale di tutti i Paesi devono essere effettivamente sostenute” è a tutti gli effetti un richiamo alla Russia, ma “promuovere l’applicazione equa e uniforme del diritto internazionale e respingere i doppi standard” sembra invece un attacco indiretto a Stati Uniti e Unione Europea. Soprattuto se si considera il secondo punto: “Tutte le parti dovrebbero opporsi al perseguimento della propria sicurezza a scapito di quella altrui, evitare il confronto tra blocchi e lavorare insieme per la pace e la stabilità nel continente eurasiatico”, abbandonando “la mentalità della guerra fredda”.

Da sinistra: il presidente della Cina, Xi Jinping, e il presidente della Russia, Vladimir Putin

Terzo e quarto punto sono dedicati alla ricerca della pace. “Il conflitto e la guerra non giovano a nessuno“, avverte Pechino, esortando “tutte le parti a sostenere la Russia e l’Ucraina a lavorare nella stessa direzione e a riprendere il dialogo diretto il prima possibile”, con l’obiettivo di “un cessate il fuoco globale”. La Cina promette di “svolgere un ruolo costruttivo” nella ripresa dei negoziati di pace, incoraggiando “tutti gli sforzi che favoriscono una soluzione pacifica della crisi”. Focus sulla risoluzione della crisi umanitaria al quinto punto e alla protezione dei civili e dei prigionieri di guerra al sesto. La questione nucleare viene affrontata ai punti sette e otto: prima con il mantenimento della sicurezza degli impianti  (“La Cina si oppone agli attacchi armati contro le centrali nucleari”) e poi con il contrasto alla minaccia o l’uso di armi nucleari: “Occorre prevenire la proliferazione nucleare ed evitare le crisi nucleari“. Nono punto sulla sicurezza alimentare globale: “Tutte le parti devono attuare pienamente, efficacemente e in modo equilibrato l’Iniziativa sui cereali del Mar Nero firmata da Russia, Turchia, Ucraina e Nazioni Unite”.

Ma è il decimo punto quello che crea tensioni con il resto della comunità internazionale. “Le sanzioni unilaterali e la massima pressione non possono risolvere la questione, ma creano solo nuovi problemi“, con la Cina che “si oppone alle sanzioni unilaterali non autorizzate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”. Difficile immaginare misure restrittive contro Mosca con il via libera del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, considerato che la Russia ne è membro permanente e può esercitare il diritto di veto. Ma non solo: “I Paesi interessati dovrebbero smettere di abusare delle sanzioni unilaterali e della ‘giurisdizione a lungo raggio’ nei confronti di altri Paesi” è un richiamo neanche troppo tra le righe alla politica portata avanti da partner Ue e del G7 nell’ultimo anno. Gli ultimi due punti si concentrano invece sulla stabilizzazione delle catene industriali e di approvvigionamento sul piano energetico, finanziario, commerciale e dei trasporti, e sulla promozione della ricostruzione post-bellica “nelle zone di conflitto”, con l’impegno della Cina a fornire assistenza “in questa impresa”.

La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha commentato con cautela il testo in 12 punti fatto circolare da Pechino: “Lo valutiamo alla luce del contesto generale, non possiamo dimenticare che ha firmato con Mosca un partenariato senza limiti prima dell’invasione”


Source: https://www.eunews.it/category/politica-estera/feed


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